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Discussione: Le gambe di Sarah

  1. #1
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    Predefinito Le gambe di Sarah



    Le gambe di Sarah



    Da quando scrivo sul web mi è capitato tante volte di affrontare tematiche divisive che si prestassero a critiche da parte di avversari politici e non solo. In nessun caso però mi sono trovato dinanzi un plotone d’esecuzione come nel caso del mio recente “omaggio” a Sarah Palin.
    Come ho avuto modo di affermare, la Palin costituisce oggi “il” nemico, sostituendo Bush nel ruolo di Bau Bau spaventabambini. A Sarah non si perdona di essere donna, una donna impegnata politicamente a destra. Le va bene che ha un aspetto gradevole, sennò i commenti sulla sua persona c’è da giurarsi che sarebbero stati ancora più sprezzanti. Già, perché è opinione comune che la donna liberata, la donna spoglia ormai del "vetusto" ruolo domestico, debba essere necessariamente progressista e dunque militare a sinistra. Viceversa, quando l’assioma innovazione=liberalism va a farsi benedire, come più volte ha dimostrato il progressismo repubblicano, scatta l’odio feroce di chi si sente privato di un’esclusiva politica.
    Capitò qualche anno fa a Condoleezza Rice, prima donna afroamericana a diventare Segretario di Stato e dunque – nella sua militanza a destra – considerata “traditrice” non solo del genere femminile, ma addirittura della sua razza, dato per scontato che neri e donne debbano forzatamente preferire i democratici.
    Sarah Palin è, come la Rice, una donna repubblicana e si trova ad essere oggetto non tanto del volgare maschilismo, quanto della più sottile e pungente critica “femminista”, che ne ha fatto il suo bersaglio preferito, nonostante alcune esponenti liberal e libertarian ne abbiano pubblicamente cantato le lodi. Da Erin Brockovitz, che ha fatto della Palin la propria beniamina, a Camille Paglia che, pur sostenendo Obama, ha dichiarato esplicitamente che Sarah Palin ha esercitato un peso a favore del femminismo USA pari soltanto a quello di Madonna.
    Diversamente da costoro, la commentatrice del Corsera Maria Laura Rodotà, nel suo blog sulle elezioni americane, si è esercitata in considerazioni irriverenti circa la particolare acconciatura – la “cofana” - sfoggiata dalla bella Sarah alla convention. Ma non sono solo i suoi capelli a destare attenzione. In altri casi infatti il pettegolezzo sessista si è rivolto alle gambe della donna, immortalate nella loro nudità (foto Reuters), oppure inguainate in stivali di pelle nera (definiti, tanto per gradire, “stivali da prostituta”, “hooker boots”).
    Essendo riuscita, la Palin, a ridare ossigeno al vecchio McCain, risollevandolo nei sondaggi grazie alla sua immagine fresca e coerente con i principi conservatori, la sinistra, passato lo smarrimento iniziale, ha iniziato a spargere veleno su questa donna, ingigantendo la minima gaffe e talvolta persino falsificando i virgolettati delle sue dichiarazioni. Tempo un mese dalla trionfale convention e la candidata repubblicana è stata dipinta dai media infatuati di Obama come una macchietta, una Barbie venuta dalla fredda e sperduta Alaska totalmente all'oscuro della complessità del mondo e della politica internazionale. Si è insistito nel sottolineare particolari insignificanti, vedi la difficoltà a pronunciare correttamente il termine “nuclear”, cosa affatto inusuale nella politica americana. Si è diffusa l’immagine, sballata ma purtroppo efficace, di una Palin-Stranamore pronta a dichiarar guerra all’orso sovietico. Sarah ha detto ben altro, ma l’etichetta di guerrafondaia le è rimasta appiccicata addosso, come l’immagine, nient’affatto accattivante, di “pitbull con rossetto”.
    Tuttavia, l’accusa che è stata mossa più di frequente a Sarah Palin dai liberal nostrani è quella di essere un’ipocrita, che difende la famiglia e osteggia l’aborto, sostenendo al tempo stesso pratiche reputate “abominevoli” per un cristiano, quali la caccia e la pena capitale.
