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Rif: *** CAMERON! ***
Gb: Obama, Cameron leader intelligente ed efficace
Washington, 12 mag. (Adnkronos) - David Cameron e' "un leader intelligente, dedicato, efficace e con cui si potra' lavorare in modo efficace". Cosi' Barack Obama saluta il nuovo premier conservatore britannico, parlando, nella conferenza stampa alla Casa Bianca con Hamid Karzai, con il quale gia' la notte scorsa ha avuto la prima conversazione telefonica. Una conversazione in cui il presidente americano ha ribadito il suo impegno per la "relazione speciale" tra Washington e Londra che, come ha spiegato oggi ai giornalisti, "va oltre ogni singolo partito, ogni singolo leader, si e' costruita nel corso dei secoli e non sta scomparendo".
Gb: Obama, Cameron leader intelligente ed efficace - Adnkronos Esteri
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Rif: *** CAMERON! ***
Ecco la bella gioventù Cameron sceglie un governo di «ragazzi»
di Erica Orsini
Il Giornale, 13 maggio 2010
«Libertà, equità, responsabilità». Sono questi i tre principi fondamentali a cui si ispira il neonato governo di coalizione britannico. Al quale va sicuramente aggiunto un terzo sostantivo, la giovinezza. Perché la formazione di quel «governo stabile, forte e determinato» costruito «su un accordo di 5 anni», voluto dal primo ministro conservatore David Cameron e dal suo vice, il liberaldemocratico Nick Clegg, mette in campo le sue forze più giovani, i praticanti della politica, «novellini» come il nuovo premier, esperti quanto basta da conquistarsi la fiducia della gente, ma del tutto estranei ai giochi di potere e agli scandali che in passato hanno travolto gli anziani dei partiti di maggioranza e opposizione.
Fotografato di fronte all'ingresso del numero 10 di Downing Street accanto a un Clegg raggiante, Cameron ha dichiarato ieri la volontà sua e dell'alleato di «introdurre una politica nuova dove è più importante l'interesse nazionale che quello di partito, dove la cooperazione e il compromesso non sono segni di debolezza ma di forza». E di certo di compromessi ce ne sono stati con i Libdem, non più rivali ma colleghi, che in cambio del loro sostegno hanno preteso 5 posti nell'esecutivo ristretto e la promessa di un referendum sulla legge elettorale.
Tornando ai nomi nel nuovo gabinetto al Tesoro entrano George Osborne, 38 anni, uno degli amici e alleati più fedeli a Cameron. Promosso nel 2005 a segretario ombra, Osborne ha avuto un ruolo chiave in questa campagna elettorale ed è sempre stato in prima linea nel dibattito su come affrontare il problema principale del paese, vale a dire la recessione e la riduzione del deficit. A questo proposito Cameron ha dichiarato ieri che mai «a nessun partito è stata lasciata un'eredità così terribile» e ha annunciato il varo di una finanziaria d'emergenza entro i prossimi 50 giorni. Un altro giovanissimo acquisto dei Tory è il ministro all'Istruzione, Michael Gove. Classe 1967, è considerato una delle menti più brillanti del partito. Tra gli uomini di Clegg c'è Danny Alexander, ministro per la Scozia. Eletto per la prima volta in Parlamento nel 2005, è stato capo dello staff elettorale e coordinatore della sua campagna. Nell'ala liberale ha un posto di primo piano anche David Laws, 45 anni, ex broker d'investimenti, che diventa il primo segretario al Tesoro e lavorerà insieme al Cancelliere dello Scacchiere Osborne. Una delle due donne che fanno parte dell'esecutivo è poi Theresa May. Conservatrice, è la seconda donna ad ottenere il posto di ministro degli Interni, ma detiene anche il ministero per le Pari opportunità. Seconda signora del Gabinetto e prima inglese musulmana a farne parte, è Sayeeda Warsi, promossa a presidente dei Conservatori. È entrata in Parlamento nel 2007 a soli 36 anni. Alla Difesa va invece Liam Fox, ex medico di famiglia classificatosi terzo nel 2005 nella corsa per la leadership dei Conservatori. Appena cinquantenne, ha già promesso una revisione del sistema strategico delle Forze Armate. Andrew Lansley è il nuovo ministro alla Sanità. Nato nel '56 è un attivista del partito conservatore fin dagli anni Ottanta. E la city londinese trema invece, per la nomina del liberademocratico Vince Cable al ministero degli Affari. Dopo aver attraversato le file di laburisti e socialdemocratici, è stato eletto alla Camera nel 1997 e viene ricordato per il suo feroce attacco ai superbonus dei banchieri.
