Renato Brunetta ha proposto che le donne possano andare in pensione a 65 anni, e sin qui c’eravamo.
Lasciamo da parte la reazione isterica dei sindacati (vere forze asociali, oramai ) c’è Vittoria Franco del P.D. che si è detta disposta a parlarne a una condizione: che si prenda in considerazione anche la loro proposta di legge per conciliare la maternità con la carriera delle donne.
Seguiva, a ruota, la consueta e fondata lagnanza delle donne che sono pagate meno e sugli asili che non ci sono.
Ora: io non so chi abbia ragione, non so se i nuovi asili siano davvero necessari: lo dico con la massima umiltà.
Però qualcuno dovrebbe spiegarmi qualche cosa.
Negli Stati Uniti, e su questo non c’è dubbio, le donne sono molto più emancipate di quelle europee e però molto meno tutelate: negli Usa ci sono meno asili nido, meno congedi per maternità e in generale meno assistenza statale per l’infanzia.
In pratica c’è una cultura lavorativa più competitiva della nostra, e le donne di fatto sono piazzate ai vertici della professioni e del potere; mentre in Europa, dove le donne hanno congedi di maternità che durano anche tre anni (ci sono anche congedi di paternità) e dove c’è il part-time, oltreché assessori delegati alla protezione della donna a spese dei datori di lavoro, bè, in Europa tutta questa differenzazione della donna è equivalsa a penalizzarla e a lasciarla indietro.
Vorrei soltanto che qualcuno mi spiegasse perché.
Filippo Facci su www.ilgiornale.it 16 12 08
saluti




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