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    Predefinito Ora Piu' Che Mai: Compra Sud!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Fate del bene a voi stessi (cioe' alle vostre garbate panze), al vostro portafoglio e soprattutto al VOSTRO SUD (quindi al vostro orgoglio anche): PER IL NATALE E PER CAPODANNO COMPRATE SOLO PRODOTTI MERIDIONALI.

    Panettoni, pandori e schifezze varie, se potete, lasciateli marcire sugli scaffali dei negozi.

  2. #2
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    Per Natale comprate i fichi secchi cilentanti sono un prodotto tipico e di alta qualità. Il prezzo varia dalla zona e dalla qualità dei fabbricatori, comunque oscilla tra i 15 ed i 20 euri al chilo. L'intera filiera è cilentana. Gli alberi sono cilentani, l'acqua che hanno preso è cilentana, le mani che hanno raccolto i fichi, li hanno messi a seccare e li hanno confezionati sono di cilentani di pura razza cilentana di ceppo lucano ed eleatico più puro. Solo le auto per andare dalla terra alle case dei contadini sono sono cilentane altrimenti il prezzo saliva. Comunque se il trovate ad un prezzo di 15 euri al chilo vuol dire che il contadino aveva una vecchia fiat 127.

    Il cilento sono sono solo fichi secchi ma anche olio del cilento però non prendete quello fatto dal frantoio dello zio di C.P.. Il personaggio in questione le olive non le coglie da sopra l'ulivo ma le fa cadere a terra fradice poi prende le olive pradice e le porta al suo frantoio. Qui ha i macchinari sudici e i filtri che non li lava mai se un filtro è pulito è solo prechè è nuovo. L'olio dello zio di C.P. è molto aspro e lassativo. Un bicchiere di quest'olio è usato come pena dai camerati del basso cilento contro gli anarchici, gli antifascisti ed i comunisti come perna più severa dopo la SEM.

    Comunque scherzi a parte e eccezioni fatta per l'olio dello zio di C.P. comprate prodotti tipici cilentani che sono i più migliori, perchè i prodotti del sud sono sempre migliori di quelli del nord e perciò essendo i cilentani superiori agli altri meridionali i loro prodotti non possono che essere i più migliori.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Claude Visualizza Messaggio
    Fate del bene a voi stessi (cioe' alle vostre garbate panze), al vostro portafoglio e soprattutto al VOSTRO SUD (quindi al vostro orgoglio anche): PER IL NATALE E PER CAPODANNO COMPRATE SOLO PRODOTTI MERIDIONALI.

    Panettoni, pandori e schifezze varie, se potete, lasciateli marcire sugli scaffali dei negozi.
    Che i prodotti del nord facciano schifo non c'è alcun dubbio, quelli sono capci di fabbricare merda e vendertela per oro.
    Poi siccome a noi del sud ci odiano, sono sicuro che ci mandano anche gli scarti degli scarti....


    Sequestrate 100 tonnellate di prosciutti di Parma dop e altri salumi, 35 indagati, tutti italiani, eccetto un cittadino cinese. L’operazione e’ stata condotta dai Carabinieri del Nas di Brescia. Il prosciutto veniva venduto a prezzi stracciati, 2,5 euro al kg anziché 9. Non e’ ancora chiaro da dove provenissero i salumi scaduti e conservati tra vermi ed escrementi” (ANSA.IT). E poi le nostre mozzarelle erano a rischio…

  4. #4
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    Cominciamo a consumare i prodotti della Napolitania e della Sicilia già in queste feste natalizie. Facciamo il cenone di natale e quello di capodanno seguendo rigidamente la tradizione e abolendo tutto quello che non è napoletano o siciliano.

    Boicottiamo il panettone ed il pandoro. Non solo quelli prodotti dalle grandi fabbriche del nord ma anche quelli artigianali fatti da pasticcieri nostrani. Non è solo per un fatto economico ma è per un fatto culturale. La cucina è una delle componenti che caratterizzano un popolo per cui chi si sente napolitano deve mangiare da napolitano.

    Noi abbiamo dei dolci che sono migliori anche come sapore al panettone: roccolo, susamielli, struffoli e cassata napoletana. Se poi vogliamo proprio uscire dalla tradizione napoletana possiamo al limite mangiare la cassata siciliana o i cannoli.