Ma nel governo di Cameron non mancano le vecchie conoscenze, a partire da quella più controversa ovvero la nomina agli Esteri dell'ex leader conservatore William Hague, euroscettico convinto, in perfetta sintonia con la volontà espressa dal neopremier di non aderire all'euro in questa legislatura. Ritorno sulla scena anche per l'ex leader Iain Duncan Smith che va al Lavoro e alle Pensioni e per Ken Clarke. Sarà lord Cancelliere e Segretario di Stato per la giustizia. Infine al liberale Chris Huhne va il ministero dell'Energia e del Cambiamento climatico. Intanto il Labour si affanna a trovare il successore di Brown. E un altro giovane, il 43enne David Miliband, si candida alla successione.
Ecco la bella gioventù Cameron sceglie un governo di «ragazzi» - Esteri - ilGiornale.it del 13-05-2010
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Il giovane Osborne alla prova del Tesoro
di Nicola Degli Innocenti
Il Sole 24 Ore, 13 Maggio 2010
George Osborne sta a David Cameron come Gordon Brown è stato per dieci anni a Tony Blair. L'uno premier, l'altro cancelliere dello Scacchiere, uno più popolare, affabile e disinvolto davanti alle telecamere, l'altro più riservato e a suo agio dietro le quinte. Entrambi consapevoli di compensarsi a vicenda e soprattutto amici e alleati in politica, decisi a riformare il loro partito modernizzandolo dall'interno.
Sperano entrambi che le somiglianze finiscano qui. Finora infatti tra i due Tory non c'è stato alcun segnale della rivalità e delle tensioni personali che hanno funestato il decennio di convivenza a Downing Street di Blair e Brown. Osborne è il braccio destro e il migliore amico di Cameron, la persona a cui il nuovo premier ha affidato il ruolo cruciale di coordinatore della campagna elettorale del partito conservatore.
Ora, come previsto, dopo cinque anni da cancelliere-ombra Osborne è entrato a pieno titolo nella residenza al numero 11 di Downing Street, diventando vicino di casa oltre che alleato-chiave di Cameron. Figlio di un baronetto, cresciuto in una famiglia molto agiata, Osborne ha frequentato le migliori scuole del regno e poi ha studiato all'Università di Oxford frequentando come Cameron l'elitario Bullingdon Club.
Dopo la laurea è stato giornalista e poi consulente del ministero dell'Agricoltura durante la crisi della "mucca pazza". William Hague, diventato leader Tory, lo ha poi scelto come segretario politico. Ha conosciuto Cameron nel 2001, quando entrambi sono stati eletti deputati per la prima volta. Osborne, a trent'anni, è diventato il più giovane Tory in Parlamento. Pochi anni dopo, nel 2005, l'elevazione a cancelliere-ombra. Da allora è stato perseguitato dalle accuse di inesperienza e scarsa competenza, che si sono moltiplicate durante la crisi finanziaria. Alla vigilia del voto un sondaggio ha rivelato che molti Tory avrebbero preferito il veterano Ken Clarke come cancelliere e fino a ieri mattina circolavano voci che Osborne avrebbe avuto un altro incarico meno prestigioso.
Invece Cameron, che lo ha sempre tenacemente difeso, ha mantenuto la parola. Ora Osborne si assume l'onerosa responsabilità del Tesoro e ha la possibilità di dimostrare che i suoi critici lo avevano sottovalutato. Le sue priorità, ha dichiarato ieri, sono ridurre al più presto il deficit, avviare quella che ha definito una «riforma strutturale» del settore bancario e modificare il regime fiscale per renderlo «più equo».
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DEPUTATO A 30 ANNI
Origini d'élite
George Osborne, 38 anni, è figlio di un baronetto e ha un percorso simile a quello di Cameron, di cui è il braccio destro: come il neo premier ha studiato a Oxford ed è stato eletto per la prima volta deputato nel 2001. Cancelliere ombra, Cameron l'ha voluto a tutti i costi nel suo governo
Il giovane Osborne alla prova del Tesoro - Il Sole 24 ORE
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David, quel rampollo borghese che vuole farsi amare dalle masse
John Lloyd
la Repubblica, 13 maggio 2010
Dopo aver ricevuto la richiesta ufficiale da parte della regina di formare il "suo" governo, David Cameron si è fermato sulla soglia della sua nuova residenza al numero 10 di Downing Street, e con la moglie incinta al suo fianco ha pronunciato un breve discorso. Le sue sono state parole cupe, che hanno sottolineato la difficoltà degli anni a venire, e sono parse impregnate della sensazione - che Cameron di sicuro avverte in tutta la loro pienezza soltanto adesso - che egli sarà responsabile per alcuni anni di decisioni difficili e impopolari. Ha in ogni caso fatto presente che suo obiettivo è quello di proteggere i deboli, gli ammalati e gli anziani e che tale obiettivo è di importanza fondamentale per la politica dei Conservatori.
