La finanza, la scuola, la sinistra
Non è il '68 ma gli assomigliaMonia Cappuccini
Continua a gonfiarsi di ottimismo il bilancio della rivolta che sta attraversando il mondo della scuola, dell'università e della ricerca. Per partecipazione, ma non solo. L'Italia non berlusconizzata si è rimessa in moto, una scossa tanto imprevista quanto benefica.
Protagonisti assoluti della giornata di venerdì sono stati gli studenti universitari, che a Roma hanno dominato la scena con una "forzatura" pacifica sul percorso autorizzato del corteo. E ieri è stata un'altra giornata da bollettino di lotta: 7mila in corteo a Firenze, una critical mass in versione anti-Gelmini a Milano, fiaccolata ad Ancona, manifestazione a iniziative sparse a Vicenza, Ancona, Reggio Calabria, mentre proseguono le agitazioni in molte università del paese. Intanto la destra attacca: Umberto Bossi accusa la sinistra di «voler creare un nuovo '68», Fabrizio Cicchitto riduce i 300mila di Roma a «movimento per il movimento», Maurizio Gasparri si dice indignato per la «vergognosa manipolazione dei minori». Dichiarazioni destinate a cadere nel vuoto visto che, come spiega Carlo Cosmelli, docente di Fisica a La Sapienza di Roma, l'autunno caldo delle università sta dimostrando un grado di partecipazione e di consapevolezza, come non se ne vedeva da tempo.
Professor Cosmelli, che aria si è respirata alla manifestazione di venerdì?
Un'aria seria e consapevole. Checché ne dica Gelmini, ho visto sfilare persone che conoscono la riforma e che si rendono conto della gravità della situazione. Non era una di quelle manifestazioni in cui si va così tanto per andare. La gente ha capito che il governo vuole procedere con un taglio drastico alla scuola pubblica ed è scesa in piazza. Un segnale assolutamente positivo.
Eppure la ministra Gelmini ha affermato di non comprendere le ragioni della protesta e anche Napolitano ha lanciato un monito a non farsi prendere dal panico.
Intanto Gelmini non mi risulta che abbia mai discusso con qualcuno, se non con i suoi collaboratori, della riforma. Addirittura non ha rilasciato dichiarazioni alla rivista scientifica Nature , che nell'ultimo numero ha dedicato due ampi articoli, tra cui un editoriale, all'allarme della scuola italiana. E' scritto esplicitamente che la ministra si è rifiutata di rispondere al giornalista, come se Nature fosse Topolino . Ha negato il confronto con il mondo della scuola e sta facendo passare una riforma a forza di fiduce, non può pretendere di dare lezioni di democrazia. Quella di Napolitano invece è una posizione meno grave. Ha detto che non bisogna dire solo no. Ed ha ragione, perché è il momento di avanzare anche delle proposte.
A sinistra invece si parla di rinascita dell'opposizione sociale?
Assolutamente sì. Sono rimasto abbastanza impressionato dai numeri. E non solo venerdì. Persino alla Sapienza, nei giorni precedenti, l'assemblea prevista in aula 1 di Lettere era stata spostata prima all'Aula Magna e poi in Piazza della Minerva per quanta gente c'era. Sono arrivati studenti da tutti i distaccamenti. Per sentire, ed era da tanto tempo che non chiedevano solo qualcosa solo per sé, come meno tasse o più appelli. Chiedono il loro futuro, almeno per i prossimi dieci anni.
Chi sono questi giovani che chiedono il futuro?
Dalle assemblee a cui ho partecipato direi che i più arrabbiati sono i neolaureati. Attendono una stabilizzazione da anni e la riforma Gelmini gli sbarra la porta. Il ddl 133 prevede infatti l'assunzione di un precario ogni cinque pensionamenti, quando il rapporto fino adesso è stato di uno a uno. Per questo anche noi docenti siamo arrabbiati: senza giovani non si può fare ricerca, e di questo passo si va a morire.
Si è detto anche che la politica non riesce a fare presa sul movimento.
I partiti di opposizione sono scomparsi dentro e fuori il Parlamento, e dobbiamo intervenire noi. Devo dire che, a differenza del passato, non vedo posizioni estremiste o violente. Ci sono invece persone preoccupate della situazione, e questa volta i collettivi sono in seconda fila. Ci sono però tutti gli elementi affinché l'Università possa far partire una nuova consapevolezza.
Si va avanti con le proteste. A Fisica è stato annunciato il blocco della didattica
Veramente è stata Repubblica che ha dato una notizia scorretta. Non si tratta né di sciopero né di interrompere le lezioni. Faremo però far saltare i corsi universitari che professori e ricercatori tengono a titolo gratuito. E sono tanti. Solo a Scienze matematiche e naturali di Firenze se ne contano 133. Un mese fa avevano già rinunciato in ottanta, figuriamoci ora. Domani e martedì intanto con gli studenti e gli altri docenti della facoltà ci vediamo davanti al Parlamento per tenere una lezione.
19/10/2008

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