
Originariamente Scritto da
Sheran
Flenzi, ti leggo spesso con piacere, ma questa volta hai toppato.
Le spose bambine islamiche sono 60 milioni e hanno meno di 13 anni. (fonte: Nazioni Unite)
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Oggi, però, parliamo di un’altra follia consentita dalle tradizioni primitive islamiche: le spose bambine. È arrivata dallo Yemen la notizia sconvolgente di Nojoud, una bambina di otto anni (sic!) presentatasi da sola in tribunale dicendo di essere stata costretta dal padre a sposare un uomo trentenne che l’aveva picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali. Secondo le Nazioni Unite nel mondo musulmano ci sono 60 milioni di “spose bambine”, la cui età è inferiore ai 13 anni. Il marito è sempre un uomo molto più anziano, mai incontrato prima, spesso un parente. Nojoud ha chiesto e ottenuto il divorzio, ma purtroppo la maggior parte delle altre piccole spose come lei non saranno così fortunate.
L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw) ha compilato una “classifica” dei venti paesi in cui i matrimoni di minorenni sono più diffusi: il
Niger è al primo posto, seguito da
Ciad,
Bangladesh,
Mali,
Guinea,
Repubblica centrafricana,
Nepal,
Mozambico,
Uganda,
Burkina Faso,
India,
Etiopia,
Liberia,
Yemen,
Camerun,
Eritrea,
Malawi,
Nicaragua,
Nigeria,
Zambia.
La “Top 20” è basata su questionari standardizzati che non sono però disponibili per tutti i paesi.
Resta fuori dalle statistiche, ad esempio,
gran parte del Medio Oriente.
Queste bambine non potranno mai studiare né guadagnare lavorando, sebbene lavoreranno tutta la vita come bestie.
Il loro ciclo di povertà non s’interromperà mai.
L’attività sessuale precoce cui sono obbligate,
le gravidanze e i parti procurano loro danni terribili,
oltre a contagi d’ogni genere.
Una volta malate vengono emarginate dai propri mariti e dalle comunità; la dottoressa Nawal Nour, direttrice del Centro per la salute delle donne africane, a Boston, spiega che
due milioni di ragazzine sono affette da fistole vescico-vaginali o retto-vaginali in seguito a lacerazioni prodotte dal feto. Ciò le rende incontinenti per il resto della loro vita, e il loro odore di urina è talmente forte che dalla loro gente vengono ghettizzate, scansate, abbandonate sole. Secondo l’Agenzia Onu per la popolazione (Unfpa),
la morte di parto è cinque volte più probabile per le bambine sotto i 15 anni,
e quella del feto è maggiore del 73%.
La regista yemenita Khadija Al Salami è la responsabile culturale dell’ambasciata dello Yemen a Parigi; suo è il documentario Amina, vincitore dell’Horcynus Festival di Messina, in cui si racconta la storia di una bimbina di 11 anni costretta al matrimonio, e condannata a morte a 15 con l’accusa d’aver strangolato il marito.
Oggi Amina ha 26 anni e Khadija Al Salami è riuscita a farla assolvere. La stessa Khadija era stata obbligata a sposarsi a 11 anni e a subire gli stupri del marito, come ha scritto nella sua biografia Piangi, regina di Saba. «
Sposata a 11 anni, avrei voluto uccidere tutti, – racconta –
non solo mio marito, tutti, anche me stessa. Di Amina volevo raccontare la sua versione della storia. Poi ho scoperto che non era lei l’assassina. Il cugino del marito è stato giudicato colpevole e punito con la morte».
Alla domanda se i matrimoni di minori sono comuni oggi come un tempo in Yemen, la signora Khadija risponde: «
Pensavo che ai miei tempi accadesse di più, che le cose fossero cambiate. Ma negli ultimi mesi mi sono resa conto che ci sono molti casi. Dopo il caso di Nojoud, la bambina che ha chiesto il divorzio in tribunale, altre tre ragazze hanno raccontato la loro esperienza. Forse è più raro nelle città, ma nelle campagne è una pratica diffusa».
A causa dell’ignoranza e della povertà le madri non si oppongono; esse stesse erano spose bambine. «
Quando vennero a chiedere la mia mano, mia mamma non si oppose. Una donna nasce per essere seppellita o sposata, diceva mia nonna».
A fronte di tutto ciò abbiamo, da un lato, l’intervista dell’ambasciatore saudita in Gran Bretagna, Ghazi Al-Qusaibi, che dichiara: «
Flagellazione, lapidazione e amputazioni sono, agli occhi musulmani, il nocciolo della fede», e «
la cultura occidentale è ridicola, è una cultura perversa e inferiore».
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