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Discussione: Intervista a Zipponi

  1. #1
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    Predefinito Intervista a Zipponi

    http://liberazione.it/giornale_artic...rticolo=419558

    A costo di rompere le scatole, bisogna darsi una mossa. Maurizio Zipponi non crede nell'imminente crollo del sistema capitalistico né è rimasto alla finestra del Congresso di Rifondazione. Non si arrende al fatto che «spetterebbe alla sinistra dire cose credibili per affrontare una situazione straordinaria, perché siamo alla fine di una storia e della sua rappresentazione, anche di quella da noi proposta, la più giusta con il precipitare dalla deregolamentazione alla liberalizzazione alla precarietà... Ma oggi abbiamo il dovere di fare proposte...». E non si tratta dell'aliquota di Sky («devono ancora spiegarmi perché non dovrebbero pagare le tasse come tutti...», dice Zipponi), ma di quella che tutti chiamano crisi e che l'ex-sindacalista della Fiom ed ex-deputato Prc chiama «la grande riorganizzazione dei poteri e dei luoghi in cui si produce e si fanno le politiche finanziarie del mondo». Altro che pay-tv.

    Stai studiando i provvedimenti del governo, cosa hai capito?
    Una sola cosa: nessuno sa chi e quanti cittadini sono interessati alle misure del governo e quanti soldi percepiranno. I provvedimenti sono legati di volta in volta a parametri nuovi, alla generica voce "famiglie". Temo che l'obiettivo sia quello di poter dire che la manovra c'è e anche piena di provvedimenti senza che si possa capire chi, cosa e quanto. Senza intervenire.

    Però c'è la social card per chi ha un reddito inferiore a 6mila euro...
    Qualche giorno fa un operaio mi ha detto che ogni volta che hanno usato l'inglese per introdurre novità è arrivata la fregatura. Job on call, job sharing... così è la social card che in italiano è "la carta dei poveri". Sarebbe bastato aumentare le pensioni minime di 50 euro al mese. Un atto di solidarietà sociale.

    Cosa manca alle controproposte?
    C'è un errore di fondo di moltissimi economisti, anche a sinistra, che partono dalla crisi finanziaria e poi scendono a quella reale. E' esattamente l'opposto. Esiste già una ristrutturazione economica definita nel tempo via delocalizzazioni produttive e nuovi centri finanziari. E' la destrutturazione già realizzata dell'economia reale. E con essa una nuova dislocazione di produzioni e centri finanziari. E chi ha abbandonato produzioni e capacità d'innovazione è in crisi già da tempo. L'Italia, ma non solo, perché anche Francia e Germania hanno i loro problemi. Ho attraversato da sindacalista le grandi ristrutturazioni degli anni 80 e 90 e non ho mai visto una situazione così grave. E non uso la parola crisi. Qui si tratta di qualcosa di più. La crisi semmai è della sinistra. Manca il suo pensiero, il suo punto d'azione. non c'è più un'altra voce della riorganizzazione della società. Se vogliamo rimetterci in marcia, ci vogliono proposte.

    Allora cominciamo....
    Come ex-Fiom, il primo punto è redistribuire e rimettere in gioco gli investimenti dello Stato. Nel 2008 i lavoratori dipendenti verseranno 13 miliardi di Irpef in più. Siccome la detassazione delle tredicesime vale 6 miliardi, iniziamo pure da lì. Una misura straordinaria per mantenere i consumi ed evitarne l'ulteriore crollo. Poi bisogna restituire il fiscal drag che dal 2002 al 2007 ha diminuito di 2mila euro all'anno lo stipendio di un lavoratore medio al quarto livello. Deve essere ristabilita la restituzione automatica. Per chi rischia il lavoro ci vuole l'estensione della cassaintegrazione e degli istituti di mobilità, anche per i lavoratori a tempo indeterminato. E da parte delle aziende strumenti di solidarietà come succede nel Nord Europa. E poi ci vuole la sospensione della legge Bossi-Fini, perché i licenziamenti con perdita dello stato di cittadinanza, come sta succedendo a migliaia di migranti, sono ancora più inaccettabili.

