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  1. #81
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    Citazione Originariamente Scritto da markk Visualizza Messaggio
    questa crisi economica è solo all'inizio dell'inizio. Sarà un onda lunga, e alta, che sommergerà un bel po' di roba. Adesso fatichiamo ancora a vederla perché è appena iniziata, vedremo il 2009. Temo che sarà un bagno di sangue. E ci lascierà con una marea di debiti pubblici a zavorrarci, più o meno com'è stato in l'italia negli ultmi 15 anni sarà anche in altri paesi. Per noi peggio ovviamente, perché partiamo già con un debito pubblico mostruoso.
    Che dici, ci suicidiamo tutti o ci piangiamo in continuazione addosso dicendo tutti in coro "oddio, siamo solo all'inizio, chissà che tragedia, chissà che bagno di sangue, chissà che povertà, falliremo tutti, moriremo di fame, oddio aiuto!!!"?

    Oppure ne prendiamo atto, ci rimbocchiamo le maniche, e cerchiamo di migliorare la nostra condizione?
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

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  2. #82
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    Citazione Originariamente Scritto da Oli Visualizza Messaggio
    Che dici, ci suicidiamo tutti o ci piangiamo in continuazione addosso dicendo tutti in coro "oddio, siamo solo all'inizio, chissà che tragedia, chissà che bagno di sangue, chissà che povertà, falliremo tutti, moriremo di fame, oddio aiuto!!!"?

    Oppure ne prendiamo atto, ci rimbocchiamo le maniche, e cerchiamo di migliorare la nostra condizione?
    Certo ! Andiamo tutti a spendere per far muovere l'economia...

    Ci dai i tuoi numeri di carta di credito ?

    Sai, noi stiamo facendo lavorare la gente a mezza giornata già da due settimane...

  3. #83
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    Citazione Originariamente Scritto da Oli Visualizza Messaggio
    Che dici, ci suicidiamo tutti o ci piangiamo in continuazione addosso dicendo tutti in coro "oddio, siamo solo all'inizio, chissà che tragedia, chissà che bagno di sangue, chissà che povertà, falliremo tutti, moriremo di fame, oddio aiuto!!!"?

    Oppure ne prendiamo atto, ci rimbocchiamo le maniche, e cerchiamo di migliorare la nostra condizione?
    che dico? Dico che le kazzate stanno a zero. Non ho parlato di "suicidio", io. Certo che se cominciate adesso a "rimboccarvi le maniche" state freschi. Con le maniche rimboccate bisogna passarci la vita, non solo ogni tanto. Non ho parlato neanche di "morire di fame", ma sai leggere l'italiano?

    Per migliorare la propria condizione bisogna sapere qual è e quale sarà quella condizione e, visto che sei lontano da questa consapevolezza, sei lontano anche dal migliorare la TUA condizione.

    "Oddio aiuto"? Già, finchè c'è gente come il b. e come te, che fanno finta che tutto va bene quando non va bene niente, che aspettano che tutto si sistemi da solo perché "già tanto non muore nessuno, e poi ci sono i suv, la gente sta bene, si vede", c'è veramente da chiedere aiuto.

    I consumi, per esempio, già ai minimi, diminuiranno ancora, e ancora, e ancora, il debito pubblico aumenterà sia in rapporto al pil che in valore assoluto o la spesa pubblica diminuirà assieme alla qualità e alla quantità dei servizi pubblici essenziali, aumenterà la disoccupazione, e questo stato di cose non sarà tanto breve, né invisibile, né indolore.

  4. #84
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    Effetto crisi, sempre più famiglie alla Caritas
    Il direttore don Claudio Visconti: non solo immigrati, aumentano le richieste di microcredito da parte dei bergamaschi


    Le famiglie di operai bergamaschi in cassa integrazione per la chiusura delle aziende tessili della Valle Seriana, ma anche delle fabbriche manifatturiere della Valle Brembana. È la nuova emergenza che si prepara ad affrontare la Caritas diocesana bergamasca. «Stiamo cercando di aumentare i fondi a disposizione per i nostri progetti di microcredito – spiega don Claudio Visconti, fresco di nomina a direttore della Caritas Bergamo –: poche migliaia di euro in grado di sostenere una famiglia nel momento di estremo bisogno, un appoggio per dare il tempo di rimettersi in carreggiata e trovare altre possibilità occupazionali».

