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Discussione: *** CAMERON! ***

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    Predefinito *** CAMERON! ***

    IL PERSONAGGIO

    Il ragazzo di Eton al "Number 10"
    per mano con la moglie Samantha


    Educato alla scuola dei re, 43 anni, una famiglia giovanissima, Cameron offre un'immagine di rinnovamento. Molte le analogie con il vice Clegg: stessa età, scuole private, figli piccoli

    di Enrico Franceschini

    la Repubblica, 12 maggio 2010





    LONDRA - La prima telefonata è stata di Barack Obama, dieci minuti dopo il suo ingresso a Downing Street. Prima l'investitura della regina Elisabetta, con una stretta di mano, si scandalizzano i royal watchers, invece del tradizionale baciamano: ma la sovrana sprizzava una tale gioia dagli occhi che si capiva per chi facesse il tifo. Poi il colloquio con il presidente degli Stati Uniti. Succede tutto così in fretta, che un osservatore quasi stenta a crederlo. E mentre stringeva per mano la moglie Samantha, radiosa come la madre al quinto mese di gravidanza che è, camminando insieme sul marciapiede di Downing street, lei appoggiata a lui per non cadere sui tacchi vertiginosamente alti, David Cameron forse stentava a crederlo anche lui. Le ha mormorato qualcosa all'orecchio, lei ha sorriso, i cronisti non sono riusciti a sentire ma si poteva quasi leggere il labiale: "Succede davvero, ti rendi conto?".

    Poi il nuovo primo ministro britannico è andato al microfono. Davanti a lui paparazzi e cameramen, il mondo politico e quello di tutti giorni incollati ai televisori. Ha cominciato con un elogio dello sconfitto, Gordon Brown: "Grazie per tutto quello che ha fatto nella sua lunga carriera al servizio di questo paese". Ecco come si fa politica, in Gran Bretagna. Quindi ha elencato i "profondi problemi" che il Regno Unito deve risolvere: l'economia ancora fragile, il deficit, la necessità di "cambiare in meglio, di rafforzare la famiglia e la società". Come altre volte, ha riecheggiato il famoso slogan di Kennedy, "non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, bensì quello che tu puoi fare per il tuo Paese". Ha detto: "Per cambiare c'è bisogno dell'impegno di tutti, tutti devono sentirsi responsabilizzati, devono dare il proprio contributo, devono sentirsi parte della società". Infine ha parlato col cuore in mano: "Sono entrato in politica non per sete di potere, ma perché amo questo paese e voglio fare tutto quello che posso per renderlo ancora migliore, ancora più grande. E' una grande sfida, ma tutti insieme possiamo vincerla. Sono fiducioso che ce la faremo".

    Il plurale non è maiestatis: si riferisce al governo di coalizione con i liberaldemocratici. "Io e Nick", ha ripetuto Cameron un paio di volte: lui e Clegg, due 43enni insieme al potere, quasi due gemelli, usciti dalle migliori scuole private, bravi a comunicare, con giovani mogli e nidiate di figli piccoli. Ci saranno pannolini e biberon, a Downing Street, con la famiglia Cameron, a cui nascerà un figlio, il terzo, in autunno. Li portò anche Blair i pannolini a Downing Street, ma dopo qualche anno che era già al potere: David e Samantha iniziano il loro viaggio al potere con una nursery al seguito. Anche questo un segnale, un simbolo di rinnovamento.
    Eton boy: il diciottesimo premier uscito dalla scuola dei re. Laureato a Oxford, dove militò nel controverso Bullingdon Club, quello dei rampolli bene che si ubriacavano nei pub e posavano per le foto in frac. Formidabile speechwriter: è stato scrivendo discorsi per la Thatcher e i leader che le sono seguiti, che il giovane Cameron ha cominciato a fare carriera. "Tory Blair", lo hanno chiamato in principio, per come ricordava da destra il premier laburista: telegenico, carismatico, moderno. E deciso a trasformare i conservatori, spostandoli al centro, come Blair ha fatto con il Labour. L'opera, nel suo caso, è appena cominciata, e del resto anche Blair incontrò non pochi ostacoli sul suo cammino. Ma se un'immagine vale più di mille parole, il bacio tra David e Samantha sulla porta di Downing street, prima di varcarla, dice tutto: una giovane coppia, felice di cominciare insieme una nuova vita, dovunque li porterà.

