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Discussione: Ricatto.

  1. #1
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito Ricatto.

    AGI) - Roma, 26 dic. - Nuovo allarme precari: secondo quanto apprende l'Agi, in questo scorcio d'anno, decine e decine di lavoratori interinali sarebbero vittime di un vero e proprio ricatto. Le denunce sono arrivate al Nidil Cgil, il sindacato dei lavoratori atipici: molti lavoratori avrebbero riferito di essere stati 'costretti' a dimettersi prima della scadenza del contratto, pur di assicurarsi una seconda opportunita' di lavoro. E sono sempre di piu' le segnalazioni che arrivano da tutte le parti d'Italia di "gravi comportamenti" di agenzie che appunto, mettono sotto pressione i lavoratori.
    Il meccanismo e' semplice, spiega il Nidil: l''utilizzatore' - ossia l'impresa-cliente che si rivolge all'agenzia interinale - assume un lavoratore. Prima della scadenza del contratto (che spesso cade alla fine dell'anno), chiede all'agenzia di risolvere il rapporto di lavoro in anticipo. Cio' perche' in genere le imprese, in questo periodo, sono in chiusura di bilancio e quindi alle prese con la necessita' di far quadrare i conti. A quel punto, le agenzie tentano di favorire il cliente, ossia il datore di lavoro. Le strade sono molteplici: la maggior parte delle agenzie cercano di convincere l'impresa-cliente a tenere il dipendente oppure ricorrono alle tutele alternative pagando la retribuzione per intero. Altre, pero' - ovviamente le meno serie - convincono il lavoratore alle dimissioni, facendogli credere che cosi' facendo, l'impresa manterra' un buon ricordo di lui, o magari promettendogli quello a cui ha invece diritto immediato.
    www.agi.it

  2. #2
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    Predefinito Violenze.

    La cassa del supermercato
    come la catena di montaggio


    Tempi stretti, gesti meccanici. Con regole implacabili
    di Natalia Aspesi


    Da una parte ci sono i clienti: blanditi, attirati, circuiti con premi, sconti, offerte, nei labirinti immensi di un allegro e colorato paradiso dei consumi che suggerisce abbondanza, lusso, ricchezza, potere di scelta, possibilità di risparmio, mentre i carrelli si riempiono come fossero il paese di cuccagna accessibile a tutti. Dall´altra i dipendenti, le ragazze, le donne che alle casse lavorano senza sosta, nella ripetitività dei gesti, nei tempi stretti e implacabili, come in "Tempi moderni", in cui Charlie Chaplin, Charlot, impazzisce per i ritmi forsennati alla catena di montaggio e perde il lavoro.

    Il film esilarante e commovente racconta di uno sfruttamento implacabile del lavoratore come poteva avvenire ai tempi in cui fu girato, cioè 72 anni fa: ma poco è cambiato se il robot umano è arrivato anche nella grande distribuzione, dove la catena di montaggio è una cassa e l´addetto non stringe migliaia di viti ma con gli stessi immutabili gesti e la stessa meccanica velocità, afferra prodotti, ne rileva il prezzo, prende denaro, dà il resto. Un cliente via l´altro, un carrello via l´altro. Sono i lavori di oggi, diversi da quelli del passato ma ugualmente faticosi, eppure benedetti da chi è riuscito ad ottenerli in tempi di disoccupazione e precariato e si ritiene quindi fortunato, e si assoggetta a tutto pur di non perderlo, pur di non ritrovarsi nelle angosce della penuria, del bisogno.

    Sorridono le cassiere, sono gentili, hanno spesso l´aria contenta, altre volte, verso la fine dei lunghi turni, sono visibilmente stanche, immalinconite, non ne possono più. Forse basterebbe poco perché il loro lavoro fosse meno duro, ma la grande distribuzione ha le regole implacabili, imposte dal massimo profitto, che sfiorano lo sfruttamento, talvolta il mobbing se non la disumanità.



