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  1. #11
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    Forza Nuova: "Intitolare una piazza
    ai martiri palestinesi"

    "L'ennesimo eccidio di civili palestinesi innocenti ad opera dell'esercito dell'entità sionista occupante non può lasciare indifferenti, merita una risposta politica forte e simbolica. Forza Nuova chiede al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e al presidente della commissione Roma Capitale, Francesco Storace, l'intitolazione di una piazza della Capitale ai 'Martiri palestinesi', cosi come è stato fatto negli anni scorsi per i martiri delle foibe". E' quanto si legge in una nota di Forza Nuova.

    "Fu un crimine di inaccettabile efferatezza quello, lo è altrettanto questo oggi e non può non avere un analogo trattamento - prosegue - A meno che non si voglia affermare l'esistenza di morti di 'serie A' e morti di 'serie B', così come di assassini 'cattivi' e di assassini 'buoni'".

    http://roma.repubblica.it/dettaglio/...8112?ref=rephp

    Ottima iniziativa.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Forza Nuova: "Intitolare una piazza
    ai martiri palestinesi"
    "L'ennesimo eccidio di civili palestinesi innocenti ad opera dell'esercito dell'entità sionista occupante non può lasciare indifferenti, merita una risposta politica forte e simbolica. Forza Nuova chiede al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e al presidente della commissione Roma Capitale, Francesco Storace, l'intitolazione di una piazza della Capitale ai 'Martiri palestinesi', cosi come è stato fatto negli anni scorsi per i martiri delle foibe". E' quanto si legge in una nota di Forza Nuova.

    "Fu un crimine di inaccettabile efferatezza quello, lo è altrettanto questo oggi e non può non avere un analogo trattamento - prosegue - A meno che non si voglia affermare l'esistenza di morti di 'serie A' e morti di 'serie B', così come di assassini 'cattivi' e di assassini 'buoni'".

    http://roma.repubblica.it/dettaglio/...8112?ref=rephp

    Ottima iniziativa.

    ......e quindi intitolare 2 piazze ai "martiri palestinesi" e a tutti gli israeliani morti per mano di.....razzi QUASSAM o KASSAM.

    "martiri palestinesi" è una cosa diversa da....CIVILI PALESTINESI.

    non esiste in ISERAELE la parola "martiri" esistono dei civili ammazzati da razzi lanciati da........

    non voglio polemizzare con te ma questo (tuo) intervento mi sembra....fazioso,oppure non hai letto bene l'articolo o lo hai postato per "stimolare" la conversazione......fammi capire......

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da kanekorso Visualizza Messaggio
    ......e quindi intitolare 2 piazze ai "martiri palestinesi" e a tutti gli israeliani morti per mano di.....razzi QUASSAM o KASSAM.

    "martiri palestinesi" è una cosa diversa da....CIVILI PALESTINESI.

    non esiste in ISERAELE la parola "martiri" esistono dei civili ammazzati da razzi lanciati da........

    non voglio polemizzare con te ma questo (tuo) intervento mi sembra....fazioso,oppure non hai letto bene l'articolo o lo hai postato per "stimolare" la conversazione......fammi capire......
    Questo è un articolo che riporta un'iniziativa di Forza Nuova.
    Io la condivido,la terra è dei palestinesi,si può arrivare ad un accodo ma gli israeliani debbono smetterla con la loro politica da macellai che dura da decenni,debbo ricordare i massacri fatti da Sharon a Sabra e Chatila?
    Avendo il culo parato dagli ameri-cani gli israeliani ne hanno combinate di cotte e di crude e se oggi nel popolo palestinese ha preso forza Hamas è solo per la loro attività da stato terrorista,questo è Israele,uno stato che fa del terrorismo la sua unica azione.

  4. #14
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    mi fermo all'articolo che tu condividi....morti di serie A e di B come è dimostrato la condivisione è una visione distorta di QUESTA REALTA'

    che poi HAMAS abbia più potere NEL MONDO ARABO è tutto da vedere.

    riguardo a SABRA E CHATILA......(fonte alternativa o diversa dal tuo punto di vista che vede solo da una FERRITOIA "AMERI KANI")