    (12 maggio 2010) © Riproduzione riservata


    Il ragazzo di Eton al "Number 10" per mano con la moglie Samantha - Repubblica.it
    Ultima modifica di Florian; 12-05-10 alle 08:22

  2. #2
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    Predefinito Rif: *** CAMERON! ***

    GRAN BRETAGNA - CAMBIO A DOWNING STREET

    Cameron nuovo premier britannico:
    "Con Clegg sarà un governo forte"


    Il leader dei Tory riceve l'incarico dalla Regina e Obama gli telefona: «Tra noi relazioni speciali»

    di Andrea Malaguti

    La Stampa, 12/5/2010





    La Daimler Limousine grigia entra nel cortile reale attraversando due ali di folla, mentre la sera si appoggia morbida su Buckingham Palace. Alle 8 e 25 David Cameron scende dall’auto aggiustandosi la cravatta e passandosi una mano sui capelli appena tagliati. Elisabetta II lo aspetta nello studio privato per conferirgli l’incarico di formare il nuovo governo davanti al caminetto. Una cerimonia di quindici minuti che, dopo cinque giorni di polemiche e tradimenti, archivia tredici anni di potere laburista. Il patto innaturale tra conservatori e libdem è fatto e Cameron può presentarsi a Downing Street da padrone. «Chi mi ha preceduto ha reso un ottimo servizio alla nazione - concede - ora le sfide economiche ci impongono di andare avanti con un governo stabile e forte. Nick Clegg e io lavoreremo insieme. Ci aspetta una grande sfida». Samantha, incinta, vestita di viola, lo guarda con gli occhi pieni di lacrime, lui l’accompagna oltre la soglia del numero 10.

    Il presidente degli Stati Uniti Obama è il primo a chiamarlo. Lo invita a Washington. E’ ufficialmente uno dei potenti della Terra. «Tra noi ci saranno relazioni speciali».
    E’ stata una giornata difficile per Cameron. Sveglio da 36 ore, stanco, scavato, incapace di restituire il consueto sorriso perfetto, esce dalla casa di West London alle nove di mattina. Spende poche parole, finalmente di pancia. «Per Clegg il tempo è finito, deve darci una risposta in fretta». In nome del Paese, dei mercati e del buon senso. Salendo in macchina calpesta la giacca che gli scivola di mano. Per la prima volta, per un solo istante, sembra fuori controllo. Il doppiogioco del leader libdem l’ha costretto a rilanciare l’idea di un referendum sul voto alternativo. Si è alienato le simpatie dell’ala destra del partito, ma ora basta con i minuetti. «Te ne vuoi andare? Vattene». Non scherza, è pronto alla rottura.

    Nick Clegg lo capisce e resta lì. E’ riuscito a mettere Brown alla porta, ma sapeva che la trattativa con i Labour era impossibile. Un pentapartito sarebbe stato incomprensibile per gli elettori, debole, ricattabile, guidato da un leader senza sostegno popolare. Chiama Cameron e lo invita a pranzo per le 13 e in quei 45 minuti davanti a un hamburger mal cotto e senza patatine si decide il futuro del Paese. Cameron ritrova forza, sarà lui il più giovane primo ministro della storia della Gran Bretagna. Rientra a casa, chiama il barbiere e ripassa il discorso preparato per la Regina.
    A Downing Street, solo e scaricato dal partito, Gordon Brown batte il pugno sul tavolo e convoca l’autista che aspetta istruzioni nel cortile. La Jaguar apre la bocca posteriore e ingoia tre valigie da trasloco. Le carica personalmente, in tasca ha la lettera di dimissioni. Si rivolge alla moglie Sarah. «Prendi i bambini, ce ne andiamo a testa alta».

    Contemporaneamente, a Westminster, Vince Cable, braccio destro di Clegg, racconta che l’accordo con i conservatori è «davvero vicino». Finisce un modello di sistema che è stato funzionale per l’Inghilterra ed esemplare l’Europa. Il nuovo patto contro natura, tra due forze così distanti - sull’Europa, sull’immigrazione, sul sistema elettorale, sul welfare - è un cerotto che non nasconde la ferita di un bipartitismo logorato dalla crisi economica e che assomiglia molto al governo di tregua pensato da Casini per l’Italia. Mai due mondi così distanti sono apparsi tanto simili.

    Il cerchio si chiude. Gordon Brown appoggia per l’ultima volta le mani sul leggìo destinato al primo ministro. «Ho fatto il secondo lavoro più bello del mondo. Ora tornerò a fare il primo: il padre e il marito. Thank you and goodbye». Tende la mano ai figli John e Fraser (6 e 3 anni) che gli corrono incontro. Era così che voleva il finale, con una dissolvenza da film americano tutto patria e famiglia. La Gran Bretagna cambia strada.