    Questi giudizi, a mio avviso profondamente ingiusti, hanno tuttavia una loro ragion d’essere e questa ragione si chiama: cattolicesimo. Non il cattolicesimo della dottrina, intendiamoci, di quel catechismo che si sfoglia da bambini prima di fare la Prima Comunione per poi scomparire definitivamente dalle case e dalle coscienze. Mi riferisco piuttosto a quella versione secolarizzata del cattolicesimo che gli europei si portano appresso anche una volta diventati agnostici o persino atei. E’ il cattolicesimo spogliato della Croce e del Mistero che diventa assistenza sociale e vangelo rivoluzionario degli ultimi della terra. Il cattolicesimo pubblicizzato da Famiglia Cristiana sull’esempio degli Alex Zanotelli e dei padri comboniani di Nigrizia. Un cattolicesimo che ci fa disprezzare i preti, essere sospettosi dei Papi, ma chinare coscienziosamente il capo di fronte agli attivisti e ai missionari che predicano il porgere l’altra guancia, la pace e la religione universali, e la rinuncia alla proprietà. Tutti noi, dagli anni sessanta in poi, siamo cresciuti a contatto con “questo” cattolicesimo, e se lo abbiamo rigettato è stato in fondo perché non ci sentivamo abbastanza altruisti per viverlo come ci avevano insegnato.
    Ovviamente secondo questa particolare ottica, i cristiani americani, che siano cattolici conservatori o peggio fondamentalisti protestanti, sono “cristiani” per modo di dire, ovvero degli ipocriti, perché vivrebbero in costante contraddizione con loro stessi. Per loro si è arrivati a creare l’epiteto sprezzante di “cristianisti” e definire il loro progetto “teocratico”, in omaggio a “quel” cattolicesimo paramarxista verso il quale nonostante tutto si continua ad avere una certa considerazione.
    Tuttavia, Sarah Palin, come già George W. Bush, è considerata in America soltanto una tipica rappresentante dell’evangelicalismo conservatore e nessuno ne mette in discussione l’autenticità. Nemmeno Bill Clinton che pure, fra i politici statunitensi, è stato considerato non a torto il più “europeo”.
    Ciò che fa orrore della società USA e che erroneamente viene marchiato di conservatorismo è l’appoggio alla pena di morte e al libero porto d’armi. I Repubblicani appoggiano entrambe le cose, ma non sono queste che identificano la loro dottrina. Sarah Palin non fa eccezione. Il fatto che abbia un volto angelico e una famiglia da Mulino Bianco al seguito e poi se ne vada in giro a sparare liberamente alle alci dell’Alaska non è cosa che turba gli animi dei suoi connazionali, di destra come di sinistra. Nemmeno il fatto che si faccia fotografare col figlioletto down desta lo sconcerto provocato tra le nostre scafate genti. La sua è considerata infatti una scelta coerente per una cristiana praticante e viene accettata e rispettata come tale.
    Viene il sospetto che la maggior parte delle critiche che vengono rivolte alla Palin dalle nostre anime pie scandalizzate possa riguardare in egual modo i candidati Democratici. John Kerry, per il quale si erano spese tante speranze in Europa quattro anni fa, si era fatto fotografare con tanto di fucile sotto braccio mentre se ne andava contento a sparare alle quaglie. Allora non abbiamo sentito voci di protesta, perché l’ipocrisia se c’è è sicuramente trasversale.
    Bill Clinton, riverito come un mahatma laico, era solito cercare l’appoggio di Billy Graham ovvero il più famoso e ricercato dei predicatori evangelici. Hillary Clinton ha dovuto lavorare a lungo su di sé per togliersi di dosso l’immagine squalificante di ex attivista radical, abbandonare gli occhiali spessi e le vecchie mises fricchettone per posare da tenera mogliettina in abiti color pastello. Entrambi non si oppongono alla pena di morte e al Secondo Emendamento, tuttavia questo loro lato “sconveniente” viene opportunamente silenziato dai media, in quanto alla sinistra si perdona tutto e alla destra niente. Come nel caso di Castro, i Clinton sono considerati vittime di una società arcaica e brutale e perciò salvati secondo il solito metro del “male minore”. Viceversa la Palin, con le sue belle gambe snelle e il fucile ancora fumante, è il “mostro” da sbattere in prima pagina per ricordarci, se mai ci fosse venuto il dubbio, di quanto è crudele l’America.