Il suo discorso ha messo in luce un paradosso di fondo che gli europei del continente potranno apprezzare più di altri, ed è il fatto che Cameron, per molti aspetti, è il classico cristiano-democratico europeo. Il suo accordo con i Liberal Democratici per formare un governo di coalizione - che non ha precedenti nel Regno Unito in tempo di pace - ben si adatta alla sua politica e alle sue opinioni (non sempre a quelle dei membri del suo partito e a molti dei suoi parlamentari). Il paradosso è questo: egli è il conservatore più apertamente euroscettico dai tempi di Winston Churchill. Ha deciso di formare un nuovo gruppo al Parlamento europeo con frange di partito, essenzialmente dei nuovi Paesi membri, con un passato anche da estremisti. Persone che il suo nuovo partner della coalizione, il vice primo ministro Nick Clegg, leader dei Lib Dem ha notoriamente chiamato "pazzi" in un dibattito in televisione.
Le sue idee sono di centro, con una forte impronta sociale. Cameron ha cambiato molto il suo modo di fare in pubblico, estirpando ciò che ancora vi era del suo razzismo e della sua omofobia, e in parte licenziando all´istante o allontanando dal partito conservatore chiunque facesse osservazioni che potessero essere interpretate, anche solo vagamente, come razziste od omofobe. Il cambiamento che egli porta con sé evidenzia un altro paradosso ancora di questa elezione: benché il partito conservatore abbia fatto campagna elettorale con lo slogan "È necessario un cambiamento", le sue politiche non differiscono poi molto nella sostanza da quelle del governo laburista. I conservatori effettueranno tagli alla spesa pubblica un po´ più incisivi e un po´ più rapidamente. Incoraggeranno genitori e insegnanti ad aprire scuole semi-private, con grande disapprovazione dei laburisti. Aiuteranno di più le piccole imprese. Ma nessuna di queste iniziative è poi così diversa, in linea di principio. Perfino per ciò che concerne l´Europa, argomento sul quale le posizioni dei due partiti sono quanto mai distanti, gli effetti saranno soltanto secondari: un governo laburista non entrerebbe nell´euro (soprattutto non ora!) e un governo conservatore non cercherebbe di lasciare l´Unione.
Eppure le politiche sono soltanto una parte di ciò che possiamo aspettarci, forse la minima. Il prossimo governo dovrà affrontare le ripercussioni dell´enorme indebitamento pubblico britannico, superiore ai 160 miliardi di sterline. Significherà anche tagli alle spese, aumenti fiscali, la fine dei bei tempi dei quali il New Labour ha goduto, un´incessante serie di confronti aperti con operai, insegnanti, università, medici, vertici delle forze armate, insomma quasi tutte le istituzioni esistenti. Governare sarà estremamente difficile.
Malgrado il fatto che di sicuro Cameron sarà impopolare, i britannici mostreranno qualche interesse nei confronti di un autentico rampollo delle classi più agiate che dopo tanto tempo torna a essere primo ministro. Non se ne è più visto uno, infatti, dai tempi del breve premierato di Sir Alex Douglas Hume - aristocratico scozzese - all´inizio degli anni Sessanta. Dopo di lui i leader conservatori diventati primo ministro - Edward Heath, Margaret Thatcher e John Major - erano di estrazione più umile: appartenevano alla classe operaia (Heath) o alla piccola borghesia (Harold Wilson, Tony Blair, Gordon Brown). Cameron, invece, ha studiato prima a Eton e poi a Oxford, le scuole private della crème dell´élite britannica. È di famiglia benestante da alcune generazioni e sua moglie è nobile.
Di sé Cameron ha cercato di dare l´immagine di un "uomo comune", ma non riesce a nascondere il proprio accento, così particolare e distintivo delle classi britanniche più agiate. Benché questa sia una società che presta parecchia attenzione alla classe sociale, pochi paiono provare risentimento nei suoi confronti per questo motivo. L´impopolarità potrà cambiare le cose, soprattutto se lui - un uomo ricco - sposerà gli standard di vita delle masse.
Presto potremo anche vedere se come politico eguaglierà Tony Blair, sul quale ha in buona misura forgiato la propria dialettica politica. Gordon Brown, uomo intelligente e determinato, ma di carattere spesso irascibile e scontroso, non è riuscito a farsi amare da molti britannici. Cameron ha un fascino di gran lunga maggiore: e di sicuro gli servirà tutto.
Traduzione di Anna Bissanti
ALTRI MONDI
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GB: Luna di miele tra Cameron e Clegg. Ma durerà?
(ASCA-AFP) - Londra, 13 mag - L'intesa tra il Premier David Cameron e il suo numero due Nick Clegg, mostrata ieri nel corso della loro prima conferenza stampa congiunta, sembra rispecchiare per la stampa britannica piu' un ''matrimonio'' che una coalizione di governo. L'unione tra il Primo ministro conservatore e il suo vice Premier liberal-democratico, solo ieri avversari politici e oggi alleati, verra' molto presto messa alla prova, hanno scritto oggi i principali quotidiani.
