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Offensiva del «partito del cemento» in Corsica
02.01.2009
Con il “Piano di organizzazione e di sviluppo” a rischio 80 chilometri di litorale
dall’inviato Piero Mannironi
AJACCIO. Il “partito del cemento” ha molti volti e molti nomi, ma adotta, sempre e ovunque, gli stessi inganni e sa utilizzare solo le stesse parole d’ordine. Anche in Corsica, dove la bulimia speculativa di alcuni gruppi d’affari è stata finora arginata da una legge severa come la Loi littoral, dal dinamismo e l’efficienza di un organismo come il Conservatoire du littoral e, soprattutto, da una cultura diffusa di rispetto per l’ambiente, vissuto perfino come un valore politico e identitario. Ma in Francia il “partito del cemento” ha alleati potenti. E proprio in questi mesi sta conducendo un’offensiva senza precedenti per cercare di dilagare sulle coste ancora intatte dell’Isola di Bellezza, giocando una partita da centinaia di milioni di euro. C’è una sorta di ironia del destino, di beffardo contrappasso: il modello di tutela ambientale e paesaggistica corso che tanto piaceva a Renato Soru, rischia di entrare in crisi, proprio mentre il presidente della Regione è arrivato alle dimissioni sulla legge urbanistica dopo un’infinita crisi strisciante, giocata sull’ambiente. Nell’isola gemella, dove solo il 10% dei mille chilometri di costa è urbanizzato, il clima politico è diventato pesantissimo, polemico e conflittuale. In passato, a più riprese, sono state respinte incursioni di speculatori immobiliari e di spregiudicati faccendieri. Come quando il finanziere franco-israeliano Shmuel “Sammy” Flatto Sharon, che goveva dell’appoggio del gruppo assicurativo Financiéere, cercò di creare una città per le vacanze nella Testa Ventilegne, un promontorio di 8.000 ettari di granito coperto da mirti e corbezzoli, sul mare cobalto delle Bocche di Bonifacio. Su questo angolo di paradiso si era progettato di creare addirittura centomila posti-letto. Flatto Sharon finì però dentro uno scandalo finanziario che fece tremare i santuari della finanza parigina e, nel momento più acuto delle polemiche, si presentarono i funzionari del Conservatoire du littoral (che nella sua articolazione corsa si chiama Conseil des rivages) che acquistarono tutta la Testa Ventilegne. Fine delle speculazioni: Flatto Sharon cambiò aria e trasferì i suoi affari in Israele. E in Corsica hanno dovuto battere in ritirata anche altri influenti gruppi d’affari. Come il Groupe Dewez, la Banque Worm, la Sofi Banque e la Compagnie Paquet. Perfino la Banque Rothshild ha dovuto abbandonare i suoi sogni di cemento nel Desert des Agriates (nel nord dell’isola, tra l’Ile Rousse e Saint Florent), dopo l’intervento provvidenziale del Conservatoire du littoral. Ora però il “partito del cemento” in Corsica ha scatenato un attacco violentissimo, contando su uno sponsor del calibro di Nicolas Sarkozy, il presidente della Repubblica francese. Il grimaldello per forzare le difese normative che proteggono le coste dell’Isola di Bellezza è racchiuso in un acronimo, Padduc, che significa: Plan d’Aménagement et de Développement Durable de la Corse (Piano di organizzazione e di sviluppo duraturo della Corsica). Una sorta di intervento straordinario dello Stato per risollevare le sorti della fragile economia isolana. Proprio per la sua eccezionalità, il Piano può godere su alcune deroghe del quadro normativo generale. Prime fra tutte, guarda caso, le leggi di tutela delle coste. Il paradigma politico, sostenuto soprattutto dall’Ump (il partito di centrodestra del presidente), è semplicissimo: per far progredire e modernizzare l’economia dell’isola, occorre rendere edificabili tratti di litorale di particolare pregio, per promuovere l’edilizia turistica di lusso e gli alberghi a cinque stelle. L’edificabilità costiera passerebbe dall’attuale 12% al 20% del litorale corso. Per capire meglio: si tratta di ben 80 chilometri di costa. La filosofia del Padduc, almeno formalmente, è dunque quella di puntare tutto sul turismo. O meglio, su un nuovo tipo di turismo. Già, perché la Corsica ha già un modello collaudato e condiviso nell’impresa dell’accoglienza: un turismo verde, fatto di offerte e di servizi diffusi su tutto il territorio, spesso a conduzione familiare, e una valorizzazione della cultura, dell’ambiente e della gastronomia locale. Il Padduc, per diventare legge, deve però passare al vaglio della Collettività territoriale della Corsica (il consiglio regionale corso) e avere il parere di alcuni enti e associazioni. E qui, su questo campo, è così cominciata la battaglia. Per dare autorevolezza e un crisma politico forte al piano, è intervenuto