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    Predefinito Amos Oz nasce il partito della pace

    Fonte: ElPais/Clausio Avarez
    Questa l'analisi della situazione della sinistra israeliana e del suo rapporto con gli scrittori elaborata da Francesco Battistini (dove spesso c'è traccia del travaglio che ha caratterizzato la sinistra italiana e che, tuttavia, non è detto possa applicarsi -terminologia compresa- anche in terra d'Israele):

    GERUSALEMME — Guerra o pace. Fosse un romanzo s'intitolerebbe così. Invece è un partito. Che non si sa ancora come si chiamerà, sempre che un nome l'abbia. Né chi lo comanderà, sempre che gli diano un capo. Per ora è la Cosa israeliana. Un club d'intellettuali, scrittori, delusi, ambiziosi. Un cumulo di macerie che la sinistra spesso lascia, quando crolla, aspettando chi raccolga.
    Questa Cosa la presenteranno in un giorno di Shabat. Il 6 dicembre. E Amos Oz, anima sua, dice che la data segnerà «la fine della tradizionale sinistra laburista e l'inizio d'un nuovo percorso».
    La Cosa nasce contro la sinistra che c'è, ma carica pesante la destra che (dicono loro) fa di tutto per non trattare: «Qui si tratta della guerra o della pace — dice Oz —. E non siamo mai stati così vicini, come adesso, a un accordo coi palestinesi».
    Una vita, diceva qualcuno, o la si vive o la si scrive. Loro se la impegnano in politica. Il partito degli scrittori verrà annunciato a Tel Aviv ed elenca almeno una trentina di luccicanti nomi dell'intellighenzia leftist, Oz e David Grossman, Avraham Burg e A.B. Yehoshua.
    E poi il fondatore di Peace Now, Tsali Reshef. E Uzi Baram, Ronit Matalom, Mordechai Kremnitzer, argenteria che stava nelle madie laburiste e ora, basta, apre gli armadi, ci lascia gli scheletri e se ne va.
    «Non a fare un altro partito in senso stretto — illustrano —, ma piuttosto per metterci a disposizione».
    A disposizione di Meretz, mini-formazione liberal che aspetta il trapianto di questi cugini socialdemocratici: «C'è una crisi di rappresentanza— spiega Haim Oron, leader del partito ricevente — e i numeri dicono quanto sia urgente rivedere l'opposizione. Nel '92, laburisti e Meretz avevano insieme 56 parlamentari. Oggi ne hanno 24. E i sondaggi prevedono che al voto di febbraio non ne porteranno a casa più di venti».
    Dietro le cifre, l'accusa al partito che fu di Ben Gurion e di Rabin e oggi, in mano a Ehud Barak, è a un incolmabile distacco (11 deputati, contro i 30 ciascuno che dovrebbero incassare il Kadima di Tzipi Livni e il Likud di Bibi Netanyahu) e senza nessun segno di recupero: da ministro della Difesa, è l'accusa, Barak finge di non vedere la politica degli insediamenti nei Territori e i suoi argomenti balbettano. «Il suo vero problema — osserva Nahum Barnea, analista di Yedioth Ahronot — è che il partito ha perso molto del suo vecchio sex appeal, viene dato per scontato, stimato ma non "coperto" da giornali e tv perché, in fondo, considerato non essenziale».
    Dal Big Bang politico che fu il Kadima, quando tre anni fa spaccò il Likud, al «Left Wing Bang» che è questa scissione a sinistra. E che sta creando turbolenze: la sera in cui il club degli scrittori gli si è parato davanti per annunciargli lo strappo, racconta Barnea, «Barak non ha pianto, non ha chiesto l'elemosina, né misericordia. Però ha accusato il colpo. Perché la mossa parte da una considerazione: il Labor è morto e, con esso, Barak».
    Reazioni? L'unica possibile, l'appello al voto utile: «La grande sfida è fra noi e la destra — si difende Barak —. Il Kadima è un partito umorale. E Oz è un grande romanziere, ma deve ricordarsi che fine ha fatto chi ha lasciato il nostro partito: è sparito. Un vero peccato: invece d'unirci contro Netanyahu, a sinistra ci spezziamo in nuovi movimenti».
    Parole che somigliano alla disperazione: la Cosa punta a diventare subito il terzo partito, anche se nessuno si scopre o dice di volersi candidare. Non Oz che ha 68 anni.>>.
    Fonte: "Corriere della Sera" - 20.11.08

  2. #2
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    Gerusalemme, 23 nov. (Apcom) - Gideon Levy, penna tagliente e tra le più celebri del quotidiano Haaretz, non ha dubbi: il Likud di Benyamin Netanyahu e la destra israeliana vinceranno le elezioni legislative del 10 febbraio mentre il centrosinistra, incluso il nuovo partito progressista sostenuto da scrittori ed intellettuali, non giocherà un ruolo determinante nelle scelte sullo scacchiere mediorientale che Israele dovrà compiere già nel 2009.
    Saranno i risultati delle elezioni a dire se Levy ha visto giusto. Ma su un dato in Israele nessun pare avere dubbi. Il partito laburista che 60 anni fa creò lo Stato ebraico non sarà piu' protagonista ma solo una comparsa sulla scena politica nazionale. I sondaggi d'opinione evidenziano un crollo verticale dei laburisti guidati dal ministro della Difesa Ehud Barak. Secondo quello pubblicato qualche giorno fa dal quotidiano Haaretz se le elezioni fossero indette in questo momento il Likud otterrebbe alla Knesset 34 seggi e Kadima, partito di maggioranza relativa, 28 (29 attualmente), i laburisti appena 10 (19) mentre il partito di sinistra Meretz almeno 7 (5). Simili nella sostanza i risultati del sondaggio di un altro quotidiano Yediot Aharonoth: al Likud andrebbero 32 seggi, a Kadima 26, al partito laburista solo 8 e al Meretz 7.

