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Discussione: Intervista a.....

  1. #1
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    Predefinito Intervista a.....

    ....Brunetta

    Roma- Ministro, si sta per chiudere un anno positivo per lei. Prima «Le Monde» e ora persino l’edizione asiatica del «Daily news» ha scoperto Renato Brunetta e la propone come «italiano dell’anno»...

    «Sono gli italiani che hanno capito, che non si poteva più andare avanti con una pubblica amministrazione inefficiente. Lo ha capito la gente normale, di destra e di sinistra».

    Come accade a chi getta sassi in uno stagno, lei ha anche suscitato forti antipatie...

    «Certo, quelle dei radical chic di sinistra, della Cgil e in parte anche degli altri sindacati. Di tutti quelli che non hanno colto il dato rivoluzionario della cosa e cioè che nessun Paese può permettersi di avere servizi pubblici inefficienti. Ne va della qualità della vita se non della sopravvivenza stessa delle persone. Io ho avuto l’intuito e forse la capacità di avere colto questa situazione e di essermi rivolto direttamente agli italiani. Per questo sono stato insultato, ridicolizzato e violentato. Ma intanto sto vincendo io».

    Fuori i nomi dei radical chic ...
    «Eugenio Scalfari, Furio Colombo, l’Espresso. Ricorrono ai luoghi comuni, dicono che io punto sull’effetto annuncio, che faccio di tutta l’erba un fascio. Ma sui risultati sono pronto a sfidarli a duello statistico, economico o giornalistico. Scelgano loro l’arma. Adesso sono arrivati a convincere anche... Va beh, lasciamo perdere».

    Sta parlando della sua polemica con la Chiesa ambrosiana?
    «Il cardinale Tettamanzi. Si era espresso contro la campagna anti fannulloni. Io gli ho mandato tutti i dati sull’eccellenza della pubblica amministrazione, sulle cose fatte e mi sono offerto di illustrarglieli».

    Lo vedrà?
    «Non ho ricevuto nessuna risposta. Intanto io continuo a mandargli tutto. Anche perché io e lui siamo dalla stessa parte: quella della povera gente».

    Anche se lei ha detto che il fondo da un milione per i lavoratori a rischio non è abbastanza. E che sono soldi dello Stato...
    «Quella era una risposta all’omelia di don Mazzi alla radio, poco prima del mio intervento. Se la prendeva con la politica e io mi sono permesso di dire che lui può criticare il governo, i ministri, ma non la politica in generale che resta una cosa straordinaria».

    Diceva che sfiderebbe Scalfari a un duello. Ci dica con che armi...
    «Innanzitutto voglio dire che mi dispiace essere attaccato da persone come lui o da testate come l’Espresso, che sono stati il punto di riferimento della mia giovinezza. Poi per il duello mi basterebbe citare la lista delle cose fatte in questi mesi, che è nel sito del ministero».

    Partiamo dall’inizio: l’operazione trasparenza. Bilancio positivo?
    «Ho messo on line prima i redditi, il mio, quello dei miei collaboratori. E poi mezzo milione di consulenze: un terremoto, che porterà a un miliardo di euro di risparmi. E poi la riduzione delle assenze per malattia. Tra i 60 e i 100mila impiegati in più. Un esercito. Ora puntiamo sulla produttività e a premiare il merito».

    Con gli enti pubblici non economici ha chiuso anche il capitolo dei contratti?
    «Prodi non l’aveva rinnovato, noi lo abbiamo fatto in pochi mesi e non accadeva dal ’93. Poi ci sono i costi della burocrazia, a cominciare dai libri paga, che saranno ridotti del 25 per cento».

    Parliamo del 2009. Cosa ci aspetta da gennaio? Ha parlato del più grande ufficio di relazioni con il pubblico d’Europa...
    «Centinaia di persone nel front e nel back office del ministero, al servizio degli italiani».

    Un nuovo carrozzone?
    «No, se ne occupa il Formez con le sue forze».

    Sarà un call center?
    «Un vero e proprio “Urp”. I cittadini potranno contattarlo via telefono, email, fax, lettera. Ci serviremo anche della televisione interattiva. Ci sarà un rapporto uno a uno, il cittadino verrà seguito passo a passo fino a quando il suo problema non verrà risolto. Nessuno sarà lasciato solo e per questo si chiamerà Linea amica».

    Che tipo di problemi risolverà?
    «Tutti quelli con la pubblica amministrazione.
    Ad esempio il risultato di una Tac che non è stato consegnato».

    Poi?
    «Sta entrando a regime Reti amiche, con altri 100mila punti di contatto».

    Che fine ha fatto la valutazione dei dipendenti pubblici con le faccine?
    «A gennaio inizierà la sperimentazione. È pronto sia l’hardware, sia il software».

    Materialmente cosa troveremo negli uffici?
    «Una scatoletta, le fabbricano in Cina. I cittadini al termine di ogni transazione negli uffici pubblici potranno dare, con il massimo di discrezione, un giudizio sul servizio. Questo sarà anche l’anno della firma elettronica, comincerà l’eliminazione dei documenti cartacei. E altre misure, come gli Sms ai genitori per sapere se i figli sono andati a scuola».

    Non teme un eccesso di aspettative? Manterrete gli impegni?
    «Ci sarà un controllo passo-passo delle cose fatte. Ogni settimana manderò un rapporto a Berlusconi sullo stato di avanzamento di tutte queste cose».

    di Antonio Signorini www.ilgiornale.it 29 12 08

    saluti

  2. #2
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    Predefinito ....a Calderoli

    Roma - Ministro Calderoli, il 2009, lei dice, sarà «un anno formidabile» nonostante la crisi. Da dove le arriva questo ottimismo?
    «Potrebbe essere un anno formidabile perché se si riescono a fare federalismo fiscale, riforma costituzionale, della giustizia e a seguire la riforma dei regolamenti parlamentari, avremo modernizzato il Paese di cent’anni».

    Allora sarà anche l’anno del dialogo?
    «Il dialogo l'ho sempre tenuto aperto. E dal 7 gennaio partirà una serie di incontri con maggioranza e opposizione, con l’unione delle Provincie, l’associazione dei Comuni.
    Il testo sul federalismo fiscale è cresciuto con il contributo di tutti».

    Dialogo con Veltroni ma anche con Di Pietro?
    «Ho preso spunti anche dal Pd e dall’Italia dei Valori.
    Perlomeno rispetto al federalismo fiscale, l'approccio dell'Idv è stato sempre molto costruttivo. Mi hanno invitato a un loro seminario, ho avuto un incontro con Donadi, il capogruppo alla Camera, e con i tecnici.
    Alcune loro proposte sono state di assoluto buon senso.
    Vogliamo numeri forti in Parlamento sulle riforme per evitare il referendum. Dialogo con tutti. Se mi arriva un emendamento, io non guardo chi l’ha firmato. Prima lo leggo».

