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Discussione: Michael Onfray

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Diogene Laerzio Visualizza Messaggio
    Non amo molto etichettarmi.
    Ho avuto le mie esperienze politiche, ma a un certo punto ho preso coscienza dell'impossibilità che politica ,nelle forme-movimentistiche, possa apportare dei cambiamenti alla società.
    Credo che l'unica rivoluzione possibile sia per e con l'individuo.
    Mi affascina un certo pensiero anarchico non di sinistra, appunto, quale può essere Stirner, qualche richiamo al nichilismo cèliniano, appunto a Junger, che attraverso la figura dell'Anarca, delineò i tratti di un anarchismo post-politico e inteso in senso metastorico.
    Straquotone!
    Beh però dai anche gli anarchici "classici" come Proudhon e Bakunin...in particolare Bakunin,con le sue chimere panslaviste.
    In ogni modo,forse potrebbe interessarti il mio blog:
    http://nazional-anarchismoitalia.blogspot.com/

    In ogni modo,non è questione di destra o di sinistra,quanto di andare al di là di queste etichette.Stirner "filosofa col martello",ed il suo Unico può assomigliare all'Anarca come anche al Katechon di Schimdt e addirittura all'Individuo Assoluto di Evola,ma a vette cosi alte di speculazione filosofica non si può più parlare di "destra" e "sinistra".Tanto più che dato che la rivoluzione deve,come hai giustamente detto,essere per lo più individuale,bisogna concentrarsi ancora di più sull'uomo,o meglio sugli Unici:giacchè noi siamo la società,noi possiamo crearla di nuovo.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Diogene Laerzio Visualizza Messaggio

    Comunque leggi meglio "la politica del ribelle", perchè in piu' punti attacca il marxismo e difende la visione soreliana sia della violenza, che la concezione di insubordinazione e ribellione.
    E' un estimatore di Blanqui, inoltre.
    Letto e straletto. In quel libro c'è una feroce critica della società liberale e una contestuale apologia del "mercato" non istituzionalizzato.



    Sfrondato di qualche niccismo (da Nietzsche) di troppo e digerita qualche banalità post-francofortese (Marcuse per l'edonismo ludico, Fromm per la "necrofilia" dell'organizzazione mentale destroide), mi sembra un ottimo compagno di viaggio.

    Sotto qualche "pillola" tratta dal libro in questione:.


    --------------------------------------------------------------------------------


    Il reincanto del mondo potrà realizzarsi soltanto volendo la fine di un economismo celebrato sotto forma di religione, inteso come il solo legame sociale possibile oggi. La sottomissione dell'economia alla legge del "politico" è una necessità vitale.


    La forza si distingue dalla violenza, perchè la prima sa dove va, la seconda si sottomette alle pulsioni selvagge che la assillano. Il capitalismo è una violenza, la politica una forza. E la seconda è il solo rimedio per la prima.

    Laddove la "violenza liberale" devasta tutto al suo passaggio, occorre liberare una "forza libertaria".

    Dunque, la forza è politica e la politica ha da essere libertaria. Ma per quali fini? Eccoli:

    La fine delle costrizioni, la liberazione, il superamento delle sottomissioni, il godimento al posto dell'obbedienza, il piacere in sostituzione dei rapporti padrone-schiavo. Lontane da Mao e da Trotskji, più vicine a Marcuse e Vaneigem, quelle rivendicazioni si fondavano su un'estetica rinnovata dell'intersoggettività posta sotto l'insegna dell'edonismo.

    Un progetto edonistico, dunque. In che senso?:

    Si potrebbe dire che la destra ha fondato il suo potere sulla celebrazione della trlogia Lavoro-Famiglia-Patria che fornisce sostanzialmente tre occasioni di porre l'accento sulle virtù di devozione - sacrificio - abnegazione, di asservimento di tutte le forze - e soprattutto della propria autonomia - a quanto è destinato ad assorbire la libertà individuale: un'attività salariata, dei figli, dei periodi militari o la permanenza prolungata al fronte in caso di bisogno, prima delle medaglie offerte all'operaio e al soldato.... e alla bara.
    La destra rivela in ogni occasione il suo odio per l'individuo che essa vuole al servizi del gruppo (...) Quel disprezzo per la persona segue un filo rosso nell'ideologia di destra che si fonda sul cattolicesimo e sulla passione per il mortifero, per il dolorismo e il godimento nel dolore, nella sofferenza e nel merito. La venerazione della croce, strumento di tortura, e di colui che ci sta sopra, un suppliziato sanguinolento, ferito a morte, umiliato e offeso, fornisce il modello al quale bisogna conformarsi. L'imitazione definisce un esercizio di stile e di retorica cattolica obbligato, la politica voluta da quanti vi si appellano ne scaturisce direttamente. (...) A destra, la sciabola e l'aspersorio vanno sempre d'accordo.