    Fin qui tutta roba che chiede la Cgil...
    Aspetta. Era solo il riassunto iniziale. La proposta più importante è quella di un intervento straordinario fino al 2011: tutti gli aumenti salariali collettivi siano tassati al 20% e alla stessa aliquota siano portate rendite finanziarie e stock options. Sarebbe una minima misura di equità e di buon senso. La differenza tra il 27% di tassazione attuale e quella straordinaria sarebbe garantito dal gettito sulla finanza che arriverebbe vicino alla media europea che ricordo è superiore al 20%. E poi la cassaintegrazione, che nel 2009 si prevede record e generalizzata in molti settori, deve essere alzata. 700 euro in media sono di fatto un assegno di povertà. Bisogna arrivare a 1000 euro. E i soldi ci sono già. Sono quelli che i lavoratori hanno versato in tutti questi anni alla cassa, senza usarli.

    Quindi misure che non stravolgono i conti dello Stato. Ma per le imprese niente?
    Se è vero che il 15% del parco aziende nazionale, tutte medie e piccole, è a rischio bisogna intervenire anche per loro. E per prima cosa garantirgli l'accesso al credito. Ormai ci sono banche che chiedono l'11%, non è possibile. Bisogna mettere un tetto. Come per i mutui. Poi bisogna sostenere le imprese che fanno esportazione. Poter scontare gli ordini. E sostenere chi produce innovazione di progetto e di prodotto. I criteri indiscriminati non servono a nulla. Né per la produzione né per il consumo. Se il settore auto vuole i soldi, deve averli per l'auto elettrica, a metano, ecologica. Sarebbe un inizio.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Lisergic Visualizza Messaggio
    ...quella che tutti chiamano crisi e che l'ex-sindacalista della Fiom ed ex-deputato Prc chiama «la grande riorganizzazione dei poteri e dei luoghi in cui si produce e si fanno le politiche finanziarie del mondo». Altro che pay-tv.

    .

    Non l'ho letto tutto ma ha ragione da vendere su questo.

    Il capitalismo (in alcune sue caratterizzazioni) sta semplicemente rispensando ad una nuova governance ...fa fronte alla crisi dei mercati con nuove discipline di mercato, rimodellando dinamiche e modalità di massimizzazione del margine.


    Purtroppo questa crisi si manifesta in un periodo storico in cui le forze comuniste (soprattutto in Europa) scontano una pesante fase di riflusso rendendo complicato il raggiungimento di un'uscita dal basso, a sinistra.

    La cosa positiva è che anche piccole (se parametrate ai rapporti di produzione dominanti) azioni materiali a supporto delle fasce deboli acquistano un rilevanza apprezzabile in un periodo di recessione economica di questa portata.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da EL ROJO Visualizza Messaggio
    La cosa positiva è che anche piccole (se parametrate ai rapporti di produzione dominanti) azioni materiali a supporto delle fasce deboli acquistano un rilevanza apprezzabile in un periodo di recessione economica di questa portata.
    Sono d'accordo e per questo le proposte fatte da Zipponi (che ho grassettato) mi sembrano positive.

    Dobbiamo un po' toglierci dalla mente il fatto che la crisi economica coincida con la crisi finale del capitalismo. Questi in realtà si sta già mobilitando per la restaurazione di se stesso, e per farlo in silenzio è pronto ad avvallare tutto ciò che porta alla cosiddetta "guerra tra poveri".

  4. #4
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    ottimo intervento di zipponi

  5. #5
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    temevo che proponesse la commissione attalì come l'altro giorno in tv

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Lisergic Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo e per questo le proposte fatte da Zipponi (che ho grassettato) mi sembrano positive.


    Io sottolinerei anche le misure di indicizzazione salariale (anche in un'ottica di crescita dei consumi e di lotta al caro vita).


