Non compra più nessuno
di Carlo Leone Del Bello
su Il Manifesto del 23/10/2008
Drastico calo delle vendite al dettaglio in Italia: -1,3%. Ma in termini reali il calo è molto peggiore. Giù gli acquisti nei negozi, aumentano nei discount. Le banche a Berlusconi: «Stiamo bene così, non ci servono i soldi del Tesoro»
La recessione morde sempre di più, e si sente nei consumi degli italiani. L'Istat ha diffuso ieri la radiografia di un paese che ce la fa sempre meno a mantenere un adeguato tenore di vita. La spesa delle famiglie si dirige infatti verso ciò che è strettamente necessario, prediligendo i bassi prezzi alla «qualità». Intanto, nel corso di quella che sembra ormai essere una guerra personale fra l'asse Berlusconi-Tremonti e le banche, ieri la stoccata è arrivata da queste ultime. I banchieri hanno infatti risposto con un coro unanime: «Stiamo bene così e non ci serve nessuna ricapitalizzazione».
Una secca replica al premier Berlusconi, che martedì aveva lanciato l'allarme circa la necessità di ricapitalizzazione di «due o tre banche», è venuta direttamente dalla riunione mensile dell'Abi (Associazione bancaria italiana). La risposta più diretta è stata quella di Corrado Faissola, presidente dell'associazione: «Non so cosa significhi quello che ha detto Berlusconi». Inoltre, «l'Abi non ha mai interferito sui comportamenti dei singoli soggetti» - ha aggiunto Faissola - «anche perché, chi è preposto al controllo del livello di patrimonializzazione è la Banca d'Italia. E l'Abi non ha nessuna idea di mettersi contro la banca centrale».
Che la situazione non sia così grave da richiedere aumenti di capitale generalizzati lo si può evincere anche dai dati presentati dall'associazione. Nell'ultimo mese infatti è cresciuta la liquidità dell'intero settore, anche a causa dell'aumento della preferenza per la liquidità da parte degli italiani. Niente corsa agli sportelli dunque, e addirittura si sono aggiunti 24 miliardi di depositi. E sembra anche non esserci nessun problema di credit crunch (la rarefazione del credito che si è vista negli Usa). Gli impieghi del settore, ovvero sostanzialmente i prestiti concessi, sono aumentati su base annua del 6,6% in settembre. Sarebbero inoltre in calo le svalutazioni di portafoglio, anche se il dato presentato è di luglio e non risente dunque dei disastri finanziari mondiali degli ultimi tre mesi, come ad esempio il crack Lehman. Le banche sono insomma compatte nel rifiutare l'aiuto offerto da Tremonti e Berlusconi. E comunque, in caso di difficoltà, un «piano B» l'ha già delineato Profumo, amministratore delegato di Unicredit: meglio i libici che Tremonti.
Mentre le banche cercano di rassicurarsi a vicenda, gli italiani continuano a stringere sempre di più la cinghia. I dati diffusi ieri dall'Istat sul commercio al dettaglio sono impietosi, e mostrano una gravissima crisi dei consumi. L'indice in valore del commercio è infatti calato dell'1,3% in agosto su base tendenziale, ovvero rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Se può sembra «poco», è lo stesso istituto di statistica a mettere in guardia: nell'indice sono infatti incorporati i prezzi, e se questi nell'ultimo anno sono cresciuti, il calo in termini reali è molto più consistente. Di oltre il 5%, facendo una semplice addizione. Positivo l'indice riguardante i soli prodotti alimentari, a +0,8%, anche perché i prezzi del cibo sono aumentati più del resto. Crollo del 2,9% invece per i beni di consumo.
Che la spesa degli italiani si diriga sempre di più verso beni a basso costo, penalizzando anche l'acquisto del «superfluo», lo si vede anche dai dati Istat, oltre che dall'osservazione della realtà quotidiana. Crollano le vendite di abbigliamento (-3,6%), le calzature (-5,7%), gli elettrodomestici (-3,5%) come i libri e le riviste (-4,1%). E soprattutto, quel poco che si compra, lo si compra sempre più dove presumibilmente costa meno, ovvero negli hard discount. Le vendite in queste categorie di negozi sono aumentate del 3%, mentre specularmente sono calate del 3% le vendite nei negozi su piccole superfici. Questo in agosto. I dati di settembre e ottobre, fra impennata della rata del mutuo e inflazione in leggero calo, saranno presumibilmente peggiori.
http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=26312




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