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Discussione: Dove va il Prc?

  1. #1
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    Predefinito Contributo alla discussione sulla dialettica interna al PRC

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Contributo alla discussione sulla dialettica interna al PRC

    a cura della redazione de L'Ernesto

    Non vogliamo nascondere le nostre perplessità per alcuni recenti sviluppi che ci sembra di cogliere nella dialettica interna al PRC. Proviamo a riassumerli così.
    Persistono un orientamento e una direzione politica del quotidiano Liberazione (il cui deficit costa al partito cifre astronomiche) che vanno avanti imperterriti su una linea opposta a quella decisa dal congresso di Chianciano, in piena sintonia con forze interne ed esterne al partito che operano dichiaratamente per una scissione. Che cosa ancora deve accadere perché si vada “oltre Sansonetti”?
    Abbiamo colto, in recenti dibattiti di organismi dirigenti e in taluni congressi regionali, alcuni segnali che ci sembrano andare nella direzione non di un consolidamento e sviluppo della linea di Chianciano, ma di una sua diluizione. Non vorremmo che ciò fosse determinato da mediazioni e concessioni di linea all’area cosiddetta “vendoliana” (o a settori di essa). Siamo ben consapevoli che l’attuale maggioranza che governa il partito (di cui ci sentiamo parte a pieno titolo e dialetticamente) ha il dovere di operare anche tatticamente e con intelligenza per erodere il più possibile, nel corpo del partito, basi di consenso ad operazioni e prospettive scissionistiche che allo stato sono solo - forse - rinviate. Ma crediamo che ciò non possa avvenire a scapito di una attuazione conseguente della linea di Chianciano, se non si vogliono creare problemi e pasticci ben più gravi, come quelli che deriverebbero da una confusione e da una paralizzante incertezza di linea.
    Consideriamo negativo che nell’ultima Direzione sia stato approvato un ODG sulla questione dei giovani, votato dalla minoranza vendoliana e da una parte della maggioranza, mentre altri settori di maggioranza si sono astenuti o hanno votato contro. Che cosa è stato: un incidente di percorso o qualcosa di più?
    Valutiamo criticamente il fatto che nel documento politico approvato dalla maggioranza vengano rimossi alcuni nodi qualificanti e attualissimi del documento di Chianciano. Come il riferimento all’avvio di una “collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra”; all’esigenza di “ intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari”; all’impegno di “lavorare, in particolare in Europa, ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito Socialista Europeo”. E ad operare in Italia per la “ricerca di convergenze, in occasione delle elezioni europee, tra le forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra”.
    Troviamo discutibile l’enfasi acritica e l’argomentazione con cui si è fatto riferimento da più parti alla Sinistra Europea (SE). Intendiamoci: sappiamo bene che l’integrazione nel Partito della Sinistra Europea e il suo progetto - diversamente da quello che era e rimane il nostro punto di vista - non sono stati rimessi in discussione da Chianciano.
    Ma il punto è che, nel documento approvato al congresso, tale adesione veniva correlata, ad esempio, all’esigenza, “in particolare in Europa, di lavorare ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito Socialista Europeo, sia nell’ambito della SE, sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo del GUE-NGL”, di cui fanno parte anche importanti partiti comunisti che non hanno aderito alla SE, come greci e portoghesi, o come i partiti della sinistra scandinava; sia partiti comunisti che vi partecipano solo come osservatori (Akel di Cipro, PC di Boemia e Moravia, e altri).
    Nei documenti della Direzione, invece, la SE viene isolata da tutto il resto; e viene anzi enfatizzato il valore della piattaforma elettorale varata di recente a Berlino dai partiti della SE, che si configura per lo più come la piattaforma di un aggregato a prevalente egemonia socialdemocratica, non a caso approvata anche con l’enfatico elogio dei più coerenti “bertinottiani” di casa nostra. Con una aggravante: che con essa la SE interferisce apertamente nella vicenda nazionale di partiti del GUE e invita a votare in ogni paese per i partiti aderenti alla SE, il che significa – ad esempio nel caso del Portogallo e della Grecia – invitare a votare per partiti di sinistra non comunista (Bloco de Esquerda e Synaspismos/Syriza) che si contrappongono polemicamente ai partiti comunisti dei rispettivi paesi, che pure sono nostri partner nel GUE. La qual cosa entra apertamente in contraddizione col citato assunto di Chianciano che invita ad operare per l’unità delle forze comuniste e di sinistra alternativa, in particolare in Europa; e rappresenta un arretramento rispetto al livello di collaborazione unitaria raggiunta nel GUE.
    Intendiamoci: è del tutto ovvio che la SE auspichi un avanzamento elettorale dei partiti che ne fanno parte. Altra cosa è se tale auspicio non si accompagna ad un analogo auspicio di complessivo avanzamento di tutti i partiti comunisti e di sinistra, a partire da quelli del GUE, senza indebite interferenze nella dialettica interna tra comunisti e sinistre in paesi in cui l’appartenenza alla SE è elemento di divisione. E insistiamo perché a tale proposito il nostro partito mantenga un profilo unitario e conseguente agli impegni di Chianciano.
    Pensiamo che, sulla questione Sinistra Europea, sarebbe sbagliato rimuovere le differenze interne al Partito, alla sua maggioranza, magari in nome di un esasperato tatticismo. Crediamo, al contrario, che sia giusto e utile a tutti mantenere aperta una franca ed onesta dialettica fra differenti punti di vista, su questa ed altre questioni. Nulla è più sano, solidale e rafforzativo dell’unità di un confronto aperto e sincero, che non pretenda una improvvisa ed ipocrita sintesi sui punti più controversi ma che, a partire dalla difesa e dal consolidamento delle priorità politiche condivise, lasci aperta la discussione.


