Si ma il prc che farà? appoggerà il soru bis????


Si ma il prc che farà? appoggerà il soru bis????




penso che il partito abbia già preso accordi con Soru
Per entrare nel merito della discussione mi pare che la proposta di diliberto sia, a livello di contenuti, giusta, ma le liste bisognerà presentarle in tempi brevissimi quindi mi pare abbastanza improbabile come cosa


In sardegna le posizioni del gruppo del PRC in Consiglio regionale hanno risposto più a dinamiche di scontro interno che a coerenti posizioni politiche.
Quando la maggioranza del Partito (e del Gruppo) era rappresentata da Essere Comunisti i bertinottiani, strumentalmente, erano molto critici con Soru. Oggi sono appiattiti su di lui senza un minimo di autonomia critica. L'attuale minoranza regionale (maggioranza nazionale), rappresentata da un consigliere su tre (nel frattempo tre dei sei consiglieri inziali, di Essere Comunisti, erano usciti dal gruppo e dal partito per andare a costituire una Sinistra Democratica ante litteram) appoggia Soru ma allo stesso tempo critica alcuni suoi comportamenti.
Di seguito l'intervento di Paolo Pisu, ferreriano, durante il dibattito sulla crisi:
Intervento dell'On. Ignazio Paolo Pisu
(discussione sull'ex art. 22, comma 5 della Legge statutaria sulle dimissioni del Presidente della Regione)
Cagliari, 23 dicembre 2008
Intervento 126
Signori Presidenti, Assessori, colleghi e colleghe.
Premetto che non condivido neppure una virgola delle posizioni fin qui espresse dagli esponenti del centro-destra, che chiedono in maniera interessata la conferma delle dimissioni del Presidente. Fuori da quest'Aula c'è tanta gente, intere categorie, soprattutto lavoratori, operatori del mondo rurale, artigianale, commerciale e turistico, pensionati, precari, giovani, che stanno attraversando le peggiori difficoltà della loro vita e si apprestano a trascorrere un triste e malinconico Natale, dove regna l'incertezza e persino la paura. Per noi del Prc il primo pensiero è rivolto a queste fasce sociali, alla gente in carne ed ossa, nella nebbia di questa crisi. Il dibattito di oggi dovrebbe spingerci alla prudenza e alla responsabilità, per salvare e qualificare meglio una legislatura, che ritengo abbia prodotto, in buona parte e per certi aspetti, risultati positivi. Questo dobbiamo farlo avendo ben chiari almeno due punti: in primo luogo, l'onestà intellettuale nella ricostruzione e nella valutazione dei fatti così come essi si sono effettivamente svolti (in quanto essi sono stati diversamente interpretati e anche utilizzati per giustificare o condividere le dimissioni del Presidente Soru, anche nel centro-sinistra); in secondo luogo, nella discussione che si sta facendo, devono essere tenuti nella più alta considerazione gli interessi generali della Sardegna e, in particolare, dei territori e delle classi sociali più deboli, che si trovano in una condizione di grande sofferenza. Sono rimasto molto meravigliato quando dentro e fuori quest'Aula si è proposto di rinviare la cosiddetta “legge urbanistica” in commissione, con argomentazioni deboli e strumentali. Questo perché in alcune riunioni del mio gruppo consiliare, assieme ai dirigenti del partito e a un folto gruppo di esperti di ottimo livello, si scriveva e si parlava di una buona legge, che necessitava solamente di alcuni correttivi migliorativi, per i quali abbiamo presentato degli emendamenti. Per questo ho assunto una posizione netta a favore della discussione in Aula. Superato questo scoglio c'è stato un buon dibattito, con un centro-destra prevalentemente assente. Ho anche notato un buon coordinamento tra il relatore, il Presidente della Commissione e i Capigruppo della maggioranza, con i naturali distinguo su questo o l'altro punto. Non ho minimamente pensato che in coda alla legge (con 48 articoli su 50 già approvati), ci sarebbero stati gli epiloghi che conosciamo, né tantomeno le dimissioni del Presidente. Tant'è che mi son fidato, pur essendo presente