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  1. #1
    1 comunista rimasto : Silvio
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    Predefinito Perché il potere è nelle mani dei vecchi ?

    Da un articolo online di repubblica, un importante spunto, ma siamo sicuri che siamo in buone mani? ma perchè i giovani votano i vecchi rincoglioniti? Ma invece del test antidroga, non sarebbe il caso che i nostri politici (che occupano posti di responsabilità) si facciano i test per l'alzheimer, o per il parkinson? Possibile che mettiamo i nostri futuri in persone che possono essere casi conclamati di demenza senile?

    http://www.repubblica.it/2008/11/sez...ri-vecchi.html

    VIAGGIO NEL PAESE IMMOBILE/ La prevalenza della gerontocrazia
    Zavoli alla Commissione Rai a 85 anni: la qualità non ha relazioni dirette con l'età


    Perché il potere
    è nelle mani dei vecchi


    di GIANCARLO BOSETTI


    UN ULTRAOTTANTENNE come soluzione, sofferta ma infine accettata, di un problema politico non è in Italia una novità. Sergio Zavoli, classe 1923, designato presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, non ha l'aria di un caso isolato: presidenti della Repubblica e primi ministri, con un piccolo scarto di anni, sono in linea con la constatazione.

    Ciampi ha lasciato a 86 anni, Napolitano ha iniziato a 81, Prodi ha lasciato a 69 e Berlusconi ha compiuto i 72. È ovvio che la qualità della prestazione non ha relazioni dirette con l'età, così come nulla c'è da eccepire sulle doti professionali e sull'equilibrio del grande giornalista Zavoli (dal "processo alla tappa" alla presidenza Rai), che andrà ora a occupare un ruolo che ha il suo peso spropositato nei riti della politica italiana.

    Il moto di scoramento è però difficile da trattenere di fronte alla evidenza di quel che è stato scritto in un celebre articolo di Gianluca Violante sul sito lavoce. info già due anni fa. Fatti due conti, l'autore concludeva: in Italia, quando la quasi totalità delle carriere lavorative si esaurisce, in politica si raggiunge l'apice. Come mai? Legittima, ma non dirimente, la preoccupazione che politici troppo vecchi non siano i migliori interpreti dell'innovazione, né i più adatti a captare esigenze nuove.

    Più influente, sulla pulsione depressiva, la considerazione che l'anzianità del mondo politico è lo specchio dei vizi del mondo del lavoro: bassa mobilità sociale, avanzamento di carriera per anzianità e non per merito.

    La differenza di età tra il presidente del Consiglio italiano e la media dei colleghi europei è di venti anni. L'elezione di Obama, 47 anni, ha soltanto incrementato i sintomi di abbattimento che ci attanagliavano già prima di lui e di Zavoli. È vero che nel lavoro a 65 anni scatta per lo più la regola della pensione e in politica no, ma è anche vero che i vizi che prolungano oltre le medie internazionali la percentuale dei vegliardi sono affini a quelli che mantengono in posizioni molto redditizie dirigenti e notabili di vario genere che non producono risultati proporzionati ai guadagni.
    Varie indagini statistiche mostrano che solo il 15 per cento della retribuzione di un dirigente d'azienda è collegata alla sua prestazione, il resto "è carriera", vale a dire, anzianità, buone relazioni, capacità di navigare con astuzia nella scia di un altro dirigente con anzianità, buone relazioni, capacità di navigare? Il rapporto col prodotto viene ultimo, come nel caso delle liquidazioni dei manager di Alitalia, Ferrovie dello Stato, in generale delle grandi aziende di servizio, anzi non viene mai, come per gli stipendi dei parlamentari la cui produttività non viene comparata con quella dei colleghi nel mondo (i congressmen guadagnano 36mila euro in meno all'anno).
    Il libro recente di Roger Abravanel (Meritocrazia, Garzanti) ha dato ordine sistematico al tema. L'Italia è fuori dal circolo virtuoso del merito. Seguite la freccia benigna: tutti accettano la concorrenza, si fanno crescere le opportunità, si traggono benefici con consumi a basso costo, si rafforza la fiducia nel merito, cresce l'impegno a eccellere, i migliori salgono nella scala sociale, si crea leadership sicura di sé che promuove un contesto concorrenziale e nuova fiducia nel merito.
    Al contrario noi italiani siamo nel circolo vizioso del demerito. Seguite la freccia maligna: i giovani non si impegnano, si fa carriera per conoscenza e anzianità, si crea leadership anziana che opera per mantenere status, e si promuove così sfiducia nel merito. La recente indagine Luiss sulla classe dirigente, guidata da Carlo Carboni, aveva aggiunto un bel mattone all'edificio critico: la politica manda in parlamento sistematicamente figure di scarsa qualità e alta lealtà che tendono a mantenere lo status della leadership che li ha cooptati.

    Il merito resta fuori perché nel contesto politico italiano appare minaccioso: segreterie deboli, di sinistra, di destra e di centro, grazie a una legge elettorale costruita ad hoc, adottano schiere gregarie per non impensierire leader fragili. E i "leali" in esubero vengono sistemati in aziende regionali, comunali e simili, dovunque possibile, con un progressivo abbassamento della qualità manageriale.

