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Discussione: Crolla il Colosseo

  1. #11
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    Predefinito Rif: Crolla il Colosseo

    Citazione Originariamente Scritto da jotsecondo Visualizza Messaggio
    Il Colosseo è l'emblema del potere di roma.

    In esso si versava il sangue di molti come forma di delirio nell'osannare il potere di roma.

    Il sangue faceva parte di un rituale che serviva a mantenere alto il sentimento delinquenziale che è stato il pilastro della cultura romana.

    Un mondo costruito sull'omicidio.
    Un rituale per tenere alto il simbolo criminale che già era insita nei fondatori di quel popolo.

    La forma delinquenziale, tenuta viva attraverso lo spettacolo della morte inteso come un sacrificio continuativo,
    Fu tale lo sterminio che ancora oggi roma conserva quell'emblema del male che permette ed ammette lo sfruttamento di chiunque si avvicina,

    Aveva ragione Mazzini quando per il trionfo del satanismo asseriva che il medesimo non avrebbe mai trionfato se non si prendeva roma.

    E roma la hanno presa.
    E noi la manteniamo.
    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Pensa che hanno dovuto inventare la balla dei sei milioni di morti per addossare la colpa del popolo "intrinsecamete" cattivo ai tedeschi (i sionisti parlavano e scrivevano di sei milioni di morti già alla fine dell'Ottocento).

    I romani, invece, si vantano dei loro crimini, ne vanno orgogliosi ed elevano il campo di sterminio per eccellenza a simbolo architettonico della loro città. E della loro essenza più profonda.
    ... nulla a che vedere con i più "evoluti" padagni di allora.... :gluglu:

    Un aspetto del sacrificio (Gallo-Celtico) è quello che gli dà una valenza di omaggio o, meglio, di scambio. Tale valenza nasceva dalla convinzione che gli dei, per salvare una vita, guarire un moribondo o far tornare una persona scomparsa, richiedessero in cambio un'altra vita umana.
    Si ricorreva così ai prigionieri di guerra e quando questi scarseggiavano, si faceva ricorso a soggetti della stessa comunità.
    I Druidi, comunque, erano sempre e ineluttabilmente i mediatori di questi riti.
    Per dare un'idea, ora, della crudezza della pratica sacrifica presso i Celti, rifacciamoci a tre autori romani. Nell'ordine, Cesare, Strabone e Diodoro Siculo.
    Cesare, nel De Bello Gallico (VI,16), scrive:

    "I Galli sono molto dediti alle pratiche religiose, perciò quelli che sono gravemente ammalati o si trovano in guerra o in pericolo, fanno sacrifici umani o fanno voto di immolarne e si servono dei druidi come esecutori di questi sacrifici: essi credono infatti che gli dei immortali non possono essere soddisfatti se non si dà loro, in cambio della vita di un uomo, la vita di un altro uomo; fanno perciò anche sacrifici ufficiali di questo genere. Certe popolazioni costruiscono statue enormi, fatte di vimini intrecciati, che riempiono di uomini vivi ed incendiano, facendoli morire tra e fiamme. Credono che cosa più gradita agli dei sia il sacrificio di coloro che sono sorpresi a rubare, rapinare o commettere qualche altro delitto; ma quando mancano costoro, sacrificano anche degli innocenti."

    Strabone (Geogr. IV, 5), scrive:

    "I Romani posero fine a queste usanze, nonché ai sacrifici e alle pratiche divinatorie contrastanti con le nostre istituzioni. Così un uomo era stato consacrato agli dei, lo si colpiva alla spalla con una spada da combattimento e si divinava il futuro a seconda delle convulsioni dell'agonizzante. Non si praticavano mai sacrifici senza l'assistenza dei druidi: così talora uccidevano le vittime a colpi di frecce, o le crocifiggevano nei loro templi o, ancora, fabbricavano un colosso di fieno e di legno, vi introducevano animali domestici e selvatici di ogni tipo assieme a degli uomini e vi appiccavano fuoco."

    Ed ecco cosa dice Diodoro Siculo:

    "Essi sono - è una conseguenza della loro natura selvaggia - di un'empietà mostruosa nei loro sacrifici. Così, tengono imprigionati i malfattori per un periodo di cinque anni e poi, in onore ai loro dei, li impalano e ne vanno degli olocausti, aggiungendo ad essi molte altre offerte, su immense pire appositamente preparate. Trasformano anche i prigionieri di guerra in vittime per onorare i loro dei. Alcuni usano allo stesso modo anche gli animali catturati in guerra. Li uccidono unitamente agli uomini o li bruciano, o li fanno perire con altri supplizi."