    Non è un’utopia, dialogare con tutti?
    «Se uno fa una legge a maggioranza, prima o poi una maggioranza diversa, con un nuovo governo, la cancellerà.
    È sempre stato così: noi abbiamo cancellato leggi dei governi precedenti, Prodi ha cancellato le nostre. Se uno vuole essere credibile davanti al popolo, deve dimostrare che lavora per il popolo, non per prendere un voto in più».

    Calderoli, sta parlando da presidente della Repubblica.
    «Il candidato al Quirinale potrebbe essere Berlusconi, non so se l’abbia mai pensato, qualora riuscisse a realizzare in un anno l’ammodernamento del Paese.
    Sarebbe l’uomo della svolta».

    Lei dice: evitiamo il referendum, numeri forti in aula. Ci riuscirà?
    «Mettersi d’accordo sulle riforme è l’unico modo per dimostrare di essere una classe politica, altrimenti saremo una classe di somari.
    Il Paese ha bisogno di stabilità.
    Ci troviamo con un governo che governa, in passato non è mai stato così. Non lo è stato durante il governo Prodi, dove non si è deciso e quando si è deciso lo si è fatto sbagliando.
    Anche noi avevamo potuto decidere a metà durante il precedente governo Berlusconi, perché l'Udc sembrava che fosse lì soltanto per mettere i bastoni tra le ruote...».

    Dia un po’ di tempi sulle riforme.
    «Al Senato saremo in Aula con il federalismo fiscale presumibilmente il 23 gennaio e ragionevolmente per marzo alla Camera. Io spero che non ci sia un ritorno al Senato. A febbraio, sempre al Senato, il federalismo costituzionale e allora si potrà ridurre il numero dei parlamentari, con il senato che diventa Camera del territorio, Camera federale e il rafforzamento dei poteri del premier perché non si debba più ricorrere alla decretazione d’urgenza».

    La approverete entro un anno?
    «Potremmo farcela».

    Giustizia: conferma che la Lega vuole le intercettazioni anche per i reati contro la pubblica amministrazione?
    «Sosteniamo che il testo approvato dal Consiglio dei ministri sia un buon testo. In quel testo passato all’unanimità si prevedeva di intercettare anche per corruzione e concussione, ma è un aspetto, un pezzo della riforma. Molto più importante è il ritorno del potere dell’attivazione delle indagini alla polizia giudiziaria».

    Lei è il «ministro semplificatore» del governo. Quali leggi o enti taglierà nel 2009?
    «Tra poco invierò una letterina».

    A chi?
    «Ho un elenco di soggetti, enti pubblici e associazioni private, che prendono soldi dallo Stato a qualunque titolo. Nella letterina mi devono dire che soggetto giuridico sono, cosa stanno al mondo a fare, come utilizzano quei soldi».

    Sono gli enti inutili?
    «Sono soggetti nuovi, che ho trovato da poco».

    E dove li ha scovati?
    «In un libro che nessuno voleva tirare fuori» (risata).

    Di cosa si occupano questi enti inutili invisibili?
    «Ci sono per esempio delle associazioni che prendono soldi per festeggiare decennali, cinquantenari, centenari, millenari di nascita e morte di alcuni personaggi, non sempre famosi.
    E non solo di personaggi. C’è anche il festeggiamento per i 200 anni di un terremoto, che senso ha dopo 200 anni festeggiare un terremoto?».

    Altre assurdità?
    «Tutte quelle associazioni sugli orfani di guerra, le associazioni per l’educazioni dei figli orfani dei combattenti di 90 anni fa, sfuggono al comune buon senso. Ci sono anche quelle serie, ma voglio sapere cosa fanno.
    Sono finanziamenti relativamente microscopici magari, 50, 75mila euro, ma a pioggia, e alla fine assorbono milionate».

    E le leggi?
    «Alla Difesa ho spedito un pacco di 2mila leggi militari che dovrebbero diventare due: un codice militare e un testo unico. Proporremo anche un diverso recepimento delle direttive europee. Tutte le volte siamo obbligati a fare leggi di recepimento. Inutile fare decreti legge se le direttive vengono accolte così come sono. È carta, tanta carta, e tempo perso in Consiglio dei ministri».

    Quanto state risparmiando con questi tagli di legge e di burocrazia? Avete delle cifre?
    «La quantificazione della commissione europea è di 75 miliardi di risparmio entro il 2012 con la semplificazione amministrativa.
    Già per i primi provvedimenti di sburocratizzazione di luglio si è calcolato un taglio di 5-6 miliardi di euro. Entro l’anno faremo partire per la prima volta una banca dati pubblica on-line delle leggi dove si può conoscere quelle che ci sono e quelle che erano in vigore. Per i settori pubblici ci sarà la possibilità di accesso alla banca dati messa a disposizione della Cassazione».

    Tra i tagli pensate di fare economia anche sugli enti locali?
    «Si razionalizzerà dai Comuni in su. Quando si parla di “enti intermedi” se ne trovano di tutti i colori. Bisogna creare strutture associative più ampie per cui al posto di avere dieci soggetti punteremo a un solo soggetto che svolgerà dieci funzioni».

    Vita breve per comunità montane e consorzi?
    «La risposta arriverà nella Carta delle autonomie che presenterà Maroni. C’è una piccola percentuale di questi enti che ha ragione di esistere, ma se questo significa maggiori costi che cadono sulle spalle dei cittadini, non va bene, non è sostenibile in questi tempi di vacche magre».

    intervista di E. Fontana www.ilgiornale.it 30 12 08

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Berlusconi

    «Mi avete fatto lavorare anche voi...».
    A Villa Certosa Silvio Berlusconi cerca di rubare qualche ora di riposo agli impegni da premier che non conoscono vacanza. Ma c’è sempre di mezzo qualche telefonata, qualche incontro, qualche dossier da studiare.
    E qualche intervista. Come questa, con cui il presidente del Consiglio anticipa al «Giornale» un po’ del suo (e del nostro) 2009.

