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    Vittorio, siamo con te!

    Vittorio, siamo con te!


    La mattina del 18 novembre, al largo delle coste di Gaza, la Marina israeliana ha attaccato pescatori e attivisti dell’International Solidarity Movement. Le navi da guerra hanno circondato diverse barche da pesca, sequestrando 14 pescatori e 3 attivisti internazionali.
    Tra i pacifisti arrestati, Andrew Muncie, Darlene Wallach (Usa) e Vittorio Arrigoni.
    Sono state informate del rapimento le ambasciate della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell’Italia. I pescatori stavano pescando a 7 miglia al largo delle coste di Deir Al Balah, in acque gazesi, ben all'interno dei limiti di pesca definiti negli accordi di Oslo del 1984!

    I tre attivisti sono stati portati al centro di detenzione dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv dove hanno passato la notte. Questa mattina sono stati trasferiti a Ramlè alla prigione Maasiyahu. I motivi di questo trasferimento sono, al momento, sconosciuti.

    Ieri Vittorio Arrigoni ha telefonato alla sua famiglia e ha comunicato che, durante l’arresto e il trasferimento dai pescherecci alle navi da guerra, sono stati colpiti con le pistole che sprigionano scariche elettriche e poi lasciati immersi in acqua per mezz’ora. Vittorio è anche titolare del blog GuerrillaRadio.


    Pare le condizioni di questo carcere non siano brutte (quello di Ramlè) e che loro si trovino insieme ad altri attivisti stranieri e non con criminali israeliani. Pare anche che abbiano deciso di resistere pacificamente e di opporsi alla loro espulsione.

    I 15 pescatori palestinesi sono invece stati rilasciati questa notte e sono rientrati a Gaza.
    Questa mattina attendevano l’arrivo di due avvocati e del Console italiano Felip.



    L'arresto di Vittorio, come degli altri due attivisti, è illegale. Secondo quanto riferito al Ministero per gli Affari Esteri dal Consolato generale di Gerusalemme, che si è subito attivato, Vittorio aveva già un decreto di espulsione da Israele dal 2005 e potrebbe essere considerato recidivo: questo aggraverebbe notevolmente la sua posizione. C'è da considerare però che, secondo il Diritto internazionale, l'arresto di Vittorio è avvenuto in acque internazionali (a 7 miglia dalla costa di Gaza) per cui è da ritenersi (sempre per il Diritto Internazionale) del tutto illegittimo.

    Il caro Vittorio sconta il fatto di non aver voltato lo sguardo di fronte a quell'obbrobrio che è il lager di Gaza, di non aver accettato che la politica criminale e genocida del governo israeliano si manifestasse impunemente, senza che qualcuno avesse difeso la dignità e la libertà dei fratelli palestinesi. Da anni, ormai, manifestiamo il nostro dissenso, gridando Gaza vivrà e supportando le cause dei fratelli palestinesi, ma pare che la cortina fumogena della disinformazione italiana continui a funzionare bene ed a tenere nascosto questo crimine immondo.

    Quel lager a cielo aperto (Gaza), messo in piedi dallo stato israeliano con la connivenza delle democrazie occidentali deve essere liberato, così come devono essere liberati tutti i prigionieri palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane. Deve essere liberato subito il nostro Vittorio, così come tutti gli altri attivisti detenuti illegalmente da uno stato razzista qual è quello israeliano.

    La notizia è circolata per tutta la giornata nella "blogosfera", sulla stampa e sulla BBC, ma non ha trovato eco nel frivolo TG1, troppo impegnato a raccontarci le paturnie menopausiche di Hillary Clinton e le bravate del nano che fa cucù settete alla Merkel (sperando non le abbia messo una mano sul sedere). Non conta nemmeno che la notizia riguardi un cittadino italiano. Sapete com'è, nell'informazione italiana che si preoccupa, a fronte di 3000 morti per un terremoto in un paese del terzo mondo, di tranquillizzarci per prima cosa che "nessun italiano è rimasto coinvolto", se un nostro connazionale viene invece arrestato in Palestina, il fatto non sussiste.

    Nel silenzio concordato tra i media sulla Palestina, a parte qualche reportage sui catfight tra cristiani che si rotolano nel fango davanti al Santo Sepolcro, giusto per movimentare le giornate, si fa finta di fare informazione e giustificare lo stipendio dell'inviato. La lezione è che in Occidente di ciò che accade in quel lembo di terra non deve interessare. Non è cosa nostra, secondo la stampa embedded e secondo i dettami israeliani.

    Tutta la nostra solidarietà va a Vittorio e a tutti quelli che, come lui, sosno detenuti per le loro scelte politiche.

