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  1. #11
    GiOcO dI sQuAdRa
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    Il Centro Politico 1921 aderisce alla manifestazione del 12 dicembre (piazza Cavour ore 9:00 ) organizzata dai Sindacati di Base ed invita i suoi simpatizzanti, lavoratori e studenti, ad aderire e sostenere lo sciopero generale.
    Ieri altri cinque lavoratori hanno perso la vita, mentre la crisi sta piegando una città operaia come la nostra con licenziamenti e cassa integrazione dilagante, i sindacati confederali continuano a contrattare su "produttività" e "costi del lavoro" in una vergognosa complicità con i locali vertici politici del PD. Difendere il mercato è difendere i padroni. Difendere i padroni è contrapporsi a chi lavora.

    Per il diritto al lavoro sicuro, per il diritto ad un salario garantito, per un diritto all'istruzione pubblica e laica, contro la precarietà,
    Venerdì 12 dicembre ora 9:00 piazza Cavour livorno

    DOCUMENTO POLITICO FINALE DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEGLI STUDENTI MEDI
    Viviamo una crisi economica sistemica, dovuta all'implosione dell'economia capitalista, prodotta da banchieri, imprenditori, politici, mafie e speculatori che hanno investito su capitali ipotetici in realtà inesistenti. Questa grande crisi attuale colpisce tutti e ci viene fatta pagare in termini di tagli e privatizzazioni, negazioni di diritti, smantellamento del welfare e di politiche sociali. "Noi la crisi non la paghiamo" è lo slogan lanciato da scuole e facoltà in mobilitazione da mesi, e gridato adesso anche da tutti i soggetti sociali che la crisi non vogliono pagarla, dai precari ai migranti, dai pendolari ai lavoratori, dagli insegnanti agli occupanti di case.

    In questi mesi l'Onda sta dimostrando di saper parlare linguaggi diversi, di essere uno studente come un professore, un precario come un genitore, ha mostrato a tutti come ribellarsi alla crisi sia possibile; per questo sentiamo la necessità di guardare oltre le scuole e le università. Il 12 dicembre sarà sciopero generale, un altro sciopero convocato anche grazie all'Onda, che ovviamente generalizzeremo, chiudendo le nostre scuole e scendendo in piazza, senza portare sterili solidarismi ai lavoratori, ma costruendo insieme ad essi una battaglia che è comune. Infatti, il nostro governo per uscire dalla crisi sta tentando di distruggere ogni senso di comunità sociale, mettendo individuo contro individuo, dirigendo la ricchezza dalle fasce sociali più basse all'alta finanza e nutrendosi allo stesso tempo di razzismo e xenofobia, fomentando una guerra tra poveri, nascosta sotto il nome di meritocrazia.

    A questa atomizzazione della società noi rispondiamo nel senso inverso, valorizzando la forza dell'azione collettiva nazionale; oggi è solo l'unione di individui, capaci di autodeterminarsi collettivamente, che può opporsi con forza ed efficacia a questi attacchi indiscriminati. Il concetto di meritocrazia distorta si ripropone all'interno della scuola, dove serve a nascondere la selezione sociale; la stessa scuola già adesso risponde a logiche di discriminazione e disuguaglianza e tradisce la sua natura costituzionale, poiché, basandosi sulle logiche del profitto, si nega come strumento di emancipazione sociale. Gli otto miliardi di tagli della finanziaria all'istruzione, e la devastazione causata della legge Gelmini, hanno spianato il terreno e aperto le porte allo smantellamento completo dell'istruzione pubblica.

    Il culmine di questo processo ora lo vediamo nella proposta di legge del deputato Aprea, presidente della commissione cultura della camera. Come per l'università, il completamento della privatizzazione dell'istruzione pubblica coincide con l'istituzione del regime di fondazione: la qualità dei percorsi di formazione sarà determinata dai finanziamenti degli enti privati esterni che attraverso questi acquisteranno un posto nel consiglio di amministrazione, l'organo che sostituisce il Consiglio d'Istituto e che diminuisce sensibilmente il livello di rappresentanza scolastica. La proposta Aprea parla di partner esterni affiliati alle scuole, sancendo definitivamente la vendita del sistema formativo alle logiche di mercato e di business. La proposta di legge comprende anche una ristrutturazione dell'ordinamento giuridico degli insegnanti, che impone un anno obbligatorio di precariato e la suddivisione in docenti iniziali, ordinari ed esperti.