    ARDITI NON GENDARMI

  2. #2
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    L'ernesto è l'area più strana del PRC.

    Non se capiscono proprio.

  3. #3
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    Predefinito Dove va il Prc?

    Dove va il Prc?



    TERZO FRONTE - Italia

    Scritto da La Redazione

    Venerdì 12 Dicembre 2008 142




    Spappolarsi senza chiarirsi
    In questo fine settimana si riunirà il Comitato politico nazionale (Cpn) di Rifondazione Comunista. Sarà l’occasione per avviare il “chiarimento”, termine tratto dal politichese puro e traducibile in scissione, o continuerà il ridicolo gioco del cerino tra i vendoliani ed i ferreriani di varia osservanza?
    Non lo sappiamo: è più facile prevedere l’andamento della piena del Tevere che sta raggiungendo Roma in queste ore, che interpretare i segnali della lotta che si sta svolgendo nei micropalazzi della politica (ex?) arcobalenica.
    Dalla separazione fisica a quella politica?
    Quel che sappiamo di certo è che domani a Roma si riuniranno due Rifondazioni. Quella di maggioranza avvierà i lavori del Cpn alle 14 in punto in via dei Frentani, e sempre alla stessa ora, al teatro Ambra Jovinelli, si riunirà la minoranza vendoliana (e, non dimentichiamolo, bertinottiana) insieme a Sinistra Democratica, una parte dei Verdi e la corrente di minoranza del Pdci facente capo a Katia Belillo. Mentre il Cpn dovrà affrontare in primo luogo l’incredibile situazione di Liberazione, all’Ambra Jovinelli andrà in scena quel che resta dell’Arcobaleno pare – alla stupidità non c’è davvero limite – per lanciare “le primarie delle idee”.
    In tempi appena appena un po’ più seri questa divisione fisica avrebbe significato una sola cosa, la scissione. Oggi in tempi assai poco seri questa certezza non c’è. I vendoliani si muovono in coerenza con la loro linea di prosecuzione della linea arcobalenica, ma non vogliono compiere il passo definitivo che quando avverrà dovrà essere totalmente imputato alla maggioranza; i ferreriani dicono di volersi rigenerare su una linea di autocritica rispetto alla partecipazione al governo Prodi, ma intanto continuano a stare nelle giunte locali e ad allearsi con il Pd (vedi il caso clamoroso dell’Abruzzo dove si voterà proprio domenica). Insomma: idee poche, ma in ogni caso ben poco coraggio nel sostenerle da entrambe le parti.
    Intendiamoci, i tempi sono ancora incerti, ma la scissione è sicura ed ha comunque una data limite: le elezioni europee del giugno 2009. Quel che invece non è dato ancora di sapere è il modo in cui si determinerà, anche se tutto sembra muoversi lungo la linea dello spappolarsi senza chiarirsi.
    Il braccio, veramente destro, di Fausto Bertinotti
    Quando Fausto Bertinotti era davvero qualcuno aveva un braccio destro. Quando gli impegni gli impedivano di scrivere, aveva chi lo faceva al suo posto. La sintassi ci guadagnava e lui risparmiava il suo tempo prezioso.
    A volte i bracci destri sono davvero utili per capire come vanno le cose. Leggendo su Liberazione il resoconto della Direzione nazionale del Prc del 2 dicembre scorso, ci siamo imbattuti nel breve riassunto dell’intervento del braccio destro in questione, al secolo Gianni Alfonso, ex sottosegretario nel governo Prodi.
    Gianni ci è davvero utile. Senza i fronzoli linguistici dell’incantatore di serpenti pugliese che sta a capo della sua corrente, esplicita in poche battute il vero profilo della destra del Prc. Non sappiamo se Gianni faccia ancora il “braccio”, ma sicuramente fa benissimo il destro. Dunque, viva Gianni, abbasso Vendola e le sue fumisterie!
    Prendiamo quattro affermazioni assolutamente rivelatrici:
    1. “Dico subito che sono contro la dissoluzione di Rifondazione ma per il suo superamento in un nuovo soggetto della sinistra”. Ovviamente anche Gianni deve giocare con le parole, ma il concetto è chiaro: via Rifondazione per rilanciare l’Arcobaleno.
