



Bisogna leggere tra le righe quel che dice il monsignore.
E' in atto una controffensiva vaticana contro le donne prete.
Insomma vogliono costringere le suore a restare fedeli ancelle dei monsignori.
Non si azzardini a reclamare potere. Anzi, per punizione combattano esse stesse contro la loro emancipazione.
Peggio di una tortura cinese.
http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=43581
LA VIOLENZA SPIRITUALE DEL VATICANO CONTRO LE DONNE
di Rosemary Ruether Radford
Il Vaticano ha adottato ciò che risulta essere una politica di “tolleranza zero” contro quei cattolici che difendono attivamente l’ordinazione delle donne, in particolare contro chiunque sia impegnato nel movimento Roman Catholic Womenpriests che, negli ultimi tre anni, ha ordinato negli Stati Uniti 35 donne. Questo movimento ha preso il via nel giugno 2002, quando sette donne sono state ordinate da alcuni vescovi cattolici in Austria. In seguito, alcune di queste donne hanno ricevuto la consacrazione episcopale da questi stessi vescovi ed esse, a loro volta, hanno ordinato altre donne prete. Da ciò si è sviluppato un movimento sempre più organizzato che sta elaborando la visione teologica della Chiesa che si spera di generare, e impostando le procedure formali per la formazione e la preparazione al ministero di quante aspirano ad essere ordinate nella propria comunità.
Il Vaticano ha scomunicato sommariamente le prime sette donne ordinate nel 2002. Man mano che ne venivano ordinate altre, è restato all’inizio in silenzio e poi ha decretato che qualunque donna venisse ordinata in questo movimento sarebbe stata automaticamente scomunicata, come pure chiunque lo appoggiasse. Ciò ha risparmiato alle autorità ecclesiastiche la noia di affrontare individualmente ognuno di questi casi. Tuttavia, nel corso dell’ultimo mese hanno intensificato la loro campagna contro l’ordinazione femminile in risposta al prete di Maryknoll, padre Roy Bourgeois, che il 9 agosto a Lexington, Kentucky, ha concelebrato la messa in cui è stata ordinata la sua vecchia amica, Sevre-Duszynska.
Padre Bourgeois ha anche predicato l’omelia alla messa dell’ordinazione, denunciando il rifiuto della Chiesa a ordinare le donne come un peccato paragonabile a quello del razzismo. “Il sessismo è un peccato”, ha dichiarato.
Verso la fine di ottobre, Bourgeois ha ricevuto una lettera dal Vaticano, tramite i suoi superiori di Maryknoll, che gli dava trenta giorni per abiurare la sua posizione sul sacerdozio femminile, pena la scomunica. Bourgeois ha rifiutato di abiurare e anzi ha ripetuto che il suo appoggio all’ordina-zione delle donne è una questione di coscienza irremovibile. Per Bourgeois è chiaro che il Vaticano è profondamente in errore sul suo rifiuto del sacerdozio femminile. Studi cattolici biblici hanno dimostrato che nelle Scritture non c’è alcun fondamento valido contro l’ordinazione delle donne. Tale questione, piuttosto, riflette fondamentalmente un pregiudizio peccaminoso contro le donne simile a quello di chi credeva che i neri fossero inferiori e dovessero sedersi nei banchi in fondo alla chiesa. È il Vaticano che deve abiurare questo peccato di pregiudizio e accettare che è Dio a chiamare le donne al sacerdozio.
Bourgeois ha anche sottolineato la durezza della risposta vaticana all’ordinazione femminile, che contrasta con la sua lentezza nell’assumere una posizione decisa contro i preti che hanno perpetrato abusi sui bambini. Apparentemente il Vaticano prende molto meno sul serio l’abuso sessuale sui bambini da parte di preti rispetto al pericolo rappresentato da coloro che non concordano sul suo rifiuto della vocazione femminile al sacerdozio. Il “peccato” di queste donne consiste nel fatto che esse desiderano servire la Chiesa proclamando il vangelo e celebrando i sacramenti. Perché il Vaticano è così ostile nei confronti della vocazione delle donne al ministero in una Chiesa che è chiaramente affetta da una diffusa carenza di preti che guidino il popolo di Dio? Come può vedere nelle donne che cercano di esercitare il loro ministero nella Chiesa, e in coloro che le appoggiano, una tale minaccia al suo ordine istituzionale da ritenere giusto escluderli dai sacramenti della Chiesa? Tale risposta a questo movimento e ai suoi sostenitori non è altro che un atto di violenza spirituale, l’equivalente del tentativo di “uccidere” qualcuno con cui si è in disaccordo, di dichiararlo morto spiritualmente e non in comunione con Dio.
