



Il povero Berlusconi è già avanti .
Ha capito che i partiti territoriali sono il futuro e lui se ne è comperato uno già bello confezionato.
Partito che oltre tutto è al servizio del potere centrale romano, non contraddicendo il sogno del cavaliere che, causa il suo bagaglio economico, non può porsi contro i disegni della globalizzazione.
roma ha sudato 15 anni per creare la lega e adesso lui ne ha l’usufrutto.
Adesso anche i colonnelli del Nord del PDL vogliono che il loro partito diventi di conduzione federalista.
Pensiamo al pasticcio derivante, con la lega che in regime di monopolio creatogli da roma, opera sempre all’incontrario di quanto predicato, e in futuro potrebbe trovarsi con i due grandi partiti con le loro branche del Nord che, anche involontariamente, facciano l’interesse dei popoli settentrionali.
Galan, Illy, Chiamparino, la Bresso, Formigoni non hanno neanche lontanamente una preparazione sciamanica di come si fa a condurre una setta.
Pertanto o prima o poi dovranno fare qualcosa di utile.
Mentre la lega è riuscita a compiere nulla per 20 anni.
Avrei un modesto consiglio per i partiti in estinzione e disperati.
Per far vedere che il Nord esiste occorrerebbe che tutti i politici rappresentativi del Nord ( ossia tutti gli importanti componenti della casta) andassero ad una incontro con il Papa.
In tal modo avrebbero la benedizione dell’erede di roma imperiale, e nello stesso tempo potrebbero chiedere al Papa che preghi per loro.
Qualcuno deve pregare affinché evitare che un pazzo possa mettersi a disposizione economica e politica di quel numero enorme di militanti che sono usciti dalla lega e non si è potuti irreggimentarli in qualche associazione di riserva.
E si formi uno tsunami, non elettorale ma politico…..




22 anni fa la prima apertura della sede leghista
L'intervista a Daniele Marantelli: "Che sarebbero durati l'avevo capito subito"
Opinione: Hanno cavalcato le paure dei cittadini. Ma sono stati attenti al buon governo locale
http://www.danielemarantelli.it/Rass...egnaStampa=180
Daniele Marantelli, deputato del Pd, qual è il suo primo ricordo sulla Lega a Varese?
«Nel settembre dell'85 entrai per la prima volta in consiglio comunale nelle fila del vecchio Pci. Con me fu eletto Giuseppe Leoni, il primo consigliere leghista in un capoluogo di provincia. L'architetto fece il suo discorso di insediamento in dialetto, con il suo forte accento di Mornago. Io, varesino di nascita, lo interruppi e gli dissi, sempre in dialetto, che se voleva intervenire con quella lingua, che almeno utilizzasse il varesino».
Quale fu la reazione delle altre forze alla comparsa della Lega?
«Il Carroccio venne sottovalutato praticamente da tutti. Io non condividevo queste opinioni. Da segretario del partito sentivo l'insofferenza nei confronti della pubblica amministrazione e della classe politica persino nelle sezioni comuniste. Capii subito che la Lega era fra noi per restare».
Lei nel '93 fu fra i fautori dell'alleanza fra Pds e Lega che portò all'elezione del sindaco Fassa…
«In quel momento la Lega aveva riscosso un grandissimo consenso popolare, quindi era giusto che si misurasse con responsabilità di governo. C'è da dire che il Carroccio sottoscrisse un programma su cui noi influimmo con forza e in cui si faceva cenno a principi di rispetto e lotta al razzismo. Quella giunta, poi, era infarcita di gente con un profilo di marca progressista. C'era persino il pittore Enrico Baj, che si definiva un anarchico».
Allora sperava di poter tirare lo Lega dalla vostra parte?
«Non fummo un modello isolato. Nel '95, dopo la caduta del primo governo Berlusconi, la Lega Nord si schierò con il Partito democratico della sinistra e con il Partito popolare per sostenere il governo Dini. Dal '99, però, Bossi e i suoi seguaci hanno deciso di incatenarsi a Berlusconi, che è diventato loro "dominus", perdendo gran parte della loro autonomia».
Secondo lei nel Varesotto la Lega Nord ha creato un grosso blocco di potere?
«Il Carroccio ha sempre investito molto sulle amministrazioni locali, mettendo insieme, anche in questo, parole d'ordine efficaci quanto contraddittorie. Ha cavalcato le paure dei cittadini su immigrazione e sicurezza, con cavalli di battaglia tipici della destra europea. Allo stesso tempo ha dimostrato attenzione al buon governo nei comuni. Penso, per esempio, ai risultati ottenuti dalle giunte leghiste con la raccolta differenziata. Sono convinto, comunque, che abbia sviluppato un vero sistema di potere, fatto anche di consulenze e incarichi, simile a quello dei partiti della Prima Repubblica».




