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Discussione: Grazie Putin!

  1. #131
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    Predefinito eccolo - 1389 l'eroica battaglia di Kosovo Polje- 1989 discorso di Milosevic

    TESTO DEL DISCORSO DI SLOBODAN MILOSEVIC, 28 GIUGNO 1989

    dinanzi ad un milione di persone convenute a Gazimestan, nella piana di Campo dei Merli ("Kosovo Polje"), nel seicentesimo anniversario della omonima battaglia


    Circostanze sociali hanno fatto sì che questo grande seicentesimo anniversario della battaglia di Kosovo Polje abbia luogo in un anno in cui la Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrità statale, nazionale, e spirituale. (1) Perciò non è difficile per noi oggi rispondere alla vecchia domanda: come ci porremo davanti a Milos? (2) Guardando a tutto il corso della storia e della vita sembra che la Serbia abbia, proprio in questo anno, nel 1989, riottenuto il suo Stato e la sua dignità e perciò che abbia celebrato un evento del passato remoto che ha un grande significato storico e simbolico per il suo futuro.

    Oggi come oggi è difficile dire quale sia la verità storica sulla battaglia del Kosovo, e che cosa sia solo leggenda. Oggi come oggi questo non ha più importanza. Oppressa dalla sofferenza ma piena di fiducia, la popolazione era solita rievocare e dimenticare, come in fondo tutte le popolazioni del mondo fanno, e si vergognava del tradimento e glorificava l'eroismo. Perciò è difficile dire oggi se la battaglia del Kosovo fu una sconfitta o una vittoria per la gente serba, se grazie ad essa fu precipitata nella schiavitù o se ne sottrasse. (3)
    Le risposte a queste domande saranne sempre cercate dalla scienza e dal popolo. Quello che è stato certo attraverso i secoli fino ai nostri giorni è che la discordia si abbattè sul Kosovo seicento anni fa. Se perdemmo la battaglia, non deve essere stato solamente il risultato della superiorità sociale e del vantaggio militare dell'Impero Ottomano, ma anche della tragica divisione nella leadership dello Stato serbo a quel tempo. In quel lontano 1389, l'Impero Ottomano non fu solamente più forte di quello dei serbi, ma ebbe anche una sorte migliore che non il regno serbo.

    La mancanza di unità ed il tradimento in Kosovo continueranno ad accompagnare il popolo serbo come un destino diabolico per tutto il corso della sua storia. (4) Persino nell'ultima guerra, questa mancanza di unità ed il tradimento hanno gettato il popolo serbo e la Serbia in una agonia, le conseguenze della quale in senso storico e morale hanno sorpassato l'aggressione fascista. (5)

    Anche in seguito, quando fu messa in piedi la Jugoslavia socialista, in questo nuovo Stato la leadership serba continuava ad essere divisa, disposta al compromesso a detrimento del suo stesso popolo. Le concessioni che molti leaders serbi fecero a spese del loro popolo non erano storicamente ne' eticamente accettabili per alcuna nazione del mondo, (6) specialmente perché i serbi non hanno mai fatto guerra di conquista o sfruttato altri nel corso della loro storia. Il loro essere nazionale e storico è stato di carattere liberatorio durante tutti i secoli e nel corso di entrambe le guerre mondiali, ed ancora oggi. I serbi hanno liberato se' stessi e quando hanno potuto hanno anche aiutato altri a liberarsi. Il fatto che in questa regione siano una nazionalità maggioritaria non è un peccato od una colpa dei serbi: questo è un vantaggio che essi non hanno usato contro altri, ma devo dire che qui, in questo grande, leggendario Campo dei Merli, i serbi non hanno usato il vantaggio di essere grandi neppure a loro beneficio.

    A causa dei loro leaders e dei loro uomini politici, e di una mentalità succube, si sentivano colpevoli dinanzi a loro stessi ed agli altri. Questa situazione è durata per decenni, è durata per anni, e ci ritroviamo adesso a Campo dei Merli a dire che le cose ora stanno diversamente.

