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Discussione: la crisi si sente...

  1. #1
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    Predefinito la crisi si sente...

    POMIGLIANO, FIAT. CASSA INTEGRAZIONE PER 5300 LAVORATORI

    Categoria: Economia e Lavoro
    Data: 06/12/2008

    La gravissima crisi economica colpisce senza pari il nostro territorio. Uno studio della Cgil rileva che saranno oltre 58mila i lavoratori Fiat in cassa integrazione. Sarà un Natale austero.

    Sono 58.930 i lavoratori della Fiat posti in cassa integrazione a causa della crisi economica in atto. "La Crisi economica dell’industria italiana - i dati sulla cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga, e i lavoratori coinvolti" è lo studio elaborato dal dipartimento settore produttivi della Cgil che mette in luce la drammaticità della situazione sociale ed economica che sta investendo l’Italia, nell’ambito della crisi globale.

    In particolare, nel settore auto, la Cassa Integrazione che va dal 15 dicembre 2008 al 10 gennaio 2009, coinvolge a Pomigliano 5300 lavoratori, alla Sevel (veicoli commerciali) 7mila lavoratori, a Mirafiori 5.400 lavoratori, a Cassino 3.200 lavoratori, a Termini Imerese 1.480, a Melfi 5.600.

    Nel comparto auto enti centrali la Cassa Integrazione prevista dal 20 dicembre 2008 al 10 gennaio 2009, coinvolge a Pomigliano 300 lavoratori, a Torino 4.300, ad Arese 400. Nell’IVECO camion la Cassa Integrazione prevista dal 15 dicembre 2008 al 10 gennaio 2009, riguarda 2.800 lavoratori a Brescia e 2.300 a Suzara.

    Nel mondo motori FPT (Power Train) la Cassa Integrazione prevista dal 15 dicembre 2008 al 10 gennaio 2009, riguarda 2.300 lavoratori a Foggia e 2.400 a Termoli. Nelle macchine motori, nello stesso periodo di Cassa Integrazione sono interessati 500 lavoratori a Pregnana e 450 a Verrone, mentre nell’IVECO stura e meccaniche, sempre nello stesso periodo, in Cassa Integrazione ci saranno 2.400 lavoratori di Torino.

    Nella FMA (Motori automobilistici) 1.800 lavoratori di Pratola Serra hanno già osservato tre settimane di Cassa Integrazione a novembre, e di nuovo lo sono dall’1 dicembre fino al 12 gennaio 2009. Nei 18 stabilimenti Magneti Marelli più Ergom sono coinvolti 11.000 lavoratori che andranno in Cassa Integrazione dal 15 dicembre al 10 gennaio 2009.

    È indubbio che le difficoltà che stanno affrontando le famiglie trova ripercussioni immediate su tutti gli aspetti della vita economica, senza differenze territoriali. La preoccupazione è forte e nessuno la nasconde. Secondo un sondaggio della Confesercenti-SWG, sono in aumento coloro che prevedono un Natale austero (dal 14 al 16%) e difficile (dal 13 al 21%). Cala chi lo vede come un’occasione di speranza (dal 53 al 44%) e si dimezza la percentuale di chi lo immagina gaudente (dal 12 al 6%). Di conseguenza sono meno gli italiani che se lo aspettano migliore (dal 24 al 21%) o uguale (dal 57 al 50%), mentre cresce di 10 punti il numero di quelli che temono sia peggiore (dal 19 al 29%).
    Il lavoro che sta venendo meno porta un po’ tutti a risparmiare, a correre meno per l’acquisto dei regali e a destinare più soldi al salvadanaio; infatti, sotto l’albero molte famiglie hanno mutui e rate in sospeso: per questa voce dalle tredicesime se ne andranno gran parte dei soldi. Meno regali, dunque, ma cittadini più orientati.

    Secondo il sondaggio, in testa troviamo l’abbigliamento (43% delle risposte), poi cibo e vino (26%), libri (17%) e giocattoli (16%). C’è un 9% che pensa a un viaggio, mentre non pare annata per i gioielli, confinati a un 2%". Cresce la quota di chi punterà al risparmio moderando il bugdet-regali (dal 35 al 51%) o andando a fare acquisti nei mercatini (dal 15 al 21%), mentre sono in calo sia la grande distribuzione (dal 50 al 45%), sia i piccoli negozi (dal 26 al 22%). A rimetterci non saranno però i bambini. Infatti, secondo una tendenza che si sta diffondendo pur di accontentare i pargoli, i giocattoli questo Natale si acquistano a rate.

