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Discussione: La crisi fa bene

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    Predefinito La crisi fa bene

    Scusate se la butto sul personale. Lo faccio nella presunzione che molti lettori si riconoscano nella mia esperienza e mi aiutino a smoccolare.
    Più siamo e meglio smoccoliamo.
    Mi arriva qualche giorno fa l’estratto conto della banca dove ho depositato quattro soldi e mi accorgo, compulsando, che sono diventati due benché non ne abbia speso mezzo.

    Ho scoperto cosa sia la crisi. Praticamente un furto.
    Questo è accertato perché i quattrini che c’erano adesso non ci sono più. Spariti senza che abbia emesso un assegno o un bonifico o roba del genere. Oltre al denaro manca il ladro. Non sono riuscito a capire chi si sia intascato quel che mi è stato sottratto.
    Al primo momento ho pensato alla banca stessa e ho interrogato, a muso duro, il direttore.
    Ma lui mi ha assicurato di essere più innocente di Maria Goretti.
    Gli ho creduto ma non fino in fondo dato che il mio gruzzolo l’avevo consegnato proprio nelle sue mani.

    Ho avuto troppa fiducia? Come si faceva a non averne in un signore tutto vestito di grigio il quale, alla domanda: scusi ma siamo sicuri che il capitalino non si assottiglia? aveva risposto: si figuri, si tratta di risparmio gestito, zero rischio. Ovvio, il cliente a questo punto tira un sospiro di sollievo e se ne va tranquillo. Ero talmente d’animo leggero dopo la brillante operazione bancaria che una volta in strada, per l’euforia, feci un saltello.
    Non mi succedeva da circa venticinque anni, forse ventisei.

    In effetti per lungo tempo il mio conto era stato lì tranquillo.
    E spesso riflettevo: questo rischio zero è davvero una cosa seria, talmente seria che non ho rischiato neppure di incassare qualche spicciolo di interessi. Andava bene lo stesso. Meno bene mi sono sentito nel momento in cui leggendo il saldo, recentemente, ho costatato che una fetta della tortina se l’era mangiata uno sconosciuto. Ho chiesto spiegazioni al direttore di cui sopra ma non ho avuto grande soddisfazione: purtroppo è la crisi, ha visto in America?

    Per aver visto sicuro che ho visto, ma a me dell’America non frega un tubo. Voglio sapere chi è lo stronzo che s’è cuccato le mie palanche.

    Gliel’ho detto. La crisi finanziaria. Scherzi imprevisti della Borsa. Non discutiamo poi dei prodotti tossici, non le è venuto nulla all’orecchio?

    Come no. Ma proprio perché erano tossici dovevate evitare di comprarne e soprattutto di venderne a me. Che c’entro io coi tossici? Conosco già un sacco di drogati.

    Comunque lei ha perso poco. Si consoli, c’è gente che ci ha lasciato le penne.

    Al termine della conversazione ho ringraziato l’uomo grigio. Pur derubato, mi pareva d’essere in debito con lui che si vantava di non avermi ridotto completamente sul lastrico. Potenza delle banche. Ti imbrogliano ma con gentilezza. Prima ti consigliano. Se obietti su un dettaglio dell’investimento, ti guardano con commiserazione: ma cosa dice dottore, siamo del ramo, lei è in una botte di ferro. Se eventualmente la botte ti finisce in testa, loro non hanno colpa: è il mercato bellezza.

    Ho bestemmiato come un turco anche se non so se i turchi bestemmino quanto fumano.

    In ogni caso sono rassegnato. Nonostante sia un po’ più in bolletta vivo come sempre, continuo a mangiare un paio di volte al dì, lavoro dalla mattina alla sera e non sono nemmeno distratto dal pensiero, un tempo ricorrente, di quei quattrini depositati da investire meglio di quanto avessi fatto. Non ci sono più baiocchi, inutile arrovellarsi nel tentativo di aumentare la pila.

    Tra l’altro quel denaro non l’avevo mai palpato. Era una cifra stampigliata su un modulo, non banconote, monete d’oro sonanti.

    All’epoca in cui provai l’emozione di riscuotere il primo stipendio era diverso.
    Il 27 del mese - lavoravo in un ente pubblico - entrava nello stanzone di noi impiegati un commesso in divisa blu. Si avvicinava ad ogni scrivania e porgeva a chi vi era seduto, estraendola da una cassetta di legno, una busta nocciola con il nome del ricevente.

    Il commesso, vedendo una faccia nuova, la mia, domandò: è lei il signor Feltri? Così dicono, risposi. E allungai la mano per afferrare la busta ansioso di verificarne il contenuto. Che emozione. Erano bigliettoni rosa da diecimila lire. Li piegai con cura e li infilai nella tasca interna della giacca, per averli vicino al cuore e annusarne il profumo di tanto in tanto spostando appena il revers.