    Contro il regime sionista, per la libertà di tutti i detenuti politici! A pugno chiuso!

    ---

    Il video

    http://it.youtube.com/watch?v=Vyq8ia....splinder.com/

    Nel video si vede come i pescherecci palestinesi al largo di Gaza vengano attaccati a colpi d'arma da fuoco e colpiti da forti getti d'acqua per impedir loro di svolgere la loro attività di pesca, adducendo il fatto che violerebbero il limite di sei miglia prestabilito. Gli attivisti internazionali accompagnano i pescatori per proteggerli ed è proprio durante una di queste azioni che Vittorio, Darlene e Andrew sono stati catturati.

    -----


    Contatti ed informazioni in inglese

    FOR IMMEDIATE RELEASE

    CONTACT:
    Caoimhe (Gaza) + 972 598 273 960
    Donna (Gaza) + 972 598 836 420
    Fida (Gaza - Arabic) – + 972 599 681 669
    ISM Media Office - + 972 2-2971824

    Fifteen Palestinian fishermen along with three internationals have been kidnapped in Palestinian waters by the Israeli Navy. They were fishing seven miles off the coast of Deir Al Balah, clearly in Gaza fishing waters and well within the fishing limit detailed in the Oslo Accords of 1994.

    The fishermen and the human right's observers were transferred from 3 separate boats to the Israeli warships. Other Palestinian fishermen reported that the 3 boats were seen being taken north by the Israeli Navy.

    The three internationals are Andrew Muncie from Scotland, Darlene Wallach from the United States and Victor Arrigoni from Italy. The U.K., U.S. and Italian embassies in Tel Aviv have been contacted and know about the abductions.
    Please call the Israeli Ministry of Justice at +972 26 46 66 66 and register your outrage over these illegal actions by the Israeli Navy. Then call the Embassies in Jerusalem and make sure they know that many of us are appalled by Israel's illegal search and seizure.

    Stephen Brown, UK Consulate +972 25 41 41 00
    U.S. Consulate General + 972-2-6227230
    Luigi MATTIOLO, Italian Ambassador +972 3 5104004

    Oggetto: Update on the kidnapped fishermen and internationals

    I just spoke to Stephen Brown, the UK consulate, and he has received an email from the Israeli authorities that Andrew is in the detention center at Ben Gurion Airport, probably on his way to being deported. Neither the U.S. consulate nor the Italian consulate have been forthcoming about Vik and Darlene. If you want to call them, their numbers are below.

    U.S. Consulate General + 972-2-6227230
    Luigi MATTIOLO, Italian Ambassador +972 3 5104004




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  2. #2
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    Da: http://www.infopal.it/testidet.php?id=9892


    Israele rilascia i 15 pescatori rapiti nelle acque gazesi. Ancora sotto sequestro i 3 pacifisti.

    Gaza - Infopal. Sono stati rilasciati questa notte i 15 pescatori palestinesi rapiti ieri mattina dai militari israeliani nelle acque gazesi. I tre pacifisti - tra cui l'italiano Vittorio Arrigoni -, che si trovavano sulle stesse imbarcazioni attaccate dalla Marina israeliana, sono ancora in mano ai loro sequestratori: ieri sera sono stati trasferiti dal Ben Gurion Airport a Ramle. Anche le barche palestistinesi sono ancora in stato di sequestro.
    Ricordiamo che le forze israeliane hanno compiuto un'azione illegale, aggredendo e imprigionando - in realtà, si è tratta di un vero e proprio rapimento, in quanto le imbarcazioni si trovavano in acque gazesi - 15 pescatori palestinesi e 3 attivisti internazionali.

    La parlamentare britannica Claire Short, reduce dall'ultimo viaggio a Gaza della nave Dignity, del Free Gaza movement, ha reso noto di aver contattato il ministro degli Esteri della Gran Bretagna, Mark Malloch Brown, e di avergli chiesto di prendere posizione nei confronti di questi arresti. Uno dei tre pacifisti sotto sequestro è un cittadino scozzese.

    Un'altra parlamentare britannica, Jennifer Tonge, anch'essa membro dell'ultima delegazione giunta via mare a Gaza, ha dichiarato: "E' giunto il momento in cui la comunità internazionale, e in special modo l'Unione Europea, intraprendano azioni contro le consistenti violazioni della legalità internazionale da parte di Israele. L'accordo di scambio tra la UE e Israele deve essere sospeso finché Israele non rispetterà la legge".

    I volontari rapiti da Israele fanno parte delle missioni umanitarie del Free Gaza movement e aiutano i pescatori a uscire in mare per la pesca, attività diventata sempre più pericolosa a causa degli attacchi delle navi da guerra israeliane.