    2. “Se cadesse quella coppia (la famosa spirale guerra- terrorismo, ndr) verrebbe meno anche la nostra opposizione alla guerra senza se e senza ma”. Uno degli assurdi architravi del bertinottismo, sempre insieme come due carabinieri con lo slogan della “nonviolenza”, viene così riproposto pari pari in polemica con alcuni interventi un po’ meno dogmatici sulla questione. Ma di questo parleremo più avanti. Quel che conta rilevare è l’assillo di Gianni per il politicamente corretto e per quella formuletta che li ha già sdoganati una volta verso i lidi governativi.
    3. “Ho avanzato una proposta, il cartello elettorale alla sinistra del Pd”. Finalmente si riparla di elezioni! Come proposta non è proprio nuovissima, ma indiscutibilmente è chiara.
    4. “Per quanto riguarda il coordinamento delle forze di opposizione o è una proposta che va anche al Pd o è una proposta inutile”. Il cerchio si chiude: rifare l’Arcobaleno per riallearsi organicamente con il partito di Veltroni.
    Ferrero, il temporeggiatore
    Se la minoranza di destra (47% dei voti congressuali) agisce e parla chiaro, come reagisce la maggioranza? Il temporeggiamento è stato fino ad oggi la regola. Liberazione attacca un giorno sì e l’altro anche la linea maggioritaria del partito? Si risponde dandogli un pò di soldi. I vendoliani lavorano per una loro ipotesi in vista delle europee? Si risponde che le europee sono ancora lontane. La destra accusa la maggioranza di voler reimbarcare il Pdci? Si risponde con dei balbettii.
    Questo atteggiamento non è soltanto il frutto di una scelta tattica (il gioco del cerino che impazzava nella Prima repubblica), esso esprime invece una debolezza strategica quasi impossibile da superare, il cui nodo si chiama rapporto con il Partito democratico, cioè rapporto con il bipolarismo, dunque rapporto con il regime bipartisan che opprime l’Italia ed ammazza la democrazia.
    La risoluzione di questo nodo – da un lato o dall’altro – fa la differenza tra un partito potenzialmente antagonista ed una formazione subalterna ed interna al regime, al massimo (ma veramente al massimo) socialdemocratica.
    La destra vendoliana va chiaramente in questa seconda direzione, mentre la maggioranza del Prc sembra semplicemente incapace di affrontare il nodo che infatti rimanda di continuo.
    Nelle sue conclusioni alla Direzione nazionale, Ferrero insiste sulla necessità di un’autocritica sull’esperienza governativa, ma la colloca in un quadro propositivo debole ed indefinito. Parla di nazionalizzazione delle banche di interesse nazionale, di unità tra Cgil e sindacalismo di base, di incontro tra i movimenti. Insomma: un riformismo vecchia maniera di fronte ad una crisi che apre scenari nuovissimi, l’idea di una Cgil alquanto immaginaria, la riproposizione di quella formula movimentistica che pure tanta fortuna non portò nemmeno a Bertinotti. Questo è il Ferrero-pensiero. Davvero poco per reggere l’urto di una fase politica come questa. Assolutamente niente di fronte alla tempesta che si annuncia.
    La famosa spirale “Guerra-terrorismo”
    Dato che siamo antimperialisti non possiamo esimerci dall’esaminare la discussione che si è sviluppata su questo punto.
    I fatti più recenti hanno indotto Alfio Nicotra, un uomo della maggioranza ferreriana, ad una riflessione critica sull’uso appassito di questa formuletta spiega-tutto che in realtà non spiega proprio niente, ma che è servita egregiamente al suo scopo: negare ogni resistenza all’imperialismo, accettare la qualifica di terrorista per ogni forza combattente contro l’oppressione americana ed occidentale nel mondo.
    Citiamo perciò Nicotra: “I fatti di Mumbai non si comprendono solo dicendo la formuletta "spirale guerra/terrorismo". Propongo una discussione per verificarne la sua efficacia nel comprendere fenomeni drammatici, ma che vengono portati in "chiaro" solo quando sono sotto i riflettori dei mass media occidentali. Nessuno parla normalmente del terrorismo - di Stato o non, da questo punto di vista poco importa - che semina morte e distruzione nel Kashmir, nello Sri Lanka, in Ruanda o Nigeria. Il terrorismo è una forma crudele e moderna della guerra permanente più che due facce della stessa medaglia. La formula della spirale ha ingenerato diverse confusioni come dimostra"Liberazione" quando definisce il Pkk e le Farc organizzazioni terroristiche”.