a tutte le fasi di discussione della legge, di assentarmi per relazionare ad un convegno sulle Case della Salute (il quale doveva essere concluso dall'Assessore Dirindin), con l'impegno di raggiungere il Consiglio Regionale più tardi, per il voto definitivo alla legge. Stando ai fatti, almeno così come io personalmente li ho vissuti, le dimissioni del Presidente mi sono apparse ingiustificate ed ingiustificabili, e non certo determinate dai due emendamenti della Giunta bocciati dall'Aula, come del resto altre volte era successo, o dalla legge urbanistica in generale. E' evidente che le parti cassate degli emendamenti in questione sono state bocciate da tanti consiglieri regionali della maggioranza, soprattutto della sinistra, solo perché ritenuti pleonastici e non certo per sfiduciare il Presidente. Al massimo sono emerse le cicliche contrapposizioni tra i presidenzialisti e i parlamentaristi, ovvero tra chi vuole più poteri alla Giunta e chi vuole che questi restino in capo al Consiglio. Io credo sia necessario ridare un ruolo centrale alle assemblee elettive, dunque, nella fattispecie, al Consiglio Regionale, e questo vale oggi, ma anche per il futuro, nell'eventualità dovessero vincere le elezioni forze avverse alla tutela ambientale. Sostenere, inoltre, che si sia trattato di un voto trasversale, per tutelare gli interessi dei cementificatori, non è soltanto falso e ingeneroso, ma anche offensivo, verso quei consiglieri del PdCI, Sinistra Democratica, ex DS, Italia dei Valori, ma anche dello stesso Pd, con cui in questa legislatura abbiamo fatto tante battaglie importanti sulla tutela ambientale e approvato leggi di riforma, che attendevano il loro vaglio da 10, 15 e 20 anni. Sarebbe proprio il caso di rispondere al Presidente: “Ma ci faccia il piacere!” Chi se non questa maggioranza ha il merito di tutto questo? E' onesto e corretto dire che tutto ciò che di buono si è fatto in questa legislatura è merito di un solo uomo, come appare in certa stampa, soprattutto nazionale? Ma davvero si può credere che la scelta di tutelare l'ambiente (contro la città lineare delle coste, come diciamo da trent'anni), la chiusura della base USA di La Maddalena (anche se ora si tace sulle iniziative di potenziamento del poligono-marketing di Quirra), le battaglie per ricontrattare i rapporti Sardegna-Stato nella lotta per le Entrate (io che, personalmente, con un Nuovo Statuto, vorrei su basi federalistiche) e tantissimi altri temi, siano il frutto dell'impegno di una sola persona? Allora tanti di noi hanno lottato una vita per niente; i loro studi, i documenti, le manifestazioni e le lotte, l'informazione e la controinformazione, la crescita culturale che abbiamo generato, davvero, non è servita e non ha contribuito affinché maturassero le scelte e i risultati ottenuti oggi? Vorrei che così come io riconosco i meriti del Presidente Soru, su tante questioni, egli stesso riconoscesse e rispettasse il lavoro degli altri, sia quello che facciamo come consiglieri regionali, sia quello svolto in passato, con tanti sacrifici, – di cui Lei, Presidente, non si rende nemmeno conto – da migliaia di sardi militanti di sinistra e progressisti, senza compensi di alcun tipo e nell'esclusivo interesse generale. Su questa vicenda occorre dire tutta la verità, quella cioè che sta all'origine di tutti gli scontri nella maggioranza. Da un lato la pretesa eccessiva del Presidente della Giunta Regionale di voler governare il Parlamento sardo come fosse un'azienda, dall'altro gli scontri interni al Pd, che da tempo vengono scaricati su questa importante istituzione. Ve lo dico con sincerità, sapendo che in ogni partito ci possono essere dei problemi, ma ora si è superato veramente ogni limite. Questa legislatura si dovrebbe, dunque, concludere senza aver approvato la finanziaria 2009, con oltre il 30% di somme programmabili per la soluzione di tanti problemi della nostra Isola, oppure senza aver approvato tante importanti leggi