Perché il Vaticano si sente così minacciato dalle donne prete? Un motivo sta nel fatto che a giudizio di questo movimento il rifiuto vaticano dell’ordinazione femminile è tanto un errore teologico quanto un peccato di ordine morale, radicato nella fondamentale ostilità verso le donne come esseri pienamente umani ugualmente fatti ad immagine di Dio e in grado di rappresentare Cristo come preti. Se gli insegnamenti del Vaticano sbagliano su questo punto, allora è in discussione la sua rivendicazione di autorità infallibile. L’infallibilità in sé è un errore che richiede l’abiura. Ma la questione dell’auto-rità è semplicemente la facciata istituzionale che è in pericolo quando qualsiasi dottrina viene messa in discussione. Penso che Bourgeois abbia ragione quando riconosce che le profonde radici di questo rifiuto sono proprio il sessismo, il non voler riconoscere, fondamentalmente, l’uguale umanità delle donne; un rifiuto, questo, che si nasconde dietro a tutto il romanticismo sulla “differenza” delle donne.
Come padre Bourgeois, io penso che oggi i cristiani di tutte le tradizioni, ma soprattutto i cattolici, debbano considerare questo tema come non negoziabile. Dobbiamo insistere sulla capacità delle donne di svolgere il ministero ordinato e sulla validità della loro chiamata da parte di Dio a tale ministero. Ciò significa che dobbiamo continuare a seguire strade parallele che portino al sacerdozio femminile, nel momento in cui il Vaticano rifiuta di riconoscere la verità di questa richiesta. Non dobbiamo lasciarci spaventare dai colpi sempre più forti della violenza spirituale del Vaticano. Se saremo saldi nella nostra convinzione, questi colpi non potranno farci nulla. Questa forse è la paura più profonda del Vaticano: il riconoscere che le sue armi più potenti contro questo dissenso sono, in definitiva, impotenti.
http://www.adistaonline.it/index.php...icolo&id=43579
IL SILENZIO È LA VOCE DELLA COMPLICITÀ. P. ROY BOURGEOIS NON RITRATTA SUL SACERDOZIO FEMMINILE
DOC-2066. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Poiché tutti i nodi, prima o poi, vengono al pettine, c’era da attendersi che la partecipazione del notissimo attivista per la pace p. Roy Bourgeois, missionario di Maryknoll, all’ordinazione sacerdotale di una donna, Janice Sevre-Duszynka, 58 anni, avvenuta nell’ambito del movimento Catholic Womenpriests a Lexington (Kentucky) il 9 agosto scorso, avrebbe suscitato una reazione da parte del Vaticano. Una reazione che, apparentemente scongiurata in un primo momento, è apparsa poi all’orizzonte ad ottobre, quando p. Bourgeois si è visto recapitare una lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede che gli intimava di abiurare la sua posizione entro il 21 novembre scorso, pena la scomunica automatica.
P. Bourgeois, che in occasione dell’ordinazione dell’amica Sevre-Duszynka aveva pronunciato un’omelia molto intensa, nella quale affermava: “È la coscienza a portarci qui” (v. Adista n. 60/08), non ha mostrato alcuna intenzione di ritrattare, ma ha rincarato la dose scrivendo a sua volta una lettera alla Congregazione (v. sotto), in cui spiega i motivi per i quali intende confermare il proprio sostegno all’istanza dell’ordinazione sacerdotale femminile, e una lettera ai suoi confratelli preti: “Rispettosamente vi chiedo, miei fratelli preti, scrive loro, di unirvi a me nel parlare chiaro su questa importante questione morale. L’arcivescovo Oscar Romero, di El Salvador, assassinato durante una messa a motivo della sua difesa degli oppressi, disse: ‘Chi ha voce, parli per i senza voce!’. Fratelli preti, voi ed io abbiamo voci potenti all’interno della nostra Chiesa. Chiedo di rompere il nostro silenzio e di affrontare la questione dell’ordinazione delle donne nelle nostre omelie, nei nostri incontri presbiterali e con i nostri vescovi. Il silenzio è la voce della complicità”.