    Queste tendenze fanno dell'Italia un paese fortemente inegualitario in partenza (come l'America e l'Inghilterra) nel quale la bassa mobilità (come in Francia e Germania, che hanno però una più bassa ineguaglianza) tende a cronicizzare le distanze sociali (mentre in America la elevata mobilità rinnova un po' di più le élite). Il risultato è la condizione in cui siamo.

    La nomina di un anziano fa risuonare sempre la stessa campana dal suono vellutato. Non stupisce che la reazione sia più un triste scuotimento di spalle che una rabbiosa reazione. Il circuito perverso ha lavorato in profondità: è più facile mettersi nella scia di qualche potere (un manager, un boss politico, un anziano) che tentare di aprire una nuova pista nella boscaglia a colpi di machete diventando eroi di se stessi.

    La via d'uscita per i più coraggiosi è quella di andarsene. Un dolorosa classifica, che si aggiunge alle altre è quella prodotta dal think-tank Vision (Bocci, Maletta, Realino, Grillo): un formidabile indicatore delle prospettive di un paese e del suo sistema universitario è il numero di studenti stranieri che riceve.

    Gli Stati Uniti raccolgono circa un quarto dei 2 milioni e 700mila studenti che vanno all'estero, l'11 e il 10 per cento vanno in Inghilterra e Germania, la Francia il 9. L'Italia è l'unico paese sviluppato con un saldo negativo: sono 4mila in più quelli che se ne vanno. Che cosa significa? Che la via d'uscita dal circuito del demerito sempre più nostri giovani connazionali la vanno a cercare fuori. Dentro, non c'è partita.

  2. #2
    L'alternativa è la CAPRA
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    I "giovinotti" alla Zavoli sono persone innanzitutto di notevole esperienza di cui fare tesoro perché dagli anziani c'è sempre da imparare.

    Lo dice anche Tex Willer quando torna nella sua riserva Navajo...

    Hanno anche un altro grosso vantaggio rispetto ai giovani: durano poco.

    Salvo eccezioni...

  3. #3
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    Forse perché i vecchi sono condannati a restare giovani, belli, abbronzati, trapiantati e "liffati".

    Forse perché i quarantenni fuori corso o in cerca di prima occupazione sono chiamati ancora "ragazzi".

    Insomma, si tratterebbe di effetti collaterali di "buontempo" generati da una società dove il più forte non è colui che cattura la preda o affronta il nemico grazie al vigore fisico, ma quello più scafato, più furbo e più ricco, più bravo a giocare a scacchi.

  4. #4
    Forumista assiduo
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    Il Berlusca ha ringiovanito di molto, ed anche ingentilito, la compagine ministeriale. D'altra parte, se i giovani son più citrulli dei vecchi, ben vengano gli ottuagenari.

  5. #5
    per l'unità comunista
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    Citazione Originariamente Scritto da libpensatore Visualizza Messaggio
    ma perchè i giovani votano i vecchi rincoglioniti?
    perchè con questa legge elettorale non li votano, votano un partito, e i partiti (praticamente tutti) nominano solo i vecchiacci, non c'è scampo finchè rimane questa legge elettorale

  6. #6
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    Mio nonno (classe '22) è molto più lucido ed obiettivo di molti giovinastri moderni

  7. #7
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da rifondarolo87 Visualizza Messaggio
    perchè con questa legge elettorale non li votano, votano un partito, e i partiti (praticamente tutti) nominano solo i vecchiacci, non c'è scampo finchè rimane questa legge elettorale
    Si, ma non c'è scampo fino a che i giovani politici sono come Luxuria

    ... e poi vi lagnate se quelli attuali fanno cucù e le corna nelle foto

    Immaginatevi cosa potrebbero fare i "luxuria" tra qualche annetto.

  8. #8
    the wizard
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    Perchè i vecchi detengono ancora il potere, e sanno benissimo che al momento del passaggio generazionale sparirebbero in un momento. Le scorse elezioni, a prescindere dal fatto che si sia d'accordo con il risultato, ne è una chiara dimostrazione: sono volati fuori dal Parlamento partiti e personaggi politici che per 40 anni avevano recitato da protagonisti. Lo stesso avverrebbe in economia (vedere il caso FIAT e cosa hanno realizzato i 40enni guidati da Marchionne).

  9. #9
    Forumista assiduo
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    Citazione Originariamente Scritto da rifondarolo87 Visualizza Messaggio
    perchè con questa legge elettorale non li votano, votano un partito, e i partiti (praticamente tutti) nominano solo i vecchiacci, non c'è scampo finchè rimane questa legge elettorale
    siamo messi bene...

  10. #10
    Forumista senior
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    Perchè non c'è alternativa, visto che non possiamo scegliere le persone.

    Le liste, le fanno i partiti... quindi ...

    E se pensiamo che anche per gil europarlamentari c'è chi non vuole la preferenza...

    Ed è proprio il Capo dei Berluschini.... quello del rinnovamento ! (a 73 anni suonati..)

 

 
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