    Notizie correlate:
    18-11-2008:
    "Striscia di Gaza, la Marina israeliana rapisce attivista italiano insieme a pescatori palestinesi e altri attivisti internazionali."

  3. #3
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    Forza Vittorio. In situazioni come queste l'unico modo per noi di creare una solidarietà attiva è quello di diffondere il più possibile notizie e tenerle in primo piano.

  4. #4
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    OMNIA SUNT COMMUNIA


    martedì, novembre 18, 2008

    Arrestato Vittorio Arrigoni.


    Vittorio Arrigoni, alias guerrillaradio, è un attivista dell’International Solidarity Movement (ISM) ed un noto blogger che si occupa da anni di denunciare le sofferenze della popolazione palestinese e i crimini di guerra commessi dalle truppe di occupazione israeliane.

    Vittorio è arrivato nella Striscia di Gaza il 23 agosto con la prima delle tre imbarcazioni (Free Gaza, Liberty, Dignity) con cui il Free Gaza Movement ha rotto l’assedio che Israele ha imposto illegalmente, anche dal mare, a un milione e mezzo di Palestinesi costretti a soffrire una disumana e inaudita punizione collettiva nell’impotenza, talora nella totale indifferenza, della comunità internazionale.

    Da allora, mentre i suoi compagni di avventura sono tornati indietro, Vittorio è rimasto invece a Gaza, per tentare di lenire con la sua opera e la sua presenza le sofferenze della popolazione, impegnandosi soprattutto ad accompagnare i pescatori di Gaza nelle loro battute di pesca quotidianamente ostacolate dalla marina israeliana.

    Stamattina il sito web dell’Unità, riprendendo una press release dell’ISM, ha reso noto che la marina israeliana ha fermato tre imbarcazioni da pesca palestinesi, arrestando quindici pescatori di Gaza e tre attivisti internazionali, lo scozzese Andrew Muncie, l’americana Darlene Wallach e, appunto, il nostro Vittorio Arrigoni; le tre imbarcazioni si trovavano a circa 7 miglia al largo di Deir al Balah, al di fuori del limite delle 6 miglia marine (ma talvolta anche di tre) arbitrariamente imposto da Israele all’attività di pesca dei Palestinesi.

    Va detto infatti che, nonostante un accordo siglato nel 1994/95 tra l’Olp e Israele stabilisse che i pescatori di Gaza potevano operare entro un raggio di 20 miglia marine dalla costa, la marina israeliana – per le solite e imperscrutabili ragioni di “sicurezza” – ha sempre impedito ai pescatori palestinesi di oltrepassare il limite delle sei miglia, ostacolando in vari modi le operazioni di pesca, sparando con cannoni ad acqua (sporca…) e talora persino mitragliando le imbarcazioni degli inermi pescatori.

    Il risultato è che buona parte delle imbarcazioni di Gaza sono “decorate” da artistici fori operati dai proiettili israeliani e che – solo l’anno scorso – ben 70 pescatori palestinesi sono stati arrestati, mentre 14 sono stati uccisi dai valorosi marinaretti israeliani dal 2000 ad oggi.

    Lo stesso Vittorio, nel corso di una battuta di pesca, è stato ferito dalle schegge del vetro della cabina di pilotaggio dell’imbarcazione sulla quale si trovava, investito dal forte getto d’acqua proveniente da una motovedetta israeliana.

    A Gaza vi sono circa 3.500 pescatori di professione, dal cui lavoro dipende la sussistenza di circa 40.000 Palestinesi; nonostante Israele si sia ufficialmente “disimpegnato” da Gaza, la sua marina impedisce a questi onesti lavoratori di assicurarsi il pane quotidiano, nella più totale illegalità ed arbitrarietà: impedire ai pescatori di Gaza di andare in mare aperto, tra l'altro, significa impedire loro di catturare maggiori quantità di pesce, ed infatti il quantitativo medio di pescato, in dieci anni, è drammaticamente sceso da 3.000 a 500 tonnellate all’anno.

    Ed è proprio per tentare di impedire questo arbitrio e questi abusi che Vittorio ha deciso di restare a Gaza, ed ora è nelle mani delle autorità israeliane senza che vi siano notizie certe sul suo destino.

    Secondo il blog femminismo a sud, Vittorio e gli altri due sue compagni si troverebbero all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, in attesa di espulsione; sul sito di Infopal si può leggere una lettera-appello della mamma di Vittorio, nonché un aggiornamento sulla situazione di Luisa Morgantini.

    Altri aggiornamenti puntuali sulla situazione sul blog Logicokaos.