  5. #5
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    Scritto in origine da Uclesao

    Per Natale comprate i fichi secchi cilentanti sono un prodotto tipico e di alta qualità. Il prezzo varia dalla zona e dalla qualità dei fabbricatori, comunque oscilla tra i 15 ed i 20 euri al chilo. L'intera filiera è cilentana. Gli alberi sono cilentani, l'acqua che hanno preso è cilentana, le mani che hanno raccolto i fichi, li hanno messi a seccare e li hanno confezionati sono di cilentani di pura razza cilentana di ceppo lucano ed eleatico più puro. Solo le auto per andare dalla terra alle case dei contadini sono sono cilentane altrimenti il prezzo saliva. Comunque se il trovate ad un prezzo di 15 euri al chilo vuol dire che il contadino aveva una vecchia fiat 127.

    Il cilento sono sono solo fichi secchi ma anche olio del cilento però non prendete quello fatto dal frantoio dello zio di C.P.. Il personaggio in questione le olive non le coglie da sopra l'ulivo ma le fa cadere a terra fradice poi prende le olive pradice e le porta al suo frantoio. Qui ha i macchinari sudici e i filtri che non li lava mai se un filtro è pulito è solo prechè è nuovo. L'olio dello zio di C.P. è molto aspro e lassativo. Un bicchiere di quest'olio è usato come pena dai camerati del basso cilento contro gli anarchici, gli antifascisti ed i comunisti come perna più severa dopo la SEM.

    Comunque scherzi a parte e eccezioni fatta per l'olio dello zio di C.P. comprate prodotti tipici cilentani che sono i più migliori, perchè i prodotti del sud sono sempre migliori di quelli del nord e perciò essendo i cilentani superiori agli altri meridionali i loro prodotti non possono che essere i più migliori.
    Complimenti per la filiera ariana dei fichi secchi !

    Non volevo essere cattivo a natale ma devo fare un rimprovero ai cilentani. Andate a raccogliere i fichi con un fiat una macchina fatta a Torino la città dei savoi della rabentus mi meraviglio di voi dei veri camerati ariani certe cose non dovrebbero farle.
    L'anno prossimo i fichi andateli a raccogliere cc''o scaraballo tirato d''o ciucciariello.

    Sono domatore di sangue con un salasso di 330 ml posso avere un paio di litri di olio dello zio di C.P.? Può servire contro la stitichezza, a differenza tua e di qualche altro rifondarolo di questo forum ho difficoltà a fare lo stronzo.

    Scrivi più spesso perchè ci annoiamo su questo forum.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferdinando IV Visualizza Messaggio
    Complimenti per la filiera ariana dei fichi secchi !

    Non volevo essere cattivo a natale ma devo fare un rimprovero ai cilentani. Andate a raccogliere i fichi con un fiat una macchina fatta a Torino la città dei savoi della rabentus mi meraviglio di voi dei veri camerati ariani certe cose non dovrebbero farle.
    L'anno prossimo i fichi andateli a raccogliere cc''o scaraballo tirato d''o ciucciariello.

    Sono domatore di sangue con un salasso di 330 ml posso avere un paio di litri di olio dello zio di C.P.? Può servire contro la stitichezza, a differenza tua e di qualche altro rifondarolo di questo forum ho difficoltà a fare lo stronzo.

    Scrivi più spesso perchè ci annoiamo su questo forum.
    Ne sei proprio sicuro?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferdinando IV Visualizza Messaggio
    Complimenti per la filiera ariana dei fichi secchi !

    Non volevo essere cattivo a natale ma devo fare un rimprovero ai cilentani. Andate a raccogliere i fichi con un fiat una macchina fatta a Torino la città dei savoi della rabentus mi meraviglio di voi dei veri camerati ariani certe cose non dovrebbero farle.
    L'anno prossimo i fichi andateli a raccogliere cc''o scaraballo tirato d''o ciucciariello.

    Sono domatore di sangue con un salasso di 330 ml posso avere un paio di litri di olio dello zio di C.P.? Può servire contro la stitichezza, a differenza tua e di qualche altro rifondarolo di questo forum ho difficoltà a fare lo stronzo.