e provvedimenti? Possiamo dire con onestà ai sardi, colleghi del Pd, che non c'è stato il tempo di fare tutto questo, quando per le vostre primarie di partito e primarie per le elezioni regionali (per citare solo due esempi), avete creato problemi a tutti noi e ai sardi, ritardando gravemente l'attività istituzionale? Possiamo dirvi con franchezza che è paradossale che nel momento della sua costituzione, il Pd si sia presentato come soggetto votato alla stabilizzazione del quadro politico, con un feroce quanto ingeneroso attacco al Prc e al resto della Sinistra, utilizzato per cancellarci nell'ultima campagna elettorale. Obiettivo certamente raggiunto, ma che può essere considerata una vittoria di Pirro, in quanto ci ha danneggiato tutti. Oggi, cari consiglieri del Partito Democratico, posso dirvi, con serenità e pacatezza, – come dice il vostro Segretario Veltroni – che siete diventati voi la principale fonte di destabilizzazione e paralisi della maggioranza e di questo Consiglio; questa crisi è figlia vostra, e voi dovete risolverla senza scaricarla su di noi e sui sardi. In queste settimane è mancato un autorevole sostegno alle lotte dei lavoratori dell'industria, ai loro sindacati, agli enti locali del territorio. Non basta, anche se lodevole, che la Giunta si faccia vedere in piazza! E' necessario contrastare le politiche antipopolari e antisarde del Governo Berlusconi. Questo può essere fatto se il Presidente e la Giunta sanno cercare e trovano il sostegno della maggioranza, di tutta la maggioranza! Pertanto, l'invito che rivolgo è quello di ritirare le dimissioni, iniziare subito a discutere della finanziaria, dare, finalmente, un segnale di etica politica, riducendo il numero dei consiglieri e i loro compensi, e, infine, ricostruire una maggioranza e un programma di fine legislatura, che chiediamo a gran voce dal mese di luglio, il quale contenga questioni prioritarie su cui concentrarci. Tali questioni sono state indicate anche da Lei, Presidente, ed io mi ritrovo in buona parte d'accordo. Io ne aggiungerei alcune, su cui c'è tutto il tempo per migliorare anche le sue proposte:
• Progetti speciali per le zone interne, sul modello “Supramonte”, capaci di rispondere alle diverse specificità, considerando che tra alcuni mesi saremo chiamati ad attuarli, di concerto con i sindaci, le parti sociali e le comunità di questi territori;
• Sostegno vero ed immediato ai lavoratori in crisi e senza tutela, al mondo del precariato, a quello della povertà in crescita, riducendo la quota di compartecipazione per i piccoli comuni;
• Politiche di sostegno precise a quelle piccole aziende del mondo rurale, artigianale, commerciale, dei servizi, che non riescono a restituire i mutui e ad affrontare crisi e competitività;
• Diritti civili. “ Presidente Soru, sa che in questi quattro anni i diritti civili si sono ridotti in questa Regione? E' a conoscenza che quest'Aula ha approvato la legge sul Difensore Civico e non lo si vuole eleggere? Sa che l'On. Floris ha svolto la relazione sul <<Garante per i detenuti>>, dapprima è stato bloccato dopodiché l'argomento è scomparso dall'agenda del Consiglio Regionale? Ha sentito parlare della richiesta, sottoscritta da 48 consiglieri regionali, per indagare sulle malattie belliche di Quirra e delle aree interessate da servitù ed esercitazioni militari in Sardegna, che giace nei cassetti di questo Consiglio e su cui Lei non ha speso una parola?” Eppure, tutto ciò interessa i diritti civili, inalienabili, del popolo sardo. “Si immagini che non si riesce a portare in Aula una leggina, di pochi articoli e con la richiesta di un finanziamento di pochi euro, esitata all'unanimità in commissione, che riguarda i caduti nelle campagne antincendio! Oppure devo pensare, come si dice ormai tra i colleghi, che tutto questo è bloccato da Lei e dai suoi più stretti collaboratori, perché portano la mia firma o sono stati approvati durante la mia presidenza della Seconda Commissione?”