    Cameron nuovo premier britannico: "Con Clegg sarà un governo forte" - LASTAMPA.it

  3. #3
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    Predefinito Rif: *** CAMERON! ***

    Una coppia molto "easy"

    di Richard Newbury

    La Stampa, 12 maggio 2010


    Sono state elezioni alla Mick Jagger. Nessuno dei tre partiti ha ottenuto la «satisfaction» che voleva. Ma è stato il risultato che gli elettori volevano. Brown ha lasciato la terra di mezzo occupata per un decennio da Blair, non tanto quella del New Labour ma del Not Labour che nonostante ciò lo votava lo stesso. Nick Clegg poteva essere il nuovo Blair ma gli elettori sono andati a vedere le carte e hanno scoperto che era molto più «estremista»: sull’Europa, sul seggio permanente all’Onu, sul nucleare. Cameron è stato più bravo di lui a spostarsi al centro, non altrettanto si può dire del suo partito: anche se Cameron ha spazzato via l’idea che i Tories rappresentassero «il bianco 75enne che odia il suo Paese», non è andato fino in fondo e non ha ottenuto il mandato pieno. Ma la corsa verso il centro porta dritto verso un’intesa di lunga durata tra Cameron e Clegg.

    Se la fisica indicava un’alleanza logica tra laburisti e libdem, la chimica tra questi due quarantenni «aristocratici alla mano» ha avuto la meglio. I dettagli contano, come quando si sono visti davanti alla telecamera con la barba vecchia di un giorno, un atteggiamento «easy», come quello di Blair davanti a Dowing Street in jeans, che indica la via della nuova Inghilterra cameroniana (e clegghiana). Non è il ‘79, non abbiamo una Thatcher pronta alla rivoluzione neoliberista. La strana coppia, ma neanche troppo, vuole governare per quattro anni, senza strappi né guerre ideologiche. Sull’economia l’intesa è fatta. Li divide qualche visione strategica, l’Europa, e l’euro, se durerà più a lungo di loro.


    Una coppia molto "easy" - LASTAMPA.it

  4. #4
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    Predefinito Rif: *** CAMERON! ***

    Il trionfo dei Tory: Cameron nuovo re d’Inghilterra

    di Gaia Cesare

    Il Giornale, 12 maggio 2010


    Game over. Fine della partita. David Cameron fa il suo ingresso trionfale a Downing Street, al fianco la moglie Samantha, in dolce attesa. A 43 anni diventa il premier più giovane degli ultimi due secoli. Dopo 13 anni di potere laburista incontrastato, un leader conservatore torna alla guida del Regno Unito. Ma i tempi della larghe maggioranze monocolore sono finiti. I Tory guideranno il Paese in tandem coi liberaldemocratici. L’accordo con il partito di Nick Clegg è cosa fatta. La Gran Bretagna avrà il suo primo governo di coalizione dal dopoguerra. Il New Labour di Tony Blair e Gordon Brown esce di scena dopo aver visto sfumare, a causa di una rivolta interna, un ultimo disperato tentativo di accordo con i liberaldemocratici.
    Il cambio della guardia avviene quando Cameron varca finalmente la soglia di Buckingham Palace e risponde alla domanda di rito di Elisabetta II: «Accetta lei di formare il nuovo governo?». Il «sì» del leader è condensato nel suo primo discorso alla nazione da capo del governo. Un manifesto che segna il nuovo corso, quello in cui i tradizionali valori conservatori si sommano a una maggiore «compassione». «Chi può dovrà e chi non può sarà aiutato», dice in una frase dai toni kennediani. Poi ricorda il suo maggiore impegno: restituire agli elettori fiducia nella politica oltre che dare un governo stabile al Paese. Ma mette in guardia gli inglesi: saranno tempi duri, in cui sarà necessario prendere decisioni difficili. Il nuovo premier invita tutti alla «responsabilità», perché il «cambiamento» si raggiunge solo se ognuno fa la sua parte in una società «più responsabile», che non si chieda cosa ha ma cosa può fare. In poche battute, a cinque anni dalla sua candidatura a leader dei Tory, Cameron condensa il senso della svolta verso la quale si avvia il Paese e verso la quale lui ha già traghettato il suo partito.
    Poco prima era toccato a Gordon Brown congedarsi quasi commosso, alle spalle il 10 di Downing Street che in questi giorni ha presidiato senza sosta e al fianco la moglie Sarah. Un discorso toccante, il grazie per il «privilegio» di aver governato il Paese in questi tre anni, un patriottico saluto alle forze armate - i soldati «morti con onore» - e un riferimento al ritorno al suo primo e preferito lavoro, quello di marito e padre. Infine l’ultimo viaggio alla volta di Buckingham Palace, mano nella mano coi suoi due figli, per comunicare alla regina - come prevede il rigido protocollo - che non avrebbe più guidato il governo del Paese e dare il via libero per un nuovo incarico al leader dei Tory.
    «È l’ora delle decisioni» aveva avvisato in mattinata Cameron. Un modo per dire ai liberali che il tempo stava per scadere. E a fischiare la fine sono state le indiscrezioni trapelate nel pomeriggio. I negoziati tra Labour e Libdem sono falliti: molti laburisti si sono opposti alla nascita di un «governo dei perdenti», un esecutivo che gli elettori non avrebbero digerito, che per arrivare a una risicata maggioranza assoluta (328, appena due seggi sopra la metà del totale dei parlamentari) - avrebbe dovuto assoldare i nazionalisti scozzesi, gallesi e nordirlandesi dando vita a una coalizione «arcobaleno» di difficile sopravvivenza. La speranza dei deputati che hanno mandato all’aria l’accordo è che il governo di «lacrime e sangue» che Tory e Libdem si preparano a varare duri poco e lasci il tempo al Labour per riorganizzarsi sotto un nuovo leader e consenta di ripartire nuovamente all’attacco in tempi migliori.