Il termine posto dal Vaticano scadeva in concomitanza con lo svolgersi dell’annuale protesta presso la Scuola delle Americhe (Soa, l’istituzione gestita dall’esercito Usa a Fort Benning, in Georgia, per addestrare al combattimento e ad azioni di guerra psicologica e di intelligence soldati latinoamericani, presso la quale si diplomarono alcuni tra i più noti responsabili di violazioni dei diritti umani), un evento che attira migliaia di manifestanti e del quale Bourgeois è stato l’animatore a partire dal 1990. In tale contesto, anche l’organismo Call to Action ha promosso una raccolta di firme a sostegno del missionario di Maryknoll.
Giunto, infine, il 21 novembre, e segnato ormai il destino del religioso - un decreto del 30 maggio scorso della Congregazione per la Dottrina della Fede (Decreto generale circa il delitto di attentata ordinazione sacra di una donna; v. Adista n. 43/08) stabilisce la scomunica automatica per le donne che vengono ordinate e per chi celebra il rito, sottolineando il fatto che si tratta di una “auto scomunica” - si sono moltiplicate le espressioni di solidarietà nei suoi confronti e le petizioni affinché il Vaticano non proceda con questa condanna. E mentre il sito dei cattolici spagnoli critici Atrio (www. atrio.org) ha promosso una raccolta di firme nell’ambito di una “Campagna di rivendicazione dell’uguaglianza assoluta di uomini e donne nella Chiesa”, numerosi sono coloro che sono intervenuti a titolo individuale nella vicenda: mons. Thomas Gumbleton, vescovo ausiliare di Detroit, presente alla manifestazione di Fort Benning, ha detto che il religioso “sarà scomunicato, non c’è dubbio, su questo”, ma ha aggiunto di ritenere che “si tratti di una pena non necessaria”; e il gesuita statunitense p. James Martin, collaboratore del magazine America, afferma sul suo blog che, se è vero che Bourgeois è spinto dalla coscienza e il Vaticano è vincolato dal diritto canonico, “magari la Chiesa avesse agito con altrettanta rapidità contro i preti responsabili di abusi sessuali! Magari i vescovi che hanno trasferito quei preti di parrocchia in parrocchia fossero trattati con altrettanta severità di giudizio!”. Un argomento, questo, sostenuto anche dalla teologa femminista Rosemary Ruether Radford, della quale riportiamo - insieme alla lettera di Bourgeois alla Congregazione per la Dottrina della Fede, datata 7 novembre, e al testo della petizione di Atrio (che può essere firmato all’indirizzo http://www.atrio.org/?p=1505) - una dura dichiarazione in merito all’atteggiamento del Vaticano verso il religioso, in una nostra traduzione dall’inglese. (ludovica eugenio)
http://www.adistaonline.it/index.php...icolo&id=43580
CHI SIAMO NOI PER DIRE NO ALLE DONNE?
di Roy Bourgeois
Alla Congregazione per la Dottrina della Fede
Mi ha dato una profonda tristezza la vostra lettera datata 21 ottobre 2008, in cui mi si davano 30 giorni di tempo per ritrattare la mia convinzione e le mie dichiarazioni pubbliche in appoggio all’ordinazione di donne nella nostra Chiesa, se non volevo essere scomunicato.
Sono stato un sacerdote cattolico per 36 anni e nutro un amore profondo per la mia Chiesa e il mio ministero.
Quando ero un giovane militare sentii che Dio mi chiamava al sacerdozio. Entrai nella comunità di Maryknoll e fui ordinato nel 1972.
Nel corso degli anni ho incontrato molte donne nella nostra Chiesa che, come me, si sentivano chiamate da Dio al sacerdozio. Voi, i nostri leader della Chiesa in Vaticano, ci dite che le donne non possono essere ordinate.
Con tutto il dovuto rispetto, credo che quanto insegna la nostra Chiesa cattolica su tale materia sia un errore e che non si fondi su un esame serio. Un rapporto della Pontificia Commissione Biblica, nel 1976, sosteneva la ricerca di esperti in Sacre Scritture e in Diritto Cattolico e di tanti fedeli cattolici che hanno studiato e condotto una riflessione sulle Scritture, concludendo che non vi è giustificazione nella Bibbia per l’esclusione delle donne dal sacerdozio.