    Presidente, cominciamo dalla crisi economica. Lei ripete spesso che la durata della crisi dipende dalla reazione dei cittadini: meno si lasciano spaventare meglio è. La crisi è indiscutibile, ma è vero che la riduzione del prezzo del petrolio fa diminuire i costi e dunque aumenta il potere d’acquisto delle famiglie. Qualche ministro ha detto che nel 2009 le famiglie avranno a disposizione fino a 3000 euro in più. Le sembra una cifra eccessiva?
    «Credo che il vantaggio sarà anche più elevato. Ma prima di addentrarci nei calcoli, vorrei ricordare che fin dall'inizio della crisi economica il governo italiano ha fatto tutto ciò che era nei suoi poteri per garantire la liquidità necessaria affinché le banche continuassero a fare le banche, mantenendo i finanziamenti alle imprese e alle famiglie, e ha dato la propria garanzia perché nessun cittadino perdesse un solo euro dei suoi depositi in banca. È una linea che hoindicato per primo nel panorama internazionale il 10 ottobre, e che ho poi sostenuto nei vertici che si sono tenuti a Parigi, a Bruxelles e a Washington, convincendo tutti i capi di governo dei Paesi industriali a farla propria».

    Anche gli Stati Uniti?
    «Certo. Anche gli Stati Uniti. All’inizio avevano consentito il fallimento della Lehman & Brothers e di altre due banche, ma poi si sono ispirati a noi quando hanno cambiato strategia e varato il piano Paulson di 700 miliardi di dollari per evitare altri fallimenti bancari».

    Ma torniamo ai comportamenti dei consumatori...
    «Sì, come dicevamo ora la profondità e l’estensione della crisi sono nelle mani dei cittadini consumatori: se riducono gli acquisti, le imprese dovranno a loro volta diminuire la produzione e, in qualche caso, mettere in cassa d’integrazione i dipendenti, dando vita a un circolo vizioso che potrebbe risultare molto rischioso».

    Dunque?
    «È proprio per evitare questo rischio che ho invitato ed invito tutti, soprattutto il ceto medio e coloro che non rischiano il posto come ad esempio gli impiegati pubblici, a non modificare il proprio stile di vita, a non dare ascolto alla canzone del pessimismo e del catastrofismo che ogni giorno viene cantata dalla sinistra. Tanto più che nel 2009, quasi a compensare gli effetti della crisi, il calo delle materie prime e quello del costo del denaro consentiranno dei risparmi significativi alle famiglie».

    Adesso possiamo addentrarci nei calcoli?
    «Sicuro. Il calo del greggio, che l’estate scorsa sfiorava i 150 dollari al barile mentre ora è di poco sopra i 33 dollari, significa che nel 2009 ci sarà un risparmio medio di oltre mille euro per ogni italiano, grazie al minore costo del pieno dell’auto e delle bollette della luce e del gas. Se poi consideriamo che l’euribor, che è il costo del denaro tra le banche su cui si calcolano le rate dei mutui variabili, è sceso dal 5,4di settembre al 3,1 per cento, avremo anche un minore costo per chi deve pagare le rate di un mutuo. Anche l’indice degli alimentari di base, calcolato in dollari, scenderà da 170 a quota 90-100. In totale, sommando i vari risparmi possibili, ogni famiglia potrebbe trovarsi nel 2009 con un bonus di oltre mille euro per componente...».

    Mille euro per componente...
    «E questa somma andrà ad aggiungersi al pacchetto di misure decise dal governo per tutelare le fasce sociali più disagiate, tra cui ricordo la carta acquisti di 40 euro al mese e il bonus famiglia da 200 a mille euro».

    Anche il popolo della partita Iva è in una fase di sofferenza.
    «Le piccole e le medie imprese erano molto preoccupate per il flusso del credito. Per questo siamo intervenuti per rafforzare i Confidi, più altre misure,comela riduzione dell’Irap, la sua detraibilità dall’Ires e la revisione degli studi di settore per aziende e professionisti».

    Che cosa pensa dell’equiparazione dell’età pensionabile fra uomini e donne proposta dal ministro Brunetta?
    «Non si tratta di una proposta del ministro Brunetta, bensì di una richiesta europea. Il 13 novembre 2008 la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia perché la norma oggi in vigore, ovvero l’anticipazione dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne (60 anni) rispetto a quella degli uomini (65), costituisce - a parere della Corte di Giustizia europea - una discriminazione a scapito delle donne. Per porvi rimedio, l’Italia ha 60 giorni di tempo, anche se il termine del 13 gennaio 2009 non ha natura perentoria. È tuttavia pacifico che, in caso di mancato adeguamento, la Commissione europea aprirà una procedura di infrazione contro l’Italia, con l’applicazione di sanzioni economiche piuttosto ingenti. Non è dunque praticabile l’ipotesi di lasciare senza esecuzione la sentenza».

    E nel merito?
    «Nel merito, trovo completamente fuori luogo le critiche di chi ha intravisto qualcosa di punitivo per le donne. Penso che la parificazione dell’età pensionabile delle donne si potrà fare in modo graduale e volontario. E questo sarà certamente gradito a molte donne che, non volendo chiudersi dentro casa, decideranno di lavorare più a lungo, magari anche ricorrendo al “part time”, perché più anni di contributi previdenziali alla fine si traducono in una pensione più sostanziosa».

    Non pensa che sarebbe opportuna anche la riforma delle pensioni per liberare risorse da dedicare agli ammortizzatori sociali?
    «Già in campagna elettorale avevamo escluso di intervenire di nuovo sulle pensioni, anche se c’era un buon motivo per farlo. Il governo Prodi, per tenersi buoni i sindacati, aveva infatti manomesso la nostra riforma per eliminare il cosiddetto “scalone”, con un costo di 10 miliardi di euro per il bilancio pubblico. Si tratta di un onere ingente, del tutto ingiustificato se si pensa che serve per mandare in pensione chi ha appena 58 anni ed ha davanti a sé una aspettativa di vita di almeno altri 20 anni».

    Anche di più, presidente. Non puntiamo forse a vivere fino a 120 anni ormai?
    «Di sicuro con i progressi della medicina, l’aspettativa di vita è destinata a salire ancora di più, fino forse a raggiungere nel 2050 i 120 anni: è una previsione del centro di medicina “predittiva” del mio amico don Verzé, condivisa anche dall’ufficio studi della Banca d’Italia che ha dedicato a questo tema uno studio recente».

    La crisi può anche essere l’occasione per riforme importanti. A quali, oltre a quelle già fatte, pensa che si possa mettere mano?
    «È il momento giusto per fare riforme che non incidono drammaticamente sui costi pubblici, come quella della giustizia, del processo civile e di quello penale, oltre che delle intercettazioni telefoniche. Grazie a queste riforme l’Italia potrà avere grandi benefici sul piano della modernità, ma anche sotto il profilo economico. Oggi i tempidella giustizia civile sono incompatibili con qualsiasi attività economica. Cinque anni per ottenere un pagamento legittimamente dovuto, altrettanti per una causa di lavoro, otto anni per un fallimento: sono ostacoliche scoraggiano molte imprese straniere a investire in Italia. Per questo abbiamo subito messo mano alla riforma del processo civile, che è già stata approvata da un ramo del Parlamento».

