in realtà i primi a emigrare furono piemontesi, lombardi e veneti, l'immigrazione meridionale venne dopo
chissà se pesce d'aprile questo lo scrive


in realtà i primi a emigrare furono piemontesi, lombardi e veneti, l'immigrazione meridionale venne dopo
chissà se pesce d'aprile questo lo scrive
Ultima modifica di Noir; 06-05-10 alle 18:44
l'italiano ha un tale culto per la furbizia che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno.
jesus died for somebody's sins but not mine




Ma appunto. Gangster o sindacalisti dei padroni.
E' con l'unità d'Italia che sono diventati politici. Il problema non è che sparano e rubano, ma è che dettano un'economia parassitaria e gli inglesi li hanno imposti come unici interlocutori per fare lo sbarco dei mille.


Il primo nucleo: il tesoro del Regno delle Due Sicilie
Il primo nucleo delle riserve auree della Banca d' Italia? Viene dalle banche degli Stati pre-unitari, affermatisi nella Penisola nella prima metà dell' Ottocento. Fu Giovanni Giolitti, nel 1893 a dettare le nuove regole di emissione che sulla scia dello scandalo della Banca Romana portarono alla costituzione della Banca d' Italia. Ma prima, a emettere biglietti, furono non solo la Banca Nazionale nel Regno d' Italia al Nord, e la Banca Nazionale Toscana con la Banca Toscana di Credito al centro (il nucleo della Banca d' Italia). Ma anche Banco di Napoli e Banco di Sicilia al Sud. Proprio queste ultime due, eredi del Regno borbonico delle Due Sicilie, disponevano delle più consistenti riserve in oro. Rimasero indipendenti, ma dopo il 1861 l' oro contenuto nei loro forzieri passò lentamente agli istituti del Nord. E nel tesoro attuale custodito dalla Banca d' Italia, oltre a lingotti, c' è anche un' ingente quantità di preziose monete d' oro
Il primo nucleo: il tesoro del Regno delle Due Sicilie


Insomma, ci hanno conquistato, ci hanno spogliato di tutto, ci hanno ridotti alla fame e ci hanno costretti ad emigrare a milioni, ancora oggi ce ne andiamo dalle nostre terre, dopo 150 anni.


... prima conquistati dai greci, poi dai romani, poi dai longobardi, poi dai normanni, poi dagli spagnoli, poi dagli austriaci, di nuovo dagli spagnoli, poi dai francesi, di nuovo dagli spagnoli (per modo di dire, eh: i Borbone erano Italianissimi o come si dice oggi: Duosiciliani - che termine infausto, visto che la Sicilia è stata sempre ostica verso i Borbone -, poi dagli italiani stessi, poi dai tedeschi, poi dagli ammeregani, poi di nuovo dagli italiani stessi...e che vuoi di più se non scappare? :gluglu:
Ultima modifica di mosongo; 06-05-10 alle 20:37


Certo , il Regno di Napoli era accentrato e disarmonico.
Però non dobbiamo dimenticarci di particolari , quali il fatto che la famosa banca Rotschild avesse tre sedi in Europa , una a Londra , Una a Parigi e la terza a Napoli.
Che lì si costruì la prima ferrovia ecc.
Certo , fuori dell'area partenopea cominciava una specie di deserto , fatto di feudi , povertà e praticamente medioevo (non dimentichiamoci che l'esperienza dei "Comuni" nel meridione praticamente non ci fu.
Ma da questo a dire che il regno di Napoli fosse la schifezza delle schifezze , ce ne vuole....
" L'italia fu fatta male ecc. ecc. "
Ti dice nulla il fatto che chi dice il 60 , chi il 70% delle opere d'arte del mondo sono state create qui , cioè nella penisola?
E la maggior parte , diciamo un 95% ,prima del 1861 ?
Cioè quando esistevano i vari "staterelli" , come vengono definiti sui libri di testo di regime ?
Ultima modifica di Watson; 06-05-10 alle 21:46


beh anche questo dimostra che ha ragione Aprile.
Infatti l'emigrazione piemontese e lombarda cala di brutto proprio con l'unita', mentre proprio nello stesso periodo inizia quella meridionale.
Proprio da questo fenomeno si capisce in modo ESEMPLARE dove è convenuta l'unita' e dove invece è stata un vero flagello.
I "sud tirolesi":"Noi non ci sentiamo padani perché abbiamo un patrimonio genetico basato sulla legalità, sulla convivenza, sul rispetto delle diverse tradizioni culturali purché non lesive della libertà altrui..."