    Il seguente schema può essere utile per classificare i vari tipi di sacrificio rituale in uso presso i Celti:

    * INCRUENTO, ovvero a livello sacerdotale usando per uccidere gli elementi della natura, senza uso di armi. Abbiamo così le impiccagioni, le crocifissioni, le immersioni, le cremazioni e le inumazioni.
    * CRUENTO, ovvero uccisione con la spada, la lancia o qualsiasi altra arma.
    * LIQUIDO O VEGETALE, tramite oblazione o libagione fino a far scoppiare lo stomaco.

    Tutti questi sacrifici così atroci, come ripeto, ci generano sgomento e riprovazione, però noi non siamo a conoscenza di come i concetti di vita e morte fossero vissuti ed amalgamati nella mentalità dei Celti.
    Ho l'impressione che anche le morti più cruente per sacrificio fossero viste come una sorta di fenomeno naturale rientrante nel significato sacrale degli eventi, che spesso richiedeva vite umane attraverso le guerre o svariate sofferenze.
    Al più, nel concetto celtico, il Druido si sostituiva gli dei e, in loro onore, generava processi naturali di trasformazione da vita fisica a morte.


    Edicolaweb - DRUIDI E SACRIFICI UMANI NEL MONDO CELTICO - di Antonio Bruno

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  2. #12
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    Predefinito Rif: Crolla il Colosseo

    Citazione Originariamente Scritto da Polemiko Visualizza Messaggio
    ... nulla a che vedere con i più "evoluti" padagni di allora.... :gluglu:

    Un aspetto del sacrificio (Gallo-Celtico) è quello che gli dà una valenza di omaggio o, meglio, di scambio. Tale valenza nasceva dalla convinzione che gli dei, per salvare una vita, guarire un moribondo o far tornare una persona scomparsa, richiedessero in cambio un'altra vita umana.
    Si ricorreva così ai prigionieri di guerra e quando questi scarseggiavano, si faceva ricorso a soggetti della stessa comunità.
    I Druidi, comunque, erano sempre e ineluttabilmente i mediatori di questi riti.
    Per dare un'idea, ora, della crudezza della pratica sacrifica presso i Celti, rifacciamoci a tre autori romani. Nell'ordine, Cesare, Strabone e Diodoro Siculo.
    Cesare, nel De Bello Gallico (VI,16), scrive:

    "I Galli sono molto dediti alle pratiche religiose, perciò quelli che sono gravemente ammalati o si trovano in guerra o in pericolo, fanno sacrifici umani o fanno voto di immolarne e si servono dei druidi come esecutori di questi sacrifici: essi credono infatti che gli dei immortali non possono essere soddisfatti se non si dà loro, in cambio della vita di un uomo, la vita di un altro uomo; fanno perciò anche sacrifici ufficiali di questo genere. Certe popolazioni costruiscono statue enormi, fatte di vimini intrecciati, che riempiono di uomini vivi ed incendiano, facendoli morire tra e fiamme. Credono che cosa più gradita agli dei sia il sacrificio di coloro che sono sorpresi a rubare, rapinare o commettere qualche altro delitto; ma quando mancano costoro, sacrificano anche degli innocenti."

    Strabone (Geogr. IV, 5), scrive:

    "I Romani posero fine a queste usanze, nonché ai sacrifici e alle pratiche divinatorie contrastanti con le nostre istituzioni. Così un uomo era stato consacrato agli dei, lo si colpiva alla spalla con una spada da combattimento e si divinava il futuro a seconda delle convulsioni dell'agonizzante. Non si praticavano mai sacrifici senza l'assistenza dei druidi: così talora uccidevano le vittime a colpi di frecce, o le crocifiggevano nei loro templi o, ancora, fabbricavano un colosso di fieno e di legno, vi introducevano animali domestici e selvatici di ogni tipo assieme a degli uomini e vi appiccavano fuoco."