    Ma le novità non si fermano al processo civile...
    «No, certo. All’inizio nel nuovo anno, nella prima seduta del Consiglio dei ministri, presenteremo anche la riforma della giustizia, per separare gli ordini dei magistrati giudicanti da quelli dei pubblici accusatori: questi ultimi, che chiameremo “avvocati dell’accusa” dovranno avere gli stessi doveri e gli stessi diritti degli avvocati della difesa. Solo così il giudice sarà veramente “terzo”, con un concorso e una carriera diversa da quella dei pm, e potrà garantire ai cittadini un giusto processo. Quanto alle indagini, restituiremo alla polizia giudiziaria il ruolo che aveva sino al 1989 mentre ora l’iniziativa è interamente nelle mani dei pm, che sono di fatto sottratti a ogni controllo, con conseguenze devastanti. Come tutti hanno potuto constatare anche nella recente contesa tra le procure di Salerno e di Catanzaro».

    E per le intercettazioni?
    «Dovranno essere consentite solo per le indagini riguardanti i reati più gravi, per quelli con pene previste sopra i 15 anni, come il terrorismo internazionale e il crimine organizzato di stampo mafioso. L’abuso delle intercettazioni come reti a strascico per acquisire notizie di reato con in più il consueto teatrino mediatico-giudiziario che viola un diritto primario dei cittadini come la privacy emette in piazza tutto ciò che si dice al telefono, anche quando non ha alcuna rilevanza penale, dovrà cessare una volta per tutte. Non c’è vera democrazia in un Paese in cui i cittadini non possono esprimersi liberamente al telefono senza il timore di essere intercettati».

    Preferirebbe avere sindacati uniti, quindi trattare anche con la Cgil di Guglielmo Epifani, o pensa sia meglio fare accordi solo conCisl e Uil e Ugl?
    «L’unità dei sindacati non dipende dal governo, questo è ovvio. Così come è pacifico che il governo è sempre aperto al dialogo con tutte le parti sociali. Ricordo come esempio il caso Alitalia, dove la Cgil prima ha agito in simbiosi con la sinistra per ostacolare l’accordo e poi, resasi conto della impopolarità del suo comportamento, si è seduta al tavolo con gli altri sindacati ed ha contribuito al successo dell’accordo che ci ha permesso di conservare una nostra compagnia di bandiera, fondamentale per il nostro turismo e per la nostra economia. Un esempio di segno opposto. Tutti i sindacati, esclusa la Cgil, hanno sottoscritto il rinnovo del contratto del pubblico impiego, che riguarda 3,6 milioni di addetti ed ha un peso salariale sull’economia del Paese pari a quello dell’industria. Qui è stata la Cgil ad autoescludersi dalla firma. Ma è probabile che poi, di fronte al risultato ottenuto dai lavoratori pubblici in un momento di crisi, un aumento di 70 euro al mese, il vertice della Cgil si sia reso conto dell’errore. Noi andiamo avanti con una regola molto semplice: lo Stato deve fare lo Stato in ogni frangente, non solo sul fronte dei rifiuti comea Napoli e in Campania, ma anche in campo sindacale. Ciò significa che il governo prima illustra le sue proposte alle parti, poi ascolta le loro richieste e alla fine decide. Il ricatto permanente non deve più funzionare».

    L’evasione fiscale è ancora troppo alta in Italia?
    «Sì ed è uno dei problemi più seri che dobbiamo risolvere. Tutte le stime concordano nel valutare l’economia sommersa intorno al 20 per cento del Pil, cioè 300 miliardi di euro, con un’evasione fiscale annua di circa 100 miliardi. Il fenomeno è diffuso al di là di ogni immaginazione. Di recente mi è stata avanzata l’offerta di acquisto di una pianta rara per il mio parco botanico in Sardegna. Il prezzo era di 50mila euro senza fattura, e di 100mila euro con la fattura. Se si arriva a questo punto di sfrontatezza quando c’è di mezzo il Presidente del Consiglio, significa che questa prassi è ritenuta addirittura normale. Ebbene, penso che il federalismo fiscale ci darà un grande aiuto per sconfiggere questo malcostume, perché i Comuni saranno coinvolti nell’accertamento dei redditi dichiarati. E per molti contribuenti troppo furbi sarà più difficile dichiarare il falso nei confronti di chi conosce il loro stile di vita».

    Le dispiace non poter tagliare le tasse quanto vorrebbe?
    «Sono certo che entro la fine della legislatura la rivoluzionaria innovazione che abbiamo introdotto con la legge finanziaria per tre anni, inattaccabile dalle lobbies parlamentari, darà i suoi frutti e ci consentirà di far scendere la pressione fiscale. Per fortuna abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici prima dello tsunami finanziario, impostando una politica che prevede il pareggio di bilancio per il 2011, mentre ora siamo in presenza di un debito pubblico pari al 106 per cento del pil. È una brutta eredità ricevuta dai governi del passato che riuscirono nella straordinaria impresa di moltiplicare per otto volte il debito pubblico al fine di soddisfare le loro clientele. Dobbiamo anche ridurre drasticamente il costo della macchina statale se vogliamo ridurre la pressione fiscale. Oggi la nostra Pubblica amministrazione costa a ogni cittadino italiano 4.500 euro contro i 3mila e 300 che pagano in media gli altri cittadini europei. Si deve quindi riorganizzare dal profondo la nostra Pubblica Amministrazione digitalizzando ogni servizio sia a livello centrale che locale».

    Ma in concreto che cosa farà il governo in questo campo?
    «Entro il 2012 prevediamo l’abolizione totale della “carta” nella Pubblica amministrazione. Ogni pratica sarà digitalizzata con l’eliminazione delle code agli sportelli e con la possibilità di operare per tutti dalla propria casa o dal proprio ufficio attraverso il computer e internet e ogni cittadino sarà dotato di una propria casella di posta elettronica pe ri rapporti con la Pubblica amministrazione».

