Graziella Mascia
Mentre a Berlino Lothar Bisky presentava il programma elettorale del Partito della sinistra europea per le prossime elezioni del 2009, a Parigi Oscar Lafontaine battezzava la nuova gauche francese di Jean - Luc Mélenchon, la cui parola d'ordine è "riunire una nuova maggioranza di sinistra per governare il paese".
Mélenchon è uscito dal Partito socialista francese tre settimane fa, mentre il congresso nazionale del suo partito si avviava alla conclusione.
L'occasione è stato l'appello del Partito comunista francese, votato al comitato politico nazionale, che propone a tutte le sinistre del No al trattato costituzionale europeo di presentarsi in una lista unitaria per le elezioni europee.
Mélenchon non ci ha pensato due volte, e ha lanciato la proposta di una nuova sinistra. Nel giro di qualche giorno, dicono i suoi collaboratori, più di 100 mila persone hanno visitato il suo sito internet, hanno scritto, hanno cominciato ad organizzare comitati territoriali per partecipare alla prima assemblea del 29 novembre, che ha raccolto oltre mille persone.
Non c'è ancora una piattaforma politica, perché questa sarà il risultato di un percorso. Infatti, Mélenchon rompe gli indugi, senza organizzare la sua area interna per un'uscita collettiva. Ancora non si sapeva se avrebbe vinto Ségolène Royal o Martine Aubry, e infatti molti suoi compagni del No al referendum partecipano al congresso fino alla fine, sostenendo la candidatura di Benoit Hamon.
La loro critica a un congresso centrato sulla leadership, in nome della quale si è fatto a gara con parole d'ordine "di sinistra", senza però un serio dibattito sulle strategie, era molto forte, ma i loro voti sono poi stati determinanti per far vincere l'ex-ministra delle 35 ore. La netta spaccatura del partito sulle due candidate aveva fatto prevedere a qualcuno che, in caso di sconfitta, la Royal se ne sarebbe andata. Ora pare non sia così.
Ci si aspetta invece un ricompattamento di tutte le aree del partito socialista in vista delle elezioni europee, e una possibile riapertura sulle candidature per le presidenziali del 2012 su cui Mélenchon punta per costruire una unità politica e una candidatura condivisa di una "Gauche" più ampia. Le elezioni europee, da questo punto di vista, rappresentano solo un passaggio.
L'appello unitario del Pcf è, in questo senso, rivolto a tutti, e avviene prima che si concluda il suo stesso congresso. E' una proposta che certamente tiene conto dello sbarramento elettorale, ma questo c'è sempre stato. La preoccupazione è invece la frantumazione a sinistra nelle elezioni ,che hanno visto la vittoria di Sarkozy, e la complessa situazione che tutti devono affrontare.
Da quelle consultazioni, l'unica forza politica in buona salute, a sinistra del Partito socialista francese, sembra essere quella di Olivier Besancenot, cioé il nuovo partito anticapitalista.
Diecimila tessere distribuite, ma, pare, solo tremila raccolte, ha l'ambizione di raccogliere le realtà sociali più spontanee, anche non organizzate, andando oltre la storica organizzazione trotskista dell'Lcr. Fin qui, la sua affermazione sembra essere importante, grazie soprattutto alla figura di Besancenot, un postino che abita in un quartiere popolare, dotato di forte capacità di comunicazione, e che infatti riscontra una presenza mediatica quotidiana.
Ora però tutti devono fare i conti con una situazione complicata.
Lo spaesamento nell'elettorato di sinistra in Francia è pari, o superiore, a quello in Italia, per la particolare forza delle destre, per la crisi che attraversa le sinistre in questi paesi, a cui si aggiunge il protagonismo di Sarkozy sul piano internazionale, grazie al suo ruolo di presidente europeo nel semestre che sta terminando.
L'offensiva unitaria del Pcf e di Mélenchon, che già convince qualche dirigente Npa, rappresenta una sfida anche per Besancenot, perché la recessione costringe tutti i governi a distribuire risorse, tanto più con delle elezioni imminenti Ma riuscire a distinguere il carattere strategicamente diverso - tra destra, centro sinistra, sinistra - tra le diverse misure possibili, non sarà cosa facile per milioni di lavoratori che già stanno perdendo il posto di lavoro, altrettanti giovani che conoscono solo condizioni di precarietà, e che sono i primi ad essere sacrificati, insieme agli immigrati.
In ogni caso, il tema di una convergenza tra chi ha condiviso il No a un trattato liberista, che peraltro aveva diviso lo stesso schieramento verde, si riproporrà per il 2012, anche se, in presenza di una crisi economica di portata storica, ognuno sa che ogni scenario può essere sconvolto da qui a qualche mese.
Intanto, Pcf, la sinistra di Mélenchon, e il Npa di Besancenot devono fare i conti, oltre che con la destra di Sarkozy, con il partito socialista di Martine Aubry. Tutti si aspettano da lei, infatti, una campagna gauchista, resa più credibile da una donna che si è battuta al congresso per difendere la tradizione socialista storica - contro l'ipotesi innovatrice della Royal, che guardava al centro - e soprattutto che viene ancora ricordata per la sua legge sulle 35 ore.
Non è un caso, dunque, se Mélenchon ha voluto Oskar Lafontaine, amico personale e politico da anni, al primo meeting della sua gauche. La Linke guadagna punti ad ogni prova elettorale e rappresenta certamente un'esperienza che evidenzia la crisi della socialdemocrazia in Germania, incrociando differenze e disarticolazioni nelle diverse sinistre in Europa. Per quanto nessuno l'abbia mai proposto come modello, non ci si può meravigliare, se, da Berlino, qualche giornalista abbia sovrapposto Linke e Partito della sinistra europea, nominando padrino di quest'ultima proprio il presidente che stava a Parigi.
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