Non sono Croato. Sono un cittadino Italiano di nazionalita' Serbo - Padana e ovviamente mi sento Triestino.


Non sono Croato. Sono un cittadino Italiano di nazionalita' Serbo - Padana e ovviamente mi sento Triestino.


Do dove trai queste conclusioni? Due volte la polizia mi ha fermato, una volta in Dalmazia ed un'altra in Erzegovina e tutte e due i poliziotti mi hanno detto: "lei e' uno dei nostri. Io non ho detto niente e sono andato avanti e ho detto ha mia moglie: chissa' come mai tanti Croati credano che io sia uno di loro ? Evidentemrnte anche tu dalmatino sei tra uno di questi.


17.10.2008,080 - I Balcani sempre più frammentati
Il parlamento della Vojvodina ha approvato il nuovo statuto come provincia autonoma della Serbia, sostenuto dalla coalizione di maggioranza con 89 voti, e 21 contrari tra i partiti di opposizione. La Vojvodina potrà fare di Novi Sad una capitale, avere un Governo anziché un consiglio esecutivo e avrà la possibilità di aprire un ufficio rappresentativo internazionale a Bruxelles. Non si dovrebbe venire a creare uno "Stato all’interno dello Stato", bensì una provincia che vuole avere maggiore potere decisionale sulle proprie risorse.
Con 89 voti favorevoli su 120, il parlamento della Vojvodina ha approvato il nuovo statuto come provincia autonoma della Serbia. Il progetto di legge è stato principalmente sostenuto dalla coalizione di maggioranza, mentre 21 parlamentari del Partito Radicale Serbo (SRS) e del Partito Democratico di Serbia (DSS) hanno votato in maniera contraria, cercando in ogni modo di boicottare la risoluzione. Sono stati presentati ben 155 emendamenti al progetto di legge, ma solo uno di questi è stato adottato, mentre gli altri sono stati respinti perché ritenuti fattore di stravolgimento dello stesso statuto. Il progetto di statuto è stato infatti fortemente attaccato dai consiglieri tecnici dell’opposizione perchè oltrepassa la struttura costituzionale, che circoscrive prerogative ben precise per la provincia serba, che già gode di una parziale autonomia concessa dalla Costituzione. A difesa invece del nuovo Statuto si è schierato invece il partito di maggioranza della Vojvodina, che gode del sostegno del Presidente Boris Tadic, e ritiene che il testo di legge rientra interamente nel quadro costituzionale, e che i nuovi poteri concessi alle autorità locali sono pienamente previsti dalla Costituzione serba.
Secondo i primi e superficiali dettagli, la Vojvodina potrà fare di Novi Sad una capitale, avere un Governo anziché un consiglio esecutivo e avrà la possibilità di aprire un ufficio rappresentativo internazionale a Bruxelles. Viene precisato, tuttavia, che non si viene a creare uno "Stato all’interno dello Stato", ossia un’entità autonoma da Belgrado, bensì una provincia che vuole avere maggiore potere decisionale sulle proprie risorse, essendo attualmente una delle province più ricche della Serbia. Lo Statuto dovrà comunque ottenere l'approvazione del Parlamento centrale prima di ottenere il via libera definito. Il dibattito sulla Vojvodina è infatti un altro nervo scoperto della Serbia sin dagli anni ’80, rinviato negli anni e che ora non bisogna certo sottovalutare in quanto si rischia di sminuire un problema, da una parte, e dall’altra di creare un nuovo caso di rivendicazione di auto-determinazione per il suo popolo.