    Lei è d’accordo che sia necessaria una politica di rigoroso rispetto dei parametri di Maastricht?
    «Stiamo seguendo una linea di politica economica che punta a risolvere i problemi senza creare nuovo debito. Sul piano teorico l’Unione europea si è dichiarata disposta a tollerare uno sconfinamento di un punto dei parametri di Maastricht. Ma questo non sarebbe tollerato per chi, come l’Italia, ha già un debito superiore al proprio Prodotto Interno. Un ulteriore appesantimento di questo debito sarebbe giudicato come un ostacolo per la stabilità dell’euro, che è una moneta comune».

    Come si è mossa, secondo lei, l’Europa di fronte alla crisi? E come si muoverà?
    «I governi dei maggiori Paesi si sono mossi in modo coordinato. E la presidenza di turno del presidente Sarkozy, con il suo dinamismo e la sua franchezza, si è rivelata decisiva per la fluidità dei rapporti sia istituzionali che personali. È stato anche grazie all’amicizia che mi lega al presidente francese da molti anni che nell’ultimo vertice abbiamo potuto raggiungere un’intesa sul “pacchetto ambiente” ed evitare che le imprese italiane fossero gravate di un costo insopportabile specie in questa situazione di crisi annunciata».

    Lei è sempre stato un liberale convinto. Pensa che ci sia il rischio, di fronte alla crisi, di un eccesso di interventismo statale nell’economia?
    «Gli interventi degli Stati in questa circostanza non mettono in discussione i principi della libertà di mercato. Rimettere in moto gli investimenti nelle opere pubbliche, come abbiamo fatto varando il pacchetto da 16,6 miliardi di euro per riaprire i cantieri delle grandi infrastrutture strategiche, giova a tutti, specie all’impresa privata. Mi sembrano decisioni di assoluta necessità e di assoluto buon senso».

    Parliamo dell’opposizione. Con Veltroni il dialogo è impossibile?
    «Quando si vuole il dialogo, non si insulta l’interlocutore ogni giorno. Se mi sedessi a un tavolo con chi mi paragona ad Hitler o a Videla, con chi mi accusa di essere fautore di un regime, di non conoscere le regole della democrazia, sarebbe davvero un teatrino ipocrita, assolutamente inaccettabile.
    Il Veltroni del Lingotto che dichiarò la fine dell’antiberlusconismo, della politica come guerra a una sola persona, è un miraggio che non esiste più, e che forse non è mai esistito. Ora c’è solo un personaggio, sempre meno ascoltato dai suoi stessi compagni di partito, che si è consegnato a Di Pietro e ha fatto propria la sua mentalità giustizialista in un abbraccio che si sta rivelando mortale per il Partito Democratico.
    Come si è visto bene in Abruzzo, il Pd con la politica dipietrista dell’insulto ha perso molti consensi. Con gente simile, io non potrò mai sedermi ad alcun tavolo. Altra cosa sono i rapporti in Parlamento tra i gruppi. Se l’opposizione dovesse presentare suggerimenti di buon senso nell’interesse del Paese, sono sicuro che la nostra maggioranza non potrebbe che condividerli».

    Con la tangentopoli del Pd è caduto un altro muro?
    «Sono sempre stato garantista con tutti, specialmente nei confronti dei nostri avversari politici. Ho anzi espresso pubblicamente l’augurio che le accuse si potessero ridimensionare. Non entrerò mai nel merito di accuse che attendono ancora tre gradi di giudizio. So bene per esperienza diretta che certe accuse sollevano grandi polveroni mediatici, per poi finire in niente. Però è certo. La sinistra pensava di essere “diversa”, di avere una sorta di monopolio dell’etica. Non è mai stato vero nel passato, non è vero oggi».

    Crede anche lei che dietro la nuova tangentopoli ci sia la mano di Di Pietro?
    «Non sono un esperto di complotti e non ho informazioni tali da poter esprimere giudizi su un’ipotesi comequesta. So però che in Italia ci sono duemila pm fuori da ogni controllo. Affermare che ora sono pilotati da Di Pietro mi sembra una sciocchezza assoluta».

    I suoi rapporti con Bossi sono sempre saldi e ormai al di fuori da ogni discussione. Ma c’è qualche presa di posizione della Lega che avrebbe volentieri evitato?
    «Confermo la mia solida amicizia con Bossi. I giornali, come spesso accade, si sono inventati una polemica che non esiste e hanno messo in contrapposizione una mia dichiarazione sul presidenzialismo con una di Bossi sul federalismo. Non c’è nessun contrasto tra me e Bossi, perché proprio il leader della Lega Nord è stato il primo nel 2002 a dichiarare che il presidenzialismo e il federalismo fiscale sono due facce della stessa medaglia. E non potrebbe essere diversamente: al decentramento di tanti poteri deve corrispondere un rafforzamento del potere centrale come garanzia dell’unità nazionale».

    Solo colpa dei giornali? Oppure la Lega è in cerca di visibilità?
    «I fatti sono questi. In occasione della conferenza stampa di fine anno, l’ultima domanda che mi è stata posta riguardava l’architettura istituzionale e il presidenzialismo, temi ai quali non avevo neppure fatto cenno nelle precedenti due ore di conferenza. Ho risposto, e non poteva essere diversamente visto che l’avevo già dichiarato in passato, che siamo a favore di un presidente della Repubblica eletto dal popolo e di una architettura istituzionale che rafforzi il premier italiano, con gli stessi poteri dei suoi colleghi europei, a cominciare dal potere di revoca dei ministri. Ma ho anche precisato che ora ci sono altre urgenze e che quindi se ne sarebbe riparlato più avanti nel corso della legislatura, sempre che sul tema si fosse trovato l’accordo di tutte le più importanti forze politiche. Queste parti della risposta sono state assolutamente ignorate e sui giornali del mattino dopo il presidenzialismo è diventato il tema principale della conferenza stampa di fine anno e di una polemica inesistente con la Lega. L’ennesima disinformazione da parte di quei giornali che non si fanno scrupolo di prendere in giro i loro lettori».

    Siamo ancora lontani, ma c’è chi inizia a fare un parallelo tra la presidenza della Camera di Casini e quella di Fini. Di certo, per il momento c’è chein più d’una occasione il leader di An ha marcato la differenza con lei che non ha mancato di replicare. Anche Fini, come ha fatto Casini, sta guardando già al futuro?
    «Fini si sta mostrando nei fatti un presidente della Camera equilibrato e competente. Casini più che guardare al futuro mi sembra preso dalla nostalgia di un passato democristiano che non tornerà più. Non vedo davvero nessuna possibile analogia tra il comportamento di Fini e quello di Casini».