    L'uscita dal precariato ed il passaggio di livello è affidato al parere favorevole dei docenti esperti, figure di fatto analoghe ai baroni universitari. Questo comporta un'ulteriore verticalizzazione dell'intero sistema di educazione, a partire dal nuovo ruolo manageriale del preside, le cui funzioni arrivano fino alla contrattazione individuale con i singoli docenti. Come studenti abbiamo la necessità di attraversare queste logiche di verticalizzazione, costruendo dal basso la nostra autoriforma, partendo dalle pratiche quotidiane di autogestione e occupazione, di liberazione di spazi e tempi. L'autoriforma parte dalla rivalutazione del ruolo dello studente all'interno della scuola e della sua stessa formazione, per questo si basa sulla riappropriazione dei contenuti, anche attraverso la collaborazione studente-docente.

    La cultura e il sapere critico della nostra autoriforma si contrappongono alla sterilità del nozionismo degli attuali programmi ministeriali. Per questo riteniamo fondamentale aprire la didattica ad una programmazione collettiva e condivisa, riscrivendo i programmi dal basso all'interno dei gruppi di materia, rendendo lo studente componente fondamentale ed attiva dell'istruzione e la scuola in grado di saper affrontare i mutamenti generazionali e sociali. Ad esempio una di queste evoluzioni è il meticciamento e la multietnicità. La cultura deve saper essere inclusiva e valorizzare l'eterogeneità culturale, rifiutando ogni tentativo di introduzione di razzismo, come per le classi ghetto.

    La formazione deve essere accessibile a tutti, senza discriminazioni né per il colore della pelle, né per la possibilità economica: per questo dai libri di testo ai trasporti, dai teatri ai musei, l'accesso ai saperi deve essere gratuito e libero. E' evidente che per garantire tutto questo servono fondi, gli stessi fondi di cui l'istruzione, come la sanità e l'intero settore pubblico vengono continuamente privati, mentre basta un prete per farli saltare fuori (vedi concordato) e mentre vengono continuamente finanziate le spese militari. La scuola non deve pagare la crisi economica né in termini di finanziamenti, né tantomeno in termini di vite. La tragedia di Rivoli testimonia l'assurdità di anni di politiche di tagli e disinteresse nei confronti dell'edilizia scolastica. Non si può morire di scuola, non si può morire sul lavoro e non si può morire nelle piazze.

    Gli stessi meccanismi di intimidazione e repressione che vediamo applicati nelle nostre città hanno raggiunto le peggiori conseguenze sabato scorso ad Atene, dove un ragazzo di 15 anni, Andreas, è stato ucciso dai colpi sparati da una camionetta di polizia durante un corteo in favore del diritto allo studio. Ad ogni meccanismo e strategia di tensione rispondiamo che non siamo noi ad avere paura. A dimostrare di averne sono i governi in crisi che, non sapendo più come gestire un qualcosa che gli è sfuggito dalle mani, un'onda in grado di travolgerli, sono pronti persino a sparare, a sguinzagliare i soliti utili idioti provocatori nelle piazze, a denunciare e sgomberare gli studenti che occupano. La loro debolezza non ci spaventa, le politiche securitarie non possono fermare il movimento di oggi come quello di ieri.

