Ribellarsi è giusto!
Oggi pomeriggio, sotto un cielo autunnale, grigio e un poco plumbeo, circa 15000 mila studenti universitari, medi e superiori, partiti da La Sapienza, hanno sfilato per le vie centrali di Roma e si sono fermati poi nelle immediate vicinanze del Senato. Hanno manifestato contro la politica del governo Berlusconi e, in particolare, contro una serie di leggi e disegni di legge promossi dal Ministro Gelmini, che andranno a colpire in maniera sistematica tutto il sistema educativo statale, dalle elementari all’Università. Sono oggetto di pesanti contestazioni che, per la prima volta, vedono uniti insegnanti e studenti, ata, ricercatori, dottorandi e anche le famiglie che dovranno sostenere il peso delle progettate controriforme, in particolare la Legge n. 133 del 6 agosto (ex-decreto Brunetta del 25 giugno), che colpisce la Scuola e l’Università e pianifica sistematicamente il licenziamento di oltre 100.000 insegnanti precari e di 44.500 ATA; e Il Decreto Legge n. 137 del 1° settembre, che vorrebbe reintrodurre il maestro unico. Non è ovviamente questo il luogo per approfondire i singoli articoli o entrare nel merito delle leggi cui facevamo riferimento[1]. In realtà, per quanto riguarda la politica scolastica italiana, è almeno dai tempi della Riforma di Luigi Berlinguer (1997) che la Scuola e l’Università non hanno più avuto “governo amici”: se si considera che a Berlinguer sono seguiti la Moratti, poi il ministro Fioroni e, infine, l’attuale Ministro Gelmini, si noterà che il pesante taglio dei finanziamenti alla Scuola e all’Università è un dato trasversale agli schieramenti politici.
La posizione di Veltroni – tanto per essere chiari – che oggi si dichiara verbalmente contrario ai progetti della Gelmini, contrastano con le linee politiche seguite dal suo Partito negli anni passati e appoggiate dalla CGIL che, purtroppo, hanno favorito la precarizzazione degli insegnanti, contribuendo a creare la pesante situazione odierna.
E allora, cosa ne è di questo Movimento? È apolitico? Transgenerazionale? Qualunquista? In un certo senso potrebbe sembrare che una buona parte dei protagonisti di questo Movimento siano solo interessati alla propria categoria, che siano cioè privi di una reale capacità di analisi delle contraddizioni presenti nella nostra società e che quindi il Movimento poggi su basi effimere.
Ma non è così.
Nonostante in tanti si preoccupino di dimostrare la loro apoliticità, il semplice fatto di aver messo sul tappeto – in modo sostanzialmente pacifico e massiccio – dei problemi assolutamente politici, di aver indicato nel Precario la vera vittima di una condizione lavorativa legata allo sfruttamento, costituisce la riprova di una sostanziale politicità di rivendicazioni che, è questo il nostro auspicio, si allargheranno oltre agli attuali confini. Fatalmente, migliaia e migliaia di lavoratori di ogni comparto dovranno rivedere la loro “immagine del mondo” e quindi sviluppare una coscienza autenticamente critica del modo di produzione capitalista.
Comunità Comuniste
[1] Per una ricostruzione molto chiara si veda: Indipendenza. Informazione, democrazia, solidarismo, liberazione. Anno XII, luglio/agosto 2008, pp. 10-18.




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