Crisi di Gaza, l'ultima mossa di Bush
Il presidente americano spera che Israele lo liberi di Hamas come sperava lo liberasse di Hezbollah
WASHINGTON (USA) - Due giornali americani, il New York Times e il New York Post, entrambi dalla parte di Israele, si sono posti due domande cruciali. Il New York Times si è chiesto se il vero obbiettivo dell’offensiva israeliana di terra a Gaza non sia il rovesciamento di Hamas, con il ripristino al potere di Fatah, il partito di Abu Mazen, il presidente della autorità palestinese.
George W. Bush (Afp) E il New York Post si è chiesto se Israele non la abbia sferrata mentre George W. Bush è ancora alla Casa bianca, sapendo di averne l’appoggio, nel timore di non poterlo più fare con la presidenza Obama. I due giornali hanno risposto di sì alle proprie domande, pur osservando il New York Times che Israele potrebbe mancare l’obbiettivo, e il New York Post che Obama potrebbe ancora bloccarlo. Entrambi hanno così dato per implicito che Bush fosse stato preavvertito dei piani di Israele e gli avesse lasciato il semaforo verde, cosa confermata dal suo veto alla mozione dell’Onu per una tregua immediata.
IL COMPORTAMENTO DI BUSH - A due settimane dalla sua uscita di scena, il presidente americano si comporta verso la guerra di Gaza esattamente come si comportò verso quella del Libano oltre due anni fa: appoggia Israele nella speranza che lo liberi dal peso di Hamas, come lo appoggiò nella speranza – poi svanita – che lo liberasse da quello di Hezbollah. Per Bush, Hezbollah e Hamas sono due “forze del male” che destabilizzano il Medio oriente, Iraq incluso, e che, se non cambiano strada, vanno eliminate. Il presidente, che dapprima ignorò completamente il problema israeliano palestinese, poi tentò malamente di mediare puntando sul moderato Abu Mazen (le elezioni che dettero la vittoria ad Hamas a Gaza furono una sua idea) insiste su una soluzione sia militare, rifiuta di prendere atto che essa può solo essere politica. Trasmette così a Obama una pesante eredità, ancora più pesante di quella irachena, pakistana, afgana e via di seguito. Dai sondaggi, solo il 21% degli americani, il più basso indice di gradimento della storia presidenziale, rimpiange l’amministrazione Bush. Non a torto: il modo con cui ha gestito la questione mediorientale è peggiore, se possibile, del modo con cui ha gestito quella della finanza ed economia americane. Bush è corresponsabile di ciò che sta accadendo, non ha mai cercato di prevenirlo.
IL DISSENSO DI OBAMA - La lezione non può sfuggire a Obama, il cui assordante – e imprudente – silenzio su Gaza segnala anche un profondo dissenso dalla sua strategia. Come sottolinea il New York Post, un giornale conservatore che appartiene al magnate Rupert Murdoch, Obama si opporrà a una soluzione militare della crisi, e ne caldeggerà una politica. Con ogni probabilità, farà il contrario di Bush: si dice che non presenterà piani, li farà presentare dalle due parti; che non indirà vertici, aprirà uffici sul campo; che dialogherà con tutti. Non è certo che abbia successo, ma almeno promuoverà la distensione.