    La nuova emergenza
    Doveva essere un'intervista per tracciare un bilancio sui dieci anni che don Visconti ha trascorso alla Caritas diocesana bergamasca come operatore e vicedirettore e soprattutto guardare ai nuovi obiettivi dell'ente caritativo che ora dirige. E tra le emergenze ecco farne capolino una che suona fuori posto da queste parti dove negli ultimi anni il sostegno è andato a senza fissa dimora e alla prima ondata di extracomunitari provenienti dai vari Paesi del sud del mondo. Ora l'emergenza sono le nostre famiglie di operai delle aziende bergamasche colpite dalla crisi dei mercati.
    Le parrocchie, ma anche la Caritas, rappresentano il primo salvagente per tanti padri e madri improvvisamente avvolti dal precariato. «Molte famiglie hanno fatto investimenti qualche anno fa – riflette don Visconti –: hanno comprato un'auto a rate o acceso un mutuo per un appartamento. Allora la situazione era rosea e certo non avrebbero potuto immaginare che da un anno all'altro avrebbero perso il lavoro o sarebbero finiti in cassa integrazione. Ma tirare avanti con dei figli e magari un solo adulto che lavora improvvisamente disoccupato o con stipendio ridotto manda in crisi. Stanno aumentando le richieste del nostro servizio di microcredito, un appoggio economico di piccola entità di cui ci facciamo garanti con le banche per riuscire a coprire l'emergenza. Si tratta di un segno, come sono i nostri servizi, con cui non possiamo o pretendiamo di risolvere la situazione ma di segnalare una povertà emergente di cui farsi carico».

    La cura dei bisogni
    Servizi Segno appunto, sono quelli che dal 1975, anno di apertura della Caritas diocesana bergamasca, a oggi si avviano in via Conventino 8. «Cerchiamo di guardare a quelle emergenze di cui nessuno si prende cura – spiega don Visconti –: negli anni Settanta erano gli anziani, dieci anni fa invece abbiamo dato vita ai primi dormitori e ai servizi per i senza fissa dimora, poi agli stranieri che arrivavano in cerca di lavoro. La nostra missione è quella di prenderci cura dei bisogni che non trovano altre risposte strutturate: quando la povertà emerge e diventa un diritto riconosciuto allora il nostro compito è finito».

    Immigrati e cittadinanza
    E guardando al futuro, oltre a continuare a prendersi cura di quella fascia di persone che non hanno altra casa che la strada, la Caritas diocesana si occuperà sempre di più anche di famiglie in difficoltà per la crisi finanziaria in atto e di immigrati. «Guardiamo anche agli immigrati ma i problemi non sono più solo e soltanto quelli del lavoro e della casa, ma anche di un secondo livello d'integrazione, di accompagnamento a essere cittadini a tutti gli effetti» spiega don Visconti. «In questi anni, e lo sarà ancora più in futuro, è stato importantissimo lavorare in collaborazione con gli enti locali e con le parrocchie, solo così i servizi diventano segni di cittadinanza». Un occhio ai poveri e ai servizi a loro rivolti ma anche e soprattutto a far crescere la sensibilità alla carità nelle parrocchie. «In questi anni molte comunità hanno dato vita a Centri di ascolto e stanno nascendo le prime Case della carità – spiega don Visconti – ma per esempio ci vuole più slancio nell'attivazione delle Caritas parrocchiali. Non solo servizio sul territorio ma anche capacità di trasformare l'azione in testimonianza della carità e sensibilità tra la gente di attenzione al prossimo. Solo così si costruiscono comunità capaci di essere solidaristiche». Ecco perchè tra gli obiettivi del futuro c'è quello di insistere sulla formazione e l'attenzione a fare in modo che «i servizi diventino parola». A fare cultura della carità capace di attraversare la pelle delle comunità.