    SABRA E CHATILA


    Se dico Sabra e Chatila tutti sapete di che cosa sto parlando, vero? Magari non sapete che a perpetrarla sono stati i cristiani maroniti guidati da Ely Hobeika e credete che siano stati gli israeliani. Magari non sapete che delle tre commissioni d’inchiesta (del governo libanese, della Croce Rossa, del governo israeliano) quella israeliana è stata la più severa. Magari non sapete che 400.000 israeliani (circa il 10% dell’intera popolazione israeliana dell’epoca) sono scesi in piazza per protestare contro la sia pure indiretta responsabilità israeliana e non un solo arabo è sceso in piazza per protestare contro la diretta responsabilità dei maroniti al soldo della Siria. Forse non sapete che Sharon, a causa della strage di Sabra e Chatila, è stato allontanato dalla politica attiva e ne è rimasto fuori per quasi un ventennio mentre Ely Hobeika, per merito della strage di Sabra e Chatila, è stato premiato con un importante ministero. Forse non sapete che Robert Hatem, guardia del corpo di Hobeika, ha scritto un libro intitolato From Israel to Damascus in cui rivela tutti i retroscena sull’azione e sui mandanti e che il libro è stato bandito dai paesi arabi ed in particolare dal Libano con un'ordinanza del ministro per l'informazione Anwar El Khalil. Forse non sapete queste cose ma sapete comunque, se dico Sabra e Chatila, di che cosa stiamo parlando.
    Bene. E se ora dico l’«altra» Sabra e Chatila, quanti di voi mi sanno dire di che cosa stiamo parlando? Perché c’è stata un’altra Sabra e Chatila, di cui nessuno parla mai: lo sapevate? Naturalmente non mi permetto di insinuare che il motivo per cui nessuno ne parla abbia a che fare con la circostanza che Israele questa volta non vi ha avuto niente a che fare: sarebbe stupida dietrologia; forse, anche, sarebbe disonestà intellettuale, come dice ogni tanto qualcuno da queste parti. Sta di fatto che quella volta Israele non c’entrava e che nessuno parla dell’altra Sabra e Chatila. Al punto che anche in internet le notizie sono scarsissime (e ringrazio il prof. Emanuele Ottolenghi che mi ha cortesemente aiutata a trovare alcuni dettagli che mi mancavano per costruire questo post). Informo dunque chi non lo sa e ha voglia di saperlo che le milizie sciite filosiriane di Amal hanno bombardato i campi di Sabra, Chatila e Burj el-Barajneh per tre anni, in quella che è ricordata come la guerra dei campi. Il culmine venne raggiunto nel corso di tre cruentissime battaglie: la prima il 19 maggio 1985, in cui praticamente tutte le case nei campi vennero ridotte in macerie e si riporta che alcuni abitanti si ridussero a mangiare ratti, cani e gatti. Vi furono persino richieste di permessi alle autorità religiose di mangiare i morti (e non ricordiamo, all’epoca, vignette satiriche sui responsabili della fame dei palestinesi). Scrisse il corrispondente di Pity the Nation, Robert Fisk: «La distruzione di Sabra è così grande che fra chi non viveva nel sottosuolo, ben pochi sono sopravvissuti. Il modo in cui Amal e i palestinesi hanno combattuto nei corridoi dell’ospedale per anziani mentre i pazienti erano ancora lì indica che nessuna delle due parti si preoccupa troppo per i civili presi nel fuoco incrociato. Il modo in cui i palestinesi costruiscono le loro case sopra i bunker rende inevitabile la morte di civili. [...] Se chiedete quanti combattenti hanno, rispondono che tutti i palestinesi sono combattenti, uomini, donne e bambini. Ma poi strillano se una donna o un bambino viene ucciso». Si ignora il numero esatto dei morti, ma si ritiene che sia stato molto alto. La seconda cruenta battaglia (preceduta e seguita da altri scontri di minore entità e dall’assedio di
    Burj el-Barajneh, che impediva agli abitanti di uscire e alle provviste di entrare) si svolse un anno esatto dopo la prima, il 19 maggio 1986 e la terza il 29 settembre 1986. Alla fine della guerra il governo libanese ha riportato che il numero totale di vittime di queste battaglie è stato di 3.781 morti e 6.787 feriti, cui vanno aggiunti circa 2.000 palestinesi uccisi nelle lotte interne fra le varie fazioni, ma si ritiene che il numero reale sia più alto perché migliaia di palestinesi non erano registrati in Libano, e nessun ufficiale poteva entrare nei campi, cosicché non tutte le vittime potevano essere contate.
    Può forse valere la pena, visto che siamo in tema, di ricordare anche che cosa ne è stato dei profughi palestinesi nei campi del Libano dopo la fine della guerra civile (guerra, non dimentichiamolo, scatenata dai palestinesi, che ha provocato – si calcola – circa 160.000 morti, la cancellazione di moltissime comunità cristiane e la distruzione della più bella, ricca e civile nazione del Medio Oriente). Ce lo racconta Stefano Liberti in un reportage pubblicato sul Diario di Enrico Deaglio: «Al termine di questa guerra l'agglomerato di Sabra non esisteva più e il governo libanese decise di proibire ogni costruzione al di fuori del perimetro originario di Chatila, impedendo quindi alle migliaia di abitanti delle zone esterne di rimettere in piedi le proprie case. [...] Nel 1996 il governo libanese ha varato un'ulteriore legge che vieta l'ingresso in tutti i campi profughi di qualsiasi materiale da costruzione: mattoni, vetri, cemento. I più disperati si sono ridotti a vivere sotto le macerie o nei garage sotterranei distrutti». Quello instaurato dal governo filosiriano di Beirut nei confronti dei quattrocentomila rifugiati palestinesi è, secondo il Diario, un «regime di apartheid»: ai profughi è proibito di esercitare ben settantacinque tipi di professione («da quella di ingegnere ad altre meno qualificate come lavavetri o muratore») ed è negato il diritto di voto. Pochi mesi fa è stata approvata una legge che permette a tutti gli stranieri di avere proprietà in Libano. Tutti, tranne i palestinesi. «È nel loro interesse - sostengono le autorità di Beirut -, non vogliamo che perdano la spinta a tornare nella loro terra».
    Non ricordiamo risoluzioni Onu contro la politica antipalestinese del Libano. Non ricordiamo marce di protesta contro questo regime di apartheid. Non ricordiamo bandiere libanesi bruciate. Non ricordiamo boicottaggi contro università e istituzioni libanesi. Non ricordiamo movimenti studenteschi mobilitati a impedire di parlare a diplomatici o studiosi libanesi. Non ricordiamo mobilitazioni internazionali per impedire a questi palestinesi di morire di fame.

