Roma e gli Etruschi
Cari amici,
vorrei iniziare un dibattito che mi sembra molto interessante dal punto di visto degli studi tradizionali, cioè quello inerente al rapporto tra Roma e l'influenza etrusca. Negli ultimi tempi ho approfondito molto il tema, anche grazie alle interessanti lettere sulla rivista La Cittadella, in cui ho notato un fiorente interessamento per quella che fu l'influenza etrusca sulla Romanità. Partendo dagli studi di Renato Del Ponte, fino ad arrivare agli approfondimenti di Gennaro D'Uva sulla Tradizione Italica e la recensione di Sandro Consolato a "Il nome segreto di Roma" di Giandomenico Casalino, la tendenza predominante, almeno nel Movimento Tradizionale Romano, anche a seguito di nuove scoperte archeologiche (per esempio ad opera del Carandini), è quella di un superamento della visione evoliana, tratta anche dagli studi di Bachofen e Piganiol, di una forte contrapposizione della visione del mondo etrusco, pelasgica e mediterranea, con quella romana, olimpica e iperborea. Si mettono in evidenza giustamente le importanti influenze etrusche, soprattutto nel campo degli aruspicia e del "potere delle folgori", rivalutando l'estrazione pelasgica, non più considerata decadente e femminea, come nella nota analisi evoliana. Al contrario, quella figura particolarissima, che mi onoro di conoscere abbastanza bene, rappresentata da Giandomenico Casalino, nella sua ferrea fedeltà romana ed evoliana, insiste, in tutti i suoi scritti (nel prossimo numero di Camelot pubblicheremo appunto un suo scritto sul tema e sulla Religione romana in genere!) nel vedere nella civiltà etrusca un elemento di disgregazione e di smarrimento rispetto alla primordialità prisca di Roma, evidenziando, per esempio, come il modo di governare dei Tarquini sia tipicamente ellenistico ed orientale, cioè fondato sul diretto rapporto tra un tiranno ed un demos, cioè l'opposto di una gerarchica ed organica civiltà indoeuropea (senza considerare la disamina sulla spiritualità ctonia e femminea opposta a quella olimpica degli arcaici Juppiter, Mars, Quirinus). Di tutto ciò mi sono fatto un'idea personalissima, che, per umiltà, voglio che rimanga nel campo delle opinioni, della doxa, senza alcuna pretesa "particolare". L'apporto della civiltà etrusca in Roma è indiscutibile e va considerata come importante, ma in Roma, nel suo mistero, c'è qualcosa che tutto trascende, c'è un quid che ha differenziato l'Imperium dalle tante componenti, anche fondamentali, che ne hanno fatto parte. C'è qualcosa di magico che ha reso romano tutto ciò che con l'Urbe era in comunicazione. In Roma c'è qualcosa di diverso, che neanche Sparta, la Grecia Dorica possedevano, un mandato eroico, come ben ha scritto ALCHEMICA nella sua recensione a "Il nome segreto di Roma" nell'ultimo numero di Camelot. In breve, non Roma come un aggregato di tradizioni diverse, ma come centro magico e divino, ordinatore del cosmo, che degli Etruschi suggella e trasmuta la spiritualità, come con gli altri popoli. Il mistero di questo mandato dove è? Io credo che non se ne possa parlare, perchè incomunicabile, ma lo si possa sentire, come io l'ho sentito meditando su La Tradizione Romana di Guido De Giorgio, sul numen di Giano, sul nome segreto di Roma, su Dante...su ciò che è la Dottrina dell'Unità e la Metafisica della Luce!
Ave atque Valete
janus77




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