



Quaranta anni sono passati dalla morte di Gramsci. Il rispetto verso un uomo che ha saputo soffrire e morire per le sue idee c'è tutto. Non altrettanto per i suoi odierni agiografi che, nella foga di metterlo sugli altari del compromesso storico, hanno perfino parlato di una sua conversione, in punto di morte, al cristianesimo. Sono bestemmie.
Giuseppe Niccolai, "Secolo d'Italia", 1 maggio 1977












E chi ha detto che qualcuno non abbia fatto celebrar delle messe in suffragio?
Non credo che fra qualche decennio si parlerà ancora di Gramsci già sepolto dalla storia e dal suo partito che non c'è più.
Il sogno di Ciappas (saluta Wanda!) non si realizzerà. Ma non soffrirà: sarà morto pure lui.


Insomma la " riconversione" è un'immane perdita di organizzazione. Cessa il fluire di quell'energia che teneva il sistema, sempre meno ordinato, ma ancora vivo. Cosa potrebbe significare in termini scientifici? Dove sparisce quell'energia? E cos'è? Un fornello scassato?

