Il Quirinale risospinge il Pd alla lotta sulle preferenze e W.
pensa già a una piccola Unione

Incontrando gli esponenti del “Comitato per la democrazia”, Giorgio Napolitano sottolinea con forza la “preoccupazione
condivisa circa l’esigenza di garantire
un effettivo intervento dei cittadini-elettori
nella scelta dei loro rappresentanti”.
Il capo dello stato non esita dunque a intervenire
sul tema più delicato, la battaglia in
corso sulla cancellazione delle preferenze
alle europee, da tempo al centro di infinite
manovre, sospetti e accuse reciproche, specialmente
all’interno del Pd.
E Roberto Calderoli è stato solo l’ultimo e il più diretto
nel dirlo, qualche giorno fa, quando ha insinuato che Walter Veltroni, sotto sotto, sarebbe ben felice di una riforma della legge
elettorale che eliminasse le preferenze.

Da mesi tutte le diverse correnti del Pd – esclusi, ovviamente, i veltroniani – fanno pressione sul segretario perché impegni a
fondo e senza risparmio il partito nella battaglia,
al fianco dell’Udc e di tutti i partiti minori del vecchio centrosinistra.
Anche per questo, dopo alcuni passi falsi dei dirigenti
a lui più vicini (ultimo Salvatore Vassallo, che a una recente riunione del Pd ha
subìto un mezzo processo), Veltroni si è ben guardato dal prestare il fianco a simili insinuazioni.
E ieri non ha mancato di fare proprie le parole di Napolitano.
“Lavoriamo per un’intesa e in una battaglia impegnata e condivisa di tutte le opposizioni”, ha detto.
Del resto, la battaglia sulle europee è essenziale per quel dialogo con vecchi e potenziali alleati – dai Verdi all’Udc – di cui
ora il segretario sente più che mai il bisogno.
Agli occhi degli stessi veltroniani, infatti,
l’annuncio di un ricambio generazionale
nel gruppo dirigente prima delle europee
– che è insieme una promessa e una minaccia
– non sarebbe stato praticabile senza
la rilegittimazione che al segretario è venuta
dal successo della manifestazione di sabato. Ma si rivelerebbe effimero se Veltroni, al tempo stesso, non occupasse per tempo tutti gli spazi lasciati scoperti da quella strategia del Lingotto di cui pure si rivendica la continuità. A cominciare dalle alleanze.
Di qui l’improvvisa ricucitura con Antonio Di Pietro, la scelta di appoggiare il
suo candidato in Abruzzo e le parole inequivoche
di Piero Fassino: “Con l’Italia dei valori abbiamo fatto un’alleanza in campagna
elettorale, questa alleanza non è venuta meno perché prima di tutto c’è un interesse comune a realizzare una convergenza, anche con l’Udc, tra tutte le forze di opposizione”.

da www.ilfoglio.it 29 10 08

saluti