    Come è accaduto nell´ormai arcinoto episodio della cassiera della Esselunga, cui un capetto qualsiasi, che negli anni '70 (ormai morti e sepolti) sarebbe stato definito con disprezzo, "servo dei padroni", ha impedito di andare in bagno per non lasciare la sua postazione, costringendola a farsi la pipì addosso. Sono umiliazioni più insopportabili della fatica, della schiena dolorante e delle gambe gonfie a cui dopo i turni le lavoratrici forse si sono abituate: ma quella inutile, crudele vessazione no, la cassiera non l´ha sopportata e l´ha denunciata ai sindacati. Tornata a lavorare, è stata aggredita nello spogliatoio del supermercato, pestata e minacciata, e adesso la magistratura ha aperto un inchiesta sull´episodio.

    Ma come hanno reagito i milanesi a questi due tristi episodi, il primo crudele e soprattutto stupido, il secondo semplicemente criminale? Come può reagire una città annebbiata dall´ansia, dalla fretta, dall´indifferenza, da mille problemi che isolano e costringono a chiudersi nelle proprie inquietudini per difendersi dalla paura? Certo si sono mossi con fermezza i sindacati, schierandosi dalla parte della lavoratrice e proclamando uno sciopero con picchettaggio davanti ai supermercati dell´azienda.

    La commissione Pari Opportunità del Comune si è riunita per discutere il caso, anche se i capigruppo di Forza Italia e An hanno posto un veto un po´ scemo, un vero e proprio autogol, ritenendo la difesa di una lavoratrice un elemento elettorale (in questo caso a favore del centrosinistra "accusato" di stare dalla parte dei più deboli). Ancor peggio chi del centrodestra si è rifiutato di discutere del caso per «non danneggiare l´immagine di una impresa commerciale», la quale evidentemente, ha tutti i diritti e nessun dovere. La seduta c´è stata lo stesso, qualche consigliere di centrodestra ha partecipato, il sostegno alla cassiera umiliata e pestata lo ha dato il centrosinistra la cui vicenda, ha detto Francesca Zajczyk del Pd, «è la spia di una situazione generalizzata di sfruttamento nel commercio e nei servizi».

    La procura milanese ha deciso di indagare tre dei responsabili del supermercato dove i fatti odiosi sono avvenuti. In questo modo le vicissitudini della cassiera, madre di due figli, non verranno prontamente nascoste e dimenticate. Ma è vero, come afferma il comunicato pubblicato tempo fa, a pagamento, dalla Esselunga, su alcuni quotidiani, che per la manifestazione di protesta promossa dai sindacati, a presidiare il supermercato c´era poca gente e che nessun dipendente tranne due sindacalisti, ha scioperato. Neppure i clienti hanno dimostrato solidarietà alla lavoratrice disertando il supermercato e andando a fare acquisti da un´altra parte: come afferma Esselunga, quel sabato ne ha "serviti" (brutto termine usato dall´azienda) ben 657.424.

    Quindi ha incassato e guadagnato una montagna di denaro, come ogni altro giorno. Ma questi alti profitti evidentemente non sono abbastanza perché l´azienda chiuda un occhio su pretese dei dipendenti, considerate folli, quali andare in gabinetto in orario non previsto. Gli anni '70-80 sono lontani, nessuno oggi oserebbe pronunciare più la definizione polverosa, obsoleta, scansata come peste dalla sinistra moderna, di "coscienza di classe". La solidarietà tra lavoratori, chi la ricorda? Pare tanto più facile, meno pericoloso, voltare la faccia, abbassare la testa.
    (15 marzo 2008)
    http://oknotizie.alice.it/go.php?us=39805a11ae91fa60