    Florian




  2. #2
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    Un articolo da incorniciare.
    Sarah Palin sembra riassumere in sè ogni male del mondo, agli occhi degli ipocriti liberal-progressisti nostrani.
    Costoro provano orrore per una donna fieramente Repubblicana, colpevole di essere contraria all'aborto e di esercitare la caccia all'alce.
    In realtà, hanno capito perfettamente che Sarah "Barracuda" Palin costituisce il pericolo più grave, proprio perchè di fronte alla sua caparbietà e alla sua freschezza non si può nulla.
    Sempre per fare riferimenti ulteriori, pensiamo al "caso" di Papa Ratzinger.
    I progressisti e i buonisti sono sempre pronti a criticarlo per la chiarezza delle sue idee, per la forza degli appelli, per la capacità di ribadire principi irrinunciabili, a base della fede.
    Essi si arrogano il diritto di criticarlo e di giudicarlo, ma non si rendono conto che il Papa fa solo, ed ottimamente, il suo dovere di guida e di Pastore per i fedeli cattolici, senza rinunziare o capitolare nei confronti del relativismo o dell'indifferenza.
    Guardacaso, Benedetto XVI si è guadagnato il profondo appoggio di molti, tornati alla vera fede proprio grazie alla forza imponente delle sue parole, al valore del suo messaggio.

    Allo stesso modo, anche se in un contesto ovviamente diverso, Sarah Palin esercita una attrazione formidabile. I messaggi che lancia in questa campagna elettorale non sono conformisti, ma rimandano ad una purezza e ad una semplicità perdute. La Governatrice della "pura" Alaska, la terra dell'oro, delle distese infinite, delle montagne imponenti e dei ghiacci eterni, è la rappresentazione vivente della forza intrinseca di valori imperituri, colonne portanti dell'identità come noi la intendiamo.
    Solo lei è capace di concentrare le energie conservatrici, grazie alla sua onestà, e alla sua integrità, che risultano forgiate proprio da accuse volgari e violente o da piccoli scandali senza vero significato alcuno.
    Il "nemico" di ogni relativismo svetta su tutto il resto, è immancabilmente superiore ad ogni polemica o strumentalizzazione.
    Non so se Sarah Palin diverrà VicePresidente, anzi a questo punto non lo credo, ma sono convinto che sentiremo ancora parlare di lei.
    E, anche se dovesse cadere nell'ombra, non dimenticheremo certo la sua figura, la sua statura morale, ben rappresentata da queste gambe slanciate e toniche, a perfetta immagine di una donna Conservatrice tutta d'un pezzo.

  3. #3
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    Meraviglioso, dritto dritto in vetrina di Falcodestro.
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da templares Visualizza Messaggio
    Meraviglioso, dritto dritto in vetrina di Falcodestro.
    Salvatore e Andrea: siete troppo buoni!!!