    Scrivi più spesso perchè ci annoiamo su questo forum.
    Bella!!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da vonmeckel Visualizza Messaggio
    Che i prodotti del nord facciano schifo non c'è alcun dubbio, quelli sono capci di fabbricare merda e vendertela per oro.
    Poi siccome a noi del sud ci odiano, sono sicuro che ci mandano anche gli scarti degli scarti....


    Sequestrate 100 tonnellate di prosciutti di Parma dop e altri salumi, 35 indagati, tutti italiani, eccetto un cittadino cinese. L’operazione e’ stata condotta dai Carabinieri del Nas di Brescia. Il prosciutto veniva venduto a prezzi stracciati, 2,5 euro al kg anziché 9. Non e’ ancora chiaro da dove provenissero i salumi scaduti e conservati tra vermi ed escrementi” (ANSA.IT). E poi le nostre mozzarelle erano a rischio…
    per non parlare della diossina nel latte bresciano

    http://www.quibrescia.it//index.php?...view/1211/169/


    Caso Caffaro
    Diossine, Brescia peggio di Seveso
    domenica 10 giugno 2007
    (red.) Seveso? Un lontano e sbiadito ricordo. Ora è Brescia la città campione da prendere come esempio negativo quando si parla di cittadini fortemente contaminati da diossine e furani; sostanze altamente tossiche simili ai policlorobifenili (Pcb). I dati di una ricerca, mai divulgata con chiarezza, effettuata dall'Asl di Brescia con il contributo dell'Istituto superiore della sanità non lasciano alcun dubbio. L'indagine, presentata sabato nel corso di un convegno di Medicina Democratica, dimostra come a Brescia il tasso di inquinamento del sangue dei residenti sia veramente preoccupante.
    IL CAMPIONE. I test sono stati fatti su 720 persone nel corso delle indagini sulla presenza e sugli effetti del Pcb: è stato preso in esame il sangue di 142 lavoratori della Caffaro; 169 residenti nella zona sud-est dello stabilimento di via Milano; 147 residenti nella zona sud; 127 abitanti nell'area sud-ovest; 41 consumatori di alimenti provenienti dalle aree contaminate del sito d'interesse nazionale e 94 bresciani non residenti nella zona Caffaro.
    I RISULTATI. Chi sta peggio sono le persone che hanno mangiato prodotti provenienti dalla zona: in questa fetta di popolazione la concentrazione di diossine e furani arriva a toccare i 430 picogrammi per ogni grammo di grasso. Non esistono valori limite entro i quali questi veleni sono "consentiti" all'interno del sangue, ma la media italiana della presenza di queste due sostanze è pari a 17,75 picogrammi, circa 24 volte in meno rispetto al risultato bresciano.
    PEGGIO DI SEVESO. Tanto per fare un esempio indicativo, gli abitanti della zona A di Seveso, cittadina milanese che nel 1976 fu investita da una nube tossica di diossine causata dallo scoppio di un reattore della ditta Icmesa, avevano concentrazioni pari a 272 picogrammi.
    Ai 127 cittadini residenti nell'area sud-ovest della Caffaro sono state riscontrati 85 picogrammi; nella zona sud 75 picogrammmi; in quella sud-est 74; mentre nel sangue dei lavoratori sono stati riscontrati 49 picogrammi. E i bresciani non residenti nelle zone attigue all'industria come sono messi? Certo non bene visto che, con 54 picogrammi, perfino loro superano la concentrazione media degli abitanti dell'area B (inquinamento intermedio) di Seveso (47 picogrammi).
    Ma non sono soltanto i dati ottenuti dalle analisi del sangue dei cittadini a preoccupare. I veleni nella zona Caffaro abbondano anche nel terreno e nelle acque di falda, come dimostrano altre indagini finora mai rese pubbliche (leggi l'articolo).


    MAXIBLOG. Dall'archivio di quiBrescia.it, leggi qui uno "Speciale Caffaro" che comprende le notizie più importanti dal 2001 all'aprile 2004.