    La riduzuione del carico fiscale in busta paga e l'allineamento della tassazione sulle rendite è cosa buona è giusta considerando due semplicissimi aspetti:

    - la tassazione dei capital gain in Italia è sotto la media Europea
    - riportare la suddetta tassazione alla media europea consente il finanziamento di una corrispettiva diminuzione delle imposte sui salari (senza dover tagliare la spesa).


    Ho invece dei dubbi sull'imposizione dei patrimoni netti delle società.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Lisergic Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo e per questo le proposte fatte da Zipponi (che ho grassettato) mi sembrano positive.

    Dobbiamo un po' toglierci dalla mente il fatto che la crisi economica coincida con la crisi finale del capitalismo. Questi in realtà si sta già mobilitando per la restaurazione di se stesso, e per farlo in silenzio è pronto ad avvallare tutto ciò che porta alla cosiddetta "guerra tra poveri".
    Mah la crisi finale di un sistema non è mai arrivata per stanchezza. Se tu lasci fare ai capitalisti, questi ti fanno scoppiare non una ma due guerre mondiali pur di reintegrare i loro profitti. Farebbero il patto col diavolo, l'hanno fatto con stalin, figuriamoci...ti diventano liberisti, il giorno dopo protezionisti e l'altro ancora fascisti come se si cambiassero d'abito. Allo stato dei fatti, non sappiamo la vera entità della crisi, che si annuncia peggiore del '29 non foss'altro perchè stavolta ci è invischiato tutto il pianeta e la posta economica e finanziaria in gioco è mille volte più grande.
    Per sostituire una classe dominante con un'altra, e un sistema produttivo con un altro, oltre al maturare delle condizioni - e queste sono marce -, ci vuole un atto politico cioè di volontà collettiva. E' una questione di potere.
    Questo i capitalisti l'hanno sempre saputo, i comunisti lo sapevano fino a mezzo secolo fa. Oggi pare che ce ne siamo dimenticati, anzi ripudiamo la parola stessa. Potere? che schifo! Eppure la classe lavoratrice, martoriata quanto si vuole, il potere ce l'ha e, assuefatta alle mazzate, non lo sa: non si muove un treno se i lavoratori non vogliono, non si gira un chiodo, non si accende una lampadina. E noi, come Zipponi, stiamo ancora a fare la lista della spesa (mezzo chilo di questo, un chilo di quest'altro ma senza esagerare sennò ingrasso). Una serie di proposte quelle di Zipponi che fanno tenerezza di quanto sono timide ed educate, ridicole per la spropoporzione tra il peso di chi le pone e quello di chi dovrebbe ascoltarle e farle sue. Forse un bello scossone, che penso non tarderà ad arrivare, spazzerà via le buffonate alla Zipponi e costringerà i lavoratori a tirare fuori gli attributi e a riprendere il vecchio discorso interrotto del controllo operaio e della centralizzazione dell'economia. Se non ora, quando dovremmo parlare di queste cose?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Lev Davidovic Visualizza Messaggio
    Mah la crisi finale di un sistema non è mai arrivata per stanchezza. Se tu lasci fare ai capitalisti, questi ti fanno scoppiare non una ma due guerre mondiali pur di reintegrare i loro profitti. Farebbero il patto col diavolo, l'hanno fatto con stalin, figuriamoci...ti diventano liberisti, il giorno dopo protezionisti e l'altro ancora fascisti come se si cambiassero d'abito. Allo stato dei fatti, non sappiamo la vera entità della crisi, che si annuncia peggiore del '29 non foss'altro perchè stavolta ci è invischiato tutto il pianeta e la posta economica e finanziaria in gioco è mille volte più grande.
    Per sostituire una classe dominante con un'altra, e un sistema produttivo con un altro, oltre al maturare delle condizioni - e queste sono marce -, ci vuole un atto politico cioè di volontà collettiva. E' una questione di potere.
    Questo i capitalisti l'hanno sempre saputo, i comunisti lo sapevano fino a mezzo secolo fa. Oggi pare che ce ne siamo dimenticati, anzi ripudiamo la parola stessa. Potere? che schifo! Eppure la classe lavoratrice, martoriata quanto si vuole, il potere ce l'ha e, assuefatta alle mazzate, non lo sa: non si muove un treno se i lavoratori non vogliono, non si gira un chiodo, non si accende una lampadina. E noi, come Zipponi, stiamo ancora a fare la lista della spesa (mezzo chilo di questo, un chilo di quest'altro ma senza esagerare sennò ingrasso). Una serie di proposte quelle di Zipponi che fanno tenerezza di quanto sono timide ed educate, ridicole per la spropoporzione tra il peso di chi le pone e quello di chi dovrebbe ascoltarle e farle sue. Forse un bello scossone, che penso non tarderà ad arrivare, spazzerà via le buffonate alla Zipponi e costringerà i lavoratori a tirare fuori gli attributi e a riprendere il vecchio discorso interrotto del controllo operaio e della centralizzazione dell'economia. Se non ora, quando dovremmo parlare di queste cose?
    ....il passaggio successivo pero' e' capire come affrontare l'oggettiva circostanza che gli operai oggi preferiscono salvare i rapporti egemonici del capitale piuttosto che superarli...diversamente sarebbero stati con noi...e avrebbero, con noi, contribuito materialmente a far emergere le contraddizione capitaliste organizzando una coscienza collettiva capace di perforare la normalizzazione e l'assuefazione...