    Speriamo che il consolato italiano si attivi con la dovuta solerzia e fermezza contro questa ennesimo atto di illegalità commesso da Israele.

    E speriamo – e sarebbe l’ora – che la comunità internazionale si attivi con ogni mezzo possibile, ivi inclusi sanzioni e boicottaggi, per costringere Israele a togliere l’assedio alla Striscia di Gaza e a restituire un milione e mezzo di Palestinesi ad una vita civile e dignitosa.

    Perché di fronte ad un simile disprezzo mostrato per la vita altrui ed alla negazione di ogni più elementare diritto, non può sorprendere che qualcuno paragoni la Striscia di Gaza ad un campo di concentramento.

    ARDITI NON GENDARMI

  5. #5
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    solidarietà a vittorio e agli altri arrestati.

  6. #6
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    18-11-2008
    Riceviamo da Luisa Morgantini e pubblichiamo.

    Ciao,

    sono in contatto con l'ufficio consolare di Tel Aviv, in questo momento Andrea Filip dell'Ambasciata Italiana si sta recando all'aereoporto Ben Gurion dove è stato trasferito Vittorio Arrigoni.
    Ovviamente le dichiarazioni del Minsitero degli Esteri e dell'Interno israeliani sostengono che la barca sulla quale erano gli attivisti, stava dirigendosi verso le imbarcazioni israeliane per superarle e forzare il blocco.
    Ad ogni modo vi faro' avere notizie, appena riparlero' con Andrea Felip, che si è recato appunto all'aereoporto ma che non ha ancora la sicurezza di poter incontrare Vittorio, il che naturalmente sarebbe un'ennesima violazione della legalità da parte del governo Israeliano, visto che gli accordi consolari prevedono le visite ai cittadini italiani che vengono detenuti.
    Intanto sarebbero utili lettere come quella di Fallisi anche al governo italiano.
    Ciao

    Luisa Morgantini

    http://www.infopal.it/testidet.php?id=9882

    -------

    Riceviamo e pubblichiamo due lettere-appelli per l'amico e nostro corrispondente da Gaza Vittorio Arrigoni.


    Apprendo con angoscia la notizia tanto temuta. Vittorio, altri internazionali e pescatori palestinesi fermati in mare dalla marina israeliana.


    Allora non bastavano più le minacce, gli spari, le cannonate con acqua putrida e inquinata.


    Bisognava proprio arrestarli questi pericolosi sovversivi che con quattro barche da pesca, armati solo di reti e a sole sette miglia da Gaza, mettevano in pericolo la grande potenza Israele!


    Mi appello al Consolato Italiano di Gerusalemme, agli Stati democratici, a tutte le voci libere del mondo occidentale e orientale.


    Di fronte a questo sopruso, (è forse troppo chiamarlo atto di pirateria?) non taciamo, esigiamo che sia rispettato il diritto internazionale, anche se a violarlo è "l'amico" Israele. Già fin troppo silenzio incombe sulla sorte di Gaza e dei suoi abitanti, sul suo assedio infinito.


    Siano rilasciati subito i pescatori e con loro gli internazionali perchè ritornino a Gaza e riprendano il modesto, quotidiano lavoro.


    Sono stata informata ora che tutti sono stati portati in Israele e sono sotto interrogatorio.


    Che ne sarà di loro?



    Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni

    Joe Fallisi al Consolato italiano di Gerusalemme e, per conoscenza, al Consolato italiano di Tel Aviv

    Mi chiamo Joe Fallisi, sono un tenore italiano. Vi scrivo in merito a un fatto gravissimo che ha avuto luogo questa mattina in acque palestinesi, a 7 miglia nautiche dalle coste di Gaza. Il mio amico Vittorio Arrigoni (nato a Besana Brianza il 4 febbraio 1975), attivista per i diritti umani, insieme con due suoi compagni internazionali e 14 pescatori palestinesi, è stato rapito e sequestrato dai militari dell'entità sionista, che ora lo detengono nella galera di Ashdod. Vittorio, eroicamente, sta aiutando i pescatori di Gaza nel loro lavoro quotidiano, come è noto ostacolato in tutti i modi dai tiranni israeliani. E' solo per la presenza sua e di altri bravissimi attivisti di Free Gaza che in questi ultimi mesi non si sono ancora verificati assassinii di pescatori da parte dei despoti di Tel Aviv. Oggi è successo quel che si temeva. Vi prego di intervenire e di fare tutto quel che è in vostro potere per richiedere e ottenere l'immediata liberazione di Vittorio, reo soltanto di avere coraggio e un amore esemplare dell'equità e della dignità. E' di uomini come lui che l'Italia dovrebbe essere orgogliosa.


