









TORINO, 9 gennaio - A caldo, dopo la sentenza del processo Gea, Tuttosport ha intervistato l'ex dg bianconero Luciano Moggi.
Cosa pensa della sentenza che l’ha condannata a un anno e sei mesi per violenza priva*ta, ma l’ha prosciolta dal*l’accusa di associazione a delinquere?
«Io me lo aspettavo. Mi aspet*tavo questa sentenza. Mi di*spiace soltanto per mio figlio Alessandro che c’è rimasto male. Ma è una sentenza pa*radossola e per me è stata pre*sa per dare un contentino al pm Palamara. D’altra parte dopo l’entità delle richieste, non potevano smontare tutto. E’ caduto il masso, ma almeno un mattone doveva rimanere. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da farsi una grande risata...»
Qual è l’aspetto così diver*tente?
«Parliamo delle motivazioni. Io sono stato condannato per violenza privata nei confronti di due giocatori: Amoruso e Blasi. Vogliamo parlare di Blasi?»
Parliamone.
«Arriva alla Juventus dopo 8 mesi di squalifica e ai primi di luglio inizia ad allenarsi. A fi*ne luglio mi chiama il suo pro*curatore Antonelli a chieder*mi un prolungamento del con*tratto e un aumento. A parte il fatto che non sapevo neppure che Antonelli fosse diventato il suo agente, perché nei docu*menti della società era stato scritto diversamente, ma la cosa non mi va giù. Vado da Blasi e gli dico: non farmi chia*mare dal tuo procuratore per chiedere l’aumento, meritate*lo sul campo e vedrai che ti verrà dato. E infatti, dopo 27 presenze, pochissime partite saltate e una buona stagione, il contratto di Blasi fu ritocca*to e allungato. Ma il fatto di avergli detto: meritati l’au*mento e non farmi chiamare dal tuo procuratore è conside*rato violenza privata. Ve ne rendete conto? Allora nessuno può più fare il dirigente in Ita*lia. Qualcunque dirigente che fa l’interesse della sua società risponderebbe come me, ora stia attento! Rischia un anno e sei mesi».
E la questione legata ad Amoruso?
«Ancelotti viene da me e mi di*ce: cediamo Amoruso, non mi serve. Allora io convoco Amo*ruso, che per inciso dalla Ju*ventus ha incassato 14 miliar*di di lire, e gli spiego la situa*zione. Lui non vuole lasciare la Juventus, anche perché qui poteva prendere i premi per la Champions, lo scudetto o altri successi, allora gli dico: guar*da che se rimani te ne vai in tribuna. E così mi becco la con*danna per violenza privata. Capito l’assurdità? Allora di*cano pure che un dirigente de*ve sperperare i soldi della sua società. O dicano che i calcia*tori sono gli unici che possono comandare. Praticamente la sentenza stabilisce questo. Stiano attenti gli altri dirigen*ti! Anche all’estero, perché mi sembra che Benitez si sia comportato allo stesso modo con Pennant. Magari condan*nano pure lui...».
E ora?
«Queste accuse non reggeran*no in appello. Il processo di se*condo grado non saranno i tempi supplementari di que*sta vicenda. Lì andiamo al gol*den gol. Ma dopo questa sen*tenza mi aspetto che direttori sportivi e società di calcio in*sorgano perché tutti potrebbe*ro essere accusati di violenza privata. Se la Lega e le società non fan*no sentire la loro voce può es*sere la fine di un modo di am*ministrare le società di calcio. Spero che nessuno sottovalu*ti la portata di queste senten*za».
Molti tifosi della Juventus in queste ore esultano da*vanti al crollo dell’impianto accusatorio del processo Gea. Vi leggono un primo passo per riscrivere le sen*tenze su calciopoli della giu*stizia sportiva.
«Questo può essere il primo passo per ristabilire la verità. Nel processo di Napoli, quello su calciopoli, potrebbe essere ancora più... interessante. Ba*sti pensare che il pm Narduc*ci parlò di “mafia” riferendosi alla Gea. E venne querelato da Zavaglia. Querela che a questo punto dovrebbe anda*re a buon fine, visto che un magistrato ha smontato l’ac*cusa di associazione a delinque*re».
Tra gli assolti c’è anche Da*vide Lippi, ha sentito suo papà Marcello?
«No, non l’ho ancora sentito. Sono contento per Davide. Ma vi rendete conto che per colpa di questo processo il calcio ita*liano ha rinunciato per due anni a un tecnico come Lippi? Marcello c’era rimasto molto male e per un po’ ha voluto al*lontanarsi. Che spreco!».
Cosa rimane di questi di*ciotto mesi di processo?
«Che solo questione di avere pazienza e la verità viene fuo*ri».