  3. #3
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito Anno 2004

    Lavoratori Lidl, su la testa ECCO SPIEGATO IL PERCHE DEVI ESSERE SUPERVELOCE AL MOMENTO DI INSACCHETTARE I TUOI ACQUISTI: LA COLPA DELLA TUA ANSIA NON E DELLE CASSIERE!!! VIENI DA LIDL, DIRITTI STRACCIATI
    Lavoratori Lidl, su la testa
    Maria Pirisi
    Hanno alzato il capo alla Lidl di Albenga. In una delle 700 filiali italiane della multinazionale del discount hanno osato ciò che fino ad ora sembrava inosabile: lo sciopero. Tenuti sotto il giogo dell’intimidazione e sfruttati oltre ogni limite (cfr. area n. 39 del 24 settembre 2004; sito: http://www.area7.ch), i lavoratori di Albenga (per la maggior parte donne) hanno detto basta all’ennesimo sopruso. L’ultimo della serie si è verificato la scorsa settimana quando un caposettore (responsabile di più filiali) fingendosi un ladro ha tratto in inganno un’ignara cassiera per redarguirla poi violentemente per non avere sventato il “furto”.
    Sdegno e rabbia hanno spinto i lavoratori a denunciare alla Cgil, Cisl e Uil locali l’accaduto. Da qui la decisione dei sindacati di proclamare lo stato di agitazione per una situazione lavorativa ormai diventata insostenibile. «Si è trattato di un atto simbolico – ci dice Felicita Magone, delegata sindacale Filcams Cgil e impiegata alla Lidl di Albenga -, poiché in totale abbiamo incrociato le braccia per due ore ma la nostra azione ha avuto una buona eco. Molti clienti ci hanno dimostrato la loro solidarietà rinunciando a far la spesa nel tempo dello sciopero, mentre altri hanno rinunciato ai loro acquisti per tutto il giorno».
    Su 14 dipendenti, sette hanno aderito alla mobilitazione. «Fra coloro che non hanno scioperato – spiega Magone – qualcuno ci ha comunque sostenuto preferendo non esporsi per tema di ritorsioni. Anche se la Lidl difficilmente arriva al licenziamento per evitare lo sfavore dell’opinione pubblica. Se vuole “far fuori” qualcuno preferisce la via del mobbing, della pressione continua, fino a quando l’elemento indesiderato non toglie il disturbo da solo».
    Pur trattandosi di un’azione limitata, di uno “sciopero kamikaze” – come lo definisce ironicamente Felicita Magone per i rischi che corre chi vi aderisce – è stata comunque un segnale forte che qualche effetto positivo lo ha già sortito. «Abbiamo notato – spiega la delegata sindacale – che i nostri responsabili cercano di evitare lo scontro, tant’è vero che domani (mercoledì scorso per chi legge, ndr) avremo un incontro con i rappresentanti regionali della Lidl. Ci aiuta inoltre il fatto che della nostra agitazione e delle nostre condizioni di lavoro ne abbiano parlato quotidiani come “La Stampa” e “Il Secolo XIX”, sulle cui pagine appare la pubblicità della Lidl, e non soltanto testate di sinistra come “Il Manifesto” o area». Dettaglio non irrilevante quest’ultimo visto che la multinazionale è nota per aver chiuso i rubinetti della pubblicità ad un giornale tedesco che aveva osato fare un servizio sulle scandalose condizioni di lavoro vigenti nel suo regno.
    Intanto nella filiale di Albenga sono in corso lavori di ristrutturazione per ovviare alle gravi irregolarità riscontrate dall’Asl (servizi competenti per l’igiene e la sicurezza sul lavoro) durante un sopralluogo; nonostante ciò, gli impiegati sono costretti a continuare il proprio lavoro tra mille disagi: toilette inagibili, magazzino intasato di merci e mancanza di sicurezza (la filiale non dispone di un impianto elettrico con la messa a terra). «Sì, siamo costrette a lavorare – conclude Magone – in un ambiente-cantiere e se continua così presto potremo muoverci solo facendo acrobazie». Come dire, al peggio non c’è mai fine. Soprattutto alla Lidl.


    http://www.area7.ch/area7/leggi.asp?IDA=1361&Edizione=742







    ECCO SPIEGATO IL PERCHE DEVI ESSERE SUPERVELOCE AL MOMENTO DI INSACCHETTARE I TUOI ACQUISTI: LA COLPA DELLA TUA ANSIA NON E DELLE CASSIERE!!!