    In fede

    Giuseppe (Joe) Fallisi

    La risposta dell'Ambasciata




    Egregio Sig. Fallisi,

    la informo che l’Ambasciata sta seguendo il caso con la massima attenzione.

    Distinti saluti

    Giuseppe Capitanelli
    Ambasciata d'Italia
    Cancelleria Consolare
    Tel Aviv




    http://www.infopal.it/testidet.php?id=9877

  7. #7
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    Gli abitanti di Gaza resistono sopravvivendo







    PRIMO FRONTE - Terra di Palestina

    Scritto da Ramzi Kysia

    Mercoledì 19 Novembre 2008 15:22





    Il lungo assedio della Striscia di Gaza dal 5 novembre, quando Israele ha violato la tregua con una brutale aggressione nella zona di Kan Younis, si incrudelisce sempre più. L’ingresso non è consentito neppure ai convogli ONU per introdurre generi di prima necessità e carburanti necessari per la produzione di energia elettrica. Ieri alcuni pescatori, insieme a tre attivisti contro l’assedio fra cui l’italiano Vittorio Arrigoni, sono stati sequestrati in mare. La Striscia ha fame, freddo ed è al buio, ma la popolazione resiste. Pubblichiamo una testimonianza di questa Resistenza.

    Gli abitanti di Gaza resistono sopravvivendo
    di Ramzi Kysia*
    Pubblicato nel numero del 17 novembre di "The Indypendent" (NY)
    “Io manderò dentro alle mura di Gaza un fuoco…”
    Amos 1:7
    STRISCIA DI GAZA; PALESTINA — In un piccolo Caffè della città di Gaza, Amjad Shawa, il coordinatore del “Palestinian NGO Network (PNGO)”, centellina il suo caffè nero e rimugina sull’embargo israeliano di Gaza. “Questo assedio non ha nulla a che fare con la ‘sicurezza’, e neppure con Hamas” dice. “Il vero scopo di Israele è di separare Gaza dalla West Bank ed uccidere il progetto nazionale palestinese”.
    La Striscia di Gaza, una stretta pianura costiera lunga 40 km incuneata fra Israele e l’Egitto è la patria di un milione e mezzo di Palestinesi. Nonostante le sue piccole dimensioni, Gaza racchiude l’essenza di due dei maggiori conflitti mondiali: la crescita dell’Islam politico e l’uso da parte dell’Occidente della punizione collettiva e della coercizione economica come sua brutale contromisura.
    Da quando Hamas ha vinto le elezioni parlamentari nel gennaio 2006, Israele ha sottoposto Gaza ad un embargo sempre più pesante. Nel giugno 2007, dopo che Hamas ha sconfitto i miliziani schierati con il Presidente palestinese Mahmoud Abbas e si è assicurato con la forza il controllo di Gaza, Israele ha stretto l’embargo includendovi ogni cosa, ad eccezione di qualche consegna occasionale di aiuti umanitari. Come risultato di ciò, l’economia locale è andata in pezzi, causando una considerevole crescita dei tassi di disoccupazione, di povertà e di malnutrizione infantile.
    Mentre Abbas ed il partito Fatah governano ancora la West Bank con il pieno supporto di Israele, Hamas va in contro ad un futuro incerto. Sebbene gli abitanti di Gaza abbiano fatto quadrato attorno al governo, è presente anche una crescente frustrazione pubblica a causa dell’economia moribonda.
    Rawya Shawa, un membro indipendente del Consiglio Legislativo Palestinese di Gaza, descrive la Palestina come giacente in un limbo politico. “Quando sei al potere non è mai come quando ne sei al di fuori” dice Shawa. “Il 70% della popolazione di Gaza è costituito da rifugiati. Fatah ha guidato i Palestinesi per 45-50 anni. Fatah ha fallito. Non hanno ottenuto nulla. Hamas, ora, sta provando a fare qualcosa. Non hanno ancora avuto successo, per cui la gente sta semplicemente aspettando”.
    L’ASCESA DI HAMAS
    Di fronte al declino del nazionalismo panarabo che ha raggiunto il suo apice negli anni ’60 e ’70 ed al drastico fallimento degli Accordi di Oslo del 1993, Hamas ha trovato terreno fertile in Palestina combinando progetti di stato sociale, tradizionalismo religioso, anti-elitarismo (il Primo Ministro Ismail Haniyeh vive ancora nella casa dove è cresciuto, nel Beach Camp, una delle zone più povere di Gaza) ed un atteggiamento di linea dura verso Israele. Sebbene Hamas stia attualmente osservando un cessate il fuoco unilaterale, in passato la sua ala militare ha mandato piccoli razzi e attentatori suicidi in Israele, il che ha condotto alla sua designazione come gruppo terroristico da parte di Israele e degli Stati Uniti.