    Orrore, orrore e ancora orrore! Abbiamo visto come Gianni abbia reagito alla messa in discussione di questo piccolo dogma bertinottiano, ma la cosa davvero interessante è il balbettio ferreriano su questo punto.
    Ecco cosa dice il segretario: “Sulla questione guerra/terrorismo io non sono innamorato dei termini. Basta che ci capiamo su una cosa: sul piano scientifico si può argomentare che quell'insieme di cose si chiama guerra. Qui abbiamo dei fenomeni messi in campo dagli stati nelle forme classiche, della mobilitazione militare e la chiamiamo guerra; abbiamo delle altre iniziative messe in campo da potenze non piccolissime che sono in grado di fare dei disastri significativi - che chiamiamo terrorismo. Tutte e due questi elementi - guerra e terrorismo - sono agiti da soggettività che non sono una derivante dall'altra. Hanno una loro autonomia e quindi noi abbiamo il compito politico di combattere la guerra e il terrorismo come espressione di soggettività che noi riteniamo entrambe distruttive. Il punto politico di fondo è che esiste un fenomeno chiamato guerra contro cui lotti, ed esiste un fenomeno chiamato terrorismo contro cui lotti e che lo spazio per la trasformazione sociale passa attraverso la sconfitta di questi due fenomeni in una dimensione di ricostruzione di partecipazione di processi di massa”.
    Boh! Qualcuno capisce questa prosa? Una cosa però è ben comprensibile: inutile aspettarsi da Ferrero il sia pur minimo riconoscimento delle Resistenze. Esse sono negate, per loro non vi è una parola. Hanno costretto la più potente macchina da guerra della storia sulla difensiva, ma questo non conta niente di fronte alle esigenze della bassa cucina elettoralistica.
    Il disastro abruzzese
    Già, l’elettoralismo. Ma almeno gli pagasse in termini elettorali!
    Domenica si vota in Abruzzo. La giunta di cui hanno fatto parte fino all’ultimo – una guardia al bidone vuoto che ricorda quella fatta diligentemente a Prodi in parlamento – aveva un capo cleptomane, membro autorevole di quel partito oggi sotto inchiesta in mezza Italia. Ma che volete che sia? L’importante è “non ricandidare gli inquisiti”. Ottenuta questa clausola rivoluzionaria, il Prc abruzzese, di stretta osservanza ferreriana, si è alleato di nuovo con il Pd. Per fare che cosa, per battere la destra? Anche il più distratto degli osservatori sa benissimo che la destra in Abruzzo vincerà a man bassa, dunque si tratta di un’alleanza certamente inefficace. Forse qualcuno pensa in questo modo di rilanciare il partito? Solo un folle potrebbe pensare una cosa del genere, tanto più dopo le ruberie targate centrosinistra. E allora? Allora le vicende abruzzesi del Prc ci parlano di un tarlo genetico e di un’incapacità strategica. Il tarlo consiste nel semplice calcolo elettoralistico, per cui andando da soli il Prc avrebbe dovuto superare la soglia del 3% per avere un consigliere, mentre in compagnia dei demo-tangentari può bastare molto meno. L’incapacità strategica è invece quella di effettuare l’operazione chirurgica di separazione netta dalla sinistra ultra-capitalistica rappresentata dal Pd. La logica del “meno peggio”, come ogni tumore che si rispetti, si è espansa nell’intero corpo del partito e la chirurgia – anche quella interna – sembra ormai incapace di risultati.
    E allora?
    Allora cosa succederà? Più precisamente: cosa succederà in questo fine settimana di passione? Si farà strada un minimo di chiarezza o i protagonisti di questa storia un po’ meschina continueranno ad avvitarsi su se stessi?
    Staremo a vedere. In Abruzzo le cose gli andranno certamente male. A Roma si scanneranno in ogni caso. Forse il casus belli sarà Liberazione, un inutile quotidiano che serve soltanto a mandare in televisione Sansonetti ed a reclamizzare le imprese di Luxuria. Un fogliaccio da chiudere quanto prima.
    Delle mosse e del futuro politico dei rappresentanti del ceto politico (ex?) arcobalenico torneremo ad occuparci presto, ma intanto seguiamoli attentamente. Essi ci dicono esattamente cosa non fare, cosa non essere. Non è poco: ringraziamoli!