    Per questo il 12 dicembre, nell'anniversario della strage di piazza Fontana del 1969, dedicheremo le nostre manifestazioni ad Andreas. e in questi giorni altre iniziative per denunciare la vergogna di questo omicidio e per chiedere giustizia. Stiamo lottando da anni in difesa della scuola pubblica e per la costruzione di un sistema formativo migliore e continuiamo adesso di fronte ai nuovi tentativi di svendita e di privatizzazione. In concomitanza con la discussione in parlamento della proposta di legge Aprea ci saranno giornate di autogestione, occupazione, blocco della didattica e nei giorni dell'approvazione una grande data di mobilitazione nazionale in ogni regione, che miriamo a condividere con una cittadinanza consapevole dei problemi della scuola, che riguardano l'intera società.

    Assemblea Nazionale Studenti Medi
    http://www.senzasoste.it

  2. #12
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    Non pagheremo noi la vostra crisi !

    Dopo il grande successo dello sciopero generale e l'enorme numero di manifestanti (500 mila secondo quasi tutti i mezzi d'informazione) in piazza il 17 ottobre scorso, Cobas, Cub e SdL intercategoriale, le tre organizzazioni del sindacalismo di base e alternativo che hanno stipulato il Patto di Consultazione permanente, ritengono indispensabile che si giunga ad una seconda giornata di sciopero generale che esprima lo più ampia protesta dei lavoratori dipendenti pubblici e privati contro la Finanziaria e l'intera politica economica e sociale del governo Berlusconi.

    Cobas, Cub e Sdl intercategoriale intendono anche rispondere positivamente alla corale richiesta proveniente dall'intero popolo della scuola pubblica (studenti, docenti, Ata, ricercatori, genitori e cittadini) per uno sciopero generale che sappia raccogliere la spinta del possente movimento in difesa della scuola e dell'Università pubbliche che oramai da settimane è incessantemente mobilitato. Perciò Cobas, Cub e SdL convocano congiuntamente per il 12 dicembre lo sciopero generale per l'intera giornata di tutte le categorie contro la Finanziaria, i tagli e la privatizzazione di scuola e Università, per la cancellazione della legge 133 e della legge 169 (ex-decreto Gelmini), per usare il denaro pubblico per forti aumenti salariali e pensionistici, per scuola, sanità e servizi sociali e non per salvare banche fraudolente e speculatori, contro la precarietà e per l'abolizione delle leggi Treu e 30, per la sicurezza nei posti di lavoro, per la difesa del diritto di sciopero e il recupero dei diritti sindacali sequestrati dai sindacati concertativi.

    Nella giornata del 12 dicembre le tre organizzazioni manifesteranno a livello regionale e provinciale, cercando la massima unità con le mobilitazioni degli studenti e del popolo della scuola pubblica che sarà in piazza in tutta Italia.
    http://genitoriancona.blogspot.com/2...mbre-2008.html

    http://genitoriancona.blogspot.com/

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da bixio_cv Visualizza Messaggio
    Ecco! Io la penso all'opposto di questo comunicato.

    Analisi ovvia, conclusioni tardo tradeunioniste perdenti da sempre.
    Le istanze parziali e movimentiste sono veramente da abbandonare per sempre.

    E aggiungo che poi tutti sti manifestanti (quando si muovono i confederali sono milioni), ritornando a casa ritornano all'ovili chiamati Pd Pdl e Lega.

    Sti cazzi di questo sciopero inutile e propagandistico.

    Ao poi ognuno fa quello che gli pare, ma se non c'è Intervento reale nei posti di lavoro (ovvero andare oltre il volantino che si lamenta di come stanno le cose) vedo il proclamare scioperi cose abbastanza inutili e buoni solo per "boccate d'ossigeno".

    Sicuro è che l'intervento di fabbrica è impossibile in questa fase.
    Che mi si dimostri il contrario.

  4. #14
    GiOcO dI sQuAdRa
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  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da bixio_cv Visualizza Messaggio
    Che mi si dimostri il contrario.

    E infatti le rivendicazioni economiciste e parziali non hanno mai sviluppato il comunismo, come dai tempi di Marx.

    Fare attività sindacale slegata dalla lotta politica è il contario del comunismo.
    Ma per capirlo ci vorranno anni, anzi millenni.

  6. #16
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    Io sono uno di quelli (penso la maggioranza) che non aderiranno allo sciopero generale. Non aderirò per un paio di motivi.