    barbara


    http://ilblogdibarbara.ilcannocchial...logdoc=1006714

  5. #15
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    gli stati non si creano sulla carta. si creano sul sangue.

    Uno stato creato sulla carta,come quello israeliano, grazie alla potenza della lobby ebraica in america, è destinato per sempre a non essere accettato dalle popolazioni vicine.

    LA creazione di israele è stato un errore ed orrore storico di cui ancora oggi si pagano el conseguenze. e chissa per quanto ancora.

    MA ORA COME ORA, ESISTE...

    ... ED HA DIRITTO A DIFENDERSI.

    cosi coem i palestinesi hanno diritto a riprendersi la terra che la più grande loggia massonica del mondo (la lobby ebraica) gli ha tolto grazie al potere economico di cui gode.

    sono gli usa -che lo hanno creato- ad essere responsabili di ogni singolo morto da 60 anni ad oggi.

  6. #16
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    Il commento Iran, Hamas, Hezbollah, bomba demografica araba

    Le quattro facce dell’Apocalisse
    che minacciano lo Stato ebraico


    Sono queste le sfide che gli israeliani, vincolati da norme liberali e democratiche di stampo occidentale, trovano difficili da affrontare e risolvere


    Molti israeliani oggi si sentono accerchiati dai muri— e dalla storia— nel loro Stato, nato 60 anni or sono, proprio come lo furono nel 1967, alla vigilia della «Guerra dei sei giorni» in cui sconfissero gli eserciti di Egitto, Giordania e Siria nel Sinai, in Cisgiordania e sulle alture di Golan. Durante le settimane che precedettero il conflitto gli egiziani avevano scacciato le forze di pace dell’ONU dal confine tra Sinai e Israele, sbarrato lo Stretto di Tiran alle navi israeliane e al traffico aereo, messo in campo cinque divisioni corazzate e di fanteria sulla frontiera di Israele e firmato una serie di patti militari con Siria e Giordania, che consentivano loro il dispiegamento di truppe in Cisgiordania. Le stazioni radio e i leader politici dei Paesi arabi strombazzavano di ora in ora l’annuncio dell’imminente trionfo: gli ebrei sarebbero stati scaraventati in mare. Gli israeliani, o piuttosto gli ebrei israeliani, cominciano a provare le medesime sensazioni avvertite dai loro genitori in quei giorni apocalittici che precedettero l’attacco dell’esercito israeliano.