    Ed ecco cosa dice Diodoro Siculo:

    "Essi sono - è una conseguenza della loro natura selvaggia - di un'empietà mostruosa nei loro sacrifici. Così, tengono imprigionati i malfattori per un periodo di cinque anni e poi, in onore ai loro dei, li impalano e ne vanno degli olocausti, aggiungendo ad essi molte altre offerte, su immense pire appositamente preparate. Trasformano anche i prigionieri di guerra in vittime per onorare i loro dei. Alcuni usano allo stesso modo anche gli animali catturati in guerra. Li uccidono unitamente agli uomini o li bruciano, o li fanno perire con altri supplizi."

    Il seguente schema può essere utile per classificare i vari tipi di sacrificio rituale in uso presso i Celti:

    * INCRUENTO, ovvero a livello sacerdotale usando per uccidere gli elementi della natura, senza uso di armi. Abbiamo così le impiccagioni, le crocifissioni, le immersioni, le cremazioni e le inumazioni.
    * CRUENTO, ovvero uccisione con la spada, la lancia o qualsiasi altra arma.
    * LIQUIDO O VEGETALE, tramite oblazione o libagione fino a far scoppiare lo stomaco.

    Tutti questi sacrifici così atroci, come ripeto, ci generano sgomento e riprovazione, però noi non siamo a conoscenza di come i concetti di vita e morte fossero vissuti ed amalgamati nella mentalità dei Celti.
    Ho l'impressione che anche le morti più cruente per sacrificio fossero viste come una sorta di fenomeno naturale rientrante nel significato sacrale degli eventi, che spesso richiedeva vite umane attraverso le guerre o svariate sofferenze.
    Al più, nel concetto celtico, il Druido si sostituiva gli dei e, in loro onore, generava processi naturali di trasformazione da vita fisica a morte.


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    Tutte stronzate di origine romana.
    Come stronzate sono le fonti "classiche" del sapere.
    I peggiori criminali della storia ci deswcrivono i "cattivi" che hanno sterminato.

    L'epoca delle balle a buon prezzo è FINITO.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #13
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    Predefinito Rif: Crolla il Colosseo

    per una volta l'intruso di turno mi trova d'accordo. Rifarsi ai Celti per trovar la forza di rinnegare una porcheria inguardabile con l'italia è sciocco e fuorviante. L'italia fa schifo al punto che dovremmo provare naturale e profonda ripugnanza per essa usandola come paradigma di tutto ciò che non vogliamo sia il mondo che lasceremo nostri figli. E lo schifo che proviamo dovrebbe farci superare qualsiasi divisione. Le pallide e indistinte sembianze dei Celti non ci servono affatto per imboccare la strada giusta.

    Scusami Rot, con profondo rispetto per te.
    Ultima modifica di semipadano; 11-05-10 alle 09:25
    L'occasione fa l'uomo italiano

  4. #14
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    Predefinito Rif: Crolla il Colosseo

    Quando si vince si dice sempre che il perdente è un criminale.

    ( Alla fine Giulio Cesare era un criminale, però essendo vincente non fu mai considerato tale.)

    Chi uccide in sacrifici umani è sempre delinquente, ma lo è di più chi li sublima come fa roma.
    E ne fa un vanto storico, come simbolo di potere.

    L'atto criminale è peggiore quanto viene considerato come parte di momento di civiltà da un popolo.

    Se si continua a considerare roma come faro di civiltà allora si è complici e compiaciuti di tali momenti. ( pertanto mai fidarsi)

    ( credere a Giulio Cesare è come credere alle memorie di Toto Reina)

  5. #15
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    Predefinito Rif: Crolla il Colosseo

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    per una volta l'intruso di turno mi trova d'accordo. Rifarsi ai Celti per trovar la forza di rinnegare una porcheria inguardabile con l'italia è sciocco e fuorviante. L'italia fa schifo al punto che dovremmo provare naturale e profonda ripugnanza per essa usandola come paradigma di tutto ciò che non vogliamo sia il mondo che lasceremo nostri figli. E lo schifo che proviamo dovrebbe farci superare qualsiasi divisione. Le pallide e indistinte sembianze dei Celti non ci servono affatto per imboccare la strada giusta.

    Scusami Rot, con profondo rispetto per te.
    Liguri, Celti e Germani sono i nostri antenati, le nostre radici. Siamo NOI. Negarlo o ignorarlo è autolesionismo oltreché ingiusto.