    La divisione tra i politici serbi ha nuociuto alla Serbia, e la loro inferiorità l'ha umiliata. Perciò, nessun posto in Serbia è più adeguato, per affermare questo, della piana del Kosovo, nessun posto in Serbia è più adeguato della piana del Kosovo per dire che l'unità in Serbia porterà la prosperità al popolo serbo in Serbia ed a ciascuno dei cittadini della Serbia, indipendentemente dalla sua nazionalità o dal suo credo religioso.

    La Serbia oggi è unita e pari alle altre repubbliche, ed è pronta a fare ogni cosa per migliorare la sua posizione economica e sociale, e quella dei suoi cittadini. Se c'è unità, cooperazione e serietà, si riuscirà nell'intento. Ecco perchè l'ottimismo che è oggi in larga misura presente in Serbia, riguardo al futuro, è realistico, anche perché è basato sulla libertà che rende possibile a tutta la popolazione di esprimere le sue capacità positive, creative ed umane, allo scopo di migliorare la vita sociale e personale.

    In Serbia non hanno mai vissuto solamente i serbi. Oggi, più che nel passato, pure componenti di altri popoli e nazionalità ci vivono. Questo non è uno svantaggio per la Serbia. Io sono assolutamente convinto che questo è un vantaggio. La composizione nazionale di quasi tutti i paesi del mondo oggi, e soprattutto di quelli sviluppati, si è andata trasformando in questa direzione. Cittadini di diverse nazionalità, religioni, e razze sempre più spesso e con sempre maggior successo vivono insieme.

    In particolare il socialismo, che è una società democratica progressista e giusta, non dovrebbe consentire alle genti di essere divise sotto il profilo nazionale o sotto quelo religioso. Le sole differenze che uno potrebbe e dovrebbe consentire nel socialismo sono tra quelli che lavorano sodo ed i fannulloni, ovvero tra gli onesti ed i disonesti. Perciò, tutte le persone che in Serbia vivono del loro lavoro, onestamente, rispettando le altre persone e le altre nazionalità, vivono nella loro Repubblica.

    Dopotutto, l'intero nostro paese dovrebbe essere fondato sulla base di questi principi. La Jugoslavia è una comunità multinazionale e può sopravvivere solo alle condizioni della eguaglianza piena per tutte le nazioni che ci vivono.

    La crisi che ha colpito la Jugoslavia ha portato con se' divisioni nazionali, ma anche sociali, culturali, religiose, e molte altre meno importanti. Tra queste divisioni, quelle nazionalistiche hanno dimostrato di essere le più drammatiche. Risolverle renderà più semplice rimuovere altre divisioni e mitigare le conseguenze che esse hanno creato.

    Da quando esistono le comunità plurinazionali, il loro punto debole è sempre stato nei rapporti tra le varie nazionalità. La minaccia è che ad un certo punto emerga il dubbio che una nazione sia messa in pericolo dalle altre - e questo può dare il via ad una ondata di sospetti, di accuse, e di intolleranza, una ondata che necessariamente cresce e si arresta con difficoltà. Questa minaccia è stata appesa come una spada sulle nostre teste per tutto il tempo. Nemici interni ed esterni delle comunità multinazionali sono coscienti di questo e perciò organizzano la loro attività contro le società plurinazionali, soprattutto fomentando i conflitti nazionali. A questo punto, noi qui in Jugoslavia ci comportiamo come se non avessimo mai avuto una esperienza del genere e come se nel nostro passato recente e remoto non avessimo mai vissuto la peggiore tragedia, in tema di conflitti nazionali, che una società possa mai vivere ed a cui possa mai sopravvivere.