    La tendenza, che la dice lunga sugli effetti della crisi economica, parte dalla provincia di Napoli, dove in occasione delle feste natalizie diverse famiglie in questi giorni stanno prenotando in anticipo, lasciando una somma di denaro in acconto al proprio negoziante, i giocattoli che ritireranno a ridosso della vigilia. Un modo per i genitori di scongiurare una possibile delusione dei propri bambini sotto l’albero, con la comodità di saldare il conto dopo aver incassato la tredicesima; un’arma in più a disposizione dei negozianti al dettaglio per combattere la concorrenza delle grandi distribuzioni. Un consiglio? Verificate che chi consente un pagamento a rate non applichi tariffe più elevate. I furbi si sa, non conoscono soste.

    Autore: Luigi Pone
    http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=3989

  2. #2
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    Roma | 5 dicembre 2008
    Per Natale oltre 400mila lavoratori in cassa integrazione

    Stabilimenti Fiat


    362mila lavoratori da 10mila aziende tra industria, artigianato e servizi a sono in cassa integrazione e presto a questi si aggiungeranno gli operai della Fiat, questo dice uno studio della Cgil sull'effeto della crisi sul mercato del lavoro.
    I dati vengono dallo studio elaborato dal dipartimento Settori produttivi della Cgil Nazionale dal titolo "La Crisi economica dell'industria italiana - i dati sulla cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga, e i lavoratori coinvolti". Un'analisi dettagliata che aggiorna lo stato di crisi di una fetta rilevate del settore produttivo ad oggi.
    I lavoratori in integrazione riceveranno meno di 800 euro al mese. I piu' penalizzati tra questi risultano essere i lavoratori posti in cassa integrazione per lunghi periodi che vedranno decurtata in modo pesante anche la tredicesima mensilità.
    Ferma Mirafiori
    La Fiat a chiuderà tutti gli stabilimenti italiani per un mese, dal 15 dicembre al 10 gennaio, con 58mila che saranno messi in cassa integrazione ordinaria (Cigo).
    Il catalogo è questo
    Tra le aziende coinvolte oltre la Fiat vanno segnalate l'Ilva di Taranto, il distretto della ceramica di Sassuolo, le acciaierie di Piombino, il distretto del mobile tra Matera e Bari, il Lanificio Cerutti 1881 fabbrica storica del biellese di abbigliamento maschile, la Carefour GS, nella chimica Porto Torres haannunciato il fermo impianti per 2 mesi. Per non parlare - si legge nello studio - dei casi come Alitalia, Gabetti, o di Telecom che ha annunciato in queste ore un ulteriore taglio di 4000 dipendenti in aggiunta ai 5000 di settembre.
    "Ciò che comunque colpisce - osserva il sindacato - è l'estensione e la profondità della crisi che coinvolge la piccola e media impresa dove si concentra il grosso dell'occupazione del Paese e che in questi anni ha retto di fronte all'avanzare della globalizzazione".



    http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=89125

  3. #3
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    tragico..

  4. #4
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    pure l'azienda dove lavora mio padre pare possa fare cassa integrazione (lavora anche per GM), speriamo bene

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Matte_ Visualizza Messaggio
    pure l'azienda dove lavora mio padre pare possa fare cassa integrazione (lavora anche per GM), speriamo bene
    Cavolo...

    Un abbraccio e in bocca al lupo!

  6. #6
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    grazie

  7. #7
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    pure mia cognata e suo padre li han messi in cg..

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da MaRcO88 Visualizza Messaggio
    pure mia cognata e suo padre li han messi in cg..

    Terribile. Anch'io conosco gente che ha perso il lavoro negli ultimi tempi.

    Eppure c'è quell'idiota in tv che viene a dirci:"La stampa esagera! Ottimismo! Consumate!". La cosa brutta è che i tg stanno seguendo le sue fantastiche direttive.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Terribile. Anch'io conosco gente che ha perso il lavoro negli ultimi tempi.