    Pochi abitanti di Gaza sono d’accordo con tale descrizione. Secondo B’Tselem, un gruppo israeliano di tutela dei diritti umani, dall’inizio della seconda Intifada nel settembre del 2000, 995 minorenni palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, mentre 123 minorenni israeliani sono stati uccisi da attacchi palestinesi. Con l’embargo, 3500 delle 3900 fattorie di Gaza sono state chiuse, facendo perdere il lavoro ad oltre centomila abitanti impiegati nel settore privato. Il reddito pro-capite a Gaza è inferiore ai 2 dollari al giorno, e l’80% delle famiglie è completamente dipendente dagli aiuti alimentari internazionali.
    L’assedio ha portato a una massiccia penuria di risorse, che si è propagata attraverso l’economia e la società. La penuria di carburante ha fatto salire vertiginosamente il prezzo della benzina a 60$ al barile all’inizio dell’estate, il che ha provocato consistenti tagli del consumo elettrico. Gli ospedali, dipendenti dai generatori alimentati a diesel, hanno frequentemente perso l’elettricità fino a 12 ore al giorno. I contadini, vista l’impossibilità di utilizzare le pompe di irrigazione, hanno subito significative perdite di raccolto. La maggior parte delle case ha acqua corrente per meno di 6 ore al giorno, e quasi un terzo delle case non ne ha del tutto.
    Senza elettricità, gli impianti di trattamento dei liquami non sono in grado di funzionare, per cui nel Mediterraneo vengono riversati liquami non trattati, trasformandolo in un cesso. Oltre 15 miliardi di litri di liquami grezzi sono stati rilasciati nel Mediterraneo nel solo 2008, uccidendo gran parte della fauna marina nelle vicinanze.
    Rispetto al dicembre 2005, Israele concede l’accesso a Gaza a meno del 20% dei rifornimenti normalmente necessari e gli investimenti stranieri sono crollati del 95%, portando sia la Banca Mondiale che diverse organizzazioni umanitarie israeliane a chiedere la fine dell’embargo.
    “Questo non è un disastro naturale”, dice John Ging, direttore dell’Agenzia “Relief and Works” delle Nazioni Unite a Gaza. “È un disastro di origine umana, generato da politiche che non sono umane”.
    AZIONE DIRETTA
    La gente di Gaza non aspetterà la fine dell’embargo per affrontare la crisi. A gennaio, centinaia di migliaia di cittadini di Gaza si sono riversati in Egitto quando Hamas ha demolito un muro di confine che Israele aveva eretto nel 2003. A febbraio, il Comitato Popolare contro l’Assedio ha organizzato migliaia di abitanti di Gaza in una “catena umana” che si è snodata lungo l’intera lunghezza della Striscia di Gaza.
    “Il mio telefono ha squillato ininterrottamente tutto il giorno, perché [gli Israeliani] pensavano che stessimo per assaltare il confine” dice Sameh Habeeb, uno degli organizzatori dell’evento. “Israele non riusciva a credere che migliaia di arabi potessero protestare pacificamente. Contro la resistenza armata Israele può mandare i suoi razzi ed F16, ma non sanno come rispondere alla resistenza civile. La non-violenza fa ammattire gli Israeliani”.
    Il più grande atto di resistenza non-violenta in Gaza è stato semplicemente quello di sopravvivere. Alcune famiglie hanno incominciato a catturare ed allevare conigli selvatici e uccelli per integrare la loro dieta. Una rete di pericolose gallerie che sfociano in Egitto hanno reclamato diverse vite, ma hanno anche aiutato a lenire la penuria di beni con quelli di contrabbando. Nelle ultime settimane, una conduttura sotterranea di benzina ha sostanzialmente alleggerito la crisi di carburante. I kit di conversione delle automobili, che consentono alle automobili di utilizzare gas da cucina, vengono venduti a circa 300$. La penuria di propano ha portato le famiglie a tornare a cucinare con le stufe a legna e, a causa della scarsità di calcestruzzo, gli abitanti di Gaza hanno ricominciato ad usare mattoni di terra per le costruzioni.
    Il collasso dell’economia di Gaza è un esempio di imperialismo portato all’estremo: impedire l’ingresso dei materiali grezzi nell’economia, indebolire e smantellare le industrie native con la violenza militare e l’embargo, consentire l’accesso solamente ai prodotti finiti importati dall’estero (in questo caso, prodotti israeliani) e costringere la popolazione locale ed il suo governo non-cooperativo a spendere ed esaurire tutte le risorse e le riserve che sono riusciti a mettere da parte. Quando l’embargo di Gaza verrà finalmente tolto, la gente avrà grosse difficoltà a riprendersi, anche in presenza di maggiori aiuti umanitari.
    Il direttore del PNGO Amjad Shawa puntualizza che l’embargo è una parte essenziale dell’occupazione israeliana in corso. “Gaza è ancora occupata, legalmente e fisicamente” dice Shawa “e l’assedio è semplicemente una componente di questa aggressione. Non abbiamo bisogno di più aiuti. Quello di cui abbiamo bisogno è la fine dell’occupazione”.