    L'impegno per i giovani
    «Infine continua l'impegno per i giovani – conclude don Visconti – che abbiamo avvicinato soprattutto attraverso i progetti di mondialità. La Caritas diocesana bergamasca è scesa in campo nelle principali emergenze degli ultimi tempi avviando sottoscrizioni e intervenendo dalla guerra in Kosovo allo tsunami nel Sudest asiatico. Dopo gli interventi di emergenza sono stati i giovani, con i programmi di animazione estiva, a dare un segno di continuità di presenza e fratellanza in questi Paesi. Una grande esperienza di crescita per i nostri giovani che si sono confrontati con realtà molto forti e arricchenti. In futuro puntiamo molto sul servizio civile, e soprattutto sulla rinascita dell'anno di volontariato sociale, una scelta di totale gratuità richiesta ai giovani».
    Elena Catalfamo

    http://www.eco.bg.it/ecowebquotidian....shtml&direct=

  5. #85
    "Il Ventennio"
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    questo è solo l0inzio dei fallimenti si

    calcola che almeno altri 40 stati potrebbero fallire entro l'anno.
    2009

  6. #86
    "Il Ventennio"
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Effetto crisi, sempre più famiglie alla Caritas
    Il direttore don Claudio Visconti: non solo immigrati, aumentano le richieste di microcredito da parte dei bergamaschi


    Le famiglie di operai bergamaschi in cassa integrazione per la chiusura delle aziende tessili della Valle Seriana, ma anche delle fabbriche manifatturiere della Valle Brembana. È la nuova emergenza che si prepara ad affrontare la Caritas diocesana bergamasca. «Stiamo cercando di aumentare i fondi a disposizione per i nostri progetti di microcredito – spiega don Claudio Visconti, fresco di nomina a direttore della Caritas Bergamo –: poche migliaia di euro in grado di sostenere una famiglia nel momento di estremo bisogno, un appoggio per dare il tempo di rimettersi in carreggiata e trovare altre possibilità occupazionali».

    La nuova emergenza
    Doveva essere un'intervista per tracciare un bilancio sui dieci anni che don Visconti ha trascorso alla Caritas diocesana bergamasca come operatore e vicedirettore e soprattutto guardare ai nuovi obiettivi dell'ente caritativo che ora dirige. E tra le emergenze ecco farne capolino una che suona fuori posto da queste parti dove negli ultimi anni il sostegno è andato a senza fissa dimora e alla prima ondata di extracomunitari provenienti dai vari Paesi del sud del mondo. Ora l'emergenza sono le nostre famiglie di operai delle aziende bergamasche colpite dalla crisi dei mercati.
    Le parrocchie, ma anche la Caritas, rappresentano il primo salvagente per tanti padri e madri improvvisamente avvolti dal precariato. «Molte famiglie hanno fatto investimenti qualche anno fa – riflette don Visconti –: hanno comprato un'auto a rate o acceso un mutuo per un appartamento. Allora la situazione era rosea e certo non avrebbero potuto immaginare che da un anno all'altro avrebbero perso il lavoro o sarebbero finiti in cassa integrazione. Ma tirare avanti con dei figli e magari un solo adulto che lavora improvvisamente disoccupato o con stipendio ridotto manda in crisi. Stanno aumentando le richieste del nostro servizio di microcredito, un appoggio economico di piccola entità di cui ci facciamo garanti con le banche per riuscire a coprire l'emergenza. Si tratta di un segno, come sono i nostri servizi, con cui non possiamo o pretendiamo di risolvere la situazione ma di segnalare una povertà emergente di cui farsi carico».

    La cura dei bisogni
    Servizi Segno appunto, sono quelli che dal 1975, anno di apertura della Caritas diocesana bergamasca, a oggi si avviano in via Conventino 8. «Cerchiamo di guardare a quelle emergenze di cui nessuno si prende cura – spiega don Visconti –: negli anni Settanta erano gli anziani, dieci anni fa invece abbiamo dato vita ai primi dormitori e ai servizi per i senza fissa dimora, poi agli stranieri che arrivavano in cerca di lavoro. La nostra missione è quella di prenderci cura dei bisogni che non trovano altre risposte strutturate: quando la povertà emerge e diventa un diritto riconosciuto allora il nostro compito è finito».