• E' stata presentata anche una proposta di legge sulle politiche comunitarie in Sardegna, che hanno un ruolo straordinario. “ Le sembra giusto che il parlamento sardo non abbia un ruolo centrale nella discussione per la spendita di 10,5 miliardi in sei anni?” Stessa cosa per quanto concerne il Piano Energetico, il Piano Forestale e altri che non passano in quest'Aula;
• Indennità. Prendo atto, caro Presidente, che Lei, seppur in ritardo di quattro anni, mi ha alla fine copiato sulla riduzione delle indennità ai consiglieri regionali (assessori, presidenti, questori e segretari compresi). Noi del Prc, come Lei e tutti ben sapete, da sempre pratichiamo tale riduzione.
Comunque, voglio ribadire la mia contrarietà alle Sue dimissioni: “non si diserta il campo in un momento di straordinaria difficoltà per il nostro popolo”. Questo non me l'ha insegnato il pur autorevole Sen. Pisanu, ma l'ho appreso sin da giovane da Cardia, Melis, Lussu. Tra l'altro, questo non contribuisce a ricostruire un'unità più stretta nel centro-sinistra, poiché non ci consente di valorizzare gli importanti risultati raggiunti (in questa legislatura) e di utilizzare i prossimi mesi per completare il programma ed affrontare le questioni più urgenti. Per queste ragioni, sicuro che coloro i quali non sono d'accordo con Lei su questi punti, non saranno catalogati “antisoriani”, nell'ottica dell'amico-nemico che respingo, Le chiedo di ritirare le dimissioni, nell'interesse supremo della Sardegna e della coalizione del centro-sinistra che lo ha espresso.
http://www.paolopisu.com/CONSIGLIORE...nto2008126.htm


CPN del 13 e 14 Dicembre 2008 - Intervento di Gianni Fresu
Il quadro politico che emerge dalla crisi del Governo Soru mostra dei tratti di rilievo non solo regionale. La prima considerazione riguarda l’inservibilità politica del PD, artefice principale della crisi. A conferma ulteriore di quanto fosse avventata l’idea della “costituente della sinistra” che puntava tutte le chanches di un nostro rilancio sul rapporto organico con il partito di Veltroni. È paradossale ma il PD, che al momento della sua costituzione è stato presentato come soggetto votato alla stabilizzazione del quadro politico, si è rivelato in tutti i passaggi fondamentali la principale fonte di destabilizzazione e paralisi della maggioranza. Tenendo conto dell’accusa a suo tempo rivolta a Rifondazione (l’inaffidabilità governativa) da DS e Margherita verrebbe da spiegare tutto con la categoria della nemesi. Il PD in Sardegna, ma credo che il discorso valga a livello nazionale, è strutturato come le camarille liberali dell’Ottocento. Non si tratta di un soggetto politico dotato di una sua identità organica e definita ma di un agglomerato composto da consorterie condensate attorno a singole personalità che controllano partito, istituzioni e collegi senza alcun disegno complessivo. A fine Ottocento la dissoluzione del liberalismo italiano portò al tentativo di assemblaggio dei due raggruppamenti tradizionali della Destra storica e della Sinistra liberale per formare un unico «blocco costituzionale» presentato come baluardo contro le due ali estreme della reazione e della rivoluzione. Oggi come allora più che di “trasformazione del sistema politico” si deve parlare molto più prosaicamente di «trasformismo» e il divampare in tutta la sua virulenza della questione morale ne è una conferma. Sia chiaro che neanche Soru, per quanto possiamo rilevare gli aspetti enormemente positivi di questa legislatura, si sottrae a tale dinamica