    LE ULTIME PAROLE FAMOSE. Dall'archivio di quiBrescia.it, leggi qui una selezione delle dichiarazioni rilasciate a caldo, nel 2001, da politici, tecnici, ambientalisti, professori e sindacalisti sulla vicenda Caffaro.


    http://www.quibrescia.it/index.php?/...t/view/3988/1/

    Diossina, è la punta dell'iceberg
    martedì 18 dicembre 2007

    La parola d’ordine è, come al solito in questi casi, quella di minimizzare, tranquillizzare e gettare acqua sul fuoco. Le autorità non vogliono che i cittadini di Brescia si spaventino e smettano di comprare frutta, verdura e latte dalle aziende agricole che circondano il centro urbano. Non vogliono neppure che smettano di acquistare fiduciosi i prodotti della Centrale del latte, azienda controllata dal municipio che, dopo alcune costose scelte di marketing degli anni passati (la linea di negozi, l’impianto per il latte microfiltrato, eccetera), non può certo permettersi di perdere il feeling con i consumatori della città in cui gioca in casa.
    Ma guardiamo i dati ufficiali che filtrano dalla comprensibile cortina di riserbo che copre in parte questa vicenda. Tre aziende agricole, tra cui la mitica Pastori di viale Bornata (le altre due sono a Flero e al villaggio Violino), si sono viste respingere il latte dalla Centrale per eccesso di diossine e dal 7 dicembre (visto che le incolpevoli 150 vacche coinvolte vanno comunque munte ogni giorno) portano il prezioso liquido alla distruzione (leggi la notizia). Altre sette aziende agricole dell’hinterland Sud tra San Zeno e Roncadelle sono sotto stretta osservazione, perché nel loro latte s’è trovata diossina, anche se non in quantità vietate dalla legge.
    Ringraziamo la legge, che ci permette di bere un po’ di diossina con il latte e di mangiarla con gli ortaggi, le carni e il pesce, ma non troppa. Un po’ di veleno va bene, ma a patto di non esagerare.
    Il limite alla presenza di pcb e diossine nel latte è fissato in 6 picogrammi (miliardesimi di milligrammo) per millilitro, mentre quello trovato nel prodotto sequestrato era tra i 6,2 e i 6,5 picogrammi per millilitro.
    Intanto, altro dato ufficiale, della vicenda è stata informata la Procura della Repubblica di Brescia, e l’Asl sta compiendo analisi anche sullo yogurt e il mascarpone prodotti con il latte della Centrale cittadina. Si aspetta giovedì, quando dall’Istituto zooprofilattico arriveranno i risultati di analisi più approfondite.
    Ma c’è davvero bisogno di aspettare per sapere quello che è sotto gli occhi di tutti? La diossina si forma in ogni combustione in cui è presente anche cloro (per esempio bruciare la plastica, fondere metalli con vernici e così via) ed è una sostanza molto stabile: ci vogliono decine di anni perchè scompaia dai terreni contaminati. Nel tessuto adiposo della gente, poi, rimane per sempre. Dalle ciminiere passa al terreno, da qui all’erba, dal foraggio al grasso delle mucche e al loro latte, dagli animali arriva all’uomo.
    La sua caratteristica peggiore è che ad ogni passaggio della catena alimentare si concentra sempre di più. La diossina, riconosciuta come elemento cancrogeno dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro, è quindi intorno e dentro di noi. Perfino, come è provato, nel latte materno.
    Guardiamoci attorno, lasciando pure perdere l’area a sud della Caffaro dove il Pcb scorre letteralmente a fiumi, e contiamo le decine di ciminiere che circondano Brescia. Dispiace per gli incolpevoli allevatori dell’hinterland, dispiace per i bilanci della Centrale del latte, ma non c’è bisogno di aspettare altre analisi per capire che evidentemente esiste un enorme problema di qualità dell’approvvigionamento, dovuto alla degenerazione dell’ambiente della nostra città assediata dai veleni.
    Che cosa fare allora? Poco, ma qualcosa è possibile: prima di tutto aumentare i controlli. Essendo Brescia evidentemente una zona a rischio, siamo in piena emergenza ambientale. L’Arpa, l’azienda regionale alla quale sono demandate le verifiche, dovrebbe incrementare il numero delle centraline di monitoraggio ed effettuare controlli a sorpresa. Stesso discorso per gli alimenti da parte dell'Asl.
    E poi bisogna usare tutti gli strumenti previsti dalla legge per reprimere e colpire gli inquinatori. Anche quando sono in gioco i posti di lavoro, perché la salute pubblica deve venire prima di tutto.

    http://archiviostorico.corriere.it/2...02243974.shtml

    * Corriere della Sera

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    Corriere della Sera
    Ordinanza del sindaco dopo la diffusione dei dati di Arpa e Asl. Le limitazioni riguardano tremila persone
    Diossina, carne e latte vietati a Brescia
    Proibito l' allevamento di animali e il consumo di ortaggi in un' area a Sud della Caffaro