    Uno (una quisquilia) perché quelli della CGIL gli scioperi generali li convocano solo quando al governo c'è la destra, mai quando ci sono gli altri. Io sono di quelli che sono contro il governo perché sono contro le sue politiche, non di quelli che sono contro le politiche del governo perché sono vogliono mandare i loro "amici" al potere.

    Poi non sciopero anche perché non si capisce perché si vuole fare sciopero.... nelle motivazioni c'è tutto un calderone che va dalla scuola alla crisi economica, passando per la ricerca e la finanziaria. Non c'è un punto caratterizzante e neanche delle richieste chiare e applicabili.

  7. #17
    GiOcO dI sQuAdRa
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Io sono uno di quelli (penso la maggioranza) che non aderiranno allo sciopero generale. Non aderirò per un paio di motivi.

    Uno (una quisquilia) perché quelli della CGIL gli scioperi generali li convocano solo quando al governo c'è la destra, mai quando ci sono gli altri. Io sono di quelli che sono contro il governo perché sono contro le sue politiche, non di quelli che sono contro le politiche del governo perché sono vogliono mandare i loro "amici" al potere.

    Poi non sciopero anche perché non si capisce perché si vuole fare sciopero.... nelle motivazioni c'è tutto un calderone che va dalla scuola alla crisi economica, passando per la ricerca e la finanziaria. Non c'è un punto caratterizzante e neanche delle richieste chiare e applicabili.
    -punto primo lo sciopero non e' solo di cgil se no non l'avrei mai postato.("anche se e' indetto da loro".anche il cobas ha convocato manifestazioni in passato, ma tutti quelli che giudicano il cobas in malomodo gli si agregavano...perche non si fanno manifestazioni per conto proprio?)
    -cgil e' ovvio che non fa l'autogol quando c'e' un governo rivisionista di sinistra non c'e' bisogno di sommi per capirlo perche' chi domani c'e' in piazza sciopera e protesta anche quando c'e' la sinistronza al governo.
    -ad aderire a questi sciopero ci sono anche tutte le realta' di base compresi gli studenti ecc...non e' che domani qualcuno di questi vota pd perche aderisce a questo sciopero anzi,prima di giudicare bisogna viverle e conoscerle le dinamiche di quello che si sta facendo,e se poi fanno schifo o uno puo pensare che sono inutili nemmeno ne parlo perche' sarebbe ipocrisia.
    -quando si vedranno manifestazioni o blocchi o lotte sociali da parte di tutti questi duri e puri in modo reale senza una sicla a persona per arrivare a 10 o 20?a me non dispiacera anzi saro contento perche' almeno si vedono risulati magari non condivisibili sia strategicamente e sia di percorso ma comunque qualcosa di "diverso c'e'".
    ... se no c'e' amici di maria defilippi li si puo giudicare meglio c'e' pure il numero telefonico per farlo ,cosi' uno si realizza un pochetto se non riesce a fare almeno di giudicare quello che non gli interessa.

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Io sono uno di quelli (penso la maggioranza) che non aderiranno allo sciopero generale. Non aderirò per un paio di motivi.

    Uno (una quisquilia) perché quelli della CGIL gli scioperi generali li convocano solo quando al governo c'è la destra, mai quando ci sono gli altri. Io sono di quelli che sono contro il governo perché sono contro le sue politiche, non di quelli che sono contro le politiche del governo perché sono vogliono mandare i loro "amici" al potere.

    Poi non sciopero anche perché non si capisce perché si vuole fare sciopero.... nelle motivazioni c'è tutto un calderone che va dalla scuola alla crisi economica, passando per la ricerca e la finanziaria. Non c'è un punto caratterizzante e neanche delle richieste chiare e applicabili.
    Citazione Originariamente Scritto da miccia Visualizza Messaggio
    -punto primo lo sciopero non e' solo di cgil se no non l'avrei mai postato.("anche se e' indetto da esso".anche il cobas ha convocato manifestazioni in passato, ma tutti quelli che giudicano il cobas in malomodo gli si agregavano...perche non si fanno manifestazioni per conto proprio?)
    Stavolta ritengo che i sindacati di base stiano commettendo un grosso errore a scioperare e a manifestare con la CGIL, perché i media (come la CGIL stessa) utilizzeranno i numeri per parlare solo dello sciopero della CGIL, non certo delle altre sigle.