  5. #5
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    Ovviamente le boiate della sinistra castratoria e antifemminile, nulla di meno erotico e più disumanizzante per la donna esiste se non le femministe e i cattolici alla "Nigrizia", dimostrano una difesa di un tipo umano che DEVE essere per forza minimalista, dimesso, sottomesso, omologato al termitaio di società che a loro compete.
    Le mie critiche ed i miei dissensi alla Palin ovviamente son di altra natura essendo io di DEstra, usando questa categoria non propriamente adatta a me ma per comodità, non includendo quindi le povere osservazioni di femministe castranti e di racchie invidiose o di sessuofobici maniaci di nascosto.
    A me le belle gambe piacciono e gli stivali pure che si tratti di PAlin o Rice o la Coulter o chicchessia, ovviamente non mi bastano per dare una valutazione polsitiva sui personaggi in merito.
    Penso che i contenuti siano molto distanti dai miei e cmq non penso certo che essere uomini o donne abbia a che vedere con un giudizio di merito.
    In politica bisognerebbe parlare di altro ma siccome siamo nel decadente mondo di oggi oramai si butta il fumo negli occhi con del Gossip perchè la società dei rimecilliti di massa reduce da decenni di Mediacrazia non riesce più ad andare oltre un paio di gambe per valutare una donna in politica.
    "Son contento quando consumo senza pagare un pò meno quando pago e non consumo"

  6. #6
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    Ieri non ero il solo a scrivere di Sarah Palin. Lo ha fatto, benissimo, Christian Rocca sul Foglio. Ecco l'articolo:

