Hamas: non è più il nostro raìs
di Michele Giorgio
su Il Manifesto del 25/11/2008
Dopo il 9 gennaio, quando scadrà il suo mandato, gli islamisti non riconosceranno più Mahmoud Abbas ma un loro uomo come presidente dell'Anp. Per ora la battaglia è a colpi di Statuto, ma presto potrebbe sfociare in un nuovo sanguinoso capitolo di guerra civile palestinese
Il timore, diffuso, era che la riunione di domenica scorsa del Consiglio centrale dell'Olp avrebbe prodotto un'altra, profonda spaccatura tra i palestinesi. E così è stato. Hamas ieri ha reagito con rabbia alla designazione unilaterale di Abu Mazen come «presidente della Palestina» che ha apertamente accusato di «manovrare» allo scopo di essere confermato alla guida dell'Anp al termine del suo mandato, il prossimo 9 gennaio.
«La nozione di Stato prevede un territorio, un popolo e un potere. E perché esso sia rappresentativo, il presidente di questo Stato deve essere eletto dal popolo e non essere designato da un organismo sprovvisto di legittimità come il Consiglio centrale» dell'Olp, ha protestato l'ex ministro degli esteri di Hamas, Mahmoud Zahar. E se i leader del movimento islamico sottolineano la dubbia legalità del passo compiuto dall'Olp, il presidente dell'Anp, ora anche raìs di uno Stato di Palestina che non esiste, lancia un affondo senza precedenti ai rivali islamici, annunciando la sua intenzione di convocare elezioni presidenziali assieme a quelle legislative (queste ultime così verrebbero anticipate di un anno) se il suo partito, Fatah, e Hamas non riusciranno a riconciliarsi e a trovare un accordo politico.
«Abu Mazen non ha alcun diritto di anticipare il voto parlamentare e di convocarlo assieme a quello presidenziale e, soprattutto, non ha la facoltà di estendere il suo mandato», ha prontamente ribadito Zahar, uno dei principali fautori della presa del potere di un anno fa a Gaza da parte di Hamas, in anticipo su presunti piani messi a punto da esponenti di Fatah e delle forze di sicurezza dell'Anp per rovesciare il governo di unità nazionale guidato dal premier islamico Ismail Haniyeh.
Hamas ha già pronta una contromossa: con in mano lo statuto dell'Anp i suoi dirigenti ripetono che dal 9 gennaio Abu Mazen non sarà più presidente e che dopo quella data, in mancanza di elezioni presidenziali, verrà sostituito temporaneamente dallo speaker del Consiglio legislativo palestinese (Clp), Aziz Duwaik. Quest'ultimo, essendo in carcere, verrebbe a sua volta sostituito dal vice speaker Ahmed Bahar, residente a Gaza, che farà svolgere le presidenziali entro 60 giorni.
Al quartiere generale dell'Anp a Ramallah, al contrario, sostengono la legittimità dell'annuncio di Abu Mazen poiché il Clp, pochi mesi dopo le presidenziali del 2005, si sarebbe pronunciato per lo svolgimento simultaneo di elezioni politiche e presidenziali. Smentiscono anche che Abu Mazen intenda prolungare il suo mandato, visto che ha parlato di elezioni immediate, entro poco più di due mesi, per eleggere il nuovo Clp e il presidente. È perciò probabile il 9 gennaio i palestinesi si ritroveranno ad avere due presidenti, uno in Cisgiordania e uno a Gaza.
La battaglia a colpi di Statuto potrebbe preludere alla guerra civile. Dopo il mancato meeting di «riconciliazione nazionale», lo scorso 9 novembre al Cairo, Hamas e Fatah si scambiano accuse durissime. Il movimento islamico punta l'indice contro le forze di sicurezza palestinesi che, dice, operano come «agenzie» d'Israele e degli Stati Uniti, e denuncia la detenzione in Cisgiordania di almeno 400 suoi militanti e simpatizzanti. D'altronde gli stessi capi dei servizi e vari dirigenti dell'Anp ora parlano di Hamas come il «vero nemico» da colpire e, di fatto, hanno stabilito un coordinamento di sicurezza con l'esercito israeliano.
La cronaca quotidiana dai Territori occupati riferisce di continui arresti di militanti di Hamas in varie località della Cisgiordania (ma anche della detenzione di attivisti di Fatah a Gaza) compiuti proprio dalle «nuove» forze di sicurezza dell'Anp, addestrate in Giordania con fondi statunitensi ed europei. Nei mesi scorsi centinaia di uomini dei reparti speciali dell'Anp sono stati dispiegati a Jenin, Nablus e Hebron con il consenso di Israele e altri 900 presto arriveranno a Betlemme, durante le feste natalizie, se andranno in porto i negoziati con il governo Olmert per permettere lo schieramento delle truppe.
Israele segue con attenzione lo sviluppo dello scontro politico tra Hamas e Fatah. Il Consiglio per la sicurezza nazionale dello Stato ebraico, ha riferito il quotidiano Ha'aretz, si è espresso contro le elezioni palestinesi - da evitare anche con un atto di forza - sottolineando il «forte rischio» che dopo il gennaio 2009 Abu Mazen scompaia dalla scena politica e che l'Anp si sgretoli sotto il peso di una nuova vittoria elettorale di Hamas.
http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=26729




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