    Rapporti equi ed armoniosi tra i popoli jugoslavi sono una condizione necessaria per l'esistenza della Jugoslavia e perchè essa trovi la sua via d'uscita dalla crisi, ed in particolare essi sono condizione necessaria per la sua prosperità economica e sociale. A questo riguardo la Jugoslavia non si pone al di fuori del contesto sociale del mondo contemporaneo, in particolare di quello sviluppato. Questo mondo è sempre più contrassegnato dalla tolleranza tra nazioni, dalla cooperazione tra nazioni, ed anche dalla eguaglianza tra nazioni. Il moderno sviluppo economico e tecnologico, ed anche quello politico e culturale, hanno condotto i vari popoli l'uno verso l'altro, rendendoli interdipendenti e sempre più paritari. Popoli eguali ed uniti tra loro possono soprattutto diventare parte della civiltà verso cui si dirige il genere umano. Se noi non possiamo essere alla testa della colonna che guida la suddetta civiltà, sicuramente non c'è nessuna ragione nemmeno per rimanere in fondo.

    Ai tempi di questa famosa battaglia combattuta nel Kosovo, le genti guardavano alle stelle attendendosi aiuto da loro. Adesso, sei secoli dopo, esse guardano ancora le stelle, in attesa di conquistarle. Nel primo caso, potevano ancora permettersi di essere disunite e di coltivare odio e tradimento perché vivevano in mondi più piccoli, solo poco legati tra loro. Adesso, come abitanti di questo pianeta, non possono conquistare nemmeno il loro stesso pianeta se non sono unite, per non parlare degli altri pianeti, a meno che non vivano in mutua armonia e solidarietà.

    Perciò, le parole dedicate all'unità, alla solidarietà, alla cooperazione tra le genti non hanno significato più grande in alcun luogo della nostra terra natia di quello che hanno qui, sul campo del Kosovo, che è simbolo di divisione e di tradimento.

    Nella memoria del popolo serbo, questa disunione fu decisiva nel causare la perdita della battaglia e nell'arrecare il destino che che gravò sulla Serbia per ben sei secoli.

    Ma se pure da un punto di vista storico le cose non andarono così, rimane certo che il popolo considerò la divisione come il suo peggior flagello. Perciò è un obbligo per il popolo rimuovere le divisioni, così da potersi proteggere dalle sconfitte, dai fallimenti, e dalla sfiducia nel futuro.

    Quest'anno il popolo serbo ha compreso la necessità della mutua armonia come condizione indispensabile per la sua vita presente e per gli sviluppi futuri.

    Io sono convinto che questa coscienza dell'armonia e dell'unità renderà possibile alla Serbia non solo di funzionare in quanto Stato, ma di funzionare bene. Perciò io credo che abbia senso dirlo qui, in Kosovo, dove quella divisione un tempo fece precipitare la Serbia tragicamente all'indietro di secoli, mettendola a repentaglio, e dove l'unità rinnovata può farla avanzare e farle riacquistare dignità. Questa coscienza dei reciproci rapporti costituisce una necessità elementare anche per la Jugoslavia, perchè il suo destino è nelle mani unite di tutti i suoi popoli.

    L'eroismo del Kosovo ha ispirato la nostra creatività per sei secoli, ed ha nutrito il nostro orgoglio e non ci consente di dimenticare che un tempo fummo un'esercito grande, coraggioso ed orgoglioso, uno dei pochi che non si potevano vincere nemmeno nella sconfitta.

    Sei secoli dopo, adesso, noi veniamo nuovamente impegnati in battaglie e dobbiamo affrontare battaglie. Non sono battaglie armate, benché queste non si possano mai escludere. Tuttavia, indipendentemente dal tipo di battaglie, nessuna di esse può essere vinta senza determinazione, coraggio, e sacrificio, senza le qualità nobili che erano presenti qui sul campo del Kosovo nei tempi andati. La nostra battaglia principale adesso riguarda il raggiungimento della prosperità economica, politica, culturale, e sociale in genere, perché si trovi un approccio più veloce ed efficace verso la civiltà nella quale la gente vivrà nel XXImo secolo. Per questa battaglia noi abbiamo sicuramente bisogno di eroismo, naturalmente un eroismo di un tipo un po' diverso; ma quel coraggio senza il quale non si ottiene niente di serio e di grande resta resta immutato, e resta assolutamente necessario.