    Così, nell’arco di poche ore, i negoziati con i conservatori sono diventati l’unica strada percorribile per Nick Clegg, consapevole anche lui di non poter «tradire» l’indicazione degli elettori. Le trattative sono andate avanti fino a tarda sera. Clegg ha dovuto convincere i suoi della bontà dell’offerta dei Tory. Ma alla fine la partita si è chiusa e i Libdem possono ritenersi soddisfatti. Il gioco su due tavoli ha permesso alla formazione diventata ago della bilancia di incassare il referendum sul sistema elettorale e la concreta possibilità che venga introdotto il cosiddetto «voto alternativo», una forma di proporzionale che prevede che i candidati vengano indicati dagli elettori in ordine di preferenza e che garantisce la vittoria a chi supera il 50% dei consensi. In cambio Clegg pare abbia dovuto cedere sull’improbabile amnistia per gli immigrati illegali che era nel programma dei Libdem.
    Cala così il sipario sul bipolarismo e probabilmente anche sul sistema maggioritario. La decisione ultima spetterà agli inglesi. Ma è evidente ormai che queste sono le elezioni della svolta per il Regno Unito, uno spartiacque rispetto alle solide tradizioni politiche ed elettorali che fino a ieri sembravano intramontabili Oltremanica. L’Inghilterra da oggi ha un governo. Se sarà «solido e forte» si vedrà. L’appuntamento è fissato per il 25, giorno del Queen’s Speech, della presentazione del programma di governo. Da qui ad allora Elisabetta II potrà tornare a dormire sonni più tranquilli.

    Il trionfo dei Tory: Cameron nuovo re d’Inghilterra - Esteri - ilGiornale.it del 12-05-2010

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    Predefinito Rif: *** CAMERON! ***

    Brown dà le dimissioni

    Cameron primo ministro. I Conservatori tornano dopo 13 anni


    di Bernardino Ferrero

    l'Occidentale, 11 Maggio 2010





    Alla fine ce l'ha fatta. David Cameron ha strappato un accordo a Nick Clegg ed è diventato il nuovo primo ministro inglese. I Lib-Dem entrano nella coalizione con i Tory mentre Gordon Brown, il grande sconfitto di queste elezioni, dopo aver cercato fino all'ultimo di agganciare Clegg si è arreso, annunciando le sue dimissioni.

    Brown ha voluto ricordare l'impegno dei soldati di Sua Maestà in Afghanistan, ha ringraziato la moglie Sarah, dicendo che "Ho fatto questo lavoro non per il privilegio o il prestigio che ne deriva ma per la possibilità di servire le persone". Finisce un'era, 13 anni ininterrotti di "New Labour", ma non è ancora del tutto chiaro quanto sarà stabile il periodo che si apre nella politica inglese.

    La Coalizione fra Tory e Lib-Dem, benedetta dalla Regina Elisabetta, sarà, nelle parole del neo-premier, "un governo solido, stabile e buono". Cameron promette di affrontare, da subito, i grandi problemi che affliggono il Paese, il deficit, il conflitto sociale e "un sistema politico che necessita di riforme", miele per le orecchie di Clegg, che alcuni vogliono come vicepremier, e che ha agganciato l'accordo con i conservatori alla possibilità di una riforma del sistema elettorale, visto che quello attualmente in uso ha penalizzato fortemente la terza forza della politica inglese. Cameron ha anche esaltato i valori della famiglia e della responsabilità sociale, rendendo omaggio a Brown, "grazie al quale la Gran Bretagna è più aperta e compassionevole e all'estero". Ma non sarà il vecchio Gordon a guidare il partito laburista in futuro, e i delfini affilano le armi per la successione, fra tutto il ministro degli esteri Miliband.