    Eppure c'è quell'idiota in tv che viene a dirci:"La stampa esagera! Ottimismo! Consumate!". La cosa brutta è che i tg stanno seguendo le sue fantastiche direttive.
    penso che a quell'idiota in tv gli stiano fischiando le orecchie ultimamente, con tutte le bestemmie che gli stanno arrivando appresso
    o almeno..si spera....

  10. #10
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    Finanziaria/ Ferrero: Aggrava crisi,manca redistribuzione reddito
    "Se ne esce solo con aumento di salari e pensioni"

    http://notizie.alice.it/notizie/poli...,17174111.html
    Roma, 10 dic. (Apcom) - "L'Istat certifica la recessione. Questa recessione è frutto del fatto che larga parte della popolazione italiana ha stipendi e pensioni troppo basse. Questo ha determinato una compressione dei consumi che si riverbera nella riduzione della produzione. Senza una pesante redistribuzione del reddito che si accompagni a una politica di riconversione ambientale della produzione, la crisi semplicemente si aggraverà". E' quanto afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc.
    "Questa elementare verità è nascosta dal governo e stenta ad apparire sui giornali perché è politicamente scomoda. Dalla crisi si esce solo con un aumento dei salari e delle pensioni; con la politica dei sacrifici la crisi non può che peggiorare. Per questo la Finanziaria voluta del governo delle destre non solo è insufficiente, ma è anche dannosa. Per servire a qualcosa - conclude Ferrero - la Finanziaria dovrebbe mettere almeno un punto di Pil (15 miliardi) per aumentare stipendi e pensioni".


    Povertà
    REDISTRIBUZIONE IN CERCA DI PRIORITA' *

    di Marco Di Marco 04.02.2008 Le indagini dell'Istat e della Banca d'Italia confermano che il nostro paese ha un grado di disuguaglianza di reddito superiore alla media europea, mentre la ricchezza netta presenta una distribuzione ancora più diseguale. Nella Finanziaria 2008 non è prevista una misura significativa di contrasto della povertà. Ma prima della crisi, il governo sembrava intenzionato a tornare sul tema dell'esclusione sociale. Sarebbe comunque opportuno assegnare una chiara priorità alle politiche per i più poveri e indicare l'ammontare di risorse disponibili nel prossimo futuro.

    Alla fine del 2007 si è avviato un vivace dibattito sull'incisività delle politiche sociali degli ultimi due anni. Su lavoce.info, per esempio, sono apparsi due interventi dai titoli significativi: "I poveri fuori dall'agenda" di Chiara Saraceno e "Quanto è redistributiva la Finanziaria per il 2008? Poco" di Simone Pellegrino. Secondo i due autori, le politiche adottate sono ancora insufficienti a determinare quella svolta nelle politiche di welfare che era stata prospettata dal Dpef del luglio 2007.
    COSA DICONO I DATI
    Figura 1. Principali percentili della distribuzione del reddito netto familiare nel 2005 (a)





    Fonte: elaborazioni su: Istat, Distribuzione del reddito e condizioni di vita (2005 - 2006), Statistiche in Breve del 17 gennaio 2007.
    (a) Dati provvisori. Il reddito netto familiare non comprende i fitti imputati delle abitazioni occupate dai proprietari.
    Contemporaneamente, sono stati diffusi i dati dell'indagine Istat sui redditi e le condizioni di vita e quelli dell'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie. Una prima idea sull'entità delle differenze nella distribuzione dei redditi netti delle famiglie si ricava dai percentili pubblicati dall'Istat (figura 1). Nel 2005, il 10 per cento delle famiglie ha guadagnato più di 51.490 euro all'anno (4.290 al mese), mentre il 40 per cento con i redditi più bassi ha avuto meno di 18.745 euro (1.560 mensili). Un indicatore più opportuno, che considera la composizione familiare attraverso una scala di equivalenza, è la ripartizione della torta del reddito totale. Si scopre così che, sempre secondo l'Istat, il 20 per cento più ricco delle famiglie ha avuto nel 2005 una quota di reddito più di cinque volte maggiore rispetto a quella del 20 per cento con i redditi più bassi (39,9 contro 7,0 per cento). La Banca d'Italia, a sua volta, segnala che il 10 per cento delle famiglie con i redditi più elevati ha percepito nel 2006 una quota di reddito totale uguale a quella della metà delle famiglie meno ricche.
    L'indagine sui redditi e le condizioni di vita dell'Istat è armonizzata a livello europeo e consente un confronto internazionale. L'indice del Gini rivela che l'Italia, insieme al Regno Unito, alla Grecia, al Portogallo e alla maggior parte dei nuovi Stati membri, è caratterizzata da un grado di disuguaglianza di reddito superiore alla media europea (figura 2). Sono invece più egualitari di noi non soltanto Svezia e Danimarca, ma anche Francia, Germania, Austria e Paesi Bassi.
    Figura 2. Indice del Gini in Europa nel 2005