    NOTIZIARIO a cura del Centro di Documentazione e Lotta 12-20/07/2003*
    http:\it.geocities.comverbanoarchivilc07_03.ht-m 12 luglio 2003
    L I D L
    Il gruppo Lidl offre prezzi sempre più stracciati, martella i consumatori con campagne pubblicitarie su giornali e tv nazionali ma il lavoro dei dipendenti è durissimo, senza il rispetto dei part-time, della legge 626 sulla sicurezza e con straordinari selvaggi, fino a 14 ore di seguito. Per risparmiare, la ricetta è facile: trasformare le cassiere in robottini, imponendo di sbrigare un cliente al minuto, togliere loro le sedie per farle lavorare più in fretta, fare schiacciare i cartoni con i piedi anziché con le apposite presse. E via flessibilizzando. A riprova del poco rispetto per i diritti dei lavoratori, una recente condanna per attività antisindacale a Savona.
    Nel punto vendita di Albenga, infatti, c'è un organizzatissimo pool di lavoratrici che non si è fatto mettere i piedi in faccia e ha costruito negli ultimi anni un'attività che potrebbe essere offerta ad esempio per i 2700 dipendenti del gruppo, distribuiti nelle 300 filiali italiane. Dieci cassiere hanno saputo tenere testa alla catena di hard discount più diffusa in Europa, con 4.500 filiali nel continente e oltre 45 mila dipendenti in organico, di proprietà del potente gruppo tedesco Schwarz. La condanna inflitta alla Lidl dal tribunale di Savona è di pochi giorni fa.
    La delegata della Filcams Cgil Felicita Magone ne ha viste di cotte e di crude dal 1992, anno in cui è stata assunta alla Lidl con un contratto part time di 20 ore, 4 ore per 5 giorni. Innanzitutto l'azienda non ha mai rispettato il part time: sul contratto è scritto un orario fisso, ma i capi hanno sempre preteso di cambiare i turni il giorno prima, o addirittura di chiamare a casa lo stesso giorno per farli lavorare all'ultimo momento. Solo dopo le proteste hanno ottenuto la programmazione mensile degli orari.
    Qualche anno fa la Lidl impose di sbrigare 240 clienti in 4 ore, ovvero un cliente al minuto, e c'erano ancora i codici da battere manualmente. E per velocizzare il lavoro, hanno tolto anche le sedie. Ci sono voluti mesi di lotte per ottenere i guanti antinfortunistici e le presse per schiacciare i cartoni.
    I dipendenti sono pressati in tutti i punti vendita.
    Gli stessi capifiliale, in molti casi, sono i più torchiati: lavorano fino a 14 ore al giorno, mentre a tutti gli addetti viene imposto, violando il contratto, di fare anche le pulizie dei gabinetti e dei piazzali antistanti i negozi.



    VIENI DA LIDL, DIRITTI STRACCIATI



    Prezzi da discount grazie ai soprusi: furti simulati, insulti alle cassiere, part time col trucco . Abusi in Est Europa, cassiere costrette a tenere una benda in testa per segnalare le mestruazioni. Ma l'azienda nega


    «Riempio il carrello con soli 30 euro», dice un cliente felice in televisione. Ma quanti soprusi ci sono dietro quei prezzi al massimo ribasso, quanti diritti «stracciati»?
    Cassiere insultate e umiliate, costrette a sbrigare un cliente al minuto, a pulire i gabinetti quando non starebbe nelle loro mansioni, a fare i salti mortali per inseguire turni che cambiano di continuo.
    Sì, alla Lidl funziona proprio così.
    E ieri, uno sciopero alla filiale di Albenga, nel savonese, dove le lavoratrici hanno dovuto vedersela con un caposettore che si è finto addirittura ladro.
    «Da tempo - racconta Felicita Magone, delegata Filcams Cgil - ci mettono sotto torchio per i furti che avvengono nel discount. In estate siamo state sottoposte al cosiddetto "trattamento speciale", con due assistenti che ci controllavano di continuo, organizzavano falsi furti per vedere come reagivamo, ci hanno pure chiesto di comprare in altri negozi perché non si fidavano della nostra onestà. Ma l'ultimo episodio è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso».