''Il grande giorno dopo una storia d'amore lampo'', titola il Guardian, che descrive come i due leader nel giardino di Downing Street si sono scambiati convenevoli e complimenti per lanciare la prima coalizione in Gran Bretagna dalla Seconda Guerra Mondiale.
''Sembrava un sodalizio civile, una conferenza stampa come questa potrebbe essere illegale in 45 stati degli Usa'', ironizza il giornale di centro-destra, riferendosi agli Stati in cui i matrimoni dello stesso sesso non sono ammessi.
''Si tratta del matrimonio piu' rapido della storia politica e al Paese e' stato chiesto di benedirlo'', continua il Sun.
Il Daily Mail punta sulle ''grandi effusioni del numero 10'', mentre l'Express titola ''E' amore''. I conservatori hanno conquistato la maggioranza relativa dei seggi nella Camera dei Comuni dopo le elezioni del 6 maggio, ma ha dovuto allearsi con i Liberal Democratici, arrivati al terzo posto, per formare un governo che mette la parola fine a 13 anni di 'supremazia' laburista a Downing Street.
Quasi tutti i quotidiano ricordano che la coppia avra' momenti difficili davanti al proprio percorso: ''Lo show di Dave e Nick e' stato impressionante, ma sara' difficile farlo durare'', ha detto l'Independent, quotidiano di centro-sinistra.
Il nuovo governo, che ha messo l'economia al vertice delle proprie priorita', deve agire con urgenza per affrontare l'attuale situazione finanziaria del Paese. Entrambe le parti hanno anche posizioni inconciliabili sull'Europa o sull'energia nucleare, ha detto il giornale sottolineando che si prefigurano ''guai in vista''.
ghi/mcc/bra
GB LUNA DI MIELE TRA CAMERON E CLEGG MA DURERA (STAMPA) - Agenzia di stampa Asca
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http://www.presseurop.eu/files/image...jpg?1273671485
«La priorità? I tagli alla spesa»
di Leonardo Maisano
Il Sole 24 Ore, 13 Maggio 2010
LONDRA - Eccoli lì, Nick e Dave, Dave e Nick. Nel giardino di Downing Street a scambiarsi battute come due consumati cabarettisti. «Davvero avevi detto questo di me, David?». «Lo devo ammettere, Nick». Il premier aveva definito il vicepremier una barzelletta, da prendere con la stessa serietà che si riserva a uno scherzo. Altri giorni, giorni di accuse, prima della svolta dell'altra notte quando un'intesa indotta dagli elettori s'è trasformata in un'alleanza scritta in sette pagine e undici punti, bozza di un "accordo di coalizione" che nella versione finale sarà pronto solo nei prossimi giorni. Questa strana coppia della politica inglese, alle prime armi con un patto politico che arriva sessantacinque anni dopo l'ultima volta che era avvenuto qualche cosa di simile, s'è già installata al potere senza aver ancora visto tutte le carte.
Le discussioni sono destinate a continuare e forse le divergenze a riaffiorare. Ma non era, non poteva essere, storia di ieri. Il giorno della festa, si festeggia. E lo fanno elogiandosi per le «coraggiose riforme» in arrivo, per l'audacia nel portare il paese verso «un nuovo, storico destino», nell'umiltà che mostreranno «rimangiandosi parole del passato». Nick Clegg non vivrà, probabilmente, a Downing Street, ma «idealmente i nostri uffici sono uniti da un corridoio».
Coabitazione nelle intenzioni più che coalizione, al punto che alla prima riunione del Consiglio di sicurezza nazionale riservato al premier è stato invitato anche il vicepremier. Ma Cameron avverte: «I nostri partiti non si stanno unendo», è il laboratorio di una nuova politica, «di quel nuovo modo di fare politica per il quale mi sono sempre battuto», aggiunge Clegg.
Corrispondenza d'amorosi sensi? Parrebbe guardando un governo che si compone di tessere scontate e altre molto meno. I conservatori George Osborne, cancelliere dello Scacchiere; William Hague, ministro degli Esteri, erano scritti nel destino. Vince Cable ministro delle Attività produttive e per il sistema bancario molto meno, ovvio, così come Theresa May, Tory all'Interno e il compagno di partito, Kenneth Clarke, alla Giustizia. In tutto cinque esponenti LibDem sono nel gabinetto di governo, ma venti - un terzo circa della pattuglia parlamentare - hanno incarichi vari nell'esecutivo. Rappresentanza massiccia per attutire l'impatto di un programma di governo inclinato verso casa Tory.