    BRESCIA - Per sei mesi non si potranno allevare animali e neppure consumare le loro carni o i prodotti derivati, come le uova, il latte, i formaggi. Non sarà possibile asportare terreno e non si dovrà in alcun modo utilizzare il sedimento dei fossati. Per gli ortaggi non sono stati stabiliti divieti, ma c' è comunque il consiglio di limitarne il più possibile il consumo. Gli abitanti di un' area di circa due chilometri quadrati a sud dello stabilimento Caffaro di Brescia dovranno attenersi scrupolosamente a queste limitazioni. Lo prevede un' ordinanza del sindaco Paolo Corsini, emanata ieri dopo la comunicazione dei risultati dell' indagine effettuata dall' Arpa, l' Agenzia regionale per la protezione dell' ambiente, che in un' area di 170 ettari ha realizzato 70 campionamenti in cinque mesi. Da quelle analisi è emerso che oltre a Pcb e mercurio, nei terreni compresi tra via Milano e la ferrovia Milano-Brescia sono presenti anche diossine. Nei prossimi giorni partirà una seconda fase di monitoraggi che consentiranno di stabilire con maggiore precisione l' entità dell' inquinamento e di ipotizzare le linee di intervento per la loro bonifica. Il risanamento sarà lungo e costoso e richiederà il ricorso a finanziamenti regionali e statali. Continuerà anche il monitoraggio sulle persone: delle 151 fino ad oggi sottoposte ad analisi, 71 hanno registrato livelli di Pcb nel sangue superiori ai limiti di legge. Sala a pagina 53


    Pagina 49
    (24 febbraio 2002) - Corriere della Sera


    --------------------------------------------------------------

    a differenza della mozzarella di bufala si guardano bene dallo sputtanare in tutto il mondo il latte patano, sebbene molto meno controllato di quello prodotto in campania, poiché nel caso della mozzarella campana si trattava di favorire degli allevatori bergamaschi che pochi anni fa,avevno comprato alcune bufale ed incominciato a produrre mozzarelle con poco successo, dato che l'attività non andava bene, avevano incominciato a produrre parmigiano con latte di bufala, anche in questo caso con scarsi riscontri commerciali, a questo punto invece di cambiare attività come imponeva la logica, rincominciarono a produrre mozzarelle e poco tempo dopo scoppiò il caso della diossina nelle mozzarelle campane, facendo decollare le vendite degli allevatori bergamaschi

  9. #9
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    Predefinito in ricordo di Nicola Sagiomo vittima dell'iprenditoria patana

    Citazione Originariamente Scritto da vonmeckel Visualizza Messaggio
    Che i prodotti del nord facciano schifo non c'è alcun dubbio, quelli sono capci di fabbricare merda e vendertela per oro.
    Poi siccome a noi del sud ci odiano, sono sicuro che ci mandano anche gli scarti degli scarti....


    Sequestrate 100 tonnellate di prosciutti di Parma dop e altri salumi, 35 indagati, tutti italiani, eccetto un cittadino cinese. L’operazione e’ stata condotta dai Carabinieri del Nas di Brescia. Il prosciutto veniva venduto a prezzi stracciati, 2,5 euro al kg anziché 9. Non e’ ancora chiaro da dove provenissero i salumi scaduti e conservati tra vermi ed escrementi” (ANSA.IT). E poi le nostre mozzarelle erano a rischio…

    ormai in italia questo caso è stato rimosso dalla memoria collettiva, ed i patani quando si parla di callisto tanzi sostengono che era un imbroglione ma non aveva mai fatto reati di sofisticazione limentare, che secondo i patani sono esclusiva del sud, ma in realtà anni fa la giglio azienda del gruppo parmalat produsse un mascarpone contenente botulino, che causò la morte del ragazzo casertano Nicola Sagiomo, e l'intossicazione di altre decine di persone, è inutile dire che a quei tempi a parma, la maggior parte dei patani intervistati sull'argomento presero le parti di callisto tanzi, dopotutto per loro la vita di un giovan terrone vale meno dell'onorabilità di un imprenditore patano