    Barak che fino a qualche settimana fa cullava addirittura il sogno di riconquistare la poltrona di primo ministro, ha scoperto che il partito ha ceduto consensi ai centristi di Kadima guidati dal ministro degli Esteri Tzipi Livni, evidentemente considerati dai potenziali elettori laburisti come l'unica possibilita' di fermare l'ascesa al potere della destra, ma anche a favore della sinistra piu' radicale dove la crescita del Meretz testimonia l'insoddisfazione degli ambienti pacifisti per la linea di Barak considerata troppo militarista e incapace di produrre una proposta di pace piu' avanzata rispetto a quella di Kadima. E non e' secondario il fatto che i sandaggi diano in crescita anche i partiti arabi - rappresentativi dell'elettorato palestinese con cittadinanza israeliana (1/5 della popolazione) - che il 10 febbraio dovrebbero ottenere addirittura piu' seggi del Partito laburista di cui, di fatto, sono stati per decenni solo dei satelliti.
    "Gli ultimi due-tre anni sono stati segnati da errori gravissimi commessi dai leader laburisti - ha detto ad Apcom Meir Margalit, un esponente del Meretz - non hanno saputo portare avanti una iniziativa politica di pace originale ma si sono accontenti di assecondare quella di Kadima. Dall'altro lato Barak ha cercato di proporsi di nuovo come Mr.Sicurezza ma l'elettorato che privilegia quel tema preferisce il Likud". Alla base della crisi c'e' anche la mancanza di un leader carismarico, aggiunge Margalit. "Ai laburisti servirebbe un capo in grado di dare nuovo slancio al processo di pace e di riunire tutte le forze politiche che vogliono la fine del conflitto con arabi e palestinesi", ha spiegato l'esponente del Meretz "il mio partito conquista consensi perche' propone su questi temi un programma chiaro, non ambiguo come quello laburista".
    Il Meretz peraltro dovrebbe registrare un ulteriore rafforzamento a partire dal prossimo 6 dicembre, quando la sinistra si presentera' con una nuova lista, di orientamento socialdemocratico, fondata proprio sulle strutture del partito che, peraltro, godra' del sostegno di alcuni dei piu' noti scrittori e intellettuali israeliani ma anche di ex dirigenti del partito laburista come l'ex presidente della Knesset Avraham Burg, l'ex ministro Uzi Baram e Yossi Kuchik, un consigliere di Barak. "Il partito laburista ha terminato il suo ruolo storico", ha spiegato qualche giorno fa lo scrittore Amos Oz, che e' fra gli organizzatori della nuova iniziativa.
    Di fronte a numeri che non lasciano speranze, il partito laburista si spacca e perde pezzi. L'ultimo ad andarsene sbattendo la porta e' stato il ministro ed ex capo dei servizi segreti Amy Ayalon - "questo partito ha ormai perso la linea politica che lo distingueva e non rappresenta piu' una alternativa di governo", ha detto -, il quale, secondo indiscrezioni, dovrebbe unirsi ai Verdi. Il leader Barak, inevitabilmente, e' finito sulla graticola ed il segretario generale del partito, Eitan Cabel, ora lo accusa apertamente di essere il principale responsabile del mancato supporto da parte degli elettori israeliani.
    Barak non appare in grado di elaborare una risposta a chi lo critica e neppure di proporre un programma volto a convincere gli elettori a dare fiducia al suo partito. Preferisce mettere in guardia Israele sugli effetti di una vittoria elettorale del Likud al voto del febbraio 2009 che, a suo dire, rischierebbe di provocare un confronto fra Israele e il resto del mondo. "Il Likud - ha avvertito - rischia di portarci in un vicolo cieco, di condurci ad un confronto con il mondo e con la regione mediorientale e di spaccare la societa' israeliana". Ha peraltro criticato Amos Oz che, ha detto, "e' un grande romanziere, ma nelle sue analisi dovrebbe tenere a mente gli esempi di altri esponenti laburisti che hanno lasciato il partito e sono finiti ai margini della politica israeliana".
    Parole di fuoco che accendono il dibattito ai vertici del centrosinistra ma che difficilmente faranno cambiare idea ai tanti elettori laburisti intenzionati a lasciare il partito che oggi appare un pallido ricordo della grande forza politica che domino' i primi trenta anni di vita di Israele e che ha avuto nel premier Yitzhak Rabin, assassinato nel 1995, la massima espressione della volonta' di pace e di costruzione di un futuro diverso manifestata da un intero Paese.

  3. #3
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    ma nel caso il Likud risulti primo partito e Netanyahu diventi premier è possibile un governo delle destre (Likud+Shas e altri ortodossi+Yisrael Beytenu e altri ultranazionalisti) oppure è inevitabile un accordo anche con Kadima?
    ne sapete qualcosa?

 

 

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