Qui, a Cannes, ho rivisto con grande e rinnovato interesse il "Gattorpardo" di Luchino Visconti. Grazie a Martin Scorsese che lo ha restaurato (ormai della nostra cultura possono solo occuparsene all'estero).
Non perdetevi le emozioni di un film riportato ai colori straordinari di una Sicilia che non esiste più. Eppure, ancora una volta, ho potuto capire quanto la professione giornalistica è persa, forse per sempre. Non una penna che, il giorno dopo, abbia saputo descrivere il capolavoro di Visconti per lo straordinario ed attuale messaggio che porta, ma solo del glamour di una Cardinale che confida di una storia d'amore che avrebbe potuto esserci e non c'è stata con Delon... che pena.
"Se vogliamo che tutto rimanga come è, occorre che tutto cambi" dice Tancredi al Principe... Dalla storia non vogliamo mai imparare nulla.
Vedere oggi il "Gattopardo" fa capire l'Italia che viviamo, la sua pochezza, la sua cialtroneria... «noi fummo i gattopardi, i leoni... quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalli...", infatti dai Borromini siamo passati agli Anemone.




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