    Come procede, a suo modo di vedere, il Pdl?
    «In dicembre, in soli due fine settimana, ai gazebo del Popolo della Libertà si sono presentati più di 5 milioni di italiani per scegliere i delegati ai congressi locali che devono preparare il congresso nazionale. Si tratta di un successo fantastico, frutto di un entusiasmo che conferma la forte identificazione di molti italiani nel nostro nuovo movimento politico. I nostri elettori senza le tessere di partito e le altre bardature dei vecchi partiti, si sentono una nuova realtà unitaria, con una identità forte, che ha lasciato da tempo alle spalle gli stessi partiti dai quali il nuovo soggetto politico è nato».

    Torniamo alla politica internazionale, il terreno sul quale lei s’è più impegnato. E dove ha ottenuto risultati più clamorosi. È stato più complicato affrontare la crisi fra Russia e Georgia o quella economica?
    «È vero, la politica internazionale ha rappresentato più del 50 per cento del mio impegno come premier. In questi sette mesi ho incontrato 57 leader stranieri in missioni bilaterali. Ho partecipato a 7 vertici internazionali. A questi si devono aggiungere ben 4 Consigli Europei. Insieme a diversi nostri ministri ho anche preso parte a 6 vertici bilaterali con Egitto, Romania, Russia, Brasile, Turchia e Germania ed ho effettuato una visita all’estero quasi con cadenza settimanale. Quanto alla crisi tra Russia e Georgia abbiamo cercato di favorire un ripensamento delle decisioni assunte dai vertici russi che erano fermamente intenzionati ad arrivare a Tbilisi per punire il premier georgiano. Al confronto, la crisi economica scoppiata dopo lo tsunami finanziario è stata certamente un fatto preoccupante, ma non così catastrofico come il rischio di un brusco ritorno alla guerra fredda. Per questo mi sto impegnando perché tra gli Stati Uniti e la Federazione russa si ritrovi lo spirito di Pratica di Mare, che pose fine a più di 50 anni di guerra fredda tra Est eOvest. Come presidente di turno del G8 nel 2009 farò tutto il possibile perché il presidente Obama e il presidente russo Medvedev tornino al dialogo, superando una contrapposizione dannosa per il mondo intero. L’arsenale atomico russo è tuttora in grado di distruggere dieci volte la popolazione mondiale; quello americano venti volte».

    Ha citato Obama. Cosa si aspetta dalla nuova presidenza e come pensa di impostare il rapporto con un uomo molto diverso dal suo predecessore?
    «La forte alleanza con gli Stati Uniti e la Nato, insieme al fatto che siamo un Paese fondatore dell’Europa unita, sono da sempre i capisaldi della nostra politica estera. Su queste basi penso che l’Italia avrà con la presidenza di Obama un rapporto di collaborazione e di amicizia altrettanto forte di quello avuto con i suoi predecessori Clinton e Bush, che ho conosciuto di persona e con i quali ho stabilito solidi rapporti di stima e di amicizia».

    A proposito di rapporti, passata la bufera, come sono attualmente i suoi rapporti con Murdoch?
    «C’è un proverbio che dice: si cambia casa, non gli amici. Ecco, Murdoch è un vecchio amico e ha capito meglio di altri che sull’Iva da applicare alla tv satellitare a pagamento non potevamo sottrarci al diktat dell’Europa. Dovevamo renderla uguale a quella degli altri media audiovisivi per evitare all’Italia una procedura d’infrazione».

    Il 2009 sarà l’anno in cui per la terza volta - un record assoluto - presiederà il G8. Crede che sia ancora attuale e quali aiuti può dare per quanto riguarda la crisi economica?
    «Dopo le cattive prove date dalle istituzioni finanziarie internazionali, il G8 è diventato sempre di più l’organismo per il governo dell’economia mondiale.
    A differenza del G20, che si limita a registrare le decisioni degli sherpa senza neppure un giro di tavolo dialettico tra iministri, il G8 è un foro internazionale che può assumere delle decisioni cui si obbligano i singoli partecipanti. È per questo che la riunione del prossimo G8 che si svolgerà a La Maddalena avrà una grande importanza per l’economia mondiale.
    Su mia proposta, dopo il primo giorno, in cui si terrà il vertice degli 8 leader, si svolgerà un G14 al quale sono invitati i Paesi delle nuove economie come la Cina, l’India, il Sudafrica, il Brasile, il Messico e l’Egitto.
    Successivamente la riunione si allargherà anche ad altri Paesi e al rappresentante dell’Unione europea, cioè al G20.
    I temi che discuteremo nel G8 e nel G14 dovranno essere preparati dalla presidenza con incontri bilaterali. Per questo nei prossimi mesi dovrò presumibilmente fare visita a ciascuno dei leader che a luglio verranno a La Maddalena. Insomma, mi aspetta un’agenda fitta di missioni internazionali».

    Siamo alla fine, presidente. Ma ci resta una curiosità. Abbiamo parlato della vita fino a 120 anni. Ma lei pensa anche di restare in politica fino a 120 anni?
    «La politica non mi affascina. Ma amo l’Italia, il Paese in cui sono nato e cresciuto, il Paese che non desidero sia governato da una sinistra illiberale e colpevole di avere causato gravi ritardi alla crescita della nazione. Per questo svolgo l’attuale ruolo politico e di governo per senso di responsabilità, poiché sono l’unico che può tenere insieme tutte le componenti che si riconoscono nel Popolo della Libertà.
    Mi auguro che fra quattro anni e mezzo dalle file del nostro partito esca un leader giovane e preparato, pronto a raccogliere un’eredità che sarò lieto e orgogliosodi affidargli, soprattutto se nel frattempo sarò riuscito nell’impresa di ammodernare l’Italia in tutti i comparti, dalla Pubblica amministrazione alla giustizia, dalla scuola alle infrastrutture, e di averne fatto una democrazia moderna e bipartitica, con due grandi partiti in gara per il bene dell’Italia, un presidente eletto dal popolo, una sola Camera legislativa con meno parlamentari e un premier con gli stessi poteri dei suoi colleghi europei».

    Mario Giordano www.ilgiornale.it 31 12 08

    saluti e auguri

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    Predefinito ....Chiamparino

    Sindaco Chiamparino, nel Pd si è aperto l’ultimo fronte.
    Dopo la querelle sul fatto che il partito è stato a lungo schiacciato sulle posizioni di Di Pietro e il dibattito sulla questione morale, ci si mette anche il presidente della Provincia di Trento Dellai. Dice che il Pd è «un partito socialista dove la cultura del popolarismo è sparita». Cosa ne pensa?
    «Socialista? Potessi rispondere con una battuta direi “magari!”».