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    Citazione Originariamente Scritto da EL ROJO Visualizza Messaggio
    ....il passaggio successivo pero' e' capire come affrontare l'oggettiva circostanza che gli operai oggi preferiscono salvare i rapporti egemonici del capitale piuttosto che superarli...diversamente sarebbero stati con noi...e avrebbero, con noi, contribuito materialmente a far emergere le contraddizione capitaliste organizzando una coscienza collettiva capace di perforare la normalizzazione e l'assuefazione...
    gli operai più che salvare il capitalismo pensano giustamente a salvare le loro chiappe. se non hanno più coscienza (e questo è relativo) è perchè a furia di bastonate la coscienza diventa un'optional. ma la domanda andrebbe rivoltata: cosa abbiamo fatto noi per stare accanto a loro? con tutte le teorizzazioni degli ultimi anni (scomparsa della classe operaia, quote rosa, libertà meglio di uguaglianza, critica al potere, orrori del comunismo) da cui sono derivate linee politiche mica poesie e dopo un governo in cui abbiamo fatto la figura dei pagliacci, è già tanto se non ci sputano quando ci vedono.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Lev Davidovic Visualizza Messaggio
    ma la domanda andrebbe rivoltata: cosa abbiamo fatto noi per stare accanto a loro? con tutte le teorizzazioni degli ultimi anni (scomparsa della classe operaia, quote rosa, libertà meglio di uguaglianza, critica al potere, orrori del comunismo) da cui sono derivate linee politiche e dopo un governo in cui abbiamo fatto la figura dei pagliacci, è già tanto se non ci sputano quando ci vedono.
    Esatto compagno, esatto....ed e' frustrante guardarci ora....lontani dalla conflittualita' di classe, dalle tensioni associate ai disequilibri tra profitto e lavoro...considerati come ininfluenti a livello politico (vedi governo prodi) e lontani dai bisogni materiali espressi dal proletariato (movimentismo e pippe sul posizionamento culturale della sinistra generica).

    Come possono affidarci ora le loro aspettative di riscatto?

    A livello politico, poi, non siamo in grado di unirci e organizzarci in un partito comunista di riferimento: come possiamo pensare di unire e organizzare il proletariato?

    Ci aspetta, temo, un lungo e paziente lavoro prima di poter presentare il conto alle classi dominanti.

 

 
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