Camille de Rocca Serra, deputato dell’Ump, presidente dell’assemblea regionale corsa, ma soprattutto ultimo rappresentante di una dinastia politica familiare che in Corsica incarna il potere reale. Il 2 aprile del 2006, in un’intervista concessa all’autorevole quotidiano Le Monde, Rocca Serra aveva utilizzato un neologismo per sostenere il Padduc: «Desantuarizzare la Corsica». In parole povere: l’ambiente non può essere considerato un qualcosa di sacro e intoccabile si deve trovare uno spazio adeguato per un significativo intervento dell’edilizia turistica. L’alibi: mettere in moto l’economia. I primi a salire sulle barricate sono stati gli ambientalisti. Associazioni radicate come U Levante o l’Abecede hanno subito sfrondato il dibattito da motivazioni e giustificazioni politiche dicendo: «E’ una pericolosa manovra speculativa». Anche la galassia nazionalista ha cominciato a lanciare forti messaggi di dissenso. Prima, occupando pacificamente la villa sulle colline di Porto Vecchio dell’attore Christian Clavier, amico personale e grande sostenitore di Sarkozy. I nazionalisti, guidati dal loro leader Jean-Guy Talamoni, sono stati subito processati e condannati a una pena pecuniaria, dopo un intervento pubblico di Sarkozy. Ma il dossier sul caso è misteriosamente sparito nei giorni scorsi dagli uffici del tribunale di Ajaccio. Un “giallo” sul quale sta indagando ora il procuratore capo José Thorel. La seconda iniziativa dei nazionalisti, durante il Rally della Corsica: il Fronte nazionale di liberazione della Corsica ha diffuso un volantino nel quale il Padduc viene definito, senza tanti giri di parole, «un’operazione di politica coloniale francese» e i proprietari dei terreni edificabili vengono «invitati» a lasciare subito la Corsica. Un messaggio che suona anche, e soprattutto, come una minaccia. Infine sono arrivate le bocciature dell’università di Corte e del Consiglio Economico e Sociale della Corsica, organismo che rappresenta tutte le categorie produttive dell’isola. Come se non bastasse, votando su una mozione, anche la Collettività Territoriale della Corsica ha espresso parere negativo sul Padduc: non è piaciuto infatti a 29 dei 51 deputati regionali. Eppure si va avanti e il voto formale sul Piano è stato fissato per il prossimo 12 marzo. Ad arroventare il clima politico in Corsica ci ha pensato una documentata inchiesta di Enrico Porsia, direttore del giornale on-line Amnistia.net. I servizi di Amnistia.net sono stati ripresi dalla televisione nazionale France3 e da Liberation. Porsia, giornalista investigativo di grande fiuto e di grande coraggio, è andato a frugare tra le pieghe del Padduc, scoprendo alcune imbarazzanti verità. E cioé che i leader politici che hanno redatto il Piano di organizzazione e sviluppo duraturo della Corsica, e che più spingono per la sua approvazione, avrebbero interessi diretti dall’apertura di varchi nelle leggi di tutela delle coste. Insomma, un conflitto di interessi. A cominciare da Camille de Rocca Serra. Secondo Porsia, che pubblica tutti i documenti sui quali sviluppa le sue rivelazioni, Rocca Serra avrebbe già costruito una sessantina di ville di lusso (tra cui quella dell’attore Christian Clavier) sul litorale di Porto Vecchio. Per l’esattezza a Punta dell’Oru, tra le spiagge di Santa Giulia e di Palombaggia, considerate tra le più belle del Mediterraneo. A dimostrare che su quell’investimento immobiliare c’è più di un dubbio, è una sentenza del tribunale amministrativo di Bastia, confermata dal Consiglio di Stato, a Parigi. Una sentenza che dichiara illegittimo e illegale un complesso immobiliare composto da 19 ville e 61 appartamenti nel golfo di Santa Giulia, costruito dalla società Marcellesi SA. C’è dunque qualcosa che non torna: come è possibile, infatti, che l’investimento di Rocca Serra sia in regola e quello della Marcellesi Sa invece no, nonostante il quadro urbanistico sia lo stesso? Come se non bastasse, esisterebbe un altro progetto immobiliare, con annesso campo da golf, di Rocca Serra (e dei suoi parenti Gazzano) in un’area già valutata dai servizi dello Stato di «grande pregio naturalistico». Ci sono poi i casi di Jerome Polverini, sindaco del comune di Pianottoli-Caldarellu, ma soprattutto presidente dell’Ufficio regionale dell’Ambiente, e di Ange Santini, sindaco di Calvi e presidente dell’esecutivo regionale. Anche qui, molte ombre. Entrambi, infatti, sono tra i relatori del Padduc, e dalla sua approvazione potrebbero ricavare dei vantaggi, vedendo sclassificati dei terreni di proprietà delle loro famiglie. Ultimo dato, per concludere: Rocca Serra, Santini e Polverini appartengono alla stessa “famiglia politica”: quella di Nicolas Sarkozy.