    http://archiviostorico.corriere.it/1...91812937.shtml

    Botulismo, sequestrato impianto Giglio

    ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: Botulismo, sequestrato impianto Giglio - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - NAPOLI . La linea di produzione del mascarpone nello stabilimento Giglio di Reggio Emilia e' stata messa sotto sequestro dai Pm di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che conducono le indagini sul decesso di Nicola Saggiomo, il quindicenne morto per tossinfezione botulinica. Si vogliono accertare eventuali guasti o manomissioni avvenute durante la lavorazione del latte e di altre materie prime per la produzione del formaggio fresco. Le indagini avrebbero evidenziato, il 24 agosto scorso, un "buco" di ore nella memoria del computer che controlla la linea di produzione, completamente automatizzata, del mascarpone. In quel periodo sarebbe stata in produzione la partita di mascarpone Giglio che comprendeva il prodotto consumato da Nicola Saggiomo.


    Pagina 15
    (18 settembre 1996) - Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1...10153786.shtml

    Il prodotto contaminato con il botulino uccise un giovane in Campania
    Mascarpone killer, a giudizio i vertici della Giglio

    ----------------------------------------------------------------- Il prodotto contaminato con il botulino uccise un giovane in Campania Mascarpone killer, a giudizio i vertici della Giglio NAPOLI - Sedici persone sono state rinviate a giudizio per i reati di omicidio colposo e lesioni dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), nell'ambito dell'inchiesta sui casi di tossinfezione botulinica verificatisi in Campania e Calabria tra la fine di agosto e l'inizio di settembre del 1996. La tossinfezione causo' la morte di un giovane di 15 anni, Nicola Sagiomo di Parete (Caserta), deceduto dopo aver consumato un tiramisu' confezionato con mascarpone prodotto dalla ditta "Giglio" di Reggio Emilia, e il ricovero in vari ospedali del fratello di Nicola Sagiomo, Gaetano, e di decine di altre persone che avevano ingerito mascarpone contaminato. Al termine della lunga indagine del pm Donato Ceglie - sono decine i testimoni che dovranno comparire davanti al pretore il 26 febbraio prossimo - e' stato chiesto il giudizio per Giovanni Tanzi, legale rappresentate della "Giglio Spa" di Reggio Emilia, per il direttore dello stabilimento, Saturno Ferrari, per l'allora amministratore delegato, Luigi Adorni, nonche' per responsabili della produzione, dei sistemi informativi, del responsabile approvvigionamento latte e per altri dipendenti. A giudizio anche Carlo Catone, concessionario per la Campania di Parmalat e Giglio, e due esercenti di salumerie, Nunzia Ferraro e Elvira Mangiacapra.


    Pagina 15
    (15 ottobre 1998) - Corriere della Sera

    questo è uno dei tanti casi che gridano vendetta
    Meridionali se siete orgogliosi delle vostre origini ed amate la vostra terra, non comprate merci patane

  10. #10
    emiro omofobo meridionale
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    Predefinito il galbanino alla merda ed alle carcasse di zoccola

    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...-avariato.html

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    I truffatori della tavola vendevano cibo avariato

    Repubblica — 04 luglio 2008 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA
    CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c' era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto "buono", di prima qualità. Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri) diventavano sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia "genuina" - nelle celle frigorifere c' erano sottilette datate 1980! - ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende - multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte - che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, - senza spendere un centesimo ma guadagnandoci - a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania). Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E' quello che si legge nell' ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori. Le indagini - ancora aperte - iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C' è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E' lui l' uomo chiave attorno al quale ruota l' inchiesta. E' lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona. A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui - visibili a occhio nudo - degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il "recupero" di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. «Una cosa disgustosa - racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso - aggiunge il capitano Agostino Brigante - , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto». Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono "coperti" dal servizio di prevenzione veterinaria dell' Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici). Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: «La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta... «, dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: «Saranno cazzi suoi... « (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito - senza mezzi termini - «merda». Ma non importa, «... perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto... questo rimane un discorso fra me e te... « (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette «scadute un anno e mezzo prima»). Nell' ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura «precise responsabilità». Perché, «a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica». Il marchio maggiormente coinvolto - spiegano gli investigatori - è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. «Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti», si legge nell' ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un' amministrativa: «Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?». Risposta: «No, tutti lo sapevano». - dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

 

 
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