Il sindaco di Torino in tv: "Dobbiamo costruire un soggetto
politico autonomo nel nord per contrastare il populismo"
Pd, Chiamparino apre alla Lega
"Possibili alleanza locali"
http://www.repubblica.it/2008/11/sez...rino-nord.html
TORINO - Il sindaco di Torino irrompe nel dibattito che da giorni vede il Pd scosso dalle tensioni. Rilanciando quel coordinamento del Nord che molti, da Roma, vedono come un problema per il partito nazionale. E chiedendo che il coordinamento si riunisca prima del 19 dicembre, giorno in cui è fissata la riunione della direzione democratica.
Secondo Sergio Chiamparino, intervistato da Lucia Annunziata a "In mezz'ora" su Raitre, alla riunione di Milano dovrebbero prendere parte "segretari regionali del Pd, coordinatori, alcuni amministratori regionali e i presidenti delle regioni coinvolte".
Sulle prospettive nel Settentrione il primo cittadino di Torino apre anche a possibili alleanze con il Carroccio: una alleanza del Pd con la Lega Nord a livello locale "è possibile a condizione che la Lega metta da parte l'impianto populistico che tiene fondamentalmente insieme quel partito".
"Non voglio parlare di Partito del nord - ha aggiunto Chiamparino - per evitare di dare vita ad un'iniziativa che sembri la copia o la caricatura della Lega perchè gli elettori alla fine scelgono l'originale. Al contrario, dobbiamo costruire un soggetto dotato di autonomia per contrastare la Lega sul terreno sul quale la Lega fa incetta di voti, il populismo. Se riusciamo a passare lì, allora sì che un discorso di alleanze (con il Carroccio, ndr) diventa possibile".
A Chiamparino ha replicato Roberto Cota della Lega, anche lui piemontese. "Il sindaco è un comunicatore che cerca di piacere anche nei momenti difficili e sa che la gente sta con la Lega. Comunque fa bene a dire che la Lega è l'originale e che le imitazioni lasciano il tempo che trovano, infatti la questione settentrionale non si affronta facendo le interviste, ma con l'attuazione del federalismo".
(30 novembre 2008)


Cacciari, Chiamparino, ...
[SILVIA]IL NUOVO CHE AVANZA[/SILVIA]
Quello che ci vuole per i beoti padani.


http://www.cicap.org/piemonte/cicap.php?section=news&id=20060531.txt
Chi ha intelligenza calcoli il numero della Bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è 666. (Apocalisse, 13, 18)
Che cosa faceva Sergio Chiamparino in cima al Musiné il giorno prima del voto? Cos'era quell'alone fosforescente che circondava la testa del sindaco mentre era intervistato da Simonetta Rho del Tg3 nella prima dichiarazione dopo la vittoria? Perché Bill Gates, appena sveglio, ha voluto sapere com'erano andate le elezioni a Torino?
Finora queste e mille altre domande erano destinate a rimanere senza risposta. Ora l'abbiamo e la fornisce un numero «diabolico», la percentuale che misura il consenso degli elettori, l'incredibile 66,6%. C’era una probabilità su mille che il Chiampa centrasse quella percentuale, ma lui non ha mai avuto dubbi. Solo un appoggio esterno di tale natura può giustificare un risultato che neanche Walter Veltroni ha toccato, restando inchiodato ad un misero 61,8. Eppure Veltroni sta per essere nominato santo protettore dell'Africa; per lui hanno votato sia la Caritas che l'Opus Dei; grazie a una tempestiva colica renale ha potuto farsi fotografare mentre votava in pigiama (e il Chiampa neanche un foruncolo); ha due belle guanciotte piene che invocano il ganascino (e il Chiampa attira carezze come un istrice).
Il diabolico 66,6 spiega anche l'umiliazione inflitta a quella personcina per bene e tanto devota di Rocco Bottiglione, che una volta è stato sfiorato dal desiderio di fare il volontario al Cottolengo. Quel numero spiega come mai i torinesi abbiano voltato le spalle a uno che parla sei lingue (compreso il polacco, utilissimo per fare il sindaco) e, soprattutto, che ha studiato al Liceo d'Azeglio, l'unico e vero passaporto per avere successo a Torino. Persino la Juventus è nata sui banchi del d'Azeglio, anche se per la verità Luciano Moggi non si è diplomato in quel liceo.
Volete un'altra prova dell'alleanza diabolica? Al termine del primo mandato Sergio Chiamparino ha offerto a sue spese un pranzo in una trattoria fuori porta invitando i suoi assessori. Al centro del menù figurava il piatto satanico per eccellenza: il fritto misto che prevede 6 portate da 6 pezzi ciascuna e ogni pezzo diviso in 6 porzioni. Gli assessori della Margherita, per rompere quel cerchio magico, sono stati costretti a impanare e friggere i loro santini elettorali.
Perché le forze infere hanno scelto di appoggiare Chiamparino? Non lo sappiamo, possiamo solo azzardare qualche ipotesi. Intanto solo una mente diabolica può affermare che il piazzale Valdo Fusi non è poi così malvagio. Poi, sfidando il parere contrario di molti, il nostro Sergio ha voluto realizzare il parcheggio sotterraneo di piazza Vittorio Veneto, forse perché, scavando nel sottosuolo, si sarebbe finalmente scoperto se il famoso Graal si trovava effettivamente lì. Non vi dice niente il fatto che il suo antagonista Buttiglione, quando era ministro dei Beni culturali, tentò di bloccare gli scavi con il pretesto dei ruderi archeologici? Un altro indizio: Chiamparino non ha mai nascosto di essere favorevole alla Tav; una galleria lunga 57 chilometri può fare molto comodo a chi abitualmente risiede nel sottosuolo…
Con tutto ciò noi siamo fieri di essere governati dal sindaco più votato d'Italia e pensiamo che tutto quello che si dice sulla Torino Magica sia frutto di leggende metropolitano buone per attirare turisti sprovveduti. Ci prepariamo perciò a festeggiare il nostro sindaco il prossimo martedì. Segnatevi la data: 06/06/06.
Bruno Gambarotta, La Stampa, 31 maggio 2006

