Boicottare tutti i negozi romani gestiti da ebrei. E ancora: compilare vere e proprie liste degli esercizi commerciali di loro proprietà al fine di evitarli. Proposte shock che non vengono da qualche folle revisionista intriso di rigurgiti antisemiti, ma dal segretario provinciale del Flaica - Uniti - Cub, sindacato autonomo del commercio che raccoglie sotto la sua sigla circa 8000 lavoratori della grande distribuzione e della ristorazione romana.
Lui, l´ideatore, Giancarlo Desiderati, a chi gli chiede se si rende conto che in questo modo si va alle liste di proscrizione, come ai tempi delle leggi razziali quando si esponevano i cartelli con scritto "Questo è un negozio ariano", risponde così: «Lo sappiamo che avremo tutti contro, ma non possiamo più passare sotto silenzio quello che succede a Gaza».
La Flaica-uniti-cub non è nuova a iniziative contro Israele che, nelle intenzioni degli aderenti al sindacato autonomo, dovrebbero essere una forma di aiuto ai Palestinesi. Nel loro sito ci sono indicazioni su come effettuare boicottaggi dei prodotti made in Israel. Ma l´idea delle liste dei negozi degli ebrei italiani da evitare è ben diversa da un generico boicottaggio di prodotti.
«Lo so», ci dice Giancarlo Desideri, «ma abbiamo pensato che non era più il caso di fare manifestazioni di piazza che lasciano il tempo che trovano». Di qui la decisione di indire il boicottaggio. «Ci siamo accorti» insiste «che nessuno sapeva di preciso quali erano i negozi i cui proprietari hanno rapporti con Tel Aviv, e perciò abbiamo pensato di mettere giù una lista, perché noi, attraverso i nostri iscritti, li conosciamo. Però ci sono delle difficoltà, un primo elenco è già lungo più di tre pagine. E allora abbiamo pensato che forse è meglio dare le indicazioni riguardo alle strade: non comprate in quella strada perché la maggior parte di quei negozi è di proprietà di ebrei. Forse faremo prima a dire in quali strade si può comprare».![]()
Che il fatto di essere ebrei comporti automaticamente un boicottaggio nei loro confronti non sembra preoccupare più di tanto il segretario della Flaica: «È vero, più si generalizza più si sbaglia, lo so. Ma di fronte a quello che sta succedendo a Gaza bisogna reagire, quando si tratta di guerra non ci sono regole, è guerra e basta. Sono cinquant´anni che ci preoccupiamo degli ebrei perché hanno subito l´Olocausto, ora dobbiamo preoccuparci dei palestinesi che sono gli ebrei di oggi».
Per questo la Flaica andrà avanti per la sua strada, senza ripensamenti: «Faremo i volantinaggi davanti ai grandi centri commerciali, nelle strade dello shopping». Con le liste di proscrizione dei negozi di ebrei nei quali non entrare. (08 gennaio 2009)
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