Immigrati regolari sono 4 milioni
Dossier Caritas: "Raddoppiati i romeni"
Gli immigrati regolari in Italia sfiorano i 4 milioni e rappresentano il 6,7% della popolazione. Si tratta di una media leggermente superiore a quella rilevata nell'Ue nel 2006 pari al 6%. La comunità straniera più grande, raddoppiata in due anni, è quella romena con un milione di presenze stimate. E' la fotografia annuale scattata dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Migrantes, presentato a Roma.
I dati si riferiscono fino al 31 dicembre 2007. I cittadini stranieri oscillano fra i 3.800.000 e i 4 milioni, precisa il dossier, sottolineando che il dato non è in contrasto con quanto afferma l'Istat che parla di quasi 3 milioni e mezzo di presenze, in quanto in questo caso si tiene conto anche di quanti, arrivati più di recente, non hanno ancora acquisito la residenza, per il cui ottenimento si richiede spesso più di un anno.
Nell'ultimo anno la popolazione straniera è aumentata di circa mezzo milione. Il 62,5% si trova al nord (oltre 2 milioni), il 25% al centro (poco meno di un milione) e circa il 10% nel mezzogiorno (quasi mezzo milione).
Un gettito fiscale pari a 3,7 miliardi
Nel 2007, gli immigrati hanno assicurato un gettito fiscale al nostro Paese pari a 3 miliardi e 749 milioni di euro, dei quali 3,1 miliardi per i soli versamenti Irpef. Fra le altre voci, rilevante è anche la quota per l'imposta di registro pari a 137,5 milioni e l'imposta sostitutiva del reddito d'impresa, 254,5 milioni. Secondo l'Unioncamere, segnala il dossier, gli immigrati concorrono per il 9% al Pil. Rispetto alle rimesse, a fronte di un dato mondiale nel 2007 che ammonta a 337 miliardi di dollari, l'Italia ha raggiunto i 6 miliardi di euro, un quinto in più rispetto al 2006. Queste vanno, prevalentemente, verso la Cina e le Filippine.
Raddoppiate le cittadinanze
In tre anni, sono raddoppiati i casi di cittadinanza di stranieri: nel 2007 ad acquisire la cittadinanza italiana sono stati 38.466 stranieri. Il dato italiano è comunque uno fra i più bassi nell'Ue dove sono 700mila i casi di cittadinanza registrati in Europa, quasi 2mila al giorno.
Iscritti ai sindacati
Oltre 800mila lavoratori stranieri sono iscritti ai sindacati. L'alto tasso di iscrizione ai sindacati è indicatore della forte presenza nel mondo del lavoro degli stranieri. Le tessere di stranieri ai sindacati sono pari al 5% del totale degli iscritti e ben del 21% sugli iscritti attivi, ossia quelli decurtati dei pensionati.
Chi lavora in nero
Almeno mezzo milione di stranieri sono già insediati in Italia ed inseriti nel mercato del lavoro nero seppure sprovviste di permesso di soggiorno. Il lavoro nero fra gli immigrati - osserva il rapporto - è enormemente diffuso non solo presso le famiglie ma anche nelle aziende con un'ampiezza sconosciuta negli altri Paesi industrializzati. In tre anni (2005-2007) è stato presentato circa un milione e mezzo di domande di assunzione di lavoratori stranieri. Con un'incidenza rispetto alla popolazione straniera già residente che va dal 10% al 25% nel 2007 (ma addirittura del 33% rispetto ai lavoratori stranieri già occupati).
I flussi registrati nell'ultimo decennio "sono tra i più alti e paragonabili, se non superiori, al consistente esodo verso l'estero degli italiani nel secondo dopoguerra". Per il dossier, è necessario "una piu' efficace gestione del mercato occupazionale. A regolamentare i flussi in entrata non potranno essere i centri di identificazione e di espulsione gli interventi repressivi ma si richiede il supporto di interventi più organici".
Il boom dei romeni
Raddoppiati in due anni, i romeni in Italia sono circa un milione. Con questo dato la comunità romena si colloca al primo posto. Seguono gli albanesi (402mila), i marocchini (366mila). Poco al di sotto delle 150mila presenze ci sono i cinesi e gli ucraini. In crescita i cittadini di origine europea (52%) mentre gli africani (23,2%) sono stabili e gli asiatici (16,1%) e gli americani (8,6%9 perdono almeno un punto percentuale.
Nel 2007, fra gli immigrati, si stima che ci siano stati 251.190 nuovi occupati; 63 mila nuovi nati; 32.744 minori non comunitari ricongiunti; 60.810 familiari ricongiunti; 200mila i comunitari giunti senza registrarsi in previsione di un loro insediamento.
La sfida per il governo
"Sono le politiche di integrazioneil vero banco di prova degli interventi governativi in questo settore". Come più volte sottolineato dalla Chiesa cattolica, "l'immigrazione può apportare notevoli potenzialità allo sviluppo locale, ma richiede attenzione e accoglienza, in un quadro certo di diritti e di doveri".
La Caritas rileva che "il nodo centrale è la mancata percezione dell'immigrazione come fenomeno strutturale, destinato a incidere sempre più in profondità sulla società". In tal senso "è auspicabile il superamento del 'complesso di Penelope', che porta lo schieramento politico maggioritario a disfare quanto fatto in precedenza, senza che così possa nascere un minimo comune denominatore, libero da logiche ideologiche o partitiche".
Per la Caritas, infatti, si tratta di "un fenomeno non regolabile unicamente sulla base delle esigenze congiunturali del mondo del lavoro; non affrontabile con un mero atteggiamento di chiusura; e non inquadrabile unicamente nelle esigenze di ordine pubblico. E' la logica dei numeri a esigere un cambiamento di mentalità e l'adozione di politiche realistiche e più aperte, superando l'avversione aprioristica verso la diversità degli immigrati per colore, cultura, religione".




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