Anche stavolta, gli interessi economici delle diverse entità che hanno concentrato le proprie attività nella Vojvodina, strumentalizzando ragioni politiche ed etniche per smuovere le masse e creare fronti di discussioni interminabili. Il recente dibattito che si è aperto all’interno del Parlamento della Vojvodina è stato, tra l’altro, di carattere esclusivamente economico, in quanto si chiedeva che la provincia potesse gestire il 7% dell'intero budget statale, in relazione al fatto che contribuisce per oltre 1/3 alla produzione del prodotto interno lordo. La discussione ha poi raggiunto dei livelli critici proprio di recente con riferimento alla concessione dell'autostrada Horgos-Pozega, e alla privatizzazione della società energetica di Stato Naftna Industrija Srbije (NIS), che ha sede proprio a Novi Sad, ed è stata creata con l’accorpamento della Nafta Gas e Azotate Pancevo, società operanti sempre in Vojvodina. Si contrasta ovviamente l’idea della svendita di una parte del patrimonio pubblico serbo, in virtù di un accordo politico deciso esclusivamente dal Governo centrale.
Si instaura così una controversia che appartiene, nei fatti, ad ogni Stato che tende ad avere una struttura federale, in cui ogni regione chiede maggiore indipendenza e possibilità per gestire le proprie risorse in maniera autonoma, senza dipendere da un Governo centrale che deve redistribuire le risorse. È il caso dunque del Belgio, della Spagna e della stessa Italia, Stati perennemente divisi spesso da una differenza economica. Tuttavia, tutto cambia volto all’interno di una regione come quella balcanica, indissolubilmente unita nelle sue diverse sfaccettature, ma profondamente frammentata da contrasti interni spesso resi ancora più critici dall’intromissione di entità esterne. La stessa autonomia della Vojvodina è una realtà di fatto, esasperata nei toni dalle pressioni di società e investitori esteri, i cui interessi sono curati proprio dalle rappresentanze diplomatiche. Ricordiamo, infatti, che durante l'ultimo discorso di campagna elettorale Milosevic ha affermato che "se non avessi vinto le elezioni, la Serbia avrebbe perso il Kosovo, il Montenegro, la Vojvodina e la Republika Srpska", perchè dividere la Jugoslavia era quello che volevano. Del resto è stata fatta una guerra umanitaria, e tutti conosciamo bene la propaganda e la manipolazione che è stata fatta per portare a termine tale progetto.
In questi anni, gli ambasciatori americani hanno sempre giocato un ruolo rilevante nei Balcani, avendo spesso una gerenza sulle scelte politiche, enfatizzando così le rivendicazioni di alcune minoranze o sminuendo delle altre, a seconda degli interessi che sono in gioco. Il risultato di questo tipo di politica estera e di diplomazia è che si sono venuti a creare nei Balcani dei fuochi mai estinti, con minoranze che chiedono l’autonomia, maggiori risorse e trasferimenti, sulla falsa riga dei diritti umani. L’esempio per eccellenza è proprio la Bosnia, all’interno della quale ora coesistono tre entità che chiedono al Governo Centrale e alla Comunità internazionale maggiori opportunità di sviluppo, ed ognuno così rivendica qualcosa per sé, giocando al meglio le sue carte. Non esiste dunque una strategia politica coerente che si può portare avanti nel Balcani, in quanto le condizioni cambiano di volta in volta in maniera notevolmente instabile. Lo stesso processo contro Radovan Karadzic potrebbe riservarci interessanti sorprese, e stravolgimenti inaspettati, visto che la politica estera nei Balcani è in continua evoluzione, sulla scia dello stesso stravolgimento del sistema economico occidentale. Non è da escludere che a questa crisi finanziaria, che sta causando l’esponenziale balcanizzazione della regione, potrebbe seguire una fase di forte ripresa economica, e così di rafforzamento delle piccole economie le quali pian piano, sceglieranno la strada della Federazione per coesistere tra di loro.
Fulvia Novellino
Fonte: www.rinascitabalcanica.com








Si ok però adesso basta per favore.


Stiamo uscendo fuori tema e quindi e' meglio riprendere il discorso iniziale.


Banja Luka quindi non l'avete mai bombardata ?


Banja Luka non e' mai stata bombardata, neanche dagli aerei della Nato.