    Tramonta, quindi, lo spauracchio del parlamento “hung” – privo cioè di una maggioranza assoluta – e i Lib-Dem ora aspettano di ricevere dal nuovo premier maggiori informazioni sulla natura del patto di coalizione, in primis la riforma del sistema elettorale. Se la riforma non dovesse arrivare, c'è il rischio che il partito liberaldemocratico si spacchi. Come ha spiegato all'Occidentale il Professor Giorgio Rebuffa, Ordinario di Sociologia del Diritto e Filosofia all'Università di Genova, a dettare le condizioni dell'accordo sono stati i Conservatori, e sulla riforma del sistema elettorale potrebbe darsi che conservatori e lib-dem non arriverrano molto lontano.

    Un'altra spina nel fianco della nuova coalizione potrebbe essere quella dell'immigrazione, visto che in campagna elettorale Clegg aveva proposto una sanatoria per i clandestini. Secondo il professor Rebuffa non si tratta però di un problema insormontabile, visto che dalla metà del XX secolo la Gran Bretagna è sempre stata interessata dall’arrivo di flussi massicci di persone, soprattutto da parte di africani, indiani e pakistani, che alle ultime elezioni hanno comunque dato il loro voto ai laburisti.

    La stampa e le tv negli ultimi giorni ci avevano ragalato l'immagine di un Paese instabile, e di una elezione senza un vincitore. Potrebbe anche darsi che si tornerà al voto, ma in fondo non è accaduto nulla di traumatico, il sistema politico della democrazia inglese è forte ed ha retto anche a questa prova; se anche la Coalizione dovesse avere vita breve, gli inglesi probabilmene non lo vivranno come un dramma nazionale. Nel 2005 Blair diventò primo ministro per un soffio, e anche Churchill negli anni dovette cavarsela in questo modo. Ora la rivoluzione conservatrice riparte da David Cameron, in minoranza.


    Cameron primo ministro. I Conservatori tornano dopo 13 anni | l'Occidentale

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    GRAN BRETAGNA

    Cameron nuovo primo ministro. Nick Clegg vice premier


    di Leonardo Maisano

    Il Sole 24 Ore, 11 maggio 2010


    Il leader dei conservatori David Cameron è il nuovo primo ministro della Gran Bretagna. La nomina è stata ufficializzata da un breve comunicato di Buckingham Palace nel quale si dice che Cameron ha accettato l'incarico e «ha baciato le mani», una formula, spiegano le tv, che non è letterale: un tempo avveniva ma ora si tratta probabilmente solo di una stretta di mano. I Tories, che hanno vinto le elezioni del 6 maggio senza però raggiungere la maggioranza assoluta, hanno trovato un accordo con il Liberademocratici di Nick Clegg, terza forza del Parlamento, e tornano al potere dopo 13 anni di governi laburisti. Davanti al numero 10 di Downing Street ha detto che formerà una «coalizione piena» con i liberal-democratici per «un governo solido» che «affronti i problemi del paese, primo fra tutti il deficit».

    Tra i principali obiettivi del suo governo, ha detto Cameron, «ricostruire la famiglia, ricostruire le comunità, ricostruire la responsabilità». Ha promesso onestà nell'azione di governo nell'affrontare i problemi - primo fra tutti il deficit - e ha reso omaggio al suo predecessore Gordon Brown «per il suo lungo servizio» e al Labour «grazie al quale la Gran Bretagna è più aperta al suo interno e più compassionevole all'estero».

    Il nuovo primo ministro ha ammesso che governare in coalizione «presenta difficoltà», ma con i Libdem si può immediatamente iniziare a lavorare per affrontare i problemi del Paese. Cameron, accompagnato dalla moglie Samantha, è stato accolto da una folla festante. Dopo il suo breve discorso, è entrato per la prima volta da rimo ministro all'interno dle numero 10.
    Secondo quanto si apprende, i dettagli sui nomi dei ministri emergeranno solo domani.

    Nick Clegg, come dicevano alcune indiscrezioni, confermate nella notte italiane da Downing Street, sarà vice primo ministro di un governo che non ha precedenti nella storia moderna di questo Paese. Ma gli assetti ultimi del governo che verrà sono ancora tutti da definire. Le dimissioni di Gordon Brown sono arrivate al termine di una giornata densa di colpi di scena, ma prima della formale accettazione degli accordi da parte dei parlamentari e della base elettorale di entrambi i partiti, quello Tory e quello liberaldemocratico.

    Che le cose sarebbero andate nella direzione auspicata da David Cameron si era capito a metà pomeriggio quando Brown aveva annunciato che i Laburisti si ritiravano dal negoziato con i liberaldemocratici lasciando al tavolo i soli conservatori. Perché questo sia avvenuto non è ancora del tutto chiaro. Ma fra i deputati laburisti da giorni crescevano perplessità verso un accordo che non aveva base parlamentare e molte più divergenze programmatiche di quanto fosse prevedibile. Una trattativa che è precipitata nel giro di 24 ore spianando al strada alla strana, anomala intesa fra Tory e LibDem.