    Sarah P. è qui per restare

    23 Ottobre 2008 Il Foglio

    New York. Nei circoli politici ed editoriali di Washington e di Manhattan si dice e si scrive che Sarah Palin è stata il più clamoroso errore di John McCain, la scelta che ha sepolto la sua candidatura presidenziale e chiuso una volta per tutte la gara per la Casa Bianca a favore di Barack Obama. Se i sondaggi di questi giorni saranno confermati, il 4 novembre termineranno i famosi quindici minuti di notorietà che non si negano a nessuno, nemmeno a una giovane ragazza dell’Alaska: Obama entrerà alla Casa Bianca, McCain chiuderà la carriera al Senato e Palin tornerà repentinamente nel nulla dal quale era sbucata a inizio settembre.
    La realtà però sembra essere un’altra. Prima della crisi di Wall Street, McCain era inaspettatamente passato in vantaggio nei sondaggi nazionali proprio grazie all’entusiasmo scatenato dalla governatrice dell’Alaska. Oggi la sua candidatura è ancora in piedi quasi esclusivamente grazie alla capacità di Sarah Palin di mobilitare la base conservatrice, da sempre scettica nei confronti di McCain. I comizi di McCain e Palin sono diventati improvvisamente simili a quelli di Barack Obama, più concerti rock che eventi politici. Palin ancora adesso raduna migliaia e migliaia di persone a ogni tappa del suo giro elettorale e la base conservatrice sembra impazzire per lei. Il dibattito con Joe Biden è stato più visto dei duelli tra i due candidati presidenti e la sua apparizione al Saturday Night Live, sabato scorso, ha fatto ascolti record.
    Il New York Times ha scritto che la Palin “è emersa come la più elettrizzante oratrice politica tra i quattri candidati dei due principali partiti politici”. Più elettrizzante di Barack Obama, addirittura. “Palin genera un enorme fervore ai suoi eventi – ha scritto – la gente qualche volta non smette di applaudire o di urlare parole di elogio nei suoi confronti fino a quando Palin fa una pausa”.
    Nessun repubblicano può vantare un seguito di questo tipo. Se McCain dovesse ribaltare le previsioni e diventare presidente, Palin ovviamente avrà un futuro assicurato nella politica americana, ma anche in caso di sconfitta repubblicana è probabile che Palin avrà un ruolo politico nazionale, magari quello di favorita del suo partito alle prossime primarie del 2012, forse con l’ex speaker della Camera Newt Gingrich. Il Grand Old Party è un partito in profonda crisi ideologica. La coalizione reaganiana che ha dominato il dibattito politico americano negli ultimi venticinque anni (conservatori sociali, libertari, neoconservatori) si è sbriciolata e al momento non sembra emergere un’alternativa a quel modello. Ciò che è rimasto è il pilastro conservatore sociale, rurale ed evangelico di cui Palin è la rappresentante più amata. Palin, inoltre, porta con sé la carica riformatrice, indipendente e ottimista che ha convinto McCain a sceglierla come sua vice e che è nella tradizione di Teddy Roosevelt.
    La Palin non è la partecipante a un reality show vestita di tutto punto dagli strateghi di McCain (150 mila dollari spesi per lei e la sua famiglia, ma poi gli abiti andranno in beneficenza) e che quanto prima sarà eliminata dal gioco. Palin è qui per restare, ha scritto Tina Brown sul suo The Daily Beast. Malgrado ciò, continua a essere descritta da politici e commentatori come “uno scherzo”, “una disgrazia”, “un cancro”, “una stupida”. E questo lo scrivono sui giornali d’establishment i commentatori conservatori, quelli che in teoria sarebbero dalla sua parte.
    La caricatura costruita dai media
    I liberal hanno detto e scritto di peggio e gli insulti sono stati senza precedenti per una campagna politica nazionale. La sua “character assassination” ha distorto, manipolato e falsificato le sue posizioni politiche su quasi tutto, facendone la caricatura di una fondamentalista religiosa bigotta, rozza e ignorante. Il suo record prima da sindaco e poi da governatore dell’Alaska dimostra che Palin non è niente di tutto ciò – non ha mai censurato libri, non ha mai imposto l’insegnamento del creazionismo, non ha mai vietato la diffusione degli anticoncezionali, non ha mai detto che la guerra in Iraq è un compito dettato da Dio – come hanno confermato anche un paio di inchieste senza pregiudizi, tipo quella di Philip Gourevitch del New Yorker e anche i rimbrotti del garante dei lettori del New York Times ai suoi giornalisti troppo faziosi. Su Palin sono state dette e scritte cose infondate e diffamatorie che vanno oltre la legittima battaglia politica. S’è dato spazio a storie, rivelatesi inesistenti, di relazioni extraconiugali. S’è detto che il figlio affetto dalla sindrome di Down in realtà non fosse suo, ma della figlia minorenne. Sono circolate foto taroccate in bikini e bazooka. C’è già il dvd di un film porno con un’attrice che le somiglia e si porta a letto i soldati dell’Armata rossa. Tutto con una naturalezza e una facilità di divulgazione delle calunnie – in Italia pagine sul Corriere, foto in prima sulla Stampa e video piccante sul sito di Repubblica – inimmaginabili per qualsiasi altro candidato (pensate a qualcosa di simile su Obama o Hillary), senza essere accusati di sessismo, razzismo e manganellismo mediatico.
    (segue dalla prima pagina) Sarah Palin non è un’intellettuale, non ha una conoscenza approfondita dei grandi temi economici e internazionali e i suoi tic verbali possono far sorridere, ma è una “natural”, un talento politico naturale. La sua ideologia politica è convenzionale, non radicale né visionaria. Ciò che affascina la base conservatrice è la sua biografia, la storia di donna di frontiera e di madre capace, da sola, di sconvolgere l’assetto politico del suo stesso partito in Alaska. Gli avversari, e anche gli alleati, spesso la sottovalutano, ma oggi Palin è il governatore con il più alto indice di gradimento degli Stati Uniti nonché il politico conservatore con più seguito nel paese.
    Il salto dalla politica locale alla ribalta nazionale non è stato facile e la Palin non è stata aiutata dallo scudo protettivo che la campagna McCain le ha creato intorno. Indottrinata a dare le risposte giuste, come se avesse dovuto partecipare a un panel del Council on Foreign Relations, Palin ha dato un paio di interviste timide, impacciate e a tratti imbarazzanti ai grandi media nazionali che l’hanno interrogata più che intervistata. Al Weekly Standard, ha svelato di essere molto arrabbiata con gli strateghi di McCain che non si erano fidati di lei e che l’hanno messa in questa situazione.
    Poi s’è liberata. E già nel dibattito con Joe Biden s’è visto che sa reggere il confronto con uno dei più esperti e navigati politici di Washington. A mano a mano che è aumentato il numero dei comizi, Palin ha preso in mano il pallino e ora sembra la veterana del gruppo. Negli ultimi giorni, s’è concessa alle domande dei giornalisti e ha dato interviste in modo efficace e naturale, confermando che le sue prime uscite sono state un’eccezione e un errore della campagna McCain.
    “Sarah Palin mi ricorda il personaggio interpretato da Nicole Kidman nel film ‘Da morire’ – ha scritto Tina Brown – La rossa di provincia inesorabilmente ambiziosa che è allo stesso tempo spiritosamente acuta e scema, ma soprattutto concentrata in modo maniacale per ottenere l’incarico di condurre uno show in tv”. Lorne Michaels è il produttore del Saturday Night Live che in queste settimane ha preso in giro Palin con le formidabili imitazioni di Tina Fey. Sabato Palin è stata ospite dello show e Michaels ha avuto modo di conoscerla. Michaels non condivide niente delle idee politiche di Palin, ma a Tina Brown ha detto che è sbagliato giudicarla come se fosse la fine del mondo. Lo stesso errore è stato fatto con Ronald Reagan: “C’è vera intelligenza in lei, Palin ha fiducia in se stessa. Qualsiasi cosa voglia dire essere una rock star, lei lo è. In più è una che si dà da fare. Ha una disciplina incredibile, chiaramente non è una pigra. Ha gestito cinque figli, perdio. Ha una forza vera”.
    Christian Rocca