In quanto persone di fede, noi professiamo che l’invito al ministero sacerdotale proviene da Dio. Professiamo che Dio è la Fonte della vita e ha creato gli uomini e le donne conferendo loro lo stesso grado di dignità. Secondo la dottrina attuale della Chiesa cattolica rispetto all’ordinazione femminile, il nostro adorato e onnipotente Dio, Creatore del cielo e della terra, non potrebbe permettere in modo alcuno che una donna diventi sacerdote.
Vi sono donne nella nostra Chiesa che ci dicono che Dio le chiama al sacerdozio. Chi siamo noi, come uomini, per dire alle donne: “La nostra vocazione è valida, ma la vostra non lo è”? Chi siamo noi per manipolare la chiamata di Dio?
Tanto il sessismo quanto il razzismo sono peccato. E per quanta energia o tempo impieghiamo nel cercare di giustificare la discriminazione, alla fine comunque è sempre immorale. Centinaia di chiese cattoliche stanno chiudendo negli Stati Uniti per via dello scarso numero di sacerdoti. E intanto ci sono centinaia di donne impegnate e profetiche che ci dicono che Dio le chiama a servire la nostra Chiesa come sacerdoti.
Se vogliamo avere una Chiesa vibrante, ben radicata negli insegnamenti del nostro Salvatore, abbiamo bisogno della fede, della saggezza, dell’esperienza, della compassione e del coraggio di donne nel sacerdozio.
La coscienza è sacra. La coscienza ci dà il senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato e ci spinge a fare la cosa corretta. La coscienza è ciò che ha condotto Franz Jagerstatter, un umile agricoltore austriaco, sposato e padre di quattro bambini, a rifiutarsi di entrare nell’esercito di Hitler, cosa che ha portato alla sua condanna a morte. La coscienza è ciò che ha condotto Rosa Parks a rifiutarsi di sedere nel sedile posteriore dell’autobus. La coscienza è ciò che spinge alcune donne nella nostra Chiesa a dire che non possono restarsene in silenzio e negare il fatto che sentono la chiamata di Dio al sacerdozio. La coscienza è ciò che ha spinto la mia amata madre e mio padre, ora 95enne, a sforzarsi sempre di fare le cose giuste come fedeli cattolici con quattro figli. E dopo molta preghiera, riflessione e discernimento, è la coscienza che mi spinge a fare la cosa giusta. Non posso ritrattare la mia convinzione e le mie dichiarazioni pubbliche in appoggio all’ordinazione delle donne nella nostra Chiesa.
Lavorare e lottare per la pace e la giustizia è una parte essenziale della nostra fede. Per questa ragione, io parlo apertamente contro la guerra in Iraq. Ed è per questa ragione che da 18 anni mi pronuncio contro le atrocità e le sofferenze causate dalla Scuola delle Americhe (Soa). Otto anni fa, mentre assistevo a Roma ad una conferenza per la pace e la giustizia, fui invitato a parlare della Soa alla Radio Vaticana. Durante l’intervista, sottolineai il fatto che non avrei potuto denunciare l’ingiustizia della Soa e restare in silenzio sulle ingiustizie nella mia Chiesa. Terminai l’intervista dicendo: “Non ci sarà mai giustizia nella Chiesa cattolica fino a quando le donne non potranno essere ordinate”. Ancora oggi sono saldo in questa opinione.
Avere un clero totalmente maschile significa che gli uomini sono degni di diventare sacerdoti mentre le donne no.
Secondo Usa Today (28 febbraio 2008), solo negli Stati Uniti, quasi 5.000 preti cattolici hanno abusato sessualmente di oltre 12.000 bambini. Molti vescovi, venuti a conoscenza dell’abuso, sono rimasti in silenzio. Questi sacerdoti e questi vescovi non sono stati scomunicati. Ma le donne nella nostra Chiesa che, chiamate da Dio a servire il suo popolo, vengono ordinate e i preti e i vescovi che le appoggiano subiscono la scomunica.