    *Ramzi Kysia è uno scrittore ed un attivista arabo-americano, nonché uno degli organizzatori del "Free Gaza Movement" ("Movimento per Gaza Libera").

    Traduzione a cura del Campo Antimperialista
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  8. #8
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    http://www.infopal.it/testidet.php?id=9896


    Infopal, mercoledì 19 novembre, ore 19.


    Abbiamo intervistato Vittorio Arrigoni, attivista dell'International Solidarity Movement, rapito ieri dalle forze israeliane mentre si trovava in mare con i pescatori di Gaza, anch'essi sequestrati e poi liberati questa mattina.
    Al momento, Vittorio è rinchiuso nel carcere di Ramle. Si sente un gran frastuono: i suoi compagni di cella, rifugiati eritrei fuggiti dalla guerra, stanno guardando una partita.

    Come stai?
    Eh, ora che ho ripreso contatto con il mondo esterno, meglio...La notizia della liberazione dei 15 pescatori mi ha tirato su di morale. Ieri avevamo iniziato uno sciopero della fame, proprio per ottenerne la scarcerazione...

    Ci racconti cos'è successo ieri mattina? Sai, un importante quotidiano italiano, che oggi ha riportato un trafiletto sul vostro sequestro, ha parlato di pescatori e attivisti "prelevati" dai militari israeliani...Per il resto, tg e testate più importanti hanno osservato il silenzio assoluto.

    Altro che "prelevati"! Si è trattato di un rapimento, di un sequestro di persona in piena regola! Eravamo in mare, a 6 miglia nautiche al largo delle coste di Gaza (per il diritto internazionale si tratta di acque gazesi, ndr), con tre pescherecci, quando ci siamo di trovati di fronte una scena incredibile: navi da guerra, e gommoni Zodiac, da cui sono spuntate teste di cuoio, militari incappucciati e armatissimi. Un attacco bellico in piena regola contro pescatori e pacifisti, da non crederci! Due pescherecci sono stati subito bloccati e le persone a bordo sequestrate. Poi, hanno circondato il nostro. Io mi sono arrampicato sul tetto della barca e ho cercato di parlare al capitano: "Che problema vi creano dei pescatori? Problemi di sicurezza? Di che avete paura?", ho chiesto. Ma non ne ho ottenuto risposte. Da dietro le maschere, quegli uomini, giovanissimi, ci guardavano con occhi che sprizzavano odio. Un odio animalesco. Li educano all'odio e al disprezzo verso i palestinesi.

    Poi, com'è andata a finire?
    Sono saltati a bordo, all'arrembaggio. Ho detto loro, mentre mi puntavano le loro armi contro la testa: "Allora, uccidetemi!". Mi hanno sparato contro con una pistola elettrica, la Taser, made in Usa, che scarica scosse elettriche ad alto voltaggio, molto pericolose. Poi, hanno cercato di buttarmi giù dal tetto, temendo di cadere e rompermi la spina dorsale, mi sono gettato in mare e ho iniziato a nuotare verso riva, inseguito dagli spari di proiettili veri. Dopo mezz'ora non avevo più fiato e mi sono arreso. Mi hanno portato insieme agli altri nella prigione di Ashkelon, dove ho assistito a scene allucinanti, da campo di concentramento: i pescatori sono stati costretti a spogliarsi e sono stati ammanettati come criminali e portati via. Dico, dei pescatori! Io sono finito nella prigione dove tre anni fa fui rinchiuso e picchiato dai soldati israeliani. Che brutti ricordi. Ci hanno accolto con pesanti insulti, ingiurie, risate di scherno...Sono stato rinchiuso con un altro in un cesso, sì, in un cesso, un posto schifoso e angusto. Per spregio, ovviamente. E sono stato tenuto incatenato alle caviglie.

    L'ambasciata italiana si sta occupando del tuo caso....
    Sì, ho ricevuto la visita del Console. Pensa che si è rivolto alla direzione carceraria dicendo loro che avevo il diritto di telefonargli, "secondo il diritto internazionale". Ha usato questa espressione, con loro, che del diritto internazionale e umanitario se ne fanno un baffo....