Lo giustificano i rapporti di forza, ma soprattutto la vittoria sul fronte della riforma elettorale che è rimasta di traverso alla base del partito di Cameron per lo sconquasso nei collegi elettorali che rischia di accompagnarsi all'alternative vote, ovvero al modello australiano che sarà sottoposto a referendum popolare. Meccanismo che non soddisfa nemmeno i LibDem decisi assertori del proporzionale, ma disposti ad accoglierlo sulla scorta di considerazioni di prevalente interesse elettoralistico: con quel modello avrebbero preso più deputati di quanti se ne sono aggiudicati il 6 maggio.
Capitolo clou della battaglia che attende la coalizione è l'uscita dalla crisi economica, ovvero contenimento del deficit, riduzione del debito, rilancio industriale. Entro 50 giorni ci sarà una Finanziaria d'emergenza con tagli non inferiori ai 6 miliardi di sterline da effettuare nell'anno fiscale corrente, ma senza intervenire sulla sanità pubblica. Sarà innalzata la fascia di esenzione fiscale a 10mila sterline per i redditi più bassi come volevano i LibDem ed eliminata la revisione chiesta dai Tory sulla tassa di successione. Crescerà dal 18 al 40% l'imposta sul capital gain per i cosiddetti - e volutamente non meglio definiti - «non business asset». Sì a una imposta sulle banche come suggerito dai conservatori e avanti sia con la lotta ai bonus eccessivi sia con l'innalzamento dell'età pensionabile. Si stempera la querelle sul destino della Fsa, la Consob inglese, destinata comunque ad essere ridimensionata per il crescente ruolo che sarà attribuito alla banca d'Inghilterra.
Nella bozza d'intesa l'Europa occupa una parte significativa. Non c'è più traccia della rinazionalizzazione di politiche già delegate a Bruxelles come volevano i Tory inclusa quella sull'asilo, ma è un fuoco di sbarramento su quanto non dovrà essere fatto. Pali e paletti a future forme di integrazione, euro off limits, ovviamente. Significativo il "referendum lock", ovvero il test popolare obbligatorio a future richiesta di cessione di sovranità nazionale.
Sulla difesa i LibDem hanno ottenuto una formula sfumata che lascia aperta la possibilità di abbandono del programma di aggiornamento atomico Trident, un passaggio che resta al cuore del programma elettorale dei liberaldemocratici e sul quale non è da escludere un voto disgiunto qualora si dovesse arrivare alla spaccatura. In apparente compensazione gli uomini di Clegg hanno però accettato la prosecuzione dei programmi civili nucleari che avrebbero voluto sospendere, elemento di complicazione visto che il nuovo ministro dell'energia è Chris Huhne, uno dei più fedeli colonnelli del vice premier.
Un pacchetto eterogeneo di misure, figlio di compromessi. Perché questo è il senso nuovo della mediazione politica che Londra ha deciso di scoprire.
I PUNTI PRINCIPALI DELL'ACCORDO DI COALIZIONE
ECONOMIA E BANCHE
Manovra finanziaria d'emergenza entro 50 giorni
- Tagli alla spesa per 6 miliardi di sterline (quasi 7 miliardi di euro) entro quest'anno
- Esenzione fiscale per i redditi annui sotto le 10mila sterline
- Aumento dal 18 al 40% delle tasse sul capital gain per i «non business asset»
- Commissione ministeriale per la riforma del sistema bancario
- Stretta sui bonus ai manager «inaccettabili»
RIFORMA ELETTORALE
- Referendum sul sistema elettorale per l'alternative vote. Anche se Tory e LibDem possono mantenere posizioni diverse al voto
- Definizione della durata della legislatura: le prossime elezioni si terranno nel maggio del 2015; servirà il 55% dei deputati per la sfiducia al governo
- Commissione per valutare l'introduzione dell'elezione anche alla Camera dei lord
- Misure più dure contro i parlamentari corrotti
RAPPORTI CON L'EUROPA
- Nessuna possibilità di adesione all'euro per tutta la durata del parlamento appena eletto
- Nessuna cessione di sovranità o ulteriori competenze da Londra all'Unione europea senza uno specifico referendum
- Misure per limitare l'applicazione della direttiva europea sull'orario di lavoro
- Gabinetto di guerra per vigilare sulla missione in Afghanistan
- Sostegno (blando) al programma Trident di missili nucleari
WELFARE E SCUOLA
- Impegno per aumentare la spesa sanitaria nazionale, in termini reali, ogni anno
- Commissione per studiare la sostenibilità nel lungo periodo del sistema previdenziale
- Reintroduzione a partire dal 2011 del legame tra pensioni pubbliche e salari
- Sostegno alla scuola privata e all'indipendenza degli istituti
- ENERGIA E AMBIENTE
Nessun avvicinamento tra i due partiti sulla costruzione di nuove centrali nucleari. Anche se i LibDem sono contrari, i Tory potranno proporre al parlamento i loro piani sul nucleare civile
- Investimento in fonti di energia rinnovabili
- Rete ferroviaria ad alta velocità
- Banca per gli investimenti nel settore "verde"
DIRITTI CIVILI E IMMIGRAZIONE
- Il Great repeal bill comprenderà anche l'abolizione della carta d'identità
- Salvaguardia dei dati sul Dna dei cittadini
- Tetto annuale al numero di cittadini extracomunitari che possono entrare nel paese
- Abolizione della detenzione in centri speciali per i minori entrati illegalmente nel paese
«La priorità? I tagli alla spesa» - Il Sole 24 ORE
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Gb/ Coalizione con i Lib-Dem era il sogno di Cameron (Guardian)
Gli permetterebbe di modernizzare i Tories e conquistare centro
Roma, 13 mag.
