
Originariamente Scritto da
SuperMario
Vabbè lasciamolo dire a Locke.
Visto che un po' lo conosco mi permetto di far presente....
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"V'è, perciò, in secondo luogo, un altro modo in cui i governi si dissolvono, ed è quando il legislativo o il principe, o entrambi, agiscono contrariamente al loro mandato. Primo, il legislativo agisce contro la fiducia riposta in esso quando tenta di invadere la proprietà del suddito e di rendere se stesso, o una qualsiasi parte della comunità, padrone della vita, della libertà o della ricchezza del popolo, o in grado di disporne liberamente. "
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"In questi e simili casi quando il governo è dissolto, il popolo è libero di badare a se stesso istituendo un nuovo legislativo, differente dall’altro per le persone che lo costituiscono, o per la forma, o per entrambe, a seconda di come riterranno meglio per la loro sicurezza e il loro bene. La società non può mai, per colpa di altri, perdere il diritto naturale e originario a preservare se stessa, che può garantire solo mediante un legislativo stabile e un’applicazione equa e imparziale delle leggi da esso emanate. "
E' sufficiente aggiungere idealmente al ragionamento di Locke una premessa attualizzante sulla possibilità di formazione di un diritto che veda il consenso della maggioranza non sulla base di un processo legislativo di tipo assembleare ma sulla base di un processo di common law di giudici privati in concorrenza fra loro per la soluzione delle controversie ed apparirà chiaro di fronte alla ragione che nel sistema Lockeano è perfettamente inquadrabile una anarchia capitalista nel senso Rothbardiano del termine. Locke, infatti, non presuppone come necessario lo Stato, si limita a presupporre la Società, ed all'epoca non poteva fare altro che citare modelli legislativi in essa in voga all'epoca, ma come abbiamo letto senza alcun "numerus clausus" dei modelli di "legislativo". Per Locke l'importante è che ci sia un diritto a base consensuale fondato sul rispetto di un diritto naturale presupposto, che è esattamente ciò che propongono i libertari giusnaturalisti a la Rothbard.
Del resto -se ci fossero dubbi- è Locke stesso a dire che quando parla di Stato intende una cosa diversa dallo Stato nel senso di "Governo" afferente piuttosto ad una "società delimitata" (rispetto alle altre società umane):
"Per stato intendo non una democrazia, o qualsiasi forma di governo, ma sempre una qualsiasi comunità indipendente, ciò che i latini chiamavano civitas, e che nella nostra lingua meglio corrisponde a commonwealth, parola che esprime una tale società di uomini in modo più proprio dei termini comunità o città, dato che in uno stato possono esistere comunità dipendenti e che il concetto di città è per noi completamente diverso da quella di stato. Per questo, per evitare ambiguità, preferisco usare la parola commonwealth nel senso in cui la trovo usata dal re Giacomo I, e che considero il suo vero significato. Ma se a qualcuno non piace, sarò d’accordo con lui a cambiarla con una migliore."
Stato e Legislativo secondo Locke potrebbero dunque essere senza alcun problema una cazione per consenso ed un corpus giuridico consuetudinario generalmente accettato (almeno dalla maggioranza), che sono due concetti che oggi definiremmo senza esitazione "Rothbardiani".
Rothbard è infatti l'ultimo Lockeano.
Fonte: Due Trattati sul Governo, John Locke, II trattato, capitoli XI e XIX paragrafi 133, 220, 221