    Quelle sì erano palanche. Di affidarle alla banca non mi passò per la mente. Riposi la mazzetta (allora non era un sostantivo imbarazzante) in un cassetto del comò e raramente sfilai un dèca per le necessità correnti non senza averne controllato controluce la validità. A quel tempo i soldi erano pochi ma c’erano fisicamente. Ora che sono di più sono fantasmi. Chiunque ti debba una somma fa un accredito; l’occhio non vede, quindi non gode. Periodicamente stacchi un assegno. Nei negozi e al ristorante regoli con la Visa. Sull’autostrada c’è il Telepass. Chi ha il vizietto delle scommesse usa il computer. Se acquisti un’auto procedi col leasing. In tasca hai qualche euro giusto per il caffé, il giornale e il poverocristo all’angolo con il cappello in mano.

    I pochi contanti che girano non hanno più odore, sarà perché non sono più brancicati da dita umane. E il loro fascino è svanito. In passato si diceva: i quattrini sono lo sterco del diavolo. Devo concludere che anche il diavolo non è più quello d’una volta; la sua cacca sa di niente. Ho l’idea che puzzino maggiormente i prodotti finanziari sulla cui destinazione d’altronde conviene sorvolare poiché con la scatologia ho già scherzato abbastanza. Ma solo scherzando si riesce a dire la verità.

    In una civiltà in cui si spacciano per buoni titoli tossici non poteva finire diversamente. I media raccontano e mostrano scene apocalittiche: milioni di disoccupati, famiglie che non arrivano alla quarta (anzi, alla terza) settimana, supermercati deserti e in stato prefallimentare, capannoni dismessi, fabbriche chiuse. Tornano alla mente certi moniti della mamma: rammenta bambino che dopo sette anni di vacche grasse ne arrivano altri sette, ma le vacche sono magre.

    Non si starà esagerando un filo? In questi giorni il traffico è bestiale. Ma dove vanno che è festa, sono in cerca di pascoli per dare qualcosa da ruminare alla mucca anoressica? Provate ad andare al ristorante. C’è gente che si scazzotta per conquistare un tavolo. La crisi c’è ma come il denaro non si manifesta. Eppure, giurano gli esperti, il settore abbigliamento segna un calo vistoso di affari nazionali e persino internazionali. Può darsi. Ma non sono sicuro dipenda dal crollo delle Borse. Da lustri l’umanità ha perso il gusto e il piacere di indossare abiti di qualche pregio. Guardate i giovani, si vestono come albanesi dopo una crociera in gommone: qui nella redazione di Libero (per non andare lontani) alcuni giornalisti già pelati hanno delle brache col cavallo alle ginocchia. Fanno impressione. Se li incontro in corridoio sono tentato di far loro l’elemosina.

    In televisione è stata abolita la giacca. Fior di conduttori si presentano in maniche di camicia. La cravatta è in declino. L’ha scartata anche l’ultimo capellone del video: Marzullo che non più tardi di due anni fa la annodava financo col pigiama. I costumi mutano ma non migliorano a giudicare per esempio dalle scarpe femminili, talmente lunghe rispetto ai piedi da potersi scambiare per sci modello baby. Se il popolo ama conciarsi in siffatta maniera hanno voglia sarti e affini di confezionare ed esporre in vetrina abiti normali. Chi li compra, a prescindere dalle vacche magre?

    Se la crisi, come paventano gli economisti (i quali non ne hanno mai azzeccata una), si farà sentire sotto forma di morsi della fame quasi quasi sarò contento: le riviste non ci romperanno più le palle con le diete e il diffondersi preoccupante dell’obesità, addirittura infantile. Pensate alla gioia di poter tirare la cinghia senza strizzarsi le budella. Aumenterà la disoccupazione? Ottimo. Diminuiranno gli extracomunitari e il ministro Maroni avrà meno rogne.

    Licenzieremo per indigenza le badanti eritree e ucraine e daremo la precedenza alle nostre connazionali neodisoccupate; oppure accudiremo noi stessi al nonno imparando che i vecchi non si scaricano come fardelli perché se andrà di lusso tutti invecchieremo prima di tirare le cuoia.

    Se la crisi fosse educativa e non solo punitiva forse non sarebbe male. E se ci costringesse a darci una mossa ne usciremmo fortificati, nell’animo se non nel portafogli.

    Vittorio Feltri www.libero-news.it 02 11 08

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    --mi sono sempre domandato quale PIL reale produca il sistema bancario(qualcuno mi dirà i servizi bancari ,lo so) ma so per certo invece che per mantenersi deve per forza mangiarsi il risparmio dei settori primario e secondario. MI sembra un po' il Signore feudale che in cambio del suo servizio di spada(la difesa militare) si faceva mantenere bene anche il lusso.Poi il sistema cadde e nessuno si sent^ in bisogno di chiamare ancora i Signori a difenderli.Ci pensate che ne seguirebbe se il risparmio realizzato dalle famiglie e dalle piccole imprese venisse tesaurizzato e non più consegnato alle banche?

 

 

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