    -cgil e' ovvio che non fa l'autogol quando c'e' un governo rivisionista di sinistra al governo e non c'e' bisogno di sommi per capirlo perche' chi domani c'e' in piazza sciopera e protesta anche quando c'e' la sinistronza al governo.
    Il comportamento della CGIL è deprecabile proprio perché considera un autogol scioperare con un "governo amico". Qui sta il punto. I governi di centro, di destra e di sinistra, finora (negli ultimi 20 anni) non sono stati "amici" dei lavoratori.

    -ad aderire a questi sciopero ci sono anche tutte le realta' di base compresi gli studenti ecc...non e' che domani qualcuno di questi vota pd perche aderisce a questo sciopero anzi,prima di giudicare bisogna viverle e conoscerle le dinamiche di quello che si sta facendo,e se poi fanno schifo o penso che sono inutili nemmeno ne parlo perche' sarebbe ipocrisia.
    Sì, ma, come ha fatto notare il compagno, la piattaforma dice tutto o niente. Potrebbe manifestare mia madre, come potrebbe manifestare tutto il resto del mio condominio. Non c'è un punto forte.

    -quando si vedranno manifestazioni o blocchi o lotte sociali da parte di tutti questi duri e puri in modo reale senza una sicla a persona per arrivare a 10 o 20?a me non dispiacera anzi saro contento perche' almeno si vedono risulati magari non condivisibili sia strategicamente e sia di percorso ma comunque qualcosa di "diverso c'e'".
    Questa non l'ho capita, perdonami. Qui non si tratta di essere o fare i duri e puri, ma di discutere seriamente dell'opportunità di questo sciopero e della sua portata reale, nonché delle ricadute politiche dello sciopero stesso. Oltretutto, seguendo la logica del tuo discorso, sarebbe meglio entrare immediatamente nel Pd...è la logica del "meno peggio". Niente di più deleterio per i comunisti, come dimostrano le derive dei partiti maggiori degli ultimi anni...

    ... se no c'e' amici di maria defilippi li si puo giudicare meglio c'e' pure il numero telefonico per farlo ,cosi' uno si realizza un pochetto se non riesce a fare almeno di giudicare quello che non gli interessa.
    Vabbè, dai, questo commento acido il compagno non se lo merita davvero.

  9. #19
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    Lo sciopero del 12 e il ruolo del PRC
    di Christian Di Nicola

    Il 12 dicembre, siamo chiamati ad un sciopero generale di primaria importanza, la C.G.I.L. trascinata dalla F.I.O.M (che ha continuato coerentemente anche con il governo Prodi a rappresentare gli interessi dei lavoratori), insieme al sindacalismo di base (già protagonista il 17 ottobre scorso), chiamano alla lotta, le parole d’ordine su cui è costruito lo sciopero e la mobilitazione di venerdì sono le stesse che hanno caratterizzato in questi ultimi mesi il movimento studentesco: noi la crisi non la paghiamo!

