un bel articolo di commento e chiarificazione
http://phastidio.net/2009/01/19/regn...a-finanziario/


un bel articolo di commento e chiarificazione
http://phastidio.net/2009/01/19/regn...a-finanziario/


Il piano di Obama continua a peggiorare nel senso riportato qui
http://epistemes.org/2009/01/13/tagl...aglia-calcoli/


Grazie Hayek, portiamo avanti questo thread...
FINANZA&MERCATI
ILSOLE24ORE.COM > Finanza e Mercati Aiuti a Chrysler, polemica Usa
di Andrea Malan e Daniela Roveda
22 Gennaio 2009
Fiat affronta oggi due appuntamenti importanti: il consiglio d'amministrazione che approverà i conti dell'ultimo trimestre 2008 e l'incontro con i sindacati. Negli Stati Uniti, intanto, spuntano le polemiche sull'intesa firmata dalla Chrysler con il Lingotto; in particolare, sul fatto che a fronte degli aiuti chiesti da Chrysler al Governo, né Fiat né l'attuale azionista Cerberus forniranno all'azienda nuovi fondi.
I dubbi crescono in Congresso: ieri il senatore Jeff Bingaman ha domandato a Timothy Geithner, durante l'udienza per la sua conferma alla carica di segretario al Tesoro, se l'accordo conviene ai contribuenti americani, visto che gli azionisti privati non metteranno fondi. «È difficile spiegare al contribuente americano perché non dovrebbe essere proprietario di Chrysler se abbiamo intenzione di metterci tre miliardi di dollari» ha detto Bingaman. «Come può un costruttore in un settore globale, dove i nuovi prodotti sono la chiave del successo, continuare a investire quando sia il proprietario che il futuro socio estero rifiutano di mettere un solo dollaro?» si chiede Daniel Howes, editorialista del «Detroit News», che cita i dubbi del senatore democratico Barney Frank, secondo il quale addirittura «l'intesa Chrysler-Fiat potrebbe invalidare i termini del prestito iniziale di 4 miliardi, che l'azienda Usa ha incassato questo mese».
Ieri Geithner ha "dribblato" la questione, affermando che «ogni aiuto addizionale ai costruttori richiederà profondi cambiamenti da parte di aziende, lavoratori e azionisti». Fonti vicine al Lingotto hanno smentito le indiscrezioni raccolte dal «Wall Street Journal», secondo cui il patto tra le due aziende è subordinato all'erogazione di una seconda tranche di aiuti pubblici per la Chrysler: 3 miliardi di dollari in aggiunta ai 4 stanziati in dicembre più 1,5 finiti alla Chrysler Financial la settimana scorsa.
È chiaro che i finanziamenti del Governo Usa sono indispensabili per tenere in piedi la Chrysler, e senza di essi l'intesa con Fiat andrebbe a monte: con le catene di montaggio ferme da prima di Natale e i piazzali pieni, il fatturato della Chrysler si è quasi bloccato e i nuovi fondi sono indispensabili per permetterle di sopravvivere fino alla fine del trimestre. È altrettanto vero, però, che senza un partner forte (Fiat o altro) che fornisca tecnologie, piattaforme e motori, la Chrysler avrebbe scarse probabilità di varare un piano di riassetto tale da ottenere i soldi; un piano che Chrysler deve presentare entro il 17 febbraio e che sarà sottoposto a un esame attento dal Congresso. Lo stesso Geithner avrà comunque il potere di bloccare l'intesa con Fiat, come del resto è scritto nel comunicato di martedì.
Il consiglio d'amministrazione Fiat esamina stamane i conti del 4° trimestre e dell'intero 2008, oltre a fare il punto sui vari dossier alleanze. Ieri Bmw ha fatto sapere che i contatti con Torino per una cooperazione nelle "piccole" proseguono. La giornata di oggi vedrà anche l'incontro chiesto da tempo dai sindacati, preoccupati dal perdurare della crisi e della cassa integrazione in quasi tutti gli stabilimenti.
La reazione di Piazza Affari il giorno dopo l'annuncio è stata ancora una volta in altalena: il titolo Fiat è arrivato a perdere oltre il 5% segnando nuovi minimi (4,225 euro), ma ha poi recuperato nel finale terminando la seduta in attivo (+0,68% a 4,45 euro) grazie anche alla ripresa dei mercati Usa.
Alla base del calo iniziale c'era anche il taglio del prezzo obiettivo da 6,5 a 5,1 euro (con rating fermo a neutrale) da parte di Philippe Houchois, analista dell'Ubs (banca che ha fatto da consulente esclusivo a Fiat per l'operazione Chrysler). Secondo Houchois, «i termini dell'alleanza implicano un qualche valore per l'opzione ma benefici operativi minimi». La maggior parte degli analisti osserva in effetti che l'intesa non peserà nel breve periodo. Anche secondo Moody's, «l'annuncio di Fiat di formare un'alleanza globale strategica con Chrysler non cambierà il giudizio di Moody's su Fiat, attualmente sotto revisione per un possibile declassamento». Per Falk Frey, capo analista per il settore auto dell'agenzia americana, il rating Baa3/P-3 rimarrà sotto revisione in quanto i benefici potenziali derivanti per Fiat dalle economie di scala, la vendita di componenti o l'accesso al mercato auto del Nord America, avranno effetto solo nel medio termine. Adam Jonas, della Morgan Stanley, teme che l'operazione Chrysler possa distrarre il management torinese dalla gestione della Fiat, oltre ad aumentare i costi.