Il silenzio è la voce della complicità. Pertanto, invito tutti i cattolici, i compagni sacerdoti, i vescovi, il papa Benedetto XVI e tutti i leader della Chiesa in Vaticano a parlare con voce forte di questa grave ingiustizia dell’esclusione delle donne dal sacerdozio.
L’arcivescovo salvadoregno Oscar Romero, assassinato a causa della sua difesa degli oppressi, disse: “Chi ha voce parli con franchezza per i senza voce”.
Il nostro amato Dio ci ha dato la voce. Parliamo chiaramente e con coraggio e camminiamo in compagnia solidale, come farebbe Gesù, con le donne chiamate da Dio al sacerdozio nella nostra Chiesa.
In Pace e Giustizia
Roy Bourgeois, M.M.




Nella lettera ai Tessalonicesi si profetizza (se così si può dire) la venuta dell'Anticristo, prefigurato come un uomo che, seduto nel tempio, pretende per sè gli onori dovuti a Dio.
Non vi ricorda qualcuno di nostra conoscenza ?


Presbitera è la moglie del prete. Insieme con lui ha ricevuto l'ordinazione, ordinazione che tutta la coppia riceve...
umile e fedele è la madre dei credenti...
Matiuska è l'appellativo della moglie del prete in lingua russa... vale lo stesso discorso....


Va beh, sempre di ancella si tratta. Ancella sposata al prete (maschio).
Poi ognuno può vedere quel che vuole nelle profezie.


Usa. Per abusi sessuali, via libera al processo al Vaticano.
December 2nd, 2008
Via libera al processo contro il Vaticano per presunti casi di abusi sessuali. A dare l’ok la corte di Cincinnati, Stati Uniti. Secondo la corte i vertici della Chiesa Cattolica avrebbero dovuto mettere in guardia il pubblico e denunciare alle autorità gli abusi commessi da religiosi contro minori. È la prima volta che allo stato Vaticano non viene garantita dagli Usa l’immunità sovrana sancita dal Foreign Sovereign Immunities del 1976. No comment dal Vaticano.
La corte di appello ha dichiarato legittima la richiesta a procedere in sede processuale contro la Santa Sede in un caso di abusi sessuali commessi da religiosi della diocesi di Louisville in Kentucky, ipotizzando dunque che il Vaticano potrebbe essere ritenuto corresponsabile della condotta dei suoi membri. La denuncia è stata fatta da tre uomini che sostengono di esser stati molestati quando erano chierichetti. I tre accusano la Santa Sede di aver per decenni insabbiato la piaga della pedofilia su scala nazionale. Alle presunte vittime aveva dato ragione in prima istanza l’anno scorso un giudice federale del Kentucky avallando la richiesta di rivalersi contro il Vaticano. Il giudizio era stato impugnato in appello e oggi il Sesto Circuito delle Corti d’Appello di Cincinnati ha dato luce verde all’azione legale.
Il caso si basa su una direttiva del 1962, a firma di papa Giovanni XXIII, resa pubblica nel 2003, che chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Secondo William Murray, avvocato delle presunte vittime, il documento rende la Santa Sede responsabile per gli atti del clero mantenuti segreti a causa della direttiva.
Jeffrey Lena, avvocato della Santa Sede, pur dicendosi «attualmente non intenzionato» a chiedere alla corte d’appello di rivedere la decisione, ha precisato che «la sentenza è ancora molto lontana dal dimostrare la responsabilità diretta del Vaticano» per la condotta dei suoi membri.
Jonathan Levy, avvocato di Washington che rappresenta un folto gruppo di sopravvissuti dei campi di concentramento in una azione legale rivolta contro varie parti incluso il Vaticano, riferendosi alla mancata garanzia della immunità sovrana alla Santa Sede, spiega che «se qualcuno può rompere questa barriera viene aperta la strada ad altri processi contro la Chiesa Cattolica».