    Occorre fin d’ora essere estremamente chiari. Noi oltre a non voler pagare la crisi vogliamo che si individui chi deve pagare la crisi. Deve essere chiaro che i soldi pubblici, i “nostri” soldi, che dovrebbero essere utilizzati per sostenere salari, sanità, istruzione e qualità della nostra vita, non devono essere spesi per rimpinguare le tasche di banche e speculatori di ogni sorta. Bisogna uscire dall’angolo in cui siamo stati messi da una politica e un’economia feroce e ingorda. Lo sciopero del 12 dicembre, può e deve rappresentare un punto di partenza. E’ necessario rialzare la testa, i licenziamenti, la precarietà, il taglio dei salari, i sacrifici, non sono inevitabili sono solo il frutto del costo di trent'anni di capitalismo sfrenato e vorace caratterizzato dalla fine della storia e dal pensiero unico, che oltre ad aver accresciuto disuguaglianze e povertà, ha ridotto il pianeta allo sfinimento. La giornata del 12 deve caratterizzarsi dal bisogno di trovare una convergenza su alcuni contenuti comuni che oggi appaiono decisivi, c’è bisogno di costruire risposte forti, unitarie e di massa. Oggi più che mai. Oggi che i capitalisti dell’alta finanza e non solo loro, intendono colpire il movimento operaio, attraverso il licenziamento di migliaia e migliaia di lavoratori, oggi che intendono realizzare controriforme e trasformare in senso reazionario lo stato, le relazioni sindacali e l’intera società. Appare chiaro quindi che non sono più possibili “mezze misure”, di fronte alla crisi le alternative si fanno più nette. Nel quadro dell’acutizzazione della crisi economica, c’è bisogno più che mai di risposte chiare e pertinenti, una terza via, tra conflitto sociale e accettazione della linea di Confindustria Cisl e Uil, non esiste. La C.G.I.L deve lasciarsi definitivamente alle spalle la politica concertativa che ha compresso salari e diritti a favore di profitti e precarietà, è opportuno fin d’ora caratterizzare la data del 12 dicembre come un nuovo inizio, un inizio che deve naturalmente, rilanciare proposte concrete come il blocco dei licenziamenti per tutti i lavoratori, la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali estesi a tutti, salari e pensioni più alte, mettere fine alle speculazioni finanziarie, ma occorre necessariamente dare seguito allo sciopero generale costruendo un programma e un’iniziativa destinate a durare nel tempo.
    Non abbiamo più bisogno, né da un punto di vista sindacale, né politico, di una “complicità fra capitale e lavoro” né può essere all’ordine del giorno la costruzione di una “sinistra moderna” che continua a spargere illusioni su un impossibile ritorno al capitalismo “sano”, al capitalismo “legittimo”, al capitalismo “buono.
    Abbiamo necessità invece per dirla come il segretario Paolo Ferrero di “un'idea forte” e quale miglior idea forte se non quella di approfondire e radicalizzare la critica al contesto economico e sociale nel quale viviamo. Occorre oggi più che mai lanciare un dibattito il più possibile aperto, plurale, e partecipato, se vogliamo realmente delineare i contorni di una rifondazione comunista fulcro di una sinistra anticapitalista ancora di la da venire.
    Bisogna insomma iniziare a capire che da questa crisi non si esce se non si rimette in discussione l’attuale sistema di produzione, è necessario mettere all’ordine del giorno la possibilità di una politica ”altra” che faccia realmente gli interessi delle classi popolari, delle lavoratrici e dei lavoratori, in pratica, gli interessi dei molti, degli sfruttati, del pianeta, contro quelli delle elite capitaliste. Questa è oggi la posta in gioco, dalla crisi o si esce da sinistra o non se ne esce.
    Ma un cambiamento sociale come quello che qui immaginiamo implica una soluzione radicale, una politica rivoluzionaria che ponendo definitivamente fine allo sfruttamento economico offra la possibilità di uno sviluppo libero e creativo dell’esistenza individuale e collettiva, ed una ridefinizione e reinvenzione dei rapporti, delle identità, delle nature. Perché ciò possa avvenire con la radicalità necessaria, c’è bisogno del riconoscimento di bisogni fondamentali, bisogni che devono essere estesi a “tutto” e a “tutti”, una società egualitaria, ecologica e rispettosa dei molteplici interessi che si intrecciano nella biodiversità, è, ad oggi, l’unica alternativa possibile alla mercificazione di qualsiasi cosa che caratterizza invece l’attuale società dei consumi.
    Solo di recente ci si è resi conto che l’accrescersi dello sfruttamento del territorio e delle risorse ambientali che si è sviluppato a livello mondiale ha cominciato a provocare diversi evidenti disastri, i quali mostrano come non solo la barbarie capitalista, ma la stessa idea di uno sviluppo infinito delle forze produttive a spese di una natura intesa come mera “terra di conquista” sia illusoria e contraria agli interessi della collettività.
    Questa è oggi, la posta in gioco, questo il ruolo e il compito gravoso che hanno i sindacati, la sinistra in generale e il Partito della Rifondazione Comunista in particolare, dare corso a questa aspirazione collocarla nel dibattito italiano ed internazionale e in parallelo, ricostruire dal basso, ripartendo con il conflitto sociale e l'opposizione di classe. Ricostruire con tutte le forze sindacali, comuniste ed anticapitaliste, realtà operaie, settori di movimento, intellettualità varie e diffuse, un forte Partito Comunista collocato in una più ampia sinistra anticapitalista, si tratta semplicemente di essere all’altezza dei tempi, tutto ciò è necessario e ancora possibile. Rifondazione (strumento indispensabile) dovrà esserne sia il fulcro che il motore, l’attuale perdita di credibilità della sinistra e dei comunisti che ha portato alla loro scomparsa dal panorama politico istituzionale, ha bisogno per venir fuori dalla palude, di “idee altre”, di “idee forti”, che muovendo dai bisogni indichi vie alternative. Non si tratta però di “inventare” nuove alchimie, nuove sinistre, occorre semplicemente ripartire dalla nostra storia, dai motivi e dai bisogni che ci spinsero, oggi come ieri a dar vita ad una forza comunista, occorre, pertanto porre fine a decenni di sradicamento e di subalternità politica e culturale, bisogna far si che la cultura operaia e la coscienza anticapitalista di classe ritornino senso comune, per iniziare questa lunga marcia, lo sciopero del 12 deve riuscire appieno, deve essere l’inizio di un movimento sindacale che estenda e generalizzi la resistenza dei lavoratori, sarà il suo andamento, il suo consenso e la mobilitazione che verrà fuori dalla giornata del 12 a dirci se questo è il cammino da intraprendere.
    http://www.sinistracomunista.it/inde...ro-&Itemid=176