    E ora, ti manderanno via...
    Stiamo aspettando la sentenza di espulsione...Ho lasciato tutto nel mio appartamento di Gaza - passaporto, documenti...E sono molto dispiaciuto per il buon lavoro che stavamo portando avanti con contadini e pescatori, che con la nostra espulsione verrà interrotto.

    Che è esattamente ciò che vogliono...
    Già...Cercano di intimidirci. Sono preoccupato anche per i pescatori, a cui hanno sequestrato le tre barche...Esse danno lavoro e sostentamento a circa 50 famiglie. Ma almeno sono liberi...Altri, prima di loro, hanno passato mesi in carcere, nel Negev...

    Se vi mandano via, tornerete?
    Vorrei tornare con il prossimo viaggio di Dignity, a dicembre. Certo, faranno di tutto per impedircelo.

  9. #9
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    Attivisti sequestrati iniziano sciopero della fame in Israele.

    20-11-2008 Ramle
    Comunicato stampa del Free Gaza movement

    Attivisti per i diritti umani iniziano sciopero della fame in Israele

    For More Information, Please Contact:
    Neta Golan (ISM Palestine) +972 (0)598 184 169 / +972 (0)22 971 824
    Fida Qishta (ISM Gaza) +972 (0)599 681 1669
    Donna Wallach (ISM Gaza) +972 (0)598 836 420

    Massiyahu Prison, Lida, Israel (20 November, 2008) - Tre osservatori per i Diritti umani dell'International Solidarity Movement domani inizieranno uno sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale da parte di Israele.

    I tre osservatori, Darlene Wallach, Usa, Vittorio Arrigoni, Italia, e Andrew Muncie, Scozia, martedì sono stati rapiti con la forza dalla Marina israeliana, mentre accompagnavano pescatori palestinesi disarmati al largo delle coste della Striscia di Gaza.

    Secondo Wallach, "Stavamo pescando a circa 7 miglia al largo di Gaza. I soldati israeliani sono arrivati a bordo di tre navi e di quattro Zodiacs. Uomini-rana sono saliti su ogni peschereccio. Hanno usato una pistola elettrica, taser, contro Vik mentre era ancora sulla barca, poi, hanno cercato di spingerlo all'indietro, contro un pezzo di legno tagliente. Lui si è buttato in mare per evitare di essere ferito ulteriormente ed è rimasto in acqua per un po'. Poi lo hanno raggiunto e costretto a salire sullo Zodiac puntandogli contro i fucili. Lo hanno rapito, insieme a Andrew e a Darlene e a tutti i pescatori palestinesi".

    Israele ha sequestrato e poi rilasciato 15 pescatori palestinesi e confiscato le loro imbarcazioni. Gli osservatori rifiutano di essere deportati e rifiutano di mangiare finché i pescherecci non verranno restituiti- intatti- ai loro legittimi proprietari a Gaza.

    In tribunale, oggi, Andrew Muncie ha chiesto al giudice in base a quale legge sono stati arrestati. Secondo il giudice, la loro detenzione è autorizzata dagli Accordi di Oslo in quanto "la legge militare ti proibisce di pescare a 7 miglia e mezzo dalla costa. Quella non è zona di pesca". Tuttavia, gli Accordi di Oslo garantiscono ai palestinesi il diritto di pescare a 20 miglia al largo dalle coste gazesi. Quando l'avvocato di Andrew ha presentato al giudice una copia dell'Accordo di Oslo relativo a questo argomento, ella non ha fatto commenti.

    Il 23 agosto del 2008, Wallach, Muncie e Arrigoni erano tra i 44 membri del Free Gaza Movement, a bordo della prima imbarcazione entrata a Gaza via mare in 41 anni, per rompere l'assedio israeliano. Essi sono rimasti a Gaza per partecipare alle attività per i diritti umani dell'International Solidarity Movement. Hanno vissuto e lavorato a Gaza dall'estate, accompagnando i pescatori e i contadini palestinesi, e documentando gli abusi israeliani nella Striscia di Gaza.

    I tre inizieranno il digiuno domani mattina finché i pescherecci confiscati non verranno riconsegnati nelle stesse condizioni in cui si trovavano al momento del sequestro da parte degli uomini-rana e finché ogni danno non verrà riparato.

    ###

    Tutti e tre gli attivisti sono disponibili per interviste. Contattate l'ISM per ulteriori informazioni e per i loro numeri di telefono.

    Greta Berlin
    Media Team
    Free Gaza Movement
    357 99 08 17 67
    www.freegaza.org
    www.flickr.com/photos/29205195@N02/


    www.infopal.it

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