    Sei secoli fa, la Serbia si è eroicamente difesa sul campo del Kosovo, ma ha anche difeso l'Europa. A quel tempo la Serbia era il bastione a difesa della cultura, della religione, e della società europea in generale. Perciò oggi ci sembra non solo ingiusto, ma persino antistorico e del tutto assurdo parlare della appartenenza della Serbia all'Europa. La Serbia è stata una parte dell'Europa incessantemente, ed ora tanto quanto nel passato, ovviamente nella sua maniera specifica, ma in una maniera che non l'ha mai privata di dignità in senso storico.
    È con questo spirito che noi ci accingiamo adesso a costruire una società ricca e democratica, contribuendo così alla prosperità di questa bella terra, questa terra che ingiustamente soffre, ma contribuendo anche agli sforzi di tutti i popoli della nostra era lanciati verso il progresso, sforzi che essi compiono per un mondo migliore e più felice.

    Che la memoria dell'eroismo del Kosovo viva in eterno!
    Viva la Serbia!
    Viva la Jugoslavia!
    Viva la pace e la fratellanza tra i popoli!


    Fonte: National Technical Information Service, Dept. of Commerce, USA
    Traduzione a cura del Coordinamento Romano per la Jugoslavia, 1999

    NOTE:
    (1) Si riferisce alla abrogazione della "autonomia speciale", in vigore nella regione del Kosovo dal 1974, che le garantiva uno status di settima Repubblica jugoslava "de facto".
    (2) Milos Obilic, leggendario eroe della battaglia del Kosovo.
    (3) Storicamente la Battaglia di Campo dei Merli non rappresentò ancora lo smembramento del Regno di Serbia, che avvenne infatti solo settanta anni dopo.
    (4) Non a caso le "quattro esse" cirilliche della bandiera tradizionale serba significano "Samo Sloga Srbe Spasava", ovvero: "solo la concordia salverà i serbi".
    (5) Milosevic si riferisce forse all'alleanza con l'Asse, voluta da alcuni dirigenti monarchici nel 1941 ma subito rigettata dal popolo belgradese secondo il celebre slogan "Bolje rat nego pakt" ("Meglio la guerra che il patto"); oppure al governo collaborazionista filo-tedesco di Nedic; o ancora alla alleanza dei cetnici con il nazismo tedesco dopo la capitolazione dell'Italia, in funzione anticomunista.
    (6) Si riferisce evidentemente alla strutturazione della Serbia in Repubblica con due regione autonome con diritto di veto, quasi Repubbliche a se stanti, in base alla riforma costituzionale del 1974.


  2. #132
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    Predefinito nota 5

    La nota 5 è un capolavoro di supposizioni dei gestori del sito, noti estimatori del giudeo-massone serbofobo e russofono Tito - alias Weiss - nemico storico della Serbità e autore del processo di islamizzazione della Bosnia e shiptarizzazione della culla serba del Kosmet. Parla in proposito di un'agonia PEGGIORE del fascismo! ma i gestoria del sito evitano di fare il punto sui riferimenti alla serbofobia titoista.
    In realtà, la Serbia di Slobodan Milosevic assistetette al recupero integrale del Patriottismo Cetnico. E in parte anche alla riabilitazione di Nedic e Ljotic. Certamente quando si dovevano attaccare gli islamisti al servizio della Cia o gli ustasha si usava il termine "nazista", ma è una nemesi storica.

  3. #133
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    Bellissimo discorso. La sfortuna di Slobodan è stata che altri avevano già deciso che la Jugoslavia andava distrutta.
    I motivi? Geopolitici ed economici.

  4. #134
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  5. #135
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    Citazione Originariamente Scritto da frontista Visualizza Messaggio
    Bellissimo discorso. La sfortuna di Slobodan è stata che altri avevano già deciso che la Jugoslavia andava distrutta.
    I motivi? Geopolitici ed economici.

    Nonostante la mancanza di radicalismo nei momenti dovuti (bloccò Mladic e Karadzic, firmò Dayton ecc e tutte le cose che conosciamo e che pagherà a carissimo prezzo con la distruzione della Serbia di cui parli a ragione Tu), ebbe l'immenso, indimenticabile merito storico di abolire il Partito Comunista titoista e fondare un Partito Sociale Serbo basato sul culto della difesa nazionale serba.