Ma è per questo che critichiamo la dirigenza e la proprietà. Anche se c'è da dire che con l'aria di "vendetta tremenda vendetta" che tirava in quei giorni la paura della serie C non era così campata in aria. Riviste le cose oggi c'è davvero da mangiarsi i gomiti. Chapeau.
E anche i romanisti non vogliono capire che quando noi compravamo Sivori, Platini e il fior fiore dei giocatori europei loro compravano i giocatori a fine carriera di Juve, Inter e Milan. E poi si attaccavano a Turone...






Come una sentenza ha demolito tutte le grandi accuse a Luciano Moggi
Assolti i Moggi. Luciano Moggi e suo figlio Alessandro sono stati assolti dalla decima sezione del Tribunale di Roma. Sì, lo so. I giornali e i telegiornali hanno titolato che i due sono stati condannati. Tecnicamente è vero: al processo contro la Gea, la società che gestiva procure e contratti di molti calciatori, i due Moggi sono stati condannati per minacce private. L’accusa, però, era di associazione a delinquere. L’intera mostrificazione di Luciano Moggi, portata in tribunale dal pubblico ministero Luca Palamara, si basava sul fatto che la Gea era un’associazione a delinquere di cui Moggi si serviva per controllare il mercato del calcio.
Bene. La sentenza del Tribunale ha demolito quell’accusa e ha assolto tutti gli imputati, a cominciare dall’amministratore delegato della Gea, Franco Zavaglia, fino al figlio di Marcello Lippi. Ricordate, no? I giustizialisti del bar dello sport, per questa cosa, avrebbero voluto cacciare Lippi dalla guida della Nazionale che poi, con una squadra messa su da Luciano Moggi, ha vinto i campionati mondiali di Germania.
La Gea, dunque, non controllava illegalmente il mercato e la tesi dell’accusa non stava in piedi, se non in una puntata del “Processo del lunedì” che, peraltro, anche a causa di questa accusa sbriciolata da un tribunale serio, è stato cancellato da La7.
I Moggi però sono stati ugualmente condannati per aver minacciato privatamente due calciatori a testa. Una tesi, nel caso di Luciano, ancora più ridicola dell’accusa di essere il capo della mafia, ma i giudici che hanno fatto a pezzi l’ipotesi accusatoria dovevano pur concedere qualcosa al pm Luca Palamara (che è pur sempre il presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati). La cosa, vedrete, sarà cancellata in Appello, perché la condanna a Luciano Moggi per aver minacciato Nick Amoruso e Manuele Blasi è così paradossale che se oggi io chiedessi al mio direttore un aumento dello stipendio e lui mi dicesse “scordatelo, vai al Riformista” potrei farlo condannare per violenza privata. Moggi, infatti, è stato condannato per non aver ceduto alle richieste di uno che non giocava e di un altro che era appena uscito da una lunga squalifica. Invece che sborsare soldi per due giocatori inutili, li ha venduti a un’altra squadra. Ci fosse ancora la Juventus di una volta, l’aumento di stipendio l’avrebbero dato a Moggi.
di Christian Rocca