    Poi ciascuno è libero di pernsare ciò che vuole.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #16
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    Predefinito Rif: Crolla il Colosseo

    Citazione Originariamente Scritto da jotsecondo Visualizza Messaggio
    Quando si vince si dice sempre che il perdente è un criminale.

    ( Alla fine Giulio Cesare era un criminale, però essendo vincente non fu mai considerato tale.)

    Chi uccide in sacrifici umani è sempre delinquente, ma lo è di più chi li sublima come fa roma.
    E ne fa un vanto storico, come simbolo di potere.

    L'atto criminale è peggiore quanto viene considerato come parte di momento di civiltà da un popolo.

    Se si continua a considerare roma come faro di civiltà allora si è complici e compiaciuti di tali momenti. ( pertanto mai fidarsi)

    ( credere a Giulio Cesare è come credere alle memorie di Toto Reina)
    giulio cesare è stato uno dei peggiori criminali della storia dell'intera umanità. Ed è stato elevato a FONTE di conoscenza nonché considerato riferimento culturale.

    Il crimine continua, con il soccorso suicida delle vittime.

    BEOZIA LIBERA
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da jotsecondo Visualizza Messaggio
    Quando si vince si dice sempre che il perdente è un criminale.

    ( Alla fine Giulio Cesare era un criminale, però essendo vincente non fu mai considerato tale.)

    Chi uccide in sacrifici umani è sempre delinquente, ma lo è di più chi li sublima come fa roma.
    E ne fa un vanto storico, come simbolo di potere.

    L'atto criminale è peggiore quanto viene considerato come parte di momento di civiltà da un popolo.

    Se si continua a considerare roma come faro di civiltà allora si è complici e compiaciuti di tali momenti. ( pertanto mai fidarsi)

    ( credere a Giulio Cesare è come credere alle memorie di Toto Reina)
    ... in effetti senza l'impero romano probabilmente oggi il cristianesimo neppure esisterebbe... e neppure l'islam... :giagia:

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  8. #18
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    Predefinito Rif: Crolla il Colosseo

    Citazione Originariamente Scritto da semipadano Visualizza Messaggio
    per una volta l'intruso di turno mi trova d'accordo. Rifarsi ai Celti per trovar la forza di rinnegare una porcheria inguardabile con l'italia è sciocco e fuorviante. L'italia fa schifo al punto che dovremmo provare naturale e profonda ripugnanza per essa usandola come paradigma di tutto ciò che non vogliamo sia il mondo che lasceremo nostri figli. E lo schifo che proviamo dovrebbe farci superare qualsiasi divisione. Le pallide e indistinte sembianze dei Celti non ci servono affatto per imboccare la strada giusta.

    ...
    Condivido al 100%.
    Senza voler nulla togliere a quelle che sono le radici delle genti del Nord, bisogna ribadire che il presente da solo basta a giustificare il desiderio di far affondare quell'esperimento fallimentare che va sotto il nome di Unita' d'italia.

    Jot, una cortesia: puoi consigliarmi qualche lettura ben documentata sui palladiani? Grazie!

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da El massariol cortese Visualizza Messaggio
    Senza voler nulla togliere a quelle che sono le radici delle genti del Nord, bisogna ribadire che il presente da solo basta a giustificare il desiderio di far affondare quell'esperimento fallimentare che va sotto il nome di Unita' d'italia.

    verissimo

  10. #20
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    Wink Rif: Crolla il Colosseo

    Citazione Originariamente Scritto da Polemiko Visualizza Messaggio
    ... nulla a che vedere con i più "evoluti" padagni di allora.... :gluglu:

    Un aspetto del sacrificio (Gallo-Celtico) è quello che gli dà una valenza di omaggio o, meglio, di scambio. Tale valenza nasceva dalla convinzione che gli dei, per salvare una vita, guarire un moribondo o far tornare una persona scomparsa, richiedessero in cambio un'altra vita umana.
    Si ricorreva così ai prigionieri di guerra e quando questi scarseggiavano, si faceva ricorso a soggetti della stessa comunità.
    I Druidi, comunque, erano sempre e ineluttabilmente i mediatori di questi riti.
    Per dare un'idea, ora, della crudezza della pratica sacrifica presso i Celti, rifacciamoci a tre autori romani. Nell'ordine, Cesare, Strabone e Diodoro Siculo.
    Cesare, nel De Bello Gallico (VI,16), scrive:

    "I Galli sono molto dediti alle pratiche religiose, perciò quelli che sono gravemente ammalati o si trovano in guerra o in pericolo, fanno sacrifici umani o fanno voto di immolarne e si servono dei druidi come esecutori di questi sacrifici: essi credono infatti che gli dei immortali non possono essere soddisfatti se non si dà loro, in cambio della vita di un uomo, la vita di un altro uomo; fanno perciò anche sacrifici ufficiali di questo genere. Certe popolazioni costruiscono statue enormi, fatte di vimini intrecciati, che riempiono di uomini vivi ed incendiano, facendoli morire tra e fiamme. Credono che cosa più gradita agli dei sia il sacrificio di coloro che sono sorpresi a rubare, rapinare o commettere qualche altro delitto; ma quando mancano costoro, sacrificano anche degli innocenti."

    Strabone (Geogr. IV, 5), scrive:

    "I Romani posero fine a queste usanze, nonché ai sacrifici e alle pratiche divinatorie contrastanti con le nostre istituzioni. Così un uomo era stato consacrato agli dei, lo si colpiva alla spalla con una spada da combattimento e si divinava il futuro a seconda delle convulsioni dell'agonizzante. Non si praticavano mai sacrifici senza l'assistenza dei druidi: così talora uccidevano le vittime a colpi di frecce, o le crocifiggevano nei loro templi o, ancora, fabbricavano un colosso di fieno e di legno, vi introducevano animali domestici e selvatici di ogni tipo assieme a degli uomini e vi appiccavano fuoco."

    Ed ecco cosa dice Diodoro Siculo:

    "Essi sono - è una conseguenza della loro natura selvaggia - di un'empietà mostruosa nei loro sacrifici. Così, tengono imprigionati i malfattori per un periodo di cinque anni e poi, in onore ai loro dei, li impalano e ne vanno degli olocausti, aggiungendo ad essi molte altre offerte, su immense pire appositamente preparate. Trasformano anche i prigionieri di guerra in vittime per onorare i loro dei. Alcuni usano allo stesso modo anche gli animali catturati in guerra. Li uccidono unitamente agli uomini o li bruciano, o li fanno perire con altri supplizi."

    Il seguente schema può essere utile per classificare i vari tipi di sacrificio rituale in uso presso i Celti:

    * INCRUENTO, ovvero a livello sacerdotale usando per uccidere gli elementi della natura, senza uso di armi. Abbiamo così le impiccagioni, le crocifissioni, le immersioni, le cremazioni e le inumazioni.
    * CRUENTO, ovvero uccisione con la spada, la lancia o qualsiasi altra arma.
    * LIQUIDO O VEGETALE, tramite oblazione o libagione fino a far scoppiare lo stomaco.

    Tutti questi sacrifici così atroci, come ripeto, ci generano sgomento e riprovazione, però noi non siamo a conoscenza di come i concetti di vita e morte fossero vissuti ed amalgamati nella mentalità dei Celti.
    Ho l'impressione che anche le morti più cruente per sacrificio fossero viste come una sorta di fenomeno naturale rientrante nel significato sacrale degli eventi, che spesso richiedeva vite umane attraverso le guerre o svariate sofferenze.
    Al più, nel concetto celtico, il Druido si sostituiva gli dei e, in loro onore, generava processi naturali di trasformazione da vita fisica a morte.


    Edicolaweb - DRUIDI E SACRIFICI UMANI NEL MONDO CELTICO - di Antonio Bruno
    i sacrifici umani erano una peculiarità di tutti i popoli di origine indoeuropea.
    tutti i popoli colonizzatori e guerrieri avevano l'indole di sacrificare agli dei le loro vittime in cambio di protezione e prosperità
    Ma la componente mistica era in realtà una componente secondaria nel processo evolutivo di questi popoli.
    Questo non vuol dure che altri popoli non fecero uso del sacrificio o meglio della morte come arma per affermare la superiorità di un gruppo dominante rispetto a altri gruppi per il controllo del territorio, delle risorse e della progenie ma tale usanza era particolarmente marcata in popolazioni che avevano la necessità di espandere il loro controllo in aree sempre più vaste dell'attuale penisola europea.

 

 
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