    La Redazione


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  4. #4
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    Più che commentare l'articolo mi piacerebbe davvero che i compagni di PRC lo commentassero. Se Catartica, Lavrentij, El Rojo, Palvesario e tutti gli altri leggeranno queste righe spero davvero che lasceranno un commento e imbastiscano loro una discussione.

  5. #5
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    Io non sono iscritto ma ho i genitori dirigenti locali.

    La partita del PRC è molto complessa e complicata.
    Se la base riuscirà a dareil colpo di coda finale contro ivendoliani ce la potranno fare a ricompattare una modalità di lavoro comunista..altrimenti se il tutto si giocherà alla lotta di dirigenti e mozioni...stanno freschi.

    Il congresso del Lazio come dicevo a Palvesario ha ridotto in lacrime i miei.
    Delusi e quasi stufi di certi atteggiamenti.

    Poi volenti o nolenti le sorti delle "ortodossie" trascinano con loro anche quelle delle eresie.


    Se vanno avanti con Gap e cazzi annessi, il Prc si salva, altrimenti boh!

  6. #6
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    Provo a dire la mia, da elettore e militante del PRC.

    Questione scissione.
    Come scritto nel vostro comunicato, il causus belli sarà Liberazione. Una parte dei vendoliani, infatti, non aspetta altro che la causa occassionale per uscire dal partito e dedicarsi da subito al progetto di Per la Sinistra. Un'altra parte vorrebbe continuare a restare nel partito almeno fino alle europee, ma ceramente, se ci sarà l'attacco a Sansonetti, anche questa parte si schiererà apertamente in sua difesa.

    Dalle notizie che mi giungono in queste ore, la segreteria sta facendo la conta dei "rapporti di forza": di fatto sta vedendo se nel CPN ha i numeri per proporre l'odg sulla linea editoriale di Liberazione. Se questo odg passerà, la prossima Direzione Nazionale voterà la proposta sul cambio del direttore. A sua volta, se tale proposta passerà, la società editrice di Liberazione, la Mrc Spa, procederà a sostituire Sansonetti.

    Le prossime ore sono quindi decisive: la segreteria constaterà la tenuta della maggioranza (non sarebbe infatti escluso che anche al suo interno ci potrebbe essere chi vorrebbe continuare a tenersi i vendoliani) e se tale verifica sarà positiva, si procederà a votare l'odg su Liberazione.

    Questione alleanze col PD e giunte locali. Per quanto riguarda l'Abruzzo, c'è da dire che queste elezioni sono arrivate in un momento in cui il PRC si trova nel pieno delle ambiguità derivanti da congresso rivoluzionario (questo lo ammetterete) di Chianciano. Anche io considero l'alleanze col PD un nodo ancora scoperto del PRC, ma in Abruzzo c'è da sottolineare che il partito ha posto come non negoziabile la presenza di inquisiti nelle liste e l'allargamento dell'alleanza all'UDC. Voi direte che è poco, perché tanto le elezioni si perderanno lo stesso, ma in questo momento in cui la questione morale è ritornata centrale, anche queste piccole cose possono caratterizzare un partito.

    Certo ci sono poi migliaia di altre questioni da risolvere per quanto riguarda le giunte locali, ma tutto ciò è un'eredità che ci portiamo dietro dalla precedente (fallimentare) dirigenza. In questo senso, solo con la scissione si potrebbe tornare a fare ordine.