    Non è d’accordo?
    «Guardi, penso che Dellai abbia voluto dare due messaggi. Da una parte, forte del successo elettorale, cerca di spostare il baricentro del Pd più al centro. E dall’altra sottolinea la necessità di una vera autonomia territoriale rispetto ai vertici centrali del partito».

    Un suo pallino da tempo...
    «Credo sia arrivato il momento di uscire dagli schemi politici del ’900. Serve grande attenzione per il territorio e su questo punto ci misureremo a breve, quando si riunirà il coordinamento del Nord».

    Cosa si aspetta?
    «Capiremo se è possibile avere un’autonomia reale rispetto ai vertici centrali che sentiamo distanti e inadeguati oppure se il coordinamento non sarà altro che un altro livello interno al Pd per trasmettere le direttive che arrivano dal centro».

    Si dice che Veltroni non ne sia entusiasta perché perderebbe potere sul partito...
    «Questo non lo so. Di certo, la nostra esigenza è reale e per ora nessuno si propone scissioni nel Pd».

    E nella stessa direzione va l’idea di un direttorio che affianchi il segretario?
    «Continuo a pensare che sia la via da seguire per gestire la delicata fase delle elezioni. Un direttorio che si affianchi ai leader storici del partito così da conciliare la massima autonomia sul territorio (sui programmi e sulle alleanze, vedi Dellai) e la massima unità a livello centrale (dando l’immagine di un partito che lavora in una sola direzione per tutto il Paese)".

    Non sarà che si vuole commissariare Veltroni?
    «Assolutamente no. Da una parte c’è una leadership individuale come quella di Berlusconi che ha le sue peculiarità, dalla nostra c’è invece l’esigenza di una leadership collettiva».

    Dellai dice che il Pd è troppo a sinistra, altri sostengono che è schiacciato su Di Pietro. Faticate a trovare una vostra identità?
    «Non mi pare che siamo così appiattiti su Di Pietro, al di là di quel che ripete come un mantra Berlusconi. Certo, delle incertezze le abbiamo avute. Anche perché da dopo le elezioni l’Idv non ha mai mantenuto gli impegni presi, a differenza nostra. Ma bisogna uscire dallo schema per cui l’alternativa al centro è Di Pietro perché c’è tutta un’area culturale di sinistra (dal sindacato alla sinistra radicale) che è ben più importante dell’Idv. Il punto è che è arrivato il momento che il Pd trovi un suo profilo autonomo».

    Le inchieste giudiziarie potevano essere un’occasione. Ma siete andati in ordine sparso, prima difendendo la magistratura e ora prendendone le distanze...
    «Ci siamo trascinati dietro l’immagine del partito schiacciato sulle posizioni della magistratura qualsiasi cosa accada. Un errore, perché rispettare i giudici non vuol dire non poter discutere».

    Cosa si sarebbe aspettato dai vertici del Pd?
    «Una netta distinzione fin dall’inizio tra l’aspetto giudiziario e quello dell’etica pubblica. Nel primo caso, con procedimenti in corso, è necessario il massimo del garantismo. Nel secondo, invece, pur non trattandosi di comportamenti delittuosi bisogna condannare il malcostume di intrecci affaristici poco trasparenti o atteggiamenti spregiudicati».

    Un esempio?
    «La vicenda della Campania, dove un’intera comunità non è riuscita a smaltire i rifiuti. Sul fronte giudiziario bisogna aspettare la conclusione delle inchieste, ma è impossibile non dare un giudizio politico netto, a cominciare dagli stessi interessati. Serve una svolta chiara e comprensibile all’opinione pubblica».

    Bassolino è rimasto al suo posto, la Iervolino si prepara a un rimpasto. Pensa che sia «comprensibile» per l’opinione pubblica?
    «Mi pare una sfida molto difficile, ma è giusto che ognuno si assuma le sue responsabilità. Se la Iervolino si sente in grado di poter dare un segnale di forte rinnovamento in questo modo, vada avanti e aspetteremo i fatti. È chiaro che con un fallimento le responsabilità diventeranno ancora più grandi».

    Che idea si è fatto delle inchieste che hanno coinvolto il Pd negli ultimi mesi?
    «Quello che è successo a Pescara con lo stesso giudice che su D’Alfonso ha cambiato parere nel giro di una settimana è surreale e mi ha fatto correre un brivido sulla schiena. E anche su Del Turco aspetterei, non escludo qualche clamoroso errore giudiziario.
    Poi ci sono anche casi indubbiamente da verificare e che sono il sintomo di un problema di etica pubblica che non riguarda solo il Pd».

    Per esempio?
    «È così trasversale che c’è dentro anche un partito ipergiustizialista come quello di Di Pietro. Che ha dimostrato come l’italianissima raccomandazione non sia mai morta».

    A. Signore www.ilgiornale.it 05 01 09

    saluti

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    Predefinito ...al ministro La Russa

    "Sotto i razzi faremmo tutti come Israele"

    di Emanuela Fontana su www.ilgiornale.it di ieri

    Ministro la Russa, l'Italia è pronta ad un eventuale invio di uomini nella striscia di Gdza quando l'ONU decidesse di intervenire in medio Oriente con una forza internazionale di interposizione?
    "Sono decisioni che appartengono ai governi. Posso dire che dal punto di vista tecnico e militare non ci sono problemi, i nostri soldati sono apprezzati ovunque.
    Dal punto di vista politico non spetta a noi prendere decisioni di questo tipo"

    E' questo il momento della diplomazia e basta?
    "Un intervento prima del cessate il fuoco è una decisione che non spetta al ministro della Difesa ma agli organi internazionali.
    Il ministero, in questi casi, è un semplice esecutore"

    Come valuta la reazione italiana al conflitto? Ci sono molte critiche al governo per una posizione del governo troppo filo-Israele e manifestazioni in cui si bruciano bandiere d'Israele.
    "Mi sembra grave che alcune forze politiche di sinistra partecipino a manifestazioni contro Israele che hanno portato a bruciare vessilli.
    E' una pratica che ho sempre condannato. Anche quando l'Unione Sovietica invadeva l'Ungheria non ricordo bnandiere russe bruciate da noi ragazzi che avevamo diritto di manifestare per la libertà di quei popoli".

    Invece proprio l'Italia potrebbe essere il luogo del dialogo fra Israele e Palestina anche per la contemporanea presidenza G8.
    E' ambizioso proporlo come a fatto il ministro Frattini?
    "Noi siamo sempre stati il terreno del dialogo naturale tra israeliani e palestinesi. Certo è che finchè ci saranno estremisti palestinesi che rifiutano l'idea che Israele debba avere la sua esistenza e rifiutano di cancellare dai loro propositi di uccidere più israeliani possibile, l'azione diplomatica è dura".