(Apcom) - Altro che male minore: un governo di coalizione con i Liberal-Democratici era il sogno politico del leader conservatore David Cameron, secondo quanto scrive un editoriale del quotidiano progressista The Guardian. L'alleanza infatti consentirebbe a Cameron di riuscire nel progetto che Tony Blair non seppe portare a termine: conquistare definitivamente il centro della politica britannica, dove si decide del fato di ogni elezione. Per raggiungere quest'obbiettivo, Cameron deve tuttavia sbarazzarsi dell'ala destra del partito, ridisegnando l'immagine dei Tories da "Partito cattivo" a moderno, verde e liberale: nulla di meglio che sfruttare la presenza rassicurante dei Lib-Dem; e se i tagli alla spesa dovessero far ricordare i tempi del thatcherismo, "il manico dell'accetta porterà anche le impronte dei liberal-democratici". Se la strategia dovesse funzionare, il guadagno potrebbe essere enorme: escludere il Labour dal centro. Poi, quando arriverà il momento di affrontare le urne, Cameron potrà presentarsi come la scelta liberale e ragionevole: perché prendersi il disturbo di votare Lib-Dem? All'orizzonte, si profilerebbe l'egemonia elettorale. Questo, conclude il Guardian, era il sogno dell'idolo di Cameron, Tony Blair: anch'egli nel 1997 immaginò un'alleanza con i Lib-Dem che avrebbe reso il Labour partito dominante, ma "non ci riuscì perché fece un errore che Cameron ha evitato: vincere troppi seggi".
Gb/ Coalizione con i Lib-Dem era il sogno di Cameron (Guardian) - Wall Street Italia
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Londra, il nuovo governo taglia gli stipendi di premier e ministri
È la prima mossa varata dall'esecutivo di David Cameron e Nick Clegg che si è riunito oggi a Downing Street per la prima volta
Sono passate meno di 24 ore dalla formazione del nuovo governo britannico, il primo esecutivo di coalizione dal dopoguerra, e già il tandem Cameron-Clegg vara la prima mossa a effetto: taglio del 5% degli stipendi dei ministri e del premier e il loro congelamento per i prossimi cinque anni. La decisione è stata presa nel primo giorno di riunione a Downing Street. Le nuove misure secondo l'esecutivo britannico, che ha fatto della riduzione del deficit la sua priorità, dovrebbero permettere di far risparmiare 300mila sterline (351mila euro) all'anno ai contribuenti. Il provvedimento interessa anche lo stipendio annuale del primo ministro che è di 142.000 sterline (166mila euro), oltre alle 65mila sterline (77mila euro) relative al suo mandato di parlamentare.
Londra, il nuovo governo taglia gli stipendi di premier e ministri - Esteri - ilGiornale.it del 13-05-2010
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La nuova destra nascerà a Londra?
di Enrico Franceschini
My Tube 13 maggio 2010
http://franceschini.blogautore.repub...8c-300x187.jpg
Le “public schools” sono le scuole private britanniche. Da noi in Italia, nelle scuole private, in genere ci vanno o ci andavano i somari, gli alunni le cui famiglie sono disposte a pagare in cambio della certezza, o quasi, che i figli saranno promossi. In Gran Bretagna le scuole private costano care, intorno ai 30 mila euro di retta l’anno, ma sono le migliori del regno. Da secoli forgiano la classe dirigente di un paese che è stato, fino alla seconda guerra mondiale, l’ultimo grande impero della terra, e che dunque aveva bisogno di una classe dirigente coi fiocchi, capace di governare non soltanto la propria nazione ma il mondo. Il liceale uscito da una public school si riconosce quasi subito, per la suprema fiducia in se stesso che emana, per la disinvoltura con cui tratta argomenti e interlocutori più diversi, per la compostezza del carattere e la brillantezza dell’ingegno, per l’ironia e l’autoironia.