    GRAN BRETAGNA Cameron nuovo primo ministro. Nick Clegg vice premier  - Il Sole 24 ORE

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    Cameron premier (con Clegg)

    di Leonardo Maisano

    Il Sole 24 Ore, 12 Maggio 2010


    Il dodicesimo primo ministro del Regno di Elisabetta II s'è insediato a Downing Street. È David Cameron, 43 anni, conservatore, il più giovane premier dal 1812 quando di quell'incarico fu insignito Lord Liverpool. Altri secoli, altre dinamiche. Quelle di ieri sono state una volta di più vissute al cardiopalmo con l'improvviso avvitarsi di una crisi che sembrava destinata a durare molto più lungo.
    A far precipitare le cose è stato l'uomo che più di tutti sembrava destinato a volerle trascinare, deciso a restare aggrappato all'incarico di premier con le unghie e con i denti. Gordon Brown lo ha fatto ieri sera quando la sua Jaguar di servizio ha varcato i cancelli di Buckingham Palace. Accompagnato dalla moglie Sarah si è incamminato, per l'ultima volta, lungo le scale del più celebre palazzo di Londra per incontrare la regina alla quale ha rimesso il mandato. Pochi istanti dopo ha salito quelle stesse scale, per la prima volta, David Cameron chiamato a formare il governo a conclusione di una procedura di grande semplicità e straordinaria efficacia. Il neopremier si è poi recato a Downing Street per comunicare la vera svolta della politica inglese: un governo di coalizione.
    «Ho accolto il mandato che mi ha conferito sua maestà - ha detto Cameron - e nel farlo voglio rendere omaggio al governo uscente e alla straordinaria dedizione di Gordon Brown... Le elezioni ci hanno consegnato un parlamento senza maggioranza assoluta e per far fronte alle urgenze della congiuntura interna e internazionale intendo varare una formale coalizione con il partito liberaldemocratico...».
    Non ci sono precedenti nella storia moderna britannica anche perché in serata è giunta l'ufficializzzaione che il leader LibDem, Nick Clegg sarò il vicepremier, quasi sicuramente affiancato da altri ministri di primo piano. Il cancelliere dello scacchiere, ministro delle Finanze, sarà invece il conservatore George Osborne, 38 anni. I LibDem si sono già impegnati a non proporre l'adesione della sterlina all'euro. Solo nel corso della giornata di oggi il quadro sarà definito così come sarà del tutto chiarito l'umore della base parlamentare ed elettorale di due partiti che hanno guardato con reciproco scetticismo a questa conclusione.
    Ma ieri non è stato solo il giorno della vittoria di Cameron e della consacrazione di Clegg, abile nel gestire la sua mano negoziale aprendosi anche alle intese con i laburisti poi collassate, è stato anche il giorno dell'addio di un uomo politico che ha segnato la storia recente britannica. Gordon Brown ha posto fine a molto più di un semplice mandato di premier. Quello di ieri è stato, certo, l'atto finale della sua breve stagione da capo dell'esecutivo, meno di tre anni, ma anche di tredici nel segno del New Labour, quell'architettura ideologico-culturale che Tony Blair rese fenomeno globale.
    Brown ha lasciato tutto, eccetto il suo incarico di deputato. «È stato un onore servire questo paese - ha detto nell'annunciare il suo addio da Downing Street - ma oggi rimetto anche il mio incarico di responsabile del partito laburista». Un bacio alla moglie Sarah, un abbraccio ai due figli, poi è andato al palazzo reale e da lì al quartier generale del Labour dove ha salutato i collaboratori con poche parole di piena assunzione di responsabilità. «Se abbiamo perso le elezioni - ha detto - è colpa mia, esclusivamente mia». La voce era tesa, come ai microfoni di Downing Street quando per un istante si è avuta la sensazione che l'emozione potesse avere il sopravvento.
    Istanti in cui la maschera tragica di un uomo politico mai amato dall'opinione pubblica aveva preso il posto di quella proterva, arrogante, aggressiva andata in scena nel corso del suo mandato. Diversa era stata la sua immagine da cancelliere dello scacchiere. A comprometterne la popolarità era stato il lungo braccio di ferro con Tony Blair per la successione al partito e al governo. Un confronto dal quale non si è mai riavuto, trascorrendo i pochi anni da capo del governo in costante rincorsa dei conservatori, sempre favoriti nei sondaggi rispetto al suo Labour.
    Harriet Harman, la sua vice, è stata nominata leader ad interim in attesa che i giovani turchi del partito si battano per conquistare lo scettro del comando. Li guiderà il popolarissimo David Miliband, ministro degli Esteri uscente, ma contro di lui si schiereranno molti aspiranti, espressione delle diverse anime del Labour a cominciare da Ed Balls ministro della Scuola e più stretto alleato di Brown. Chiacchiere per un futuro già cominciato, ieri, sotto il segno di David Cameron (già invitato da Barack Obama a Washington in nome delle "special relationship" anglo-americane) ma anche di Nick Clegg.


