"Il sessantotto ha marcato l'apoteosi della società consumistica classica: ci si trovava al centro della grande prosperità del dopoguerra, all'apogeo del tasso di crescita. La «modernizzazione» procedeva a passi da gigante, la disoccupazione era insignificante, il tenore generale di vita in piena ascesa. Le classi meno favorite scoprivano per la prima volta l'assalto ai consumi, e intendevano goderne immediatamente.
L'Europa sperimentava la cultura mondiale di massa di stampo anglo-sassone.
Il sessantotto fu al tempo stesso la contestazione e l'assunzione di questo stato di fatto. La contestazione: il borghesismo della società dei consumi, il culto dell'economismo liberale e del tasso di crescita, la società anonima e massificata, la razionalizzazione del lavoro e della vita sociale furono aspramente denunciati. Ma queste denunce erano inconseguenti e contraddittorie. La nuova società dei consumi appare quindi come l'integrazione dell'ideologia che ha dato vita al sessantotto nella società mercantilistica e la consequenziale evoluzione di quest'ultima: cioè il rafforzarsi del suo spirito borghese e della sua uniformità mercantile sotto il simulacro di un loro addolcirsi. La nuova società dei consumi comincia dunque simbolicamente la sua ontogenesi nel 1968.
I contestatori le intimavano, in qualche modo, di mantenere le sue promesse, di realizzare i suoi obbiettivi. «Tutto e subito», «sotto il pavé, la spiaggia», «godere senza ostacoli», che cosa sono - come tutti gli altri slogan del maggio parigino - se non l'impensato della pubblicità, se non il discorso implicito del consumismo, se non l'ingiunzione fatta alla società occidentale di adempiere al suo impegno?
Sotto certi aspetti, la nuova società dei consumi ha integrato queste rivendicazioni. I pubblicitari, i marketing makers, i «lavoratori sociali» di altro tipo, i «creativi», sono dei sessantottini omologati. È falso dire che si sono lasciati «recuperare» dal sistema, perché essi erano già da sempre nel sistema, dentro il nuovo sistema.
Come scrive Alain de Benoist «non è certo che il sessantotto sia stata una reazione contro lo spirito del tempo. Ho piuttosto l'impressione che ne fu un prodotto (e persino un sottoprodotto). Chi si ribellava (...) contestava la società in atto in nome dei suoi stessi principi, rimproverandola (...) di averli traditi » (2).
Giacché, che venissero da paleomarxisti o da situazionisti, le contestazioni, nella loro estrema ambiguità, attaccavano le forme della società dei consumi classica (ineguaglianza, standardizzazione e razionalizzazioni brutali, ecc.) in nome della sua stessa ideologia (l'economismo, il diritto alla felicità, l'individualismo, l'egualitarismo, il diritto all'abbondanza, ecc.). Espressi dal sessantotto, gli ideali della nuova società dei consumi non hanno potuto essere messi in atto che a partire dalla fine degli anni settanta, che a partire dal momento in cui ciò che si è convenuto di chiamare la «crisi» ha interrotto la grande ondata di euforia e di prosperità del dopoguerra. La NSC, Nuova Società dei Consumi, comincia effettivamente a prendere piede all`alba degli anni ottanta. Essa è oggi in piena espansione."
(Guillaume Faye, NSC. Nuova Società dei Consumi)




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