    Crede che la mediazione italiana sarebbe stimata da entrambe le parti?
    "Il nostro contingente in Libano che si contrappone tra israeliani e palestinesi ha l'approvazione degli uni e degli altri, me lo conferma sempre il generale Graziano. Noi lavoriano per la libetà e la serenità di Israele e uno Stato indipendente per i palestinesi. Il presupposto però è che entrabi accettino il punto finale, la coesistenza equilibrata.
    Che ha rotto la tregua è stata Hamas con i razzi.
    Mi chiedo cosa succederebbe se nelle nostre città piovessero razzi.
    Una risposta armata sarebbe invocata".

    Veltroni vi accusa di non aver chiesto iul cessate il fuoco.
    "Ma certo che lo chiediamo e lo abbiamo chiesto. Lo hanno fatto anche le commissioni Esteri riunite, chiedendo il rispetto dell'incolumità dei civili.
    Nel caso del conflitto in corso bisogna sottolineare però che i civili palestinesi vengono spesso usati come scudo".

    Che cosa rispondete a Veltroni?
    "Chiediamo il cessate il fuoco, vogliamo il cessate il fuoco, ma comprendiamo le ragioni che hanno spinto Israele a non soggiacere al lancio di razzi.
    Non si può non parlare delle responsabilità di Hamas, e non capire la situazione di pericolo di uno Stato in cui piovono razzi.
    E ha fatto bene il ministro Frattini a porre l'eventualità dell'Italia come sede del dialogo, indice della nostra volontà di trovare la soluzione pacifica al conflitto che contrappone i due popoli.
    Una soluzione che gli estremisti stanno rendendo irrisolvibile da molti anni".

    saluti

    questa intervista risponde anche a coloro, che in altre "discussioni", accusano Berlusconi ed il suo Governo di viltà, indifferenza, menefreghismo e "dietrologia" nei confronti di questo pericolosissimo problema.
    E a coloro che si portano ancora dentro lo stupido e immorale odio contro l'ebreo.

  6. #6
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    Predefinito intervista a....

    Maurizio Gaparri

    Un Antonio Di Pietro che ha scelto la «strategia del coniglio» sfuggendo al dibattito pubblico sulle intercettazioni che coinvolgono il figlio Cristiano.
    Il senatore Luigi Li Gotti dipinto come un «cercatore di poltrone» e un partito che non può ergersi a difensore della moralità.
    Questo è il quadro dell’Italia dei valori tratteggiato dal presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che solidarizza con il direttore del Giornale, Mario Giordano, dopo i pesanti attacchi mossigli dal sito Internet del partito dipietrista.
    Sono «segnali di nervosismo» che devono indurre il Pdl a incalzare l’Idv mettendone in evidenza le contraddizioni interne.

    Presidente Gasparri, ma veramente si può definire «paranoico pericoloso» un giornalista?
    «Ormai Di Pietro ha scelto la strategia del coniglio e lo invito a un pubblico confronto».

    In che senso?
    «Dice bugie e afferma che il figlio è interessato alla costruzione di una caserma perché evidentemente ha letto le intercettazioni.
    Ma nelle trascrizioni Cristiano Di Pietro chiede a Mautone se “quei fornitori sono stati chiamati”.
    Il Giornale fa domande precise e Di Pietro evita di rispondere.
    Da chi ha saputo che Mautone era intercettato?
    Non è sufficiente affermare che si è trattato di fiuto investigativo.
    Perché Cristiano Di Pietro nel luglio 2007 non rispondeva più alle telefonate? Non potendo rispondere nel merito sguinzaglia degli abbaiatori».

    Però è stato il senatore Li Gotti a scagliare il sasso?
    «Li Gotti è stato un militante missino, in passato ha pietito un seggio nella Casa delle libertà e ho personalmente ricevuto richieste dai suoi ambasciatori. A un certo punto, si è affiliato all’Italia dei valori ed è diventato sottosegretario nel governo Prodi».

    Insomma, le polemiche sarebbero dettate dall’opportunismo.
    «Ci sarebbe da fare uno studio psichiatrico su Li Gotti e sulla sua ricerca di poltrone. È un caso tipico italiano e penso che su questo punto si trovi d’accordo con Di Pietro & C.».

    Secondo lei, quindi, si crea una confusione mediatica per evitare di entrare nel merito delle questioni.
    «Il capofila degli abbaiatori è Marco Travaglio che non accetta il contraddittorio rispetto alle tesi pubblicate da Filippo Facci sul Giornale.
    Poi ci sono i vari Li Gotti, Pedica e Donadi che sperano di zittire le voci critiche alzando i toni della polemica.
    Ma sono moralisti un tanto al chilo: frequentano camorristi, cercano favori e in Campania hanno arruolato personaggi come Francesco Barbato».

    Il presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, risponderà a queste sollecitazioni?
    «Di Pietro non deve scappare, tanto lo becchiamo: in Parlamento o in qualche confronto televisivo. Si deve preparare a rispondere.
    E non basterà l’aggressione mediatica.
    Non credo che il direttore Giordano cambierà argomenti in virtù dell’atteggiamento dell’Italia dei valori. Sono segnali di nervosismo e di difficoltà, quindi bisogna insistere su questa strada».

    D’altronde, l’Idv è un partito eterogeneo in quanto a composizione della propria classe dirigente.
    «Effettivamente sembra uno di quegli equipaggi che si vedono nei film di avventura nei quali un capitano arruola la ciurma nella taverna del porto».

    L’Italia dei valori ha esagerato nel brandire la spada della legalità e della questione morale giacché non è immune dall’utilizzo di alcune pratiche della politica?
    «L’Idv ha dimostrato di predicare in un modo e razzolare in un altro. D’altronde, lo stesso Di Pietro ai tempi di “Mani pulite” non proseguì l’inchiesta sulla maxitangente Enimont nei confronti del Pds, sospettato di averne ricevuto una parte, perché, a suo dire, non vi erano elementi.
    Ma io ritengo che in realtà meditasse di chiedere qualcosa a D’Alema e Veltroni».

    A proposito di democratici, il dialogo con il Pd rischia di arenarsi ancora?
    «Il Pd sta dimostrando un comportamento assurdo. Veltroni dovrebbe chiedere scusa agli italiani e far dimettere i sindaci di Napoli e di Pescara, Rosa Russo Iervolino e Luciano D’Alfonso».

    G.M. De Francesco www.ilgiornale del 07 01 09

    saluti

 

 

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