  6. #136
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    Predefinito liberate il presidente!


  7. #137
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    Predefinito avanti Russia


  8. #138
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    Vladimir, Duce d'Europa.

  9. #139
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    Vladimir, Duce d'Europa.

    AVANTI RUSSIA!

  10. #140
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    Citazione Originariamente Scritto da impresentabile Visualizza Messaggio
    La nota 5 è un capolavoro di supposizioni dei gestori del sito, noti estimatori del giudeo-massone serbofobo e russofono Tito - alias Weiss - nemico storico della Serbità e autore del processo di islamizzazione della Bosnia e shiptarizzazione della culla serba del Kosmet. Parla in proposito di un'agonia PEGGIORE del fascismo! ma i gestoria del sito evitano di fare il punto sui riferimenti alla serbofobia titoista.
    In realtà, la Serbia di Slobodan Milosevic assistetette al recupero integrale del Patriottismo Cetnico. E in parte anche alla riabilitazione di Nedic e Ljotic. Certamente quando si dovevano attaccare gli islamisti al servizio della Cia o gli ustasha si usava il termine "nazista", ma è una nemesi storica.

    LA POLITICA ANTISERBA DI JOSIP BROZ
    Marco Bagozzi
    http://www.generazioneeuropa.it
    Si chiamano “Cordinamento Nazionale per la Jugoslavia” e sono i nostalgici italiani di Tito. Nel loro sito hanno (www.cnj.it) hanno da anni iniziato una campagna per dimostrare che l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia sia in realtà un vecchio programma della Germania Nazionalsocialista e dell’Italia Fascista. Va riconosciuto, senza alcun dubbio, che l’Italia Fascista fece di tutto per strappare la regione alla Jugoslavia per unirla all’Albania, allora protettorato italiano (dal sito http://www.cnj.it/documentazione/kosova.htm). Bisogna però sottolineare che l’atteggiamento italiano non era motivato da una politica antiserba, ma semplicemente per una tattica di “sfere di influenza” (l’Albania all’Italia e la Serbia alla Germania).
    Questa in estrema sintesi la politica fascista nei Balcani. Ma Tito? Cosa fece il Maresciallo ai Serbi e in Kosovo?
    A detta di numerosi intellettuali e storici serbi il Maresciallo attuò fin dall’immediato dopoguerra una politica antiserba. Dal punto di vista ideologico, lo jugoslavismo di Tito si manifestava nel ridimensionamento delle prospettive serbe, a favore delle repubbliche slovena e croata. Tito, va ricordato era croato (anche se sulla sua reale origine girano numerose voci, vedi Stefano Terra, Tre anni con Tito, ed.Mgs Press). Per Tito “Una forte Serbia è una Jugoslavia debole”.
    Gia nel 1945 la l’atteggiamento persecutorio verso la popolazione serba fu durissimo. A detta di Tito i serbi avevano accettato con troppa benevolenza l’invasore tedesco. Oltre alla popolazione a subire una radicale repressione fu il movimento nazionalista dei Cetnici. Riguardo alla posizione arzigogolata dei “titini di casa nostra” sui cetnici rimando al sito: http://www.cnj.it/documentazione/cetnici.htm. Chissa come ci rimangono i novelli Partizani a vedere le numerose bandiere monarchice e cetniche nelle strade di Belgrado…
    Uno dei primi “editti” del regime titino fu quello che non permetteva ai profughi (in particolare serbi) di ritornare nelle zone di origine. Questo fu il primo atto della deserbizzazione del Kosovo, in quanto durante la guerra, a causa di scontri furono moltissimi i serbi a lasciare la terra kosovara.