David Cameron e Nick Clegg sono entrambi usciti da public schools. Di Cameron si sa, è uscito da Eton, la scuola dei re e dei primi ministri (lui è il diciottesimo proveniente da lì). Ma anche quella di Clegg non scherza: Westminster si piazza, nelle graduatorie annuali del Times, puntualmente al secondo o terzo posto. E’ da lì che bisogna partire per capire l’armonica intesa, ribattezzata “love story” dalla stampa londinese, fra il premier e il vicepremier del nuovo governo britannico. Un governo di coalizione, in cui convivono il partito conservatore guidato da Cameron e quello liberaldemocratico guidato da Clegg. Il loro duetto nella conferenza stampa congiunta con cui hanno presentato il governo, mercoledì, ha colpito l’immaginazione dei media e dell’opinione pubblica, non soltanto inglese: sembravano due innamorati, scherzano i giornali, due fratelli, no due gemelli, anzi due cloni, ha scritto il Guardian, entrambi giovani (stessa età – 43 anni), aitanti, di bell’aspetto, spiritosi, entrambi con mogli belle e indipendenti, con nidiate di figli, entrambi prodotti dalle public school e poi dalle migliori università (Oxford per Cameron, Cambridge per Clegg - la loro alleanza è una Oxbridge al governo). Per forza che due così non fanno fatica ad andare d’accordo: parlano la stessa lingua, un linguaggio o meglio uno slang colto appreso sui banchi di scuola da quando avevano 14 anni. Niente di strano che la loro conferenza stampa sembrasse lo show di due veterani del cabaret, come quando un giornalista ha chiesto a Cameron se ripeterebbe quello che disse di Clegg in campagna elettorale, cioè che Clegg era un “joke”, una barzelletta, un pagliaccio. “Did you say that?”, ha chiesto Clegg, fingendo di arrabbiarsi. “I’m afraid I did”, ha risposto Cameron, fingendo di imbarazzarsi. Non ha risposto “oopps” e neanche “sorry”. Ha risposto: “Temo di sì”. Elegante anche nel fare una battuta.
Ma a Londra ci si chiede se, dietro questo accordo, non ci sia qualcosa di più delle public school e delle somiglianze anagrafiche. Philip Stephens, uno dei più autorevoli – e meglio informati – columnist del Financial Times, scrive oggi che forse, in fondo in fondo, Cameron ha preferito fin dall’inizio essere costretto a formare un governo di coalizione, anzichè farne uno da solo, sostenuto soltanto dai conservatori. Certo, non lo avrà fatto apposta, a vincere meno seggi di quelli necessari a dare ai Tories la maggioranza assoluta. Ma può darsi che il risultato deludente non gli sia poi così dispiaciuto, perchè l’alleanza con i liberaldemocratici di Clegg, con un partito di centro, che è di centro-destra su alcune questioni (economiche) e di centro-sinistra su altre (sociali, morali), può servire al suo piano.
Cameron aveva già spostato i Tories su posizioni di centro, prendendo le distanze da quelle delle Thatcher. Aveva già sotterrato vari tabù, dando il suo appoggio al ruolo dello stato nella sanità e nel welfare, pur rivendicando una responsabilizzazione individuale dei cittadini (la “Big Society”, la chiama lui, riecheggiando Kennedy). Del resto le posizioni di Tories, lib-dem e Labour, in campo economico, sono più vicine di quanto volessero far sembrare i loro slogan elettorali. Ma, secondo Stephens e altri osservatori, adesso Cameron sogna ancora di più e i lib-dem sono lo strumento che lo aiuta a sospingere il suo sogno. Non a caso chiama l’ alleanza con Clegg un governo “liberal-conservatore”, anzichè conservatore-liberale, come sarebbe giusto tenendo conto che il suo partito, i Tories, è molto più forte elettoralmente del lib-dem.
La sua idea, scrive il columnist del Financial Times, è “il più grande riallineamento mai intrapreso dal partito conservatore”: assai più di un matrimonio di convenienza con i liberali, bensì una fusione di valori e di intenti, per creare non soltanto una “nuova politica”, come lui e Clegg stanno ripetendo all’unisono, ma un partito nuovo. Una nuova destra o più esattamente un grande centro, in grado di presidiare il cuore dell’elettorato con la stessa forza esercitata a lungo dal blairismo, che fece l’operazione analoga, trasformandosi in modo da conservare l’idea di fondo – quella di aiutare i meno fortunati – ma con mezzi e programmi in grado di conquistare il consenso di tutti, o quasi tutti.