  10. #20
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    Appello: 12 dicembre. uno sciopero più generale

    Un appello di delegati, lavoratrici e lavoratori, iscritti e non iscritti ai sindacati di base





    (11 dicembre 2008)
    Lo sciopero del 12 dicembre ha le potenzialità per essere più generale che in altre occasioni e quindi di pesare maggiormente sulle controparti padronali e governative. In quella giornata le lavoratrici e i lavoratori di tutte le categorie del lavoro pubblico e privato possono decidere di far sentire la propria voce in ogni parte del paese.
    Noi delegati e delegate, lavoratrici e lavoratori, iscritti o non iscritti ai sindacati di base che hanno proclamato lo sciopero generale del 12 dicembre, ci impegniamo a costruire la partecipazione e la mobilitazione in continuità con gli obiettivi del 17 ottobre scorso.

    Per il 12 dicembre la Fiom prima, la Cgil Fp poi ed infine la Cgil tutta hanno proclamato lo sciopero per l’intera giornata o di sole 4 ore a seconda delle categorie. Di fronte alla gravità della crisi sentiamo la necessità e l’urgenza di costruire risposte forti, unitarie e di massa. E’ impossibile pensare di incidere sulla situazione senza una reale partecipazione dal basso, ampia e capillare delle lavoratrici e dei lavoratori.

    Le gravi responsabilità che anche la Cgil porta rispetto alla disastrosa condizione in cui versa il mondo del lavoro e del non lavoro ci sono ben chiare. Altrettanto chiara è per noi la forte dose di strumentalità che guida le scelte contingenti dei vertici della Cgil: la inconsueta “radicalità” nella denuncia delle condizioni di lavoro e di vita, a partire dalla precarietà, punta anzitutto a riconquistare un posto a quel tavolo di trattativa operante da mesi al fine di assestare il colpo di grazia al lavoro dipendente. Le ampie disponibilità a condividere un peggioramento del già iniquo sistema contrattuale vigente (triennalizzazione, legame produttività-aumenti salariali) da parte della stessa Cgil e senza alcuna consultazione dei lavoratori non ci consentono di sommare in maniera acritica la nostra mobilitazione a quella della Cgil. Infatti troppi sono stati i voltafaccia in questi anni e il prossimo può essere sempre dietro l’angolo.

