"la vendita del pane è ridicola perché fuori da un progetto politico più ampio"
Franco Giordano
"Franco Giordano è ridicolo perché fuori da un progetto politico più ampio"
La vendita del pane


"la vendita del pane è ridicola perché fuori da un progetto politico più ampio"
Franco Giordano
"Franco Giordano è ridicolo perché fuori da un progetto politico più ampio"
La vendita del pane


Sono i classici politicanti , non politici, che criticano ogni inziativa fatta da altri rispetto a loro o su cui non hammo messo il cappello come si dice. Ovviamente l'avesse ideata lui sarebbe stata l'iniziativa migliore del mondo




E' il "pane comunista" che ci farà ritrovare il calore del nostro popolo?
di Franco Giordano
su Liberazione di venerdì 5 dicembre 2008, pag. 19
http://liberazione.it/giornale_articolo.php?id_pagina=59717&pagina=19&ve rsione=sfogliabile&zoom=no&id_articolo=420144
Caro Limberti,
comprensibili esigenze di spazio hanno costretto la pur brava Romina Velchi a sintetizzare il mio intervento nell'ultima Direzione del Prc in poche e apodittiche parole, dalle quali si poteva evincere, a torto, un mio accento sprezzante nei confronti dei compagni impegnati nella "vendita" (perché, diciamocelo, di questo si tratta, sia pure a prezzo scontato) del pane. Disprezzo che era, ovviamente, lontanissimo dalle mie intenzioni.
La stessa tirannia dello spazio ha impedito alla cronista di dar conto del ragionamento da me svolto per criticare quella che, a tutt'oggi, è la sola iniziativa assunta dalla maggioranza di Rifondazione dal congresso di Chianciano in qua e che io considero, in effetti, del tutto inadeguata alle esigenze del momento.
Nel mio intervento specificavo che campagne di questo genere possono sì essere importanti e significative, ma solo a patto di essere inquadrate in una ampia progettualità politico-sociale. In concreto, se vanno a comporre un tentativo di ripristinare rapporti sociali mutualistici e solidaristici, se indicano un'alternativa, anche materiale e permanente, alla logica dilagante del profitto e della sopraffazione, se alludono alla concreta possibilità di praticare diverse modalità di esistenza e di infrangere regole che non sono affatto intangibili e date una volta per tutte.
Ci sono, nel mondo, modelli di assoluto valore tendenti all'autotutela sociale. Penso, ad esempio, ad Hamas ed Hezbollah che, indipendentemente dai loro indirizzi politici, hanno saputo creare un sistema economico alternativo e mutualistico. Tanto che in Italia quei modelli sono stati studiati, lo so per certo, dalla Compagnia delle Opere. Oppure, per parlare di un'esperienza radicalmente diversa e per me anche più interessante, penso alla rete del commercio equo e solidale.
Se invece si tratta, come in questo caso di iniziative "una tantum", del tutto prive di progettualità strategica, tanto peregrine da non sfiorare neppure un discorso pur fondamentale come la critica alla filiera alimentare, allora è per me impossibile considerarle altro che una campagna puramente propagandistica. E quindi fondamentalmente sterile. Senz'altro utile al fine motivare i compagni che, generosamente, impegnano le loro energie, ma per il resto priva di ogni efficacia perché svincolata dalla pur minima progettualità politica.
Ma veramente pensi che ciò basti a far mutare opinione e orientamento agli operai di Mirafiori, gli stessi che, come giustamente ricordi, ci accolsero con distacco quando andammo a volantinare, durante il governo Prodi? E' il "pane comunista" che ci farà ritrovare il calore del nostro popolo?
Anche sulle modalità di distribuzione avrei da suggerire, per chi lo ritenesse utile, il ricorso a un tipo di pane: quello di Altamura. Non sto scherzando, né sponsorizzando un prodotto della mia terra. Il fatto è che le qualità di quel pane sono tali da farlo durare molto più a lungo di qualsiasi altro. Non a caso veniva usato dai braccianti poveri del sud.
Tu dici che il progetto invece c'è, condensato nella tovaglia rossa con la falce e martello, o meglio nel "comunismo". Programma vasto, assai ambizioso. Temo che, per inverarlo, occorrerà individuare qualche ulteriore mediazione, qualche nesso, qualche giuntura in grado di passare dal pane e dalla pasta comunisti a una concreta trasformazione della condizione individuale e collettiva. Altrimenti si arriva direttamente... alla frutta. Con affetto
Franco Giordano
P.S. Di tutto questo, quando vuoi, mi piacerebbe continuare a discutere personalmente.


.


Sì, e a Torino o a Cagliari chi lo porta il pane di Altamura? Con quali costi?
Per la cronaca, dato che sono mezza altamurana e sto a 15 km da Altamura:
il pane di Altamura, quello vero che non invecchia mai, a fatica arriva qui, si trova in un forno solo e ovviamente costa 10 centesimi in più per le spese di trasporto.
Giordano è fuori dal mondo![]()




Pensa che, circa un anno fa, parlando con Piobbi ci dicevamo "Rifondazione si dovrebbe organizzare come Hamas", senza sapere che Giordano ci stava sentendo...
A parte le battute, l'idea di fondo del partito sociale è proprio quella di cui parla Giordano. Chiaro che i GAP ne sono solo un passaggio.
E' anche vero che non tutto il partito lavora sulla costruzione del partito sociale, che peraltro, secondo me, non deve esser visto solo come uno strumento di partito.
D'altra parte, come diceva un vecchio scritto che non tutti ricorderanno, "... l'organizzazione è conquista e maturità di un processo".


Nel mio intervento specificavo che campagne di questo genere possono sì essere importanti e significative, ma solo a patto di essere inquadrate in una ampia progettualità politico-sociale. In concreto, se vanno a comporre un tentativo di ripristinare rapporti sociali mutualistici e solidaristici, se indicano un'alternativa, anche materiale e permanente, alla logica dilagante del profitto e della sopraffazione, se alludono alla concreta possibilità di praticare diverse modalità di esistenza e di infrangere regole che non sono affatto intangibili e date una volta per tutte.
Occorrerà individuare qualche ulteriore mediazione, qualche nesso, qualche giuntura in grado di passare dal pane e dalla pasta comunisti a una concreta trasformazione della condizione individuale e collettiva.
Su questo il compagno Giordano ha ragione...e questo colpo di reni di vecchio e onesto comunismo (mi riferisco alle parti in rosso) è apprezzabile...
...a Giordano bisognerebbe pero' rispondere che il GAP non è incompatibile con una prospettiva di trasformazione della società... è semplicemente insufficiente....ma se è insufficiente perchè non mettere tutte le energie per svilupparlo, ampliarlo (ad altri prodotti e servizi) e divulgarlo (invece di divulgare Luxuria o la sinistra culturale) in modo da ricreare un vincolo di genuina dipendenza con il tessuto sociale in sofferenza?
Ovviamente accanto al GAP occurre una profonda ricostruzione politica dell'esperienza comunista italiana, ma, signore e signori, da che pulpito viene la predica!!!!