
Originariamente Scritto da
Lisergic
Provo a dire la mia, da elettore e militante del PRC.
Questione scissione. Come scritto nel vostro comunicato, il causus belli sarà Liberazione. Una parte dei vendoliani, infatti, non aspetta altro che la causa occassionale per uscire dal partito e dedicarsi da subito al progetto di Per la Sinistra. Un'altra parte vorrebbe continuare a restare nel partito almeno fino alle europee, ma ceramente, se ci sarà l'attacco a Sansonetti, anche questa parte si schiererà apertamente in sua difesa.
Dalle notizie che mi giungono in queste ore, la segreteria sta facendo la conta dei "rapporti di forza": di fatto sta vedendo se nel CPN ha i numeri per proporre l'odg sulla linea editoriale di Liberazione. Se questo odg passerà, la prossima Direzione Nazionale voterà la proposta sul cambio del direttore. A sua volta, se tale proposta passerà, la società editrice di Liberazione, la Mrc Spa, procederà a sostituire Sansonetti.
Le prossime ore sono quindi decisive: la segreteria constaterà la tenuta della maggioranza (non sarebbe infatti escluso che anche al suo interno ci potrebbe essere chi vorrebbe continuare a tenersi i vendoliani) e se tale verifica sarà positiva, si procederà a votare l'odg su Liberazione.
Questione alleanze col PD e giunte locali. Per quanto riguarda l'Abruzzo, c'è da dire che queste elezioni sono arrivate in un momento in cui il PRC si trova nel pieno delle ambiguità derivanti da congresso rivoluzionario (questo lo ammetterete) di Chianciano. Anche io considero l'alleanze col PD un nodo ancora scoperto del PRC, ma in Abruzzo c'è da sottolineare che il partito ha posto come non negoziabile la presenza di inquisiti nelle liste e l'allargamento dell'alleanza all'UDC. Voi direte che è poco, perché tanto le elezioni si perderanno lo stesso, ma in questo momento in cui la questione morale è ritornata centrale, anche queste piccole cose possono caratterizzare un partito.
Certo ci sono poi migliaia di altre questioni da risolvere per quanto riguarda le giunte locali, ma tutto ciò è un'eredità che ci portiamo dietro dalla precedente (fallimentare) dirigenza. In questo senso, solo con la scissione si potrebbe tornare a fare ordine.
Questione "Guerra-Terrorismo". Cari compagni antimperialisti (definizione nella quale sento di rientrare anche io), ma vi rendete conto che se non ci fosse stato il congresso di Chianciano il nostro partito continuava a considerare Chavez un dittatore? Io credo che sia un grande successo il fatto che il PRC pian piano si riaffacci sulla scena dei partiti comunisti internazionali, che offra il suo supporto alla rivoluzione cubana contro l'embargo, che gioisca per la vittoria elettorale di Chavez. Un grande successo e un grande inizio per riconsiderare la situazione politica mondiale. Parlando poi nello specifico delle Resistenze Medio-Orientali, credo che anche voi capiate che non ci potrà essere un cambio repentino di vedute, dall'oggi al domani, da parte del partito. In questo senso, è da ammettere che anche molti comunisti pagano purtroppo il prezzo della disinformazione (o meglio, dell'informazione corrotta) e del dare per scontato alcuni assiomi che a forza di essere ripetuti, cominciano a non essere più messi in discussione e analizzati in modo critico (marxista, oserei dire). Questo non vuol dire però che all'interno del partito non ci siano compagni che studiano e analizzano il ruolo delle Resistenze, e proprio da queste persone potrebbero partire delle discussioni per quanto riguarda il nostro approccio a questi fenomeni.
Per questo ritengo che la svolta di Chianciano potrebbe essere il punto di rilancio per Rifondazione Comunista. E il rilancio non lo intendo solo in termini di risultati elettorali, ma anche per quanto riguarda la concezione culturale e ideologica del partito.
Certo quella svolta deve essere ancora metabolizzata e purtroppo al nosto interno portiamo un virus che potrebbe essere letale, se non viene al più presto debellato. Naturalmente mi sto rifendo a quella minoranza che non solo ha differenti veduti di prospettive per il PRC, ma oramai ha anche differenti vedute ideologiche.
Per questo, a breve termine, trovo che la scissione sia il passo necessario da compiere per provare a dar forza a quella rivoluzione cominciata al congresso di luglio. Su questo punto si constaterà la vera voglia di cambiamento della nuova maggioranza.