    Tuttavia la speranza che la Cgil possa cambiare è un sentimento che, sebbene con minore convinzione, attraversa ancora ampi strati dei lavoratori e delle lavoratrici che scenderanno in sciopero e nelle piazze il 12 dicembre. Anche noi ci saremo con parole d’ordine e obiettivi chiari ed inequivocabili, in sintonia e con quelli che il movimento nato nelle scuole e nelle università ha posto con grande radicalità e chiarezza al centro della propria mobilitazione. Piattaforma e contenuti che vogliamo far vivere in quella giornata in modo visibile, distinto e alternativo ma non certo contrapposto ai lavoratori che manifesteranno con la Cgil, con i quali è invece imprescindibile dialogare, affinché si possa ritrovare insieme il modo per decidere democraticamente, anche su ipotesi diverse, chi e per che cosa va a trattare.

    Una giornata che per noi rappresenta anche un passaggio fondamentale del percorso verso la costruzione di un nuovo soggetto sindacale di base, alternativo a Cgil-Cisl-Uil, a cui intendiamo dare il nostro contributo e che necessita di una rinnovata spinta dal basso per essere realizzato.

    Per questo motivo riteniamo sia indispensabile un’accelerazione del processo unitario tra Cub, SdL Intercategoriale e Confederazione Cobas, a partire da un lavoro comune nei territori per arrivare poi a una nuova Assemblea Nazionale che coinvolga nuovi settori di lavoratori, anche al di là delle aree già organizzate nei tre sindacati di base.
    Servono risposte concrete alla crisi e all’aumento della disoccupazione che sta colpendo dipendenti fissi e precari con licenziamenti, cassa integrazione e cessazione dei contratti a termine, partite iva, co.co.pro, ecc.

    La costruzione di un sindacato di base in grado di rappresentare una reale alternativa a Cgil-Cisl-Uil è la condizione affinché si possa ricominciare a parlare di conquiste normative e salariali, per riprenderci insomma ciò che i sindacati concertativi hanno svenduto in questi anni.

    Gianbattista Bertelli (rsu Itcg Einaudi di Chiari)
    Angelo Maraschi (rsu Imq, Milano)
    Margherita Recaldini (rsu Comune di Brescia)
    Tonino Vetrano (Linkra/Compel, Milano)
    Diego Perez (rsu Ipercoop, Livorno)
    Mimmo Tiberio (rsu Ibm, Milano)
    Damiano Leta (SdL Intercategoriale, Milano)
    Marco Galli (Cub, Varese)
    Michele Salvi (rsu Consiglio Regione Lombardia)
    Angelo Pedrini (Cub)
    Luigia Pasi (SdL Intercategoriale)
    Fiorenzo Campagnolo (rsu Agusta, Varese)
    Mario Carleschi (rsu Comune di Carpenedolo)
    Renzo Zambelli (rsu Ansaldo Boiler, Varese)
    Andrea Gualtieri (rsu Asa, Livorno)
    Giovanni Bertinotti (rsu Aermacchi, Varese)
    Anna Camposampiero (lavoratrice precaria, Milano)
    Fusco Mario (rsu Consorzio Incarica, Milano)
    Luigi Borrelli (rsa Aeroporto G.D’Annunzio di Montichiari)
    Davide Barillari (rsu Ibm, Vimercate)
    Giuseppe Tampanella (Cub, Legnano)
    Vincenzo Abbatantuono (insegnante precario, SdL Intercategoriale, Chivasso)


    per info e per sottoscrivere l’appello : 3inuno@tiscali.it
    fonte: info@assemblealavoratori.it


    http://www.pane-rose.it/files/index.php?c313595

 

 
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