    http://www.camilloblog.it/archivio/2...i-per-restare/

  7. #7
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    Il mio articolo "Le gambe di Sarah", pubblicato ieri su Il falcodestro è apparso questa mattina sulla homepage del portale www.tocque-ville.it, essendo stato scelto dalla redazione per la sezione "esteri". Fino a pochi mesi fa non avrei mai creduto di trovare la mia firma accanto a quella di Christian Rocca, per di più sullo stesso argomento! Un sentito grazie a Salvatore e al falcodestro che mi hanno regalato questa soddisfazione!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Il mio articolo "Le gambe di Sarah", pubblicato ieri su Il falcodestro è apparso questa mattina sulla homepage del portale www.tocque-ville.it, essendo stato scelto dalla redazione per la sezione "esteri". Fino a pochi mesi fa non avrei mai creduto di trovare la mia firma accanto a quella di Christian Rocca, per di più sullo stesso argomento! Un sentito grazie a Salvatore e al falcodestro che mi hanno regalato questa soddisfazione!
    Con un articolo del genere avrebbero dovuto metteri in Primo Piano, te lo dico io

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da florian
    Non il cattolicesimo della dottrina, intendiamoci, di quel catechismo che si sfoglia da bambini prima di fare la Prima Comunione per poi scomparire definitivamente dalle case e dalle coscienze. Mi riferisco piuttosto a quella versione secolarizzata del cattolicesimo che gli europei si portano appresso anche una volta diventati agnostici o persino atei. E’ il cattolicesimo spogliato della Croce e del Mistero che diventa assistenza sociale e vangelo rivoluzionario degli ultimi della terra. Il cattolicesimo pubblicizzato da Famiglia Cristiana sull’esempio degli Alex Zanotelli e dei padri comboniani di Nigrizia. Un cattolicesimo che ci fa disprezzare i preti, essere sospettosi dei Papi, ma chinare coscienziosamente il capo di fronte agli attivisti e ai missionari che predicano il porgere l’altra guancia, la pace e la religione universali, e la rinuncia alla proprietà. Tutti noi, dagli anni sessanta in poi, siamo cresciuti a contatto con “questo” cattolicesimo, e se lo abbiamo rigettato è stato in fondo perché non ci sentivamo abbastanza altruisti per viverlo come ci avevano insegnato.
    Quello che descrivi non è affatto il cattolicesimo, ma il "modernismo" ed il "neo-modernismo", due eresie apertamente ed ufficialmente condannate dalla Chiesa cattolica (cfr. encicliche di S. Pio X e di Pio XII), e che purtroppo - ultimamente - hanno contagiato larga parte dei sedicenti cattolici ed anche delle apparenti gerarchie ecclesiastiche.

    Ma non è il Cattolicesimo!

  10. #10
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    Complimenti per l'ottimo articolo.

 

 
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