    Il caso del manager camuffato
    L'episodio a cui si riferisce Felicita è avvenuto qualche giorno fa: un uomo ha preso una cassa di birre dagli scaffali, ha fatto un buco, ha tolto diverse bottiglie e ha infilato dentro alcuni capi di abbigliamento in vendita.
    Per coprire il buco, ha messo sopra una seconda cassa di birra. Inoltre, ha appoggiato una giacchetta in promozione sul manico del carrello, come se fosse sua.
    La cassiera non si è accorta del doppio inganno e non ha inserito nel conto i capi di vestiario.
    L'uomo, per pagare, ha dato una banconota da 20 euro, ma quando la lavoratrice ha restituito il resto ha affermato di averle dato 50 euro.
    C'è stata dunque una lite e la cassiera ha chiamato un assistente (qualifica superiore) per verificare gli incassi della giornata.
    L'uomo è uscito urlando, l'assistente lo ha seguito nel parcheggio e ha visto che si stava cambiando: via jeans e maglietta, su giacca e cravatta.
    Era un caposettore (coordinatore di più filiali): a quel punto l'uomo è entrato «in divisa» da boss e ha fatto una lavata di capo alla cassiera, minacciando future punizioni.

    «Questo ci è sembrato davvero troppo - dice la delegata Cgil - E' stato un comportamento non rispettoso della nostra dignità, con questo inganno ci ha umiliato. Ci sono altri mezzi per sanzionare comportamenti scorretti, ma camuffarsi per fingersi ladri è davvero offensivo».

    Il «metodo Lidl» prevede anche la misura di produttività a fine giornata, per ciascuna cassiera c'è un indice numerico: «Dobbiamo tenerci intorno ai 1000-1100, ma non so a cosa corrispondano precisamente questi numeri - spiega Felicita - A fine anno ci consegnano anche una pagellina, con valutazioni dalla A alla C rispetto alla velocità, il rapporto con i clienti, le assenze. Dovremmo pure firmarlo, ma a me sembra un'ulteriore umiliazione e mi sono sempre rifiutata di farlo».
    D'altra parte, se la Lidl chiede di sbrigare 240-270 clienti ogni turno di 4 ore (al ritmo di uno al minuto), chi può riuscire a controllare se qualcuno ha nascosto dei vestiti in una cassa di birra?
    Massima flessibilità anche sui turni: cambio di orario con soli 15 giorni di preavviso, cosicché è impossibile trovare un altro lavoro.
    Accontentatevi di 4 ore per 5 giorni a settimana, e un salario di 600 euro al mese.
    «Accade molto spesso con il part time: le aziende vogliono disporre del tuo tempo, averlo in esclusiva. A Savona la Filcams Cgil ha già vinto una causa contro la Lidl, per comportamento antisindale», spiega Alberto Lazzari, segretario provinciale Filcams.
    «Con la Lidl abbiamo interrotto le relazioni sindacali e le trattative per l'integrativo già da un anno, non rispondono neppure alle nostre lettere - aggiunge Lori Carlini, della segreteria nazionale Filcams - Infatti adesso vogliamo rilanciare le mobilitazioni. Al primo punto mettiamo il rispetto delle persone, della dignità del lavoro: basta con gli insulti, i cambiamenti improvvisi di mansioni e orario, le minacce».

    C'è anche la «bandana mestruale»
    Lidl è una multinazionale: in Italia ha oltre 300 punti vendita e 2700 dipendenti, in Europa 4500 filiali e 45 mila dipendenti (ma i numeri risalgono all'anno scorso, oggi saranno in aumento).
    La catena appartiene ai fratelli tedeschi Schwartz, e si è ampliata parecchio anche nell'Est. In Polonia e Cecoslovacchia, denuncia la stampa locale, veniva imposto alle cassiere di indossare una speciale benda intorno alla testa per segnalare che erano in periodo mestruale, così che solo a loro potesse essere concesso di andare in bagno durante il turno. La Lidl nega che «simili episodi siano mai accaduti», ma specifica che, «se fosse mai accaduto, sarebbe raccapricciante».