    Oggi Israele è uno Stato molto più prospero e potente - all’epoca contava poco più di due milioni di abitanti (contro i 5,5 milioni attuali), un bilancio di meno del venti percento di quello odierno e nessun deterrente nucleare - eppure la stragrande maggioranza della popolazione guarda al futuro con profonda apprensione. I presentimenti più cupi scaturiscono da due fonti generali e da quattro cause specifiche. I problemi generali sono semplici: innanzitutto, il mondo arabo e in genere islamico, malgrado le speranze israeliane dal 1948 a oggi, non ha mai riconosciuto la legittimità della creazione di Israele e continua a opporsi alla sua esistenza, nonostante i trattati di pace firmati dai governi di Egitto e Giordania con lo stato ebraico rispettivamente nel 1979 e nel 1994. Secondo: mentre l’Olocausto sfuma ormai sempre di più in un ricordo sbiadito e lontano e le pressioni del mondo arabo emergente e desideroso di affermare la sua potenza si fanno incalzanti, l’opinione pubblica in Occidente (e in democrazia, i governi non possono far altro che seguirla) si allontana gradualmente da Israele, mentre guarda con sospetto il trattamento riservato dallo Stato ebraico ai vicini palestinesi e ai suoi cittadini arabi.

    E’ indicativa la popolarità di alcune recenti pubblicazioni assai critiche verso Israele, come Pace non apartheid in Palestina, di Jimmy Carter, e La lobby israeliana e la politica estera americana, di John Mearsheimer e Stephen Walt. Solo un paio di decenni fa, tali libri avrebbero suscitato scarso interesse. Per entrare nello specifico, Israele deve affrontare una combinazione di minacce, tutte ugualmente terrificanti. A est, l’Iran si affretta a completare il programma nucleare, che secondo gli israeliani e i servizi di spionaggio internazionali è destinato alla produzione di armi atomiche. E questo, abbinato alle ripetute smentite da parte del presidente iraniano Ahmadinejad dell’esistenza dell’Olocausto (e dell’omosessualità in Iran), che basterebbero a provare la sua irrazionalità, e ai pubblici appelli a distruggere lo Stato ebraico, mette sulle spine i leader politici emilitari di Israele. A nord, il movimento fondamentalista libanese di Hezbollah, anch’esso votato alla distruzione di Israele, si è riarmato fino ai denti dall’estate del 2006, quando la guerra lanciata da Israele per sbarazzarsi di quell’organizzazione non ha dato i risultati sperati. Oggi, secondo le stime dei servizi segreti israeliani, Hezbollah dispone di un arsenale bellico doppio rispetto al 2006, che consiste di 30-40.000 missili di fabbricazione russa forniti da Siria e Iran, alcuni dei quali possono raggiungere le città di Dimona e Tel Aviv.

    Se dovesse scoppiare un conflitto tra Israele e l’Iran, o Israele e la Palestina, certamente Hezbollah si getterà nella mischia. A sud, Israele deve vedersela con il movimento islamista di Hamas, che controlla la Striscia di Gaza e la cui costituzione o statuto promette di distruggere Israele e di ricondurre ogni centimetro quadrato della Palestina sotto il governo e la legge dell’Islam. Oggi Hamas vanta un esercito di migliaia di uomini, uno spiegamento di molte migliaia di missili—i razzi Qassam di fabbricazione locale e i missili Katyusha e Grad di provenienza russa, finanziati dall’Iran e contrabbandati attraverso tunnel dal Sinai, mentre l’Egitto chiude un occhio—la cui gittata raggiunge le città di Ashkelon, Ashdod, Kiryat-Gat e i sobborghi di Beersheba. Le ultime settimane hanno visto un martellamento giornaliero di Qassam contro gli insediamenti israeliani di confine, provocando disperazione, panico e fuga. L’opinione pubblica e il governo israeliano ne hanno avuto abbastanza e l’esercito si prepara a lanciare una pesante controffensiva nei prossimi giorni. Ma non basterà a risolvere i problemi sollevati da una Striscia di Gaza popolata da un milione e mezzo di palestinesi impoveriti e disperati, governati da un regime di fanatici che odiano Israele. E una massiccia operazione di terra da parte di Israele, allo scopo di invadere la Striscia e distruggere le milizie di Hamas, con ogni probabilità si ritroverebbe impantanata prima ancora di riuscire nel suo intento. Senza contare che, se l’offensiva dovesse andare a segno, il nuovo dominio di Israele su Gaza, senza limiti di tempo, risulterebbe ugualmente inaccettabile.