    Nella stessa logica si inserisce anche lo strappo con Stalin del 1948. « Il suo scontro con Stalin nel 1948 non fu tanto ideologico quanto geopolitico. In sostanza Tito spostò la Jugoslavia socialista nella sfera occidentale. Lo testimoniano molti documenti. Per esempio nel 1953 e nel 1054 Tito firmò gli accordi bilaterali segreti di Bled (in Slovenia) con la Grecia e la Turchia, associando praticamente la Jugoslavia socialista alla NATO. Ne 1960 tali documento furono ampliato con la Grecia e Tito si impegnò che, nel caso di guerra in Europa (era evidente che l'unica guerra possibile era quella fra USA e URSS), la Jugoslavia avrebbe messo tutto il suo territorio e tutte le sue basi militari a disposizione della NATO.[...]Dopo la rottura con l'URSS del 1948, la Jugoslavia firmò oltre 170 accordi prevalentemente segreti che la legavano agli USA»(Dragan Mraovic in Eurasia 1/2007). Quindi lo slittamento della Jugoslavia nel campo occidentale privò la Serbia del suo storico alleato la Russia (alleanza che si dimostra virtuosa ancora oggi!). L’adesione del regime di Tito alla sfera occidentale (non va dimenticato che Tito già durante la guerra era “un uomo degli inglesi e degli americani”) è confermata anche da Ludovico Inciso di Camerana che nel suo “I ragazzi del Che” (ed.Corbaccio, 2007) sostiene che dietro a un rifiuto jugoslavo di concessioni d’armi alla Cuba castrista «ci sia stato lo zampino de governo americano» (pag.70).
    Nel 1974 la Costituzione Jugoslava determinava la tripartizione della repubblica serba (unico caso rispetto alle altre cinque repubbliche): venivano create le province autonome di Vojvodina e Kosovo. Si può considerare questo il primo passo del cammino per l’indipendenza kosovara.
    Alla morte del Maresciallo Tito (4 maggio 1980) le voci serbe del dissenso acquistano maggior visibilità. Già nel 1982 un Rapporto degli organi della Repubblica serba denunciava la politica persecutoria verso i serbi attuata dal regime del defunto Tito.
    Ma in particolare fu il famoso Memorandum dell’Accademia delle Scienze e delle Arti di Belgrado del 1986 a descrivere il progetto di completa pulizia etnica dei serbi in Kosovo. Il testo è un vero e proprio atto di accusa a Tito. Il Memorandum non chiedeva ai serbi di disconoscere la Jugoslavia, ma chiedeva alla Jugoslavia di riconoscere le giuste ambizioni del popolo serbo. « Il destino del Kosovo resta una questione vitale per il popolo serbo tutto intero. Se non viene risolta nell'unico modo effettivo, se un'autentica sicurezza e una uguaglianza di diritti di tutti i popoli che vivono nel Kosovo e in Metohija non vengono instaurate, se non vengono create condizioni salde e durature per il ritorno della popolazione scacciata, questa parte della Repubblica di Serbia diventerà un problema europeo con conseguenze assai pesanti. (...). La diversità etnica in numerosi territori balcanici corrisponde al profilo etnico della popolazione balcanica. La rivendicazione di un Kosovo etnicamente puro non è soltanto una pesante e diretta minaccia per tutti i popoli che vi si trovano in minoranza, ma, se si affermerà, rappresenterà un pericolo reale e quotidiano per tutti i popoli della Jugoslavia».
    Le direttive del Memorandum furono fatte proprie da Slobodan Milosevic, che negli anni della sua presidenza affermò l’egemonia della Serbia all’interno della Repubblica Jugoslava.
    Non è infatti un mistero che fu proprio questa politica serbo-centrica e filo-russa a portare le potenze occidentaliste a dichiarare distruggere la Jugoslavia e a mettere in ginocchio la Serbia e il suo capo.
    Non è difficile vedere la discontinuità tra il regime titino e il governo di Milosevic. Se il primo fu sempre costantemente uomo degli occidentali e dei salotti buoni (non dimentichiamo le numerose presenze ai funerali del Maresciallo, tra cui Pertini e le foto che lo ritraggono con il presidente americano Richard Nixon e la sua visita ufficiale in America dal residente Carter (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/eb/Cartertito19782.jpg), il secondo ha pagato la sua politica con la morte nel carcere dell’Aja.

 

 
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