FINANZA&MERCATI
ILSOLE24ORE.COM > Finanza e Mercati ARCHIVIO Gran Bretagna, il Governo vara
un nuovo piano salva-banche
di Nicol Degli Innocenti
19 gennaio 2008
Nuovo piano di sostegno per le banche britanniche: a meno di tre mesi dall'ultimo salvataggio del settore, il premier Gordon Brown ha annunciato stamattina una serie di interventi per allentare la stretta creditizia e aiutare le banche a superare la fase piu' acuta della crisi. "L'intervento di ottobre era mirato a ricapitalizzare le banche, quello di oggi serve a far ripartire il credito, - ha detto Brown in una conferenza stampa congiunta con il cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling lunedì mattina. – Ma ci saranno obblighi ben precisi per le banche, che dovranno sottoscrivere accordi vincolanti." Londra concede al settore altri miliardi di sterline di aiuti – la cifra e' impossibile da calcolare, ha detto il premier – ma con precise e rigide condizioni. Il tono rispetto a ottobre e' cambiato: Brown ha parlato della sua "rabbia" per le "decisioni irresponsabili" prese dalle banche in passato ed ha insistito sulla necessita' di una piu' rigida regolamentazione del settore concordata a livello internazionale.
Sotto i riflettori e' soprattutto Royal Bank of Scotland (Rbs), che stamani ha annunciato le peggiori perdite mai registrate da una societa' britannica: 28 miliardi di sterline, 8 miliardi di perdite prima degli oneri straordinari e il resto perdite legate all'acquisizione della banca olandese Abn Amro. Il Governo ha convertito le sue azioni preferenziali della banca in azioni ordinarie per ridurre l'onere degli interessi annuali, aumentando cosi' la sua quota di Rbs dal 58 al 70 per cento. Brown ha pero' negato stamattina che una piena nazionalizzazione della banca sia inevitabile, come sostengono alcuni analisti. Northern Rock, la banca nazionalizzata, riprendera' a concedere mutui e prestiti, ha anche detto Brown.
I tre interventi del nuovo piano per le banche
Il nuovo piano di sostegno delle banche e' articolato in tre interventi. Il primo e' l'assicurazione degli asset a rischio: le banche devono individuare gli asset "tossici"che il Governo assicura in cambio di una commissione. Il secondo e' l'ampliamento del sistema di garanzie al credito da 250 miliardi di sterline annunciato in ottobre, che e' stato esteso fino alla fine dell'anno. Il terzo, un piano innovativo che secondo molti analisti verra' "imitato" da altri Governi, e' una garanzia per le asset-backed securities, compresi mutui, debiti societari e personali, per far ripartire i mercati del wholesale funding.
Il ruolo della Banca d'Inghilterra
Un ruolo di rilievo e' assegnato alla Banca d'Inghilterra, che immettera' piu' liquidita' sul mercato, ampliando da 30 giorni a un anno la sua Discount Window in cambio di una commissione aggiuntiva di 25 punti base. La BoE avra' inoltre un fondo da 50 miliardi di sterline, garantito dal Tesoro, per acquistare asset e aumentare la massa monetaria. "La Asset Purchase Facility rappresentera' uno strumento importante," ha dichiarato oggi il governatore Mervyn King.
Le misure annunciate oggi servono a rafforzare la stabilita' del sistema finanziario e sono necessarie perche' un crollo del sistema bancario "trascinerebbe nel baratro anche l'economia britannica", ha detto Darling senza mezzi termini.
Gli economisti hanno accolto con favore il piano del Governo ma hanno avvertito che potrebbe non bastare. "Non e' chiaro se queste misure da sole saranno sufficienti a far ripartire il credito, - ha detto Vicky Redwood, UK economist di Capital Economics. – Innanzitutto ci vorra' tempo prima che queste misure abbiano un impatto e alcune non entrano in vigore fino ad aprile. Inoltre le banche subiranno enormi perdite nei prossimi anni a causa della recessione e avranno bisogno di capitali aggiuntivi. E resta il problema che le banche in piena recessione saranno comunque riluttanti a concedere crediti, quindi riteniamo che dei tetti stabiliti dal Governo siano necessari, se non una piena nazionalizzazione."