    mentre

    Una mistica di sinistra s'impone non per recuperare una condizione perduta o realizzare un paradiso voluto, come non so quale variazione sul tema di non so quale stupido irenismo, ma per rendere possibili, in forma contrappuntistica, la potenza del principio di piacere e la sua capacità di foggiare il reale contro il trionfo imperioso e assoluto assicurato dalla destra al principio di realtà ovunque si trovi, ovunque essa governi. L'edonismo presuppone la lotta per controbilanciare i successi di Thanatos nel quotidiano con l'aiuto delle facezie di Eros.


    Bene. Questo progetto prevede, come tutte le revisioni del mondo, di creare la Gerusalemme in terra? No. Prevede la collettivizzazione? No. Prevede di "riprendersi il mercato":

    Io voglio pensare a sinistra lontano da tutti coloro che hanno avuto come Leitmotiv la volontà di farla finita con la proprietà privata.

    Mi sembra che il complesso dei pensieri anarchici formulati prima dell'avvento degli ordigni esplosivi e della propaganda attraverso "Il fatto", si riduca in verità a una laicizzazione del pensiero cristiano. Nietzsche aveva ragione a dire che il socialismo era un platonismo per i poveri, questa dottrina filosofica antica essendo già stata a suo tempo matrice del ciristianesimo vaticanesco.

    L'opzione libertaria passa dalla proposta di un'economia alternativa la cui priorità sia l'elaborazione di modi polimorfi di produzione paralleli a quelli del capitalismo, perfino modalità trasversali nel capitalismo stesso.

    Occorre sottomettere l'economia a un progetto edonistico di vita in comune. Non più servire il capitale, ma metterlo a disposizione degli uomini. Il trionfo del capitalismo ha firmato la condanna a morte del politico e della politica a vantaggio di un puro e semplice elogio della tecnica di amministrazione degli uomini come beni.

    Una rivoluzione copenicana: farla finita con quella religione dell'economia che fa del capitale il suo Dio e degli uomini dei volgari fedeli da taglieggiare e sfruttare a piacimento. Di modo che occorre promuovere un ateismo in materia, quantomeno un confinamento dell'economia al solo registro dei mezzi e non quello dei fini. Essa deve essere al servizio e smettere di pretendere di essere servita.

    La società senza classi è una fiction, nè possibile e neppure auspicabile. Si moltiplichino le differenze! E, il più possibile, le si solleciti, certo. In compenso, le disuguaglianze, ovvero il loro sfruttamento, no.

    Lungi dall'ottimismo leibneziano o dalle logiche darwiniane, agli antipodi dei fisiocrati come pure dai marxisti, l'economia può essere praticata, non più separata, al modo della religione sostitutiva, ma riconciliata con il complesso dei domini di attività umana.

    Qui si indulge al dionisiaco e si vagheggia un superuomo libertario e dandy:

    Un'economia generalizzata terrebbe in considerazione del pensiero di Nietzsche un desiderio infinito di dare a Dioniso il posto che gli spetta, di sottomettere Apollo a questo realizzando un'inversione di valori giacchè, di solito, è il dio dell'ebbrezza che si sottomette a quello della forma. Implicherebbe una guerra all'ideale ascetico sotto tutte le sue forme.

    Occorre sottomettere l'economia ad un principio dionisiaco e farne una tecnica che celebri le pulsioni vitali, cosa che consentirebbe una ridefinizione dell'economia libidinale auspicata da Lyotard.

    la più bella:

    La collera come modo dinamico, l'edonismo come contenuto, la volontà libertaria come mezzo, ecco cosa permette di stabilire fin d'ora una tipologia più precisa della sinistra di cui parlo.

  3. #13
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    Ti consiglio di acquistare il nuovo libro, L'età dei libertini, perché ne vale la pena.
    Un continum con quanto letto nella Politica del ribelle.

    Anzi, forse, molto meglio.

 

 
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