E’ troppo presto per capire se l’intuizione di Stephens è giusta. E’ prestissimo per prevedere cosa succederà al governo britannico: di certo ci saranno resistenze all’alleanza, da parte dell’estrema destra dei Tories e dell’estrema sinistra (o della maggioranza) dei lib-dem. Ma più della Merkel in Germania e di Sarkozy in Francia, certo più del partito repubblicano in America, sicuramente in modo diverso dal Pdl berlusconiano-leghista in Italia, David Cameron e il suo clone Nick Clegg potrebbero avere messo in moto un rinnovamento politico altrettanto interessante di quello avviato da Tony Blair e Bill Clinton sulle sponde opposte dell’Atlantico a metà anni Novanta. Il centro-destra europeo, e anche il centro-sinistra, faranno bene a seguirli con attenzione.
http://franceschini.blogautore.repub...cera-a-londra/
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Rif: *** CAMERON! ***
Il matricidio di Margaret, by Cameron
di Alberto Simoni
Avvenire, maggio 13th, 2010
Sul biglietto da visita di David Cameron in grande risalto c’è la scritta: «Erede di Blair». Quando si presentò alla platea conservatrice nel 2005, pochi mesi prima di dare l’assalto alla leadership del partito, l’allora 39enne Cameron tirò fuori dal cilindro quella frase. «Sono l’erede di Blair». I parrucconi della destra conservatrice, quelli in giacca di tweed e fucile a tracolla, balzarono sulle sedie immaginando la deriva liberal del partito. Eppure quella che sembrava la provocazione era tutt’altro che una “boutade”. Ci credeva veramente l’outsider Cameron che sarebbe stato l’erede del premier laburista. D’altronde nel 2001, appena eletto a Westminster nel collegio sicuro si Witney, in una delle sezioni di botta e risposta ai Comuni, Cameron aggredì Blair: «Una volta eri il futuro».
Cameron, 43 anni, è un pragmatico, uno che sa costruire e non improvvisa. Ma gli schemi ideologici, raccontano i biografi, non gli appartengono.
Guai parlargli di «cameronismo». Eppure se oggi è il più giovane inquilino di Downing Street dal 1812, lo si deve alla sua idea di svecchiare un partito conservatore destinato altrimenti a rimanere ai margini della storia. Il platonico parricidio di Parmenide è un matricidio a Londra. Cambiare i Tory significa seppellire il ricordo della Lady di Ferro. Laddove la Thatcher metteva al centro l’individuo, Cameron esalta la comunità. Invoca responsabilità privata nei conti pubblici ed esalta il ruolo della famiglia. Il conservatorismo compassionevole che media fra liberismo e ospedali pubblici. Che esalta il merito, non solo la rendita.
Sono temi che Cameron ha proposto con forza in tutta la campagna elettorale e li ha ribaditi martedì sera prima di varcare l’uscio del 10 di Downing Street. Ma ven*gono dal 2005, quando cominciò a parlare di «broken society» e a contrapporle la Big Society. Società sgretolata sul terreno etico da una parte e visione di una società nuova, inclusiva.
L’idea di Cameron è che la comunità di quartiere e la famiglia (non però intesa solo nel senso tradizionale, i Tory sono fra l’altro favorevoli alle ‘nozze’ fra omosessuali) sono il luogo primario dove condurre le battaglie contro l’alcolismo e la criminalità. L’obiettivo è restituire libertà d’iniziativa ai genitori per poter costruire scuole nei loro quartieri e far calare il sipario sullo statalismo e sulla massiccia spesa pubblica laburista (il Big Government).
Cameron viene dall’upper class, ha frequentato la prestigiosa scuola di Eton e la Oxford University, ha legami di parentela (che pur si perdono nella notte dei tempi) con la Regina, è marito di una manager glamour, discendente an*ch’ella di reali e agile nel muoversi nell’alta società. Eppure è Samantha, donna alla mano, due figli e un terzo in arrivo, che ha umanizzato David, dicono gli amici. La fine della fiaba del giovane ricco aspirante premier però non ha il volto bello e solare di Sam, quanto quello del piccolo e innocente di Ivan, il figlio della coppia morto nel febbraio del 2009 a soli sei anni. È nato con una malattia cerebrale, Cameron gli è stato sempre accanto. Notti in bianco in ospedale e a casa. Ha visto la sofferenza e ha detto di aver «avuto da Ivan la più grande lezione sulla vita». E forse non è un caso che, dopo aver vissuto in prima persona l’abnegazione di medici e infermieri, una delle sue promesse è quella di non cambiare la sanità pubblica.
Il figlio dell’upper class è il prototipo di un nuovo modello conservatore. Anche se resta fortemente anti europeo, in pieno stile britannico. Ma questo 43enne, ambizioso, telegenico e arrivato alla politica quasi per caso, forse ha cambiato per sempre il corso della storia politica britannica. Potrebbe bastare per sentirsi legittimamente «l’erede di Blair». Alla faccia dei nostalgici della caccia alla volpe.
IL MONDO DI WOLFIE