Le Direzioni Nazionali dei due partiti Prc e Pdci segnano ancora una sostanziale empasse. Mentre dentro il Prc la lotta, dal giornale Liberazione a come presentarsi alle europee, continua a tenere bloccata la situazione, i Comunisti Italiani ripropongono l’unità al Prc senza poter ottenere una risposta positiva. Sinistra Democratica ed i Verdi, anche grazie al risultato decente ottenuto in Abruzzo, accelerano sulla costituzione del nuovo Partito che è prevista per fine gennaio.
Io credo che il tempo dei tatticismi a sinistra sia esaurito.
Per due ragioni. La prima è che ad una crisi economico e sociale come quella che attraverserà il 2009 è possibile una risposta ancora più di destra: balcanizzazione delle relazioni sindacali, demolizione delle tutele collettive, darwinismo sociale, precarizzazione ulteriore, guerre tra poveri con spinte razziste.
La seconda è che i militanti della sinistra e gli elettori, di fronte ad un Pd in crisi ed incapace di fare opposizione, chiedono una risposta forte ed unitaria a sinistra. Se ci presentassimo tutti divisi alle prossime europee ed alle contemporanee elezioni amministrative verremmo punti con l’astensionismo.
Per questo a sinistra ora serve coraggio. Io sono tra quelli che credono servirebbe una sinistra forte, legata saldamente ai temi del lavoro, della difesa dei diritti civili e fortemente impegnata sul fronte dell’ambiente e della qualità della vita. Io credo che questa sinistra non dovrebbe essere decomunistizzata, ma raccogliere il meglio della elaborazione dei comunisti nel nostro Paese e coniugarla in una progetto più ampio capace di contendere al Pd la rappresentanza dei ceti popolari, ma anche di entrare in relazione con i riformisti per battere le destre.
Le opzioni in campo sono due: la creazione di un partito della sinistra e la riunificazione dei due partiti comunisti.
Ma dobbiamo essere realisti: per una serie di ragioni e condizioni oggettive i due progetti restano alternativi e non è possibile trovare una sintesi.
Per questo io ritengo opportuno e positivo che entrambi i progetti prendano avvio, che si misurino concretamente nella opposizione sociale politica alle destre, che si sfidino positivamente nel merito delle proposte e delle mobilitazioni, che si confrontino anche in occasione delle scadenze elettorale.
Quello che non possiamo permetterci è di non fare nemmeno questo.
Quello che non possiamo permetterci è di rimanere tutti legati al proprio, sempre più angusto e secco, orticello.
Quello che non possiamo permetterci è di sprecare ulteriore tempo tutti ipnotizzati dal proprio ombelico.
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