    Questione "Guerra-Terrorismo". Cari compagni antimperialisti (definizione nella quale sento di rientrare anche io), ma vi rendete conto che se non ci fosse stato il congresso di Chianciano il nostro partito continuava a considerare Chavez un dittatore? Io credo che sia un grande successo il fatto che il PRC pian piano si riaffacci sulla scena dei partiti comunisti internazionali, che offra il suo supporto alla rivoluzione cubana contro l'embargo, che gioisca per la vittoria elettorale di Chavez. Un grande successo e un grande inizio per riconsiderare la situazione politica mondiale. Parlando poi nello specifico delle Resistenze Medio-Orientali, credo che anche voi capiate che non ci potrà essere un cambio repentino di vedute, dall'oggi al domani, da parte del partito. In questo senso, è da ammettere che anche molti comunisti pagano purtroppo il prezzo della disinformazione (o meglio, dell'informazione corrotta) e del dare per scontato alcuni assiomi che a forza di essere ripetuti, cominciano a non essere più messi in discussione e analizzati in modo critico (marxista, oserei dire). Questo non vuol dire però che all'interno del partito non ci siano compagni che studiano e analizzano il ruolo delle Resistenze, e proprio da queste persone potrebbero partire delle discussioni per quanto riguarda il nostro approccio a questi fenomeni.


    Per questo ritengo che la svolta di Chianciano potrebbe essere il punto di rilancio per Rifondazione Comunista. E il rilancio non lo intendo solo in termini di risultati elettorali, ma anche per quanto riguarda la concezione culturale e ideologica del partito.

    Certo quella svolta deve essere ancora metabolizzata e purtroppo al nosto interno portiamo un virus che potrebbe essere letale, se non viene al più presto debellato. Naturalmente mi sto rifendo a quella minoranza che non solo ha differenti veduti di prospettive per il PRC, ma oramai ha anche differenti vedute ideologiche.

    Per questo, a breve termine, trovo che la scissione sia il passo necessario da compiere per provare a dar forza a quella rivoluzione cominciata al congresso di luglio. Su questo punto si constaterà la vera voglia di cambiamento della nuova maggioranza.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Lisergic Visualizza Messaggio
    Provo a dire la mia, da elettore e militante del PRC.

    Questione scissione. Come scritto nel vostro comunicato, il causus belli sarà Liberazione. Una parte dei vendoliani, infatti, non aspetta altro che la causa occassionale per uscire dal partito e dedicarsi da subito al progetto di Per la Sinistra. Un'altra parte vorrebbe continuare a restare nel partito almeno fino alle europee, ma ceramente, se ci sarà l'attacco a Sansonetti, anche questa parte si schiererà apertamente in sua difesa.

    Dalle notizie che mi giungono in queste ore, la segreteria sta facendo la conta dei "rapporti di forza": di fatto sta vedendo se nel CPN ha i numeri per proporre l'odg sulla linea editoriale di Liberazione. Se questo odg passerà, la prossima Direzione Nazionale voterà la proposta sul cambio del direttore. A sua volta, se tale proposta passerà, la società editrice di Liberazione, la Mrc Spa, procederà a sostituire Sansonetti.

    Le prossime ore sono quindi decisive: la segreteria constaterà la tenuta della maggioranza (non sarebbe infatti escluso che anche al suo interno ci potrebbe essere chi vorrebbe continuare a tenersi i vendoliani) e se tale verifica sarà positiva, si procederà a votare l'odg su Liberazione.

    Questione alleanze col PD e giunte locali. Per quanto riguarda l'Abruzzo, c'è da dire che queste elezioni sono arrivate in un momento in cui il PRC si trova nel pieno delle ambiguità derivanti da congresso rivoluzionario (questo lo ammetterete) di Chianciano. Anche io considero l'alleanze col PD un nodo ancora scoperto del PRC, ma in Abruzzo c'è da sottolineare che il partito ha posto come non negoziabile la presenza di inquisiti nelle liste e l'allargamento dell'alleanza all'UDC. Voi direte che è poco, perché tanto le elezioni si perderanno lo stesso, ma in questo momento in cui la questione morale è ritornata centrale, anche queste piccole cose possono caratterizzare un partito.

    Certo ci sono poi migliaia di altre questioni da risolvere per quanto riguarda le giunte locali, ma tutto ciò è un'eredità che ci portiamo dietro dalla precedente (fallimentare) dirigenza. In questo senso, solo con la scissione si potrebbe tornare a fare ordine.

