Ernst Junger
Giardini e strade
Note: Diario 1939-1940. In marcia verso Parigi - Traduzione di Alessandra Iadicicco
Caratteristiche: brossura
Note di Copertina </B>In queste pagine, puntuale registrazione dei giorni compresi fra il 3 aprile 1939 e il 24 luglio 1940, la testimonianza di un osservatore d’eccezione come Ernst Jünger si dipana in un suggestivo intreccio di esperienze privatissime e accadimenti storici di importanza epocale: gli ultimi mesi di pace tra i suoi cari nella quiete di Kirchhorst; le avvisaglie del conflitto imminente; la chiamata alle armi, le marce incessanti verso ovest per raggiungere il fronte, il sentimento di fraterna solidarietà e a tratti di schietta ammirazione nei confronti di ufficiali e sottoposti; lo sconfinamento in Lussemburgo, Belgio e poi in Francia, su strade disseminate di bottiglie di spumante vuote abbandonate dagli invasori; lo strazio sui volti di prigionieri e profughi; e finalmente, quando «ormai era diventato del tutto chiaro il valore inestimabile della pace», la notizia dell’armistizio.
Ma non meno affascinante è il paradosso, anche nel «pieno della catastrofe», delle proprie passioni mai accantonate. Si dà quindi scrupolosamente conto delle letture, che si tratti della Bibbia, di Esiodo o di un volume di Maupassant trovato per caso in un alloggio di fortuna; del piacere raffinato provato alla vista delle cose belle, per la buona cucina o per i vini pregiati; dell’incanto e dello stupore inesauribile per il grande rebus della natura: i paesaggi, le piante, gli animali, il mondo misterioso degli insetti e dei fossili, nella convinzione che le cose «traboccano contenuti – e parlano, non appena si rivolge loro lo sguardo».
Un brano:
Marcia attraverso Falkenberg, Sankt Avold, Lauterbach, fino a Wadgassen, la nostra stazione ferroviaria. Abbiamo varcato la Linea Maginot e attraversato il campo antistante con i suoi villaggi deserti, dai cui giardini selvatici, tra i fiori violetti del cardo, risplendeva da lontano il verbasco. Davanti alla porta di una stalla giaceva un caprone morto, completamente disseccato, con la pelle perforata attraverso cui si vedevano le costole simili a una gabbia. Mostrava i denti come per rivolgerci, ultimo degli innumerevoli cadaveri che abbiamo visto, un sorriso di commiato.
Sul confine. Sfilata davanti al colonnello, con musica da parata. A Wadgassen abbiamo trovato i primi abitanti tornati a sistemarsi nelle loro case e nei loro giardini. Che tutti possano ritornare così nella propria terra."





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