    Cameron premier (con Clegg) - Il Sole 24 ORE

  8. #8
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    GRAN BRETAGNA

    Cameron al lavoro sulla squadra


    La Stampa, 12/5/2010

    I Lib-Dem hanno ottenuto il vice premier e cinque ministri. Nick Clegg, che sarà vicepremier, ottiene 5 ministeri e preme per la riforma elettorale. I conservatori "prenotano" gli Esteri e la Difesa


    David Cameron, il più giovane Primo ministro da 200 anni a questa parte, guiderà il primo governo di coalizione che la Gran Bretagna abbia avuto dalla Seconda Guerra Mondiale, grazie all’accordo raggiunto con i Liberal-Democratici di Nick Clegg.

    Per i Conservatori tuttavia la statistica più importante è quella di essere tornati a Downing Street dopo 13 anni di opposizione, sebbene in - potenzialmente scomoda - coabitazione: in base all’accordo raggiunto con i Lib-Dem, i Tories cederanno agli alleati cinque Ministeri, compresa la carica di vicepremier che ricadrà sullo stesso Clegg. Al momento, i tre Ministeri già assegnati sono tutti Conservatori: William Hague agli Esteri, Liam Fox alla Difesa e Andrew Lansley alla Sanità; probabile anche che il Tory George Osborne sia il prossimo Cancelliere dello Scacchiere.

    Quanto al programma, i Lib-Dem hanno ottenuto un referendum su una riforma della legge elettorale; i Conservatori tuttavia si sono impegnati solamente a far approvare la legge relativa alla consultazione, ma saranno liberi di fare campagna contro un provvedimento al quale il partito è fortemente contrario. Vittorie Lib-Dem anche sul fronte delle legislature fisse (cinque anni) e su una riforma della Camera dei Lord, oltre che sulla riduzione della pressione fiscale per i redditi più bassi.

    I conservatori hanno invece mantenuto i sei miliardi di sterline di tagli alla spesa pubblica entro il prossimo anno, ottenuto un tetto all’immigrazione (e l’abbandono della proposta Lib-Dem di un’amnistia per i clandestini), l’impegno a mantenere la deterrenza nucleare britannica e a non entrare nell’eurozona; inoltre, qualsiasi trasferimento dell’autorità nazionale all’Ue dovrà essere sottoposta ad un referendum. In attesa di completare il quadro del nuovo esecutivo, Cameron ha già ricevuto due telefonate di incoraggiamento: la prima da Barack Obama, che ha ribadito gli «speciali legami» tra Gran Bretagna e Stati Uniti, la seconda da Angela Merkel, che ha invitato il nuovo premier a Berlino.


    Cameron al lavoro sulla squadra - LASTAMPA.it
    Ultima modifica di Florian; 12-05-10 alle 11:43

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    PERSONAGGIO

    Cameron riceve l'incarico dalla Regina
    Tory informale che cita John Lennon


    di Francesca Paci

    La Stampa, 12/5/2010

    Dopo 13 anni ha interrotto l'era Labour. Quarantatreenne, è il più giovane premier da due secoli


    Nei giorni ansiogeni prima del voto aveva raccontato ai cronisti di rilassarsi solo spaccando la legna. Eppure ce ne vorrà di tempo prima che David Cameron riesca ancora a rimboccarsi le maniche e impugnare la scure terapeutica nel giardino boscoso di Witney, la sua circoscrizione. Il nuovo premier britannico non deve preoccuparsi più del Parlamento sospeso ma del Paese, che aspetta da 5 giorni il proprio legittimo governo.

    Alla fine ha vinto lui. Pur non essendo il beniamino dei Tory più tradizionalisti né degli elettori, che non gli hanno mai concesso una devozione simile alla cleggmania, il quarantatreenne leader conservatore entra a testa alta a Downing Street, il più giovane primo ministro britannico degli ultimi due secoli. Più che lunga, la strada verso il riconoscimento è stata in salita. Sin da quando nel 2005, neoeletto ai vertici del partito, disse a Tony Blair «una volta eri il futuro», Cameron ha puntato al ruolo del rivale, guida del Paese ma soprattutto rinnovatore dei valori tory bisognosi d'un restauro almeno quanto quelli laburisti prima d'entrare nell'era della Terza Via.