    Fonte: elaborazioni su dati Eurostat on-line (Living Conditions and Welfare)
    La ricchezza netta presenta, rispetto al reddito, una distribuzione molto più diseguale. Secondo l'indagine della Banca d'Italia, nel 2006 il Gini della ricchezza netta è stato pari a 0,616. Inoltre, il 10 per cento delle famiglie più ricche possedeva quasi il 45 per cento della ricchezza netta totale.
    Secondo l'indagine dell'Istat, nel 2005 la distribuzione dei redditi in Italia non ha subito cambiamenti strutturali di rilievo rispetto all'anno precedente e vengono pertanto confermate le situazioni di svantaggio relativo già note (e ormai cronicizzate). Il 38,1 per cento delle famiglie del Sud e delle Isole appartiene al quinto più povero della distribuzione; contro il 12,8 per cento di quelle del Centro e il 10,9 per cento di quelle del Nord. Inoltre, si trovano più frequentemente nei due quinti più bassi della distribuzione soprattutto le famiglie con due o più figli minori a carico e gli anziani soli. Quanto al tipo di redditi percepiti, risulta che il 31,7 per cento delle famiglie con entrate prevalenti da lavoro autonomo appartiene al quinto più ricco; contro il 22,2 per cento di quelle con reddito primario da lavoro dipendente e il 12,9 per cento delle famiglie che vivono soprattutto di pensione o di altri trasferimenti.
    I riflessi sul tenore di vita delle famiglie non sono affatto sorprendenti, anche perché sono frequentemente l'oggetto di servizi giornalistici sulla stampa e sulle televisioni. Secondo l'Istat, alla fine del 2006 il 14,6 per cento delle famiglie arrivava con molta difficoltà alla fine del mese e il 28,4 per cento non era in grado di sostenere una spesa imprevista di 600 euro. Inoltre, in almeno una occasione nei dodici mesi precedenti, il 9,3 per cento delle famiglie si era trovato in arretrato con il pagamento delle bollette e il 10,4 per cento non aveva potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione.
    MISURE CONTRO LA POVERTÀ
    Nel Dpef del luglio 2007, le linee-guida per la riforma delle politiche sociali partivano da due premesse fondamentali: (i) "lo stato sociale italiano [...] è rimasto indietro su temi come disoccupazione, povertà ed emarginazione" (pagina 41) e: (ii) "sulla capacità redistributiva del nostro sistema di protezione sociale pesa l'assenza di una misura nazionale di contrasto della povertà" (pagina 115).
    Proprio l'assenza di una misura significativa di contrasto della povertà ha motivato l'allarme di Chiara Saraceno, che ha osservato come la Finanziaria per il 2008 non solo non introduce novità sufficienti per le famiglie più povere, ma addirittura "accentua gli squilibri redistributivi", soprattutto a causa del peso preponderante degli sgravi Ici. Sembra quindi più che giustificata la richiesta che Romano Prodi ha successivamente rivolto alla Commissione di indagine contro l'esclusione sociale: quella di "aprire un dibattito", di taglio operativo, sulle misure anti-povertà. Per far "decollare" il dibattito, tuttavia, sarebbe a questo punto opportuno che il policy maker assegnasse una chiara priorità alle politiche per i più poveri e indicasse l'ammontare di risorse disponibili nel prossimo futuro.
    (*) L'articolo riflette esclusivamente le opinioni dell'autore e non coinvolge la responsabilità dell'Istat.
    http://www.lavoce.info/articoli/-pov...na1000245.html

 

 
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