
Originariamente Scritto da
DharmaRaja
Dal loro punto di vista comprendo bene, preferiscono uno moscio, meno avventurista e meno aggressivo che proponga maggiori accomodamenti (o comunque dinamiche meno improntate al mezzo militare diretto), anziché rischiare attacchi e offensive militari. Fossi al posto di un iraniano capirei la preferenza visto il rischio di vedermi bombardato il paese, ma giacché la mia casetta è ben lontana dalle iraniche lande, non sarei io a pagare il prezzo di una gestione neocon che fa sì guerre, ma che le perde e sempre più rovinosamente.
Tutti coloro che con orientamento multipolarista e anti-egemonico si approcciano alla politica internazionale non avrebbero potuto chiedere migliore manna dal cielo di questi otto anni di amministrazione neocon, gestita da dei pagliacci di un'incompetenza e di una corruzione tali come mai gli Stati Uniti ne avevano visti.
Putin non era anti-americano, l'establishment russo ancorché autoritario, in una sua parte non indifferente è comunque intaccato dal virus liberale e dalla logica del puro interesse mafioso, è quindi ovvio che se gli Stati Uniti si fossero mostrati più diplomatici i russi avrebbero facilmente accettato compromessi a volontà, come Putin ha molte volte sperato.
Senza questi splendidi idioti neoconservatori la SCO non avrebbe mai lontanamente assunto l'importanza che ha oggi, e tutta una serie di dinamiche nello scacchiere eurasiatico sarebbero state estremamente diverse. E' a quegli amorevoli asini che dobbiamo la rovina di ogni rapporto diplomatico credibile degli USA con la stragrande maggioranza dei paesi esteri, dopo la loro soppressione di ogni norma del diritto e di ogni diplomazia canonica. L'esercito è impantanato, l'Afghanistan è perso e ne usciranno solo tramite un umiliante accordo coi talebani che torneranno a far parte della compagine che governerà il paese (come minimo).
I governi dei paesi non-allineati sono e restano intaccati dall'interesse e da valori che sono tutt'altro che simili ai nostri, bisogna continuamente spronarli, pungolarli, dar loro la scossa affinché reagiscano di riflesso, perché altrimenti la loro tendenza spontanea sarà infinocchiarsi e trovare ogni sorta di accomodamenti, cioè proprio ciò che nessuno che desideri un cambiamento dello status quo e degli equilibri internazionali può desiderare. Per ottenere la sintesi desiderata c'è bisogno di una preliminare, crescente tensione tra tesi e antitesi che porti a un profondo cambio di paradigma nel quadro internazionale.
Un'altra amministrazione americana diretta da incompetenti che commetta anche solo la metà degli errori commessi da una delle due precedenti, continuerà a portare vantaggi su vantaggi nella saccoccia di chi si auspica la fine dell'egemonia unipolare statunitense. E' normale che chi rischia di farne le spese sulla pelle voglia evitarlo, ma quella pelle non è la mia, e anche in virtù di questo sono -siamo- chiamati a ragionare oltre le stesse preoccupazioni riguardanti i singoli. E' una guerra a tutto campo, priva di compartimenti stagni e soggiacente a leggi dinamiche precise, o se ne tiene conto o si perde completamente la bussola. Così come la si perde riducendo una cosa di portata mondiale come le elezioni Usa al candidato più o meno pro-immigrazione. In questi anni c'è stato Bush, fior fiore di wasp, non mi pare che il "multiculturalismo" massonico europeo ci sia andato leggero in quanto a "progresso" e questione migratoria. Non facciamo troppa psico-politica, una "faccetta nera" alla presidenza piuttosto che l'ennesimo vecchio wasp corrotto cambierà poco in Europa - potrei aggiungere che anche qualora influisse un po', gli equilibri di politica estera rimarrebbero prioritari anche come determinatori delle conseguenti politiche interne, ma evito perché ritengo davvero che la faccia di Obama non ci cambi un piffero.
P.S.: L'America può affondare, popolarsi di orchetti e umpa lumpa, diventare Mordor, adorare la dea Kalì. Prima le si mozzano le braccia e le gambe, poi si potrà andare a dialogare col patetico troncone.