HAMAS COMPIE 21 ANNI, GAZA SI TINGE DI VERDE
di Safwat al-Kahlout
GAZA - Hamas compie 21 anni e Gaza si tinge di verde, il colore
dell'Islam. Da giorni gli attivisti erano impegnati ad attaccarne i
vessilli nelle strade, sui tralicci della corrente elettrica, sulle
automobili. Ieri cortei di veicoli avevano rumorosamente
attraversato le strade di Gaza City, per rendere la popolazione
partecipe del senso vibrante di attesa in vista della grande
manifestazione odierna, nella centrale piazza Katiba.
Nella tarda mattinata le strade vicine erano un fiume in piena di
scolaresche e di attivisti (a piedi, in autobus, anche a cavallo).
In definitiva 200 mila persone (mezzo milione, secondo gli
organizzatori) si sono stipate di fronte alla gigantografia del
fondatore, sceicco Ahmed Yassin, per ascoltare gli interventi dei
dirigenti del Movimento.
Uomini e donne, rigidamente separati, hanno ascoltato assorti le
parole del leader Ismail Haniyeh. "Ecco che arriva il nuovo
presidente della Palestina" ha detto di lui, con trasporto, il
presentatore. Lui, Haniyeh, ha esordito con una profonda
genuflessione. Poi di fronte alla folla, di fronte al garrire delle
bandiere di Hamas, si è gonfiato di orgoglio. "I dirigenti della
Regione ci osservano per vedere le conseguenze dell'assedio, per
vedere se la popolazione abbia preso le distanze da Hamas. La vostra
presenza qua - ha proseguito, alzando la voce - è la risposta per
loro".
La manifestazione era il messaggio. "E' una prova evidente - ha
spiegato - che Hamas non è un fenomeno temporaneo, ma è ormai un
fatto consolidato sul terreno. Il nostro popolo è più forte, Hamas è
più forte. Questo è il nostro messaggio agli americani, a George
Bush che si sta congedando e a Barack Obama che sta arrivando, ai
sionisti e a quanti li sostengono": forse una allusione al
presidente dell'Anp Abu Mazen.
Una dopo l'altra, Haniyeh ha affrontato le questioni urgenti della
politica palestinese. Sulla tregua a Gaza - che secondo Hamas scade
il 19 dicembre - ha sostenuto che Israele si è guardato bene
dall'osservarla, nello spirito e nella forma. Nell'ultimo mese, ha
calcolato, 20 palestinesi sono rimasti uccisi in incidenti di
frontiera. Diversi gruppi armati vorrebbero rilanciare un confronto
aperto con Israele e consultazioni sono ancora in corso.
Le valutazioni di Hamas sulla tregua "sono negative": eppure - a
differenza da quanto dichiarato oggi da Khaled Meshaal, il leader di
Hamas a Damasco, citato in un comunicato - Haniyeh non ha detto
esplicitamente che essa non sarà prolungata. Haniyeh ha mostrato
rigidità nei confronti del Rais di Ramallah, ha sostenuto che in
base alla Legge fondamentale dell'Anp il suo mandato scade il 9
gennaio 2009, ha previsto che egli sarà sostituito per 60 giorni dal
presidente del parlamento Abdel Aziz Dweik (che però è detenuto in
Israele) e ha anche ironizzato sulla recente proclamazione di Abu
Mazen da parte dell'Olp alla carica di 'presidente della Palestina'.
Eppure ha lasciato una porta aperta, o almeno socchiusa: Hamas, ha
assicurato, resta favorevole al dialogo nazionale.
Gaza e Cisgiordania, ha aggiunto, devono restare unite.
Nell'immediato futuro, ha promesso, Hamas cercherà di rompere
l'isolamento anche mediante la "intifada delle navi". Una giornata
di fervore politico e di euforia che tuttavia si è conclusa con un
nuovo contrattempo: nella principale centrale elettrica di Gaza il
combustibile si è esaurito e diversi rioni sono immersi stasera
nell'oscurità.




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La tregua con Israele dentro e intorno alla Striscia di Gaza non sarà rinnovata quando, il prossimo 19 dicembre, terminerà