    Immigrati e cittadinanza
    E guardando al futuro, oltre a continuare a prendersi cura di quella fascia di persone che non hanno altra casa che la strada, la Caritas diocesana si occuperà sempre di più anche di famiglie in difficoltà per la crisi finanziaria in atto e di immigrati. «Guardiamo anche agli immigrati ma i problemi non sono più solo e soltanto quelli del lavoro e della casa, ma anche di un secondo livello d'integrazione, di accompagnamento a essere cittadini a tutti gli effetti» spiega don Visconti. «In questi anni, e lo sarà ancora più in futuro, è stato importantissimo lavorare in collaborazione con gli enti locali e con le parrocchie, solo così i servizi diventano segni di cittadinanza». Un occhio ai poveri e ai servizi a loro rivolti ma anche e soprattutto a far crescere la sensibilità alla carità nelle parrocchie. «In questi anni molte comunità hanno dato vita a Centri di ascolto e stanno nascendo le prime Case della carità – spiega don Visconti – ma per esempio ci vuole più slancio nell'attivazione delle Caritas parrocchiali. Non solo servizio sul territorio ma anche capacità di trasformare l'azione in testimonianza della carità e sensibilità tra la gente di attenzione al prossimo. Solo così si costruiscono comunità capaci di essere solidaristiche». Ecco perchè tra gli obiettivi del futuro c'è quello di insistere sulla formazione e l'attenzione a fare in modo che «i servizi diventino parola». A fare cultura della carità capace di attraversare la pelle delle comunità.

    L'impegno per i giovani
    «Infine continua l'impegno per i giovani – conclude don Visconti – che abbiamo avvicinato soprattutto attraverso i progetti di mondialità. La Caritas diocesana bergamasca è scesa in campo nelle principali emergenze degli ultimi tempi avviando sottoscrizioni e intervenendo dalla guerra in Kosovo allo tsunami nel Sudest asiatico. Dopo gli interventi di emergenza sono stati i giovani, con i programmi di animazione estiva, a dare un segno di continuità di presenza e fratellanza in questi Paesi. Una grande esperienza di crescita per i nostri giovani che si sono confrontati con realtà molto forti e arricchenti. In futuro puntiamo molto sul servizio civile, e soprattutto sulla rinascita dell'anno di volontariato sociale, una scelta di totale gratuità richiesta ai giovani».
    Elena Catalfamo

    http://www.eco.bg.it/ecowebquotidian....shtml&direct=
    credo che non manca molto alla rivolta.
    conoscendo i bergamaschi.

  7. #87
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    Citazione Originariamente Scritto da "Il Ventennio" Visualizza Messaggio
    credo che non manca molto alla rivolta.
    conoscendo i bergamaschi.
    La lega ha sempre minacciato rivolte, secessioni, eserciti armati... credo che sia il momento più opportuno.. o no?!

  8. #88
    "Il Ventennio"
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    Citazione Originariamente Scritto da _17N_ Visualizza Messaggio
    La lega ha sempre minacciato rivolte, secessioni, eserciti armati... credo che sia il momento più opportuno.. o no?!
    io ci speravo nella lega come movimento diormpente...
    invece adesso devo contare sugli anarchici

  9. #89
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    Il problema del debito pubblico si risolverà facilmente, riducendo i rimborsi a scadenza al 60% del valore nominale.
    In realtà i soldi dei titoli di stato sono stati utilizzati per fornire servizi ai cittadini, i quali sono detentori degli stessi titoli. Logico quindi pensare ad una compensazione.
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

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  10. #90
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    Citazione Originariamente Scritto da Oli Visualizza Messaggio
    Il problema del debito pubblico si risolverà facilmente, riducendo i rimborsi a scadenza al 60% del valore nominale.
    In realtà i soldi dei titoli di stato sono stati utilizzati per fornire servizi ai cittadini, i quali sono detentori degli stessi titoli. Logico quindi pensare ad una compensazione.

    basterebbe incamerarli all' erario, la compensazione avverrebbe comunque.

    la gente ha memoria corta, inizierebbe subito dopo a prestare denaro allo stato allettata dai tassi di interesse necessariamente molto alti.

 

 
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