    Giovane, laureato in quell'aristocratico college di Eton inviso alla middle class almeno quanto ai senior Tory in giacca di tweed e fucile da caccia a tracolla, appassionato dei Radiohead e degli Smiths, David Cameron è stato un outsider sin dall' inizio. Forse è per questo che è riuscito a superare la tempesta e intendersi con il leader libdem, oggi suo numero due. A ottobre, dal palco del congresso conservatore di Manchester, quando il comodo distacco dall'avversario Gordon Brown oltrepassava il 40%, aveva raccontato agli iscritti la sua idea di società, non quel parassita stigmatizzato dalla Thatcher ma una comunità compassionevole in cui ci fosse posto per il libero mercato e per gli ospedali pubblici che aveva sperimentato durante l'agonia del figlio di sei anni Ivan, morto pochi mesi prima. Era l'idea di quella Big Society che, sostenuto dall'amico esperto di comunicazione Andy Coulson, un guru da 275 mila sterline di stipendio, avrebbe lanciato in campagna elettorale.

    E pazienza se il messaggio non sarebbe stato entusiasmante come le boutade fulminanti di Boris Johnson, sindaco di Londra e suo alter ego nel partito. Cameron è un maratoneta più che uno sprinter, uno che, come dice il suo vecchio amico Andrew Feldman, «non ti guarda mai negli occhi ma sempre oltre le spalle». Cosa ha visto il neopremier oltre il voto di giovedì che ha fermato la sua corsa al 37% dei consensi, negandogli la vittoria immediata che sperava? Certamente la rivincita su quanti, come il senior Lord Ashcroft, gli rimproveravano d'aver voluto i dibattiti all'americana, il trampolino di lancio per Nick Clegg. Nei 5 lunghissimi giorni seguiti al verdetto delle urne Cameron ha sempre cercato l'orizzonte.

    Aveva percorso centomila miglia in tre giorni e raccolto 17 milioni di sterline di donazioni per convincere il paese d'essere il migliore a governare la crisi. Aveva speso la gravidanza della moglie Samantha, in attesa del terzo figlio, sfidando le critiche di quanti sospettavano una maternità a orologeria. Aveva fatto appello a John Lennon, citando Imagine per promettere il nuovo Regno Unito. Adesso ha lo scettro. Gli serviranno tutti i libri letti su Mandela per perdonare i nemici, soprattutto quelli alle sue spalle, i compagni di partito, che nell'ombra tifavano contro di lui. Di legna da spaccare ce n'è ancora parecchia.


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    Predefinito Rif: *** CAMERON! ***

    David Cameron
    Il "verde" che ha cambiato i Tory


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    L'età: 43 anni
    Figlio di un agente di borsa ed educato nelle migliori scuole private del Paese - Eton e poi Oxford - David Cameron, 43 anni (la stessa età di Blair quando vinse nel 1997), è senza dubbio un membro dell'elite conservatrice della Gran Bretagna.

    L'ascesa
    Ha dovuto affrontare le critiche dei tradizionalisti interni al suo stesso partito per il suo ambientalismo o l'attenzione alle minoranze, e le bordate degli avversari per la sua asserita inesperienza e per il retroterra agiato: ma David Cameron ha retto, migliorando la sua capacità di comunicare, la sua agenda politica e riuscendo ad apparire finalmente in contatto con le fasce meno privilegiate dell?elettorato britannico.

    "Non sono la Thatcher"
    Sin dal primo giorno da leader è riuscito ad imprimere nei Tory quella spinta modernizzatrice necessaria a svecchiarne l'immagine thatcheriana del partito.

    Dal clima ai diritti dei gay
    Parlamentare dal 2001, Cameron è diventato leader dei Conservatori nel dicembre del 2005, e da allora si è impegnato tra le altre cose a reclutare nelle file dei Tory il maggior numero di donne e di candidati appartenenti a minoranze etniche e a far abbracciare al partito nuove battaglie, come quella contro i cambiamenti climatici e quella per i diritti degli omosessuali.

    Lo snodo degli scandali
    Cameron ha sfruttato lo scandalo dei rimborsi spese gonfiati dei parlamentari per presentarsi come un «riformatore radicale» in grado di «ripulire» la classe politica.

    La scoperta dell'austerità
    In seguito alla crisi economica, Cameron è stato però costretto a sostituire il suo iniziale messaggio di ottimismo con una retorica più sobria e persino austera.

    La famiglia
    Cameron ha sposato la moglie Samantha nel 1996 e con lei ha avuto tre figli: Ivan, affetto da epilessia e paralisi cerebrale, morto nel 2009 all?età di sei anni, Nancy, nata nel 2004 e Arthur nato nel 2006. Samantha ora è incinta di un quarto figlio, atteso per settembre.


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