L’azione legale dei tre di Louisville non è la prima in cui in America sono chiesti risarcimenti diretti al Vaticano e non solo alle singole diocesi. Fino a oggi però i processi non erano mai arrivati al livello di Corte d’Appello. (Il Messaggero)




E' la storia di don Roggero Conti "garante per la famiglia" di Alemanno http://laici.forumcommunity.net/?t=17112464 e di don José Poveda Sancez: http://laici.forumcommunity.net/?t=21200824
http://roma.repubblica.it/dettaglio/...6603?ref=rephp
Preti pedofili, interrogato il vescovo
Monsignor Reali dal pm. Trasferimenti, ma niente denunce
di Marino Bisso
«Perché non ha ascoltato le testimonianze dei ragazzi che raccontavano di aver subito violenza da don Ruggero. E perché quel sacerdote venne lasciato in contatto con altri minori?». Per due ore, monsignor Gino Reali ha risposto alle domande del sostituto procuratore Francesco Scavo che coordina l´inchiesta su due sacerdoti accusati di pedofilia e che ora si accinge a chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio di don Ruggero Conti.
Il vescovo della diocesi di Santa Rufina, è stato sentito dal magistrato, come persona informata sui fatti, per capire perché non prese provvedimenti nei confronti dei due religiosi accusati di abusi su una decina di bambini. Episodi gravi che lo scorso il 30 giugno hanno portato in carcere don Ruggero Conti parroco della Natività di Santa Maria Santissima in via Selva Candida . I carabinieri hanno poi raccolto altre testimonianze contro un altro sacerdote: don José, parroco spagnolo fino al 2005 della parrocchia di Nostra Signora di Fatima ad Aranova. Anche lui è sospettato di aver abusato di sei bambini. Entrambi i religiosi per anni hanno vissuto nella stessa diocesi amministrata da monsignor Reali. Il pm ha convocato il vescovo per capire come mai non avesse dato importanza alle parole dei parrocchiani.
In particolare lo scorso giugno una vittima degli abusi ha raccontato ai carabinieri di aver denunciato tutto in una lettera consegnata al vescovo. «Quando mi ha ricevuto, mi ha detto che erano accuse pesanti e mi ha chiesto "sei sicuro di quello che hai scritto?" - aveva dichiarato il giovane - Gli ho risposto sono sicuro sì. E il vescovo mi ha detto "Va bene, poi ti faremo sapere"». Monsignor Reali ha risposto al pm che non poteva verificare quelle voci. Non era in grado di fare indagini approfondite per comprendere se le accuse fossero attendibili. Gli accertamenti non avevano dato risultati significativi anche per la vicenda di don José dopo che alcuni genitori della parrocchia di Aranova inviarono una lettera che denunciava «scorrettezze» sui minori. «Non emerse nulla - ha spiegato monsignor Reali - e quindi non ravvisai fatti da denunciare». Agli atti dell´inchiesta è finita anche la lettera che "assolve" don José. Lo scorso 20 ottobre, il vescovo ha comunicato l´esito delle indagini al sacerdote spagnolo. «Nel 2007 sono stato autorizzato a procedere alla valutazione delle prove con l´aiuto di due esperti.
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La conclusione del procedimento è che non si configura delitto e non vi è conseguente necessità di procedere con sanzioni penali nei tuoi confronti - scrive il vescovo a don José - Più volte ho avuto modo di dirti che il tuo comportamento nei confronti dei ragazzi è quello che un buon sacerdote: ti sei imposto non per il buon esempio e gli insegnamenti del Vangelo ma per il ricorso a piccoli doni, eccessive affettuosità, parole volgari ed espressioni inaccettabili». E ancora: «Desidero che tu faccia il possibile per ricostruire una chiara identità umana e sacerdotale attraverso un adeguato percorso spirituale e psicologico. Perciò ti prego di seguire un corso di esercizi spirituali e a una costante frequenza al sacramento della Penitenza, della consulenza di un bravo psicologo che sia in grado di aiutarti». Il vescovo comunica anche la decisione di trasferire don Josè in Spagna. «La triste vicenda di cui sei stato protagonista non sembra aver suscitato un eccessivo clamore e tuttavia un tuo rientro in diocesi non appare opportuno».
Per l´avvocato Federico Lucarelli, difensore di don José, la comunicazione di monsignor Reali chiarirebbe l´innocenza di don José dalle accuse di pedofilia. «Sono accuse infondate derivare da una condotta ispirata al cameratismo - ribadisce l´avvocato Lucarelli - Ma don José non ha mai abusato di alcun bambino». Differente la posizione della procure che è intenzionata invece a proseguire nelle indagini.
(04 dicembre 2008)


non solo negli usa, anche in italia la verità viene fuori!