No, guarda, io ci vivo in quell'ex Regno delle Due Sicile. Ne posso ammirare ancora oggi lo splendore di certe opere pubbliche anche pre borboniche (una per tutti i famosi Regi Lagni ora fogna a cielo aperto). Ma era un regno statico, che viveva di rendite parassitarie e di un commercio che non era in mano a una borghesia mercantile ma alle rendite delle grandi famiglie.
E' vero che gran parte delle riserve della futura Banca d'Italia furono rubate dal Banco di Napoli, è vero che vi era la terza marina mercantile d'Europa, è vero che fu costruita la prima ferrovia.
Ma queste ricchezze e questi primati erano ben lontani dalla mani della popolazione. E' vero invece che il Regno delle Due Sicilie aveva un sistema ferroviario infinitesimale, che a stento si estendeva entro i confini della Campania. Non vi erano un sistema viario adeguato ai grandi traffici. Il protezionismo se da un lato proteggeva la piccola industria dall'altro impedì al Mezzogiorno di sfruttare la suia invidiabile posizione geografica nel Mediterraneo. Le aree interne abbandonate a sé stesse, mille miglia lontane dai traffici della capitale.
L'analfabetismo era quasi al 100%. Inesistenti le scuole pubbliche, le private in mano ai preti. La burocrazia corrotta, asfissiante, ineffiiciente. Il potere locale in mano ancora alle grandi famiglie e alla nobiltà. Le municipalità del tutto dipendenti dal potere centrale, prive di capacità di progettazione e di amministrazione. Le Intendenze (le attuali Prefetture) create a Giuseppe Bonaparte svuotate della capacità di essere la catena di trasmissione del potere esecutivo. Il potere giudiziario corrotto e inefficiente, senza alcuna garanzia dei diritti dei cittadini. La criminalità diffussa nella capitale e nei dintorni, ma anche nelle aree rurali e interne, in Sicilia e in Calabria.
L'errore più grande dei Borboni è non aver capito i tempi in cui vivevano. Invece di ingraziarsi la borghesia murattiana, che voleva anche diritti e democrazia, la perseguitarono. Lo splendido riformismo del decennio napoleonico-murattiano fui accantonato. Le grandi intuizioni della codificazione e della organizzazione amministrativa del decennio napoleonico furono abbandonati.
Il governo del Regno, dopo la caduta di Murat, fu lasciato in mano ai preti, alla corte, alle grandi famiglie e all'esercito. Il ceto produttivo e l'intellighentia furono messi da parte.
Era un Regno che cadeva su sé stesso, dietro l'apparenza di alcuni significativi primati.
Le opere d'aerte sono una bella cosa. Ma non erano pane per 16 milioni di abitanti del Regno delle Due Sicilie.


Per lavorare la terra, i contadini del Regno delle Due Sicilie - come pure i contadini di qualsiasi altro stato - non avevano bisogno di saper leggere e scrivere.
La differenza è che il fondo demaniale veniva lavorato da loro, mentre con l'arrivo dei fratelli d'Italia gli fu tolto.
E vi fu l'emigrazione: O Briganti o Emigranti.
Per la questione della povertà della ferrovia:
A quei tempi per la morfologia del territorio i Borbone scelsero di potenziare la via mercantile del mare ma per i collegamenti interni fecero dei progetti ed infatti, Garibaldi arrivò a Napoli in treno e con il suo arrivo, le fabbriche del Regno (chiamato ora Sud o Meridiione o addirittura Affrika) vennero chiuse e i progetti per i collegamenti interni tramite ferrovia furono, diciamo, archiviatil.
Ultima modifica di mosongo; 06-05-10 alle 23:46