    Manifesto, 12 ottobre 2004


  4. #4
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    Predefinito Estratto dal Forum Studenti.it

    Lidl
    visto che nessuno ha avuto ancora modo di pubblicare sul forum la notizia, ci penso io:

    STERN (giornale tedesco) ha fatto un servizio bomba sulla LIDL, scoprendo che l'azienda aveva dato mandato ad investigatori privati di spiare i dipendenti e raccogliere info sulla loro vita privata,creando dossier su di loro:
    esempio di dossier: " la sig.ra N ha un tatuaggio sulle braccia." Azienda: i clienti potrebbero associare i tatuaggi alla prigione o cose simili per cui si consiglia di ordinare alla sig.ra N di coprirsi le braccia quando è a contatto con il pubblico,
    oppure: N e P, colleghi, hanno una relazione.
    ecc.

    .......
    ho detto tutto

    arrarra
    28-03-2008, 13.16.19 #2





    corriere della sera
    Germania: la Lidl spia i dipendenti
    I lavoratori di un gran numero di filiali tedesche filmati e ascoltati all'interno dei discount

    AMBURGO (GERMANIA) - E' ormai scandalo in Germania: la catena di discount Lidl avrebbe sistematicamente spiato i suoi dipendenti.

    L'interno di un discount Lidl (da Stern.de)
    Nelle filiali veniva registrato dettagliatamente quante volte e a che ora i lavoratori andavano alla toilette; cosa si raccontavano durante le pause; come svolgevano le proprie mansioni; veniva descritta la loro situazione familiare e persino se questi avevano instaurato eventuali relazioni amorose all'interno dei negozi. Inoltre, con l'aiuto di telecamere di sorveglianza, veniva documentata l'abilità di ogni impiegato e steso un profilo caratteriale.

    - A rivelare la clamorosa notizia è stato il settimanale tedesco "Stern" venuto in possesso di centinaia di documenti interni alla catena di supermercati. Secondo Stern, alcuni detective avrebbero installato lo scorso anno nelle relative filiali in Germania tra le 10 e le 15 microcamere, il tutto all'oscuro del direttore del negozio al quale veniva semplicemente spiegato che i dispositivi servivano per scovare potenziali taccheggiatori. Gli investigatori, racconta Stern, annotavano poi all'interno delle strutture una moltitudine di informazioni sui dipendenti e sulla loro vita privata. Lidl non ha smentito l'esistenza di tali documenti, scrive il magazine: «Questi erano tuttavia utilizzati per accertare eventuali comportamenti sbagliati», ha specificato un portavoce del gruppo che oggi conta circa 16.000 supermercati sparsi in Europa. La maggior parte di questi documenti provengono dalle filiali in Bassa Sassonia, alcuni dalla Renania-Palatinato, dall'area berlinese e dallo Schleswig-Holstein.

    LAVORATORI SOTTO CONTROLLO - «Mercoledì, alle ore 14.05 la signora M. vorrebbe fare una chiamata col suo cellulare prepagato durante la pausa. Un messaggio automatico le dice che dispone solo più di 85 centesimi di credito sul telefonino. Alla fine riesce a parlare con un'amica, con la quale questa sera organizza una cena. La signora M. specifica che il suo stipendio le è già stato accreditato, sennò non avrebbe più denaro per fare la spesa», recita una delle alquanto semplicistiche note degli investigatori, pubblicate ora da Stern. In un altro caso il controllore scrive: «Mercoledì, alle ore 16.45, anche se la signora N. non è stata in grado di produrre ancora molto nella sua sezione non-food/offerte speciali, fa puntualmente la sua pausa. Siede assieme alla signora L. nella sala relax; le forze lavorative si intrattengono parlando di stipendi, supplementi e straordinari. Anche la signora N. spera che il suo stipendio le venga accreditato già quest'oggi, perché questa sera ha un bisogno urgente di denaro (motivo = ?)». Per di più è stato preso nota se qualcuno aveva tatuaggi sul corpo o altri segni particolari; se i dipendenti avevano problemi di insolvenza e quale tipo di amicizie frequentavano («I suoi amici sono per la maggior parte tossicodipendenti» si legge in una delle note).
    «Questi protocolli di sorveglianza sono vergognosi e illegali», è stata la denuncia di una delle organizzazioni sindacali tedesche. Anche a livello politico si pretende di aprire un'inchiesta per accertare eventuali violazioni dei dati e della sfera privata.




  5. #5
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    Che situazione disastrosa!

 

 

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