Qualunque politica estera che non sia l'isolazionismo finisce per rafforzare il potere dei militari, avventurieri sognatori, sangunari e ambiziosi, che mai dovrebbero comandare, piuttosto essere comandati. Così come ogni intervento del governo nell'economia ingenera aspettative e mendicità di ogni genere. Non meravigliamoci se sta sparendo ogni traccia di moralità tra le persone comuni, nell'epoca in cui tutti sono dediti a chiedere l'elemosina pomposamente chiamata welfare, attraverso cui i progressisti realizzano le loro visioni sociali, forgiando uomini-massa, pronti per essere messi in fila e fatti marciare al ritmo dei loro tamburi. Non meravigliamoci neppure della decadenza e della corruzione che si diffonde tra gli uomini politici: poche cose come il protezionismo hanno contribuito a rendere sensibili all'interesse proprio, e a quello particolare di alcuni, i politicanti di cui trabocca il parlamento. Quella che noi chiamiamo morale sono delle norme di comportamento che sono state selezionate in maniera inintenzionale dalla società: nessuno ha mai avuto bisogno di imporre per legge quei comportamenti che noi chiamiamo convenzioni sociali. Per questo reputo uno sciocco modo di rincorrere sul loro terreno i progressisti, quello di voler plasmare la società secondo le nostre intenzioni tradizionali: come prova la storia le consuetudini sono più forti di tutto, eccetto che della forza dello stato. I cambiamenti a cui assistiamo sono in gran parte dovuti a dei condizionamenti facenti parte di un grande ed oppressivo disegno di ingegneria sociale: l'unico modo per arrestarli non è vietarli per legge, ma rimuovere i condizionamenti stessi. Lottare contro le verità indiscutibili e totalitarie dei nostri tempi: il welfare, il multiculturalismo, la negazione delle diversità, la superiorità della massa senza volere (dunque guidata dai riformatori) sull'individuo, concreto e portatore di valori.
Questa è la battaglia dei conservatori.




Rispondi Citando
ro-life, valori tradizionali
