Giustissimo. Ma il superamento della forma partitica (che a parer mio nasce già con la fine dei gruppi politici extraparlamentari di quarant'anni fa e la nascita dell'autonomia diffusa) non è sinonimo di fine di ogni struttura organizzativa. In un ottica comunitaria in cui il singolo diviene spettatore e attore del pensare e dell'agire si crea un circolo virtuoso per cui (chiaramente non in maniera lineare e semplice o semplicistica) una volta riattivata la capacità partecipativa dentro il sentire comunitario sono gli stessi singoli soggetti a trovare forme autorganizzative. Guarda i vari comitati No Tav, o No Dal Molin. Gente comune, anche estranea ai circuiti politici tradizionali che si sono riniti sotto uno stesso obiettivo ed hanno nel tempo sviluppato in maniera coerente nuove forme di organizzazione interna aperte all'esterno.





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