    Ma se Israele non prende una decisione, il futuro è carico di presagi altrettanto spaventosi. I Qassam, a differenza dei Katyusha e dei Grad, sono armi relativamente innocue — solo una dozzina di israeliani hanno perso la vita in questi attacchi nell’ultimo decennio— ma si dimostrano molto efficaci nel seminare terrore e sgomento. Se aumenta il rischio di lanci missilistici, come avverrà inevitabilmente con il crescente arsenale di Hamas, la vita nel Sud di Israele potrebbe diventare intollerabile. La quarta minaccia immediata è interna allo Stato di Israele e proviene dalla minoranza araba. Nel corso degli ultimi due decenni, i cittadini arabi di Israele (che ammontano a 1,3 milioni) si sono sostanzialmente radicalizzati, rivendicando apertamente la loro identità palestinese e abbracciando la causa nazionale della Palestina. La maggior parte di essi afferma di sostenere il loro popolo, anziché il loro Stato (Israele). Molti leader di questa comunità, approfittando delle istituzioni democratiche israeliane, hanno appoggiato più o meno dichiaratamente Hezbollah nel 2006 e invocano all’unisono una qualche forma di «autonomia » e lo scioglimento dello Stato ebraico. Non sul campo di battaglia, ma in campo demografico gli arabi si sono già assicurati la vittoria: il tasso di natalità tra gli arabi israeliani è tra i più elevati al mondo, con 4-5 figli per famiglia (contro i 2-3 figli per famiglia tra gli ebrei).

    Gli esperti sono convinti che a questo ritmo verso il 2040 o il 2050 gli arabi rappresenteranno la maggioranza della popolazione israeliana. E nel giro di cinque-dieci anni gli arabi (gli arabi israeliani sommati a quelli che risiedono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza) formeranno la maggioranza della popolazione in Palestina (il territorio che si estende tra il fiume Giordano e il Mediterraneo). Ma le frizioni tra israeliani e minoranza araba costituiscono già un fattore politico assai preoccupante. I leader arabi di Israele reclamano da tempo l’autonomia e nel 2000, all’inizio della seconda Intifada, migliaia di giovani arabi israeliani, per solidarietà con i loro fratelli nei territori semi-occupati, hanno scatenato disordini lungo le principali arterie israeliane, bloccando il traffico, e nelle città a popolazione mista.

    Gli ebrei israeliani temono che alla prossima occasione i tumulti saranno molto peggiori e considerano la minoranza araba come una potenziale Quinta colonna. In queste minacce specifiche, che siano a breve, medio e lungo termine, il denominatore comune è il fattore della sorpresa. Tra il 1948 e il 1982 Israele è riuscito a fronteggiare senza troppe difficoltà gli eserciti convenzionali arabi, sgominandoli in più occasioni. Ma la minaccia nucleare iraniana, geograficamente distante, e il complesso dei gruppi Hamas-Hezbollah, capaci di operare scavalcando confini internazionali e insediandosi fin nel cuore di città ad alta densità di popolazione, sommati al crescente scontento dei cittadini arabi di Israele verso lo Stato in cui vivono, presentano oggi un pericolo di natura completamente diversa. Sono queste le sfide che il popolo e i politici israeliani, vincolati da norme di comportamento liberali e democratiche di stampo occidentale, trovano difficili da affrontare e risolvere.

    (traduzione di Rita Baldassarre)

    Benny Morris
    27 dicembre 2008

    http://www.corriere.it/esteri/08_dic...4f02aabc.shtml

  7. #17
    Meno male che Silvio c'è
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Questo è un articolo che riporta un'iniziativa di Forza Nuova.
    Io la condivido,
    non avevo dubbi ...

  8. #18
    Dai che non c'ho tempo
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    speriamo che non avvenga un disastro.
    fin da subito si è capito che questa voltaIsraele andrà fino in fondo.

    Vuole dare un segnale chiaro e spera definitivo.

    Ma da qui all'epilogo i vari paesi ostili si limiteranno come sempre a sbraitare odio?
    Il 2009 sarà un anno pericoloso.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da tenerino Visualizza Messaggio
    non avevo dubbi ...
    Tu c'eri quando venne proclamato lo stato Palestinese?
    Ti ricordi che ne pensava il FDG e il MSI all'epoca?

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Tu c'eri quando venne proclamato lo stato Palestinese?
    Ti ricordi che ne pensava il FDG e il MSI all'epoca?
    E Rossi sottolinea pure come, malgrado la rimozione, l'ambiguità e la ricerca di attenuanti, la destra missina non aspettò la metamorfosi di Alleanza Nazionale per ripudiare l'antisemitismo fascista: filoisraeliana sin dal 1948, prosionista in nome dei valori dello Stato e del socialismo, con Giano Accame inviato de "il Borghese" a Gerusalemme all'inizio degli anni Sessanta, si schiera con Israele nella guerra dei Sei giorni del 1967, che segna la svolta nella politica dei due blocchi, con la rottura diplomatica tra Mosca e Gerusalemme, e nella guerra del Kippur del 1973.
    http://www.politicaonline.net/forum/...08&postcount=1

 

 
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