    Questione "Guerra-Terrorismo". Cari compagni antimperialisti (definizione nella quale sento di rientrare anche io), ma vi rendete conto che se non ci fosse stato il congresso di Chianciano il nostro partito continuava a considerare Chavez un dittatore? Io credo che sia un grande successo il fatto che il PRC pian piano si riaffacci sulla scena dei partiti comunisti internazionali, che offra il suo supporto alla rivoluzione cubana contro l'embargo, che gioisca per la vittoria elettorale di Chavez. Un grande successo e un grande inizio per riconsiderare la situazione politica mondiale. Parlando poi nello specifico delle Resistenze Medio-Orientali, credo che anche voi capiate che non ci potrà essere un cambio repentino di vedute, dall'oggi al domani, da parte del partito. In questo senso, è da ammettere che anche molti comunisti pagano purtroppo il prezzo della disinformazione (o meglio, dell'informazione corrotta) e del dare per scontato alcuni assiomi che a forza di essere ripetuti, cominciano a non essere più messi in discussione e analizzati in modo critico (marxista, oserei dire). Questo non vuol dire però che all'interno del partito non ci siano compagni che studiano e analizzano il ruolo delle Resistenze, e proprio da queste persone potrebbero partire delle discussioni per quanto riguarda il nostro approccio a questi fenomeni.


    Per questo ritengo che la svolta di Chianciano potrebbe essere il punto di rilancio per Rifondazione Comunista. E il rilancio non lo intendo solo in termini di risultati elettorali, ma anche per quanto riguarda la concezione culturale e ideologica del partito.

    Certo quella svolta deve essere ancora metabolizzata e purtroppo al nosto interno portiamo un virus che potrebbe essere letale, se non viene al più presto debellato. Naturalmente mi sto rifendo a quella minoranza che non solo ha differenti veduti di prospettive per il PRC, ma oramai ha anche differenti vedute ideologiche.

    Per questo, a breve termine, trovo che la scissione sia il passo necessario da compiere per provare a dar forza a quella rivoluzione cominciata al congresso di luglio. Su questo punto si constaterà la vera voglia di cambiamento della nuova maggioranza.

    Grazie davvero per la tua risposta articolata. Una sola precisazione prima di porre una ulteriore domanda di commento alla tua risposta. La precisazione è che il collettivo che ruota attorno a Comunismo e Comunità non fa parte del Campo Antimperialista (o meglio non tutti i compagni che vi sono dentro) anche se è indubbio che sia il gruppo a noi più affine e con cui collaboriamo più strettamente. Questo per dire che l'articolo non è "nostro". Una mera questione di chiarezza che non toglie assolutamente nulla alla validità e condivisione dell'articolo nè alle tue parole.

    La domanda invece è questa: mi pare comunque di capire almeno dalla tua risposta che ci sia una certa attesa per una eventuale scissione (la resa dei conti di cui si parla) o comunque ad una emorragia/"epurazione" (uso il virgolettato per facilità di discorso) interna che dovrebbe comunque stabilizzare e consolidare la maggioranza. Comunque vadano le cose (ma soprattutto nel primo caso) il partito ne uscirà nuovamente ridimensionato nei numeri e quindi nei rapporti di forza sia all'interno dell'area comunista o comunque dell'area a sinistra del PD. Questo tra l'altro comporterebbe anche l'ulteriore perdita per PRC di forza catalizzatrice dell'area. Dico questo perchè l'area vendoliana sarà pure di minoranza ma non è certo una minoranza puramente statistica nè senza capacità di contrapposizione interna. In una prospettiva simile voi dentro il PRC cosa vi aspettate? Sinceramente credete sia meglio togliersi questo fardello arcobalenico o state pensando in qualche maniera di riuscire a egemonizzarlo e ad eroderlo dall'interno?
    Può darsi che stia leggendo personalmente i fatti interni a Rifondazione in maniera errata ma credo che una ennesima frattura interna possa davvero essere il coupe de grace per il partito.

  8. #8
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    Mi scuso per la confusione che ho fatto tra il Campo Antimperialista e il collettivo di Comunismo e Comunità. Nella fretta di rispondere, non ho ben articolato quanto invece volevo scrivere.

    Rispondo a Sandinista.

    E' mia opinione che se scissione sarà, riguarderà quasi esclusivamente i quadri dirigenti. Larga parte dei militanti che nell'ultimo congresso ha votato la mozione 2 (quella "bertinottiana"), difficilmente lascerà il partito per avviarsi verso il processo di una fantomatica "sinistra diffusa". E ti dico questo perché credo che neanche quegli stessi militanti più vicini a Vendola e Bertinotti, abbiano ben capito quali siano i loro progetti.

    Il rischio è di perdere molti dirigenti locali, in particolare del Sud Italia, che è l'area maggiormente fedele ai bertinottiani. Ma, visto i gravi errori che quegli stessi dirigenti hanno compiuto in questi anni (essendo meridionale, credo di poterlo dire), io non sarei per niente dispiaciuto della loro dipartita, anzi, la auspico.

    E' anche vero che non si può escludere che una tale spaccatura non possa portare alla perdita materiale di elettorato. Ma dopo anni di scemenze astoriche, ascentifiche e aculturali propugnateci dalla passata dirigenza, credo che sia ora di pensare alla qualità della nostra azione. L'esclusiva dimensione elettoralistica, a mio parere, per un partito comunista è estremamente riduttiva.

  9. #9
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    Allora, taglio netto perché l'articolo del Campo mi sembra la classica riproposizione dei soliti temi triti e ritriti.
    Ovvero di farsi propaganda di quanto si è belli sputando merda sugli altri.
    Sta bene, ognuno fa come può.

    Partiamo da una serie di concetti che il Campo conosce ma deliberatamente evita di porre come discriminanti in una critica reale di un Partito che è, al momento, la forza comunista più ampia e organizzata d'Italia.

    1) Il PRC non è un collettivo. Non basta che i 2-3 feudatari dei collettivi cambiano la linea e, et voilà, il collettivo è immediatamente ri-allineato alla nuova linea. Fortunamente un'organizzazione con più di 10000 militanti non funziona così. e il PRC li ha 10000 militanti.

    2) Il PRC è un contenitore, un cazzo di contenitore. La sua storia nasce già così, come contenitore per tutte le anime lasciate orfane dalla caduta dell'Urss e del movimento anni settanta. Tutti dentro. Il che fa il PRC un Partito già dalla nascita multiforme.

    3) Il PRC ha fatto gola a tanti soggetti che vi si sono catapultati dentro per squallide motivazioni. Se l'esperienza di governo ha scatenato gli appetiti di dirigenti in cerca di prebende, la forma poliedrica e aperta del PRC ha fatto sì che il bacino di base fosse di tutto: dall'operaio di 50 anni con famiglia, al giovane radical-chic. Come sappiamo bene noi marxisti, la composizione di classe di cui facciamo parte condiziona il nostro modo di ragionare e organizzarci. Per questo che il Partito ha più forme organizzative differenti al suo interno, in base alla composizione di classe.
    Questo problema non è mai stato affrontato perché la direzione più radical-chic non ha mai pensato di operare una revisione interna in termini dialettici con le controparti, obbligando di fatto tutto il Partito a comportarsi come la loro composizione di classe imponeva.

    4) A Chianciano le cose si sono ribaltate, ma, ripeto, non è un collettivo di 15 ragazzi, è un Partito pieno di anime differenti che necessitano di un nuovo assestamento. Quello che il Campo interpreta come attendismo in realtà è una fase molto delicata di ricostruzione dialettica di un piano comune tra tutti. Ci vorrà ancora del tempo prima che si costruisca un popolo della Rifondazione, un popolo che si vede come unico e coeso. Un popolo che sia non solo militante, ma dentro la società stessa.
    Ma sicuramente anche a quel punto, il Campo ci ridurrà i coglioni a fettine perché tutte le mediazioni dialettiche saranno interpretate come cedimenti sistemici e borghesi...

    Ma già Lenin scrisse qualcosina a proposito dell'estremismo...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Più che commentare l'articolo mi piacerebbe davvero che i compagni di PRC lo commentassero. Se Catartica, Lavrentij, El Rojo, Palvesario e tutti gli altri leggeranno queste righe spero davvero che lasceranno un commento e imbastiscano loro una discussione.
    Adesso che abbiamo avuto il commento di Lisergic e Palvesario mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi.
    Dell'articolo ho trovato molto divertente e calzante il sarcasmo sulle posizioni di Alfonso Gianni, per il resto mi sembra eccessivamente propagandistico.
    Rifondazione è in una tremenda difficoltà, definire Ferrero temporeggiatore in questa fase mi sembra sbagliato.
    Ha imposto una profonda trasformazione, se non mediasse del Prc non rimarrebbe altro che il nucleo proveniente da Dp.Diventando davvero inutile.

 

 
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