ma è parte in causa. Così, a mio avviso, la vera natura della crisi sta tutta nella lotta senza esclusioni di colpi per la leadership nel PD e nella coalizione di centro sinistra. Detto in altri termini, ci troviamo di fronte ad una crisi pilotata per tagliare gordianamente i nodi non risolti, che scarica irresponsabilmente sulle classi sarde più disagiate il fardello della decomposizione del PD. La crisi è stata decisa proprio quando doveva essere votata la manovra finanziaria, a cui è stata anteposta la legge urbanistica, con il risultato di andare ad elezioni in un periodo di recessione e con la desertificazione industriale in atto (proprio in queste settimane viene chiuso quel che resta dell’industria petrolchimica sarda), condannando l’isola ad un indefinito periodo tempestoso governato con l’esercizio provvisorio. Il nostro Partito si è semplicemente accodato, dopo aver concordato l’intesa futura con il Presidente della Regione non su un accordo programmatico ma su un semplice rapporto fiduciario personale. Su queste basi sarà difficile costruire qualcosa di solido e progressivo, imporre una svolta sul versante delle politiche attive del lavoro e su quelle dell’assetto industriale, deficitarie anche in questa legislatura.
http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=27089




Su "La nuova Sardegna" ho letto che sicuramente il PRC appoggerà di nuovo Soru, qualche dubbio invece su IdV e PS. http://lanuovasardegna.repubblica.it...zione=Cagliari
Non so di preciso cosa abbia fatto Soru da quando è presidente (conosco solo le cose più "mediatiche", la tassa sul lusso, la sfida con la vecchia partitocrazia di Cabras, il Piano Paesaggistico Regionale, ecc.) ma a differenza del 99% degli imprenditori buttati in politica non mi sembra attaccato alla poltrona. Nonostante tutto, lo reputo migliore di quasi tutti gli ex diessini e gli ex margheritini sardi.


il pd sardo e' dilaniato da lotte intestine tra la corrente dei sostenitori di soru,e dall'altra parte i sostenitori dell'ex segretario regionale antonello cabras.tale faida perdura' dal 15 ottobre del 2007,in occasione delle primarie del pd,vinte da cabras su soru.
le dimissioni di soru nascono dall'approvazione della legge urbanistica.
premetto che furono votati e licenziati dalla commissione regionale tutti gli articoli di legge,vi erano degli emendamenti tra i quali uno ns (sd) che alzava il limite di edificazione dalle coste sino a 500 mt,la giunta ne richiedeva 300.
ma il casus belli e' stato un emendamento modificato ad arte dal capogruppo biancu(pd) che per poter creare il clima di guerra nel pd,ha proposto varianti al piano paesaggistico sulle zone interne,ponendo anche la norma che qualsiasi concessione edilizia in deroga fosse di sola discrezionalita' della giunta.
a quel punto la maggioranza del centrosinistra ha posto i dubbi su quell'emendamento,chiedendo il ritiro dello stesso,sopratutto perche in palese contrasto con le decisioni gia assunte dalla commissione.a tale richiesta e' stato risposto no,con la presentazione in aula dell'emendamento.
morale il centrosinistra si e' spaccato con 24 consiglieri che hanno votato no ,e 21 che hanno votato a favore.
non passando questo emendamento soru si e' dimesso
.come al solito mai nel merito ma clima da stadio,per cui i soriani hanno accusato di tradimento gli altri e viceversa la parte del pd che non e' con soru ha definito le dimissioni di